La discesa su ghiaia, dopo cinque ore di cammino, è il momento in cui una scarpa da trekking rivela quanto vale: se la misura è stretta le dita sbattono in punta a ogni appoggio e nel giro di due chilometri le unghie degli alluci diventano nere. Non è questione di marca, ma di volume interno, di allacciatura e di quanto la suola tiene sul fondo mobile.
Qui trovi come scegliere l’altezza del gambale in base al terreno, perché la misura giusta è quasi sempre mezzo numero sopra quella da città, quali valori guardare su drop, intersuola e tasselli, quando una membrana impermeabile penalizza e quanto dura un paio.
Gambale basso, medio o alto: cosa cambia sotto il piede
Il modello basso, con il bordo sotto il malleolo, pesa tra 350 e 480 grammi per scarpa e va bene su sentieri battuti senza zaino pesante. Il mid arriva appena sopra il malleolo e sta tra 450 e 600 grammi: trattiene il piede sui traversi in pendenza, tiene fuori sassolini e fango e aiuta chi porta 10 o 15 kg.
Il gambale alto degli scarponi, da 600 a 900 grammi, serve su pietraie, neve residua e carichi oltre i 15 kg. Fuori da quei casi è peso sprecato: ogni 100 grammi al piede costano più fatica di 500 grammi nello zaino.
La scelta tra scarponi e scarpe basse dipende quindi dalla caviglia (chi ha avuto distorsioni ripetute guadagna dal gambale alto) e dal fondo: su sfasciumi protegge dagli urti laterali, su un sentiero asciutto non serve.
La misura: mezzo numero in più e la prova a fine giornata
Il piede si allunga in discesa, si gonfia con il caldo e sotto carico occupa più volume. La misura corretta è in genere mezzo numero sopra quella abituale, a volte un numero intero per chi cammina molto in discesa. Riferimento pratico: con il piede spinto fino a toccare la punta, dietro al tallone deve restare un dito, circa un centimetro.
Prova nel tardo pomeriggio, con il calzino tecnico che userai davvero, e allaccia in due tempi: prima l’avampiede, nodo intermedio, poi la caviglia. Se su una rampa in discesa le dita toccano, la scarpa è corta o il tallone non è trattenuto.
La larghezza conta quanto la lunghezza. Molti modelli esistono a pianta larga, con 4 o 6 mm in più sull’avampiede: chi ha il piede largo parte da lì invece di prendere un numero in più, perché una scarpa lunga fa scivolare il piede in avanti. Le differenze tra versioni da uomo e da donna riguardano proprio forma del tallone e volume interno.
Drop, intersuola e ammortizzazione
Il drop è la differenza di altezza tra tallone e avampiede. Nel trekking sta tra 8 e 12 mm: un drop alto scarica polpaccio e tendine d’Achille sulle lunghe camminate con zaino. Tra 4 e 8 mm la postura è più naturale, ma serve qualche settimana di adattamento.
L’intersuola assorbe gli urti. L’EVA è leggera ed elastica ma si comprime: dopo 600 o 800 km la scarpa diventa piatta anche se la suola sembra buona. Il poliuretano pesa di più, è più rigido e regge i carichi alti degli scarponi da alta quota; si degrada anche da fermo, quindi un paio dimenticato in cantina può sbriciolarsi al primo uso.
Una lamina rigida tra intersuola e suola protegge dai sassi appuntiti: più la scarpa è rigida in torsione, meno risulta comoda sui sentieri facili.
Suola: tasselli, mescola e tenuta reale
La suola si valuta su tre parametri concreti:
- Profondità dei tasselli: 3 o 4 mm su sentiero compatto, 5 mm come valore più versatile, oltre i 6 mm per terreno molle, fango ed erba bagnata
- Disegno: tasselli distanziati che si autopuliscono sul fango, blocchi larghi e ravvicinati per la roccia asciutta
- Mescola: gomma morbida per aderire su pietra bagnata, con usura rapida, gomma dura per durare su terreno abrasivo con meno grip
Il tallone deve avere una zona di frenata con tasselli più profondi e squadrati, perché è lì che si scivola in discesa. Nessuna mescola tiene però su muschio o tronchi bagnati: lì conta l’appoggio, piede piatto e non di punta, passi corti, peso sopra la scarpa.
Membrane impermeabili e modelli estivi
Una membrana impermeabile blocca l’acqua e lascia uscire il vapore, ma solo finché c’è differenza di temperatura tra dentro e fuori. Con 28 gradi e sole diretto quella differenza si annulla, il sudore resta dentro e il piede si bagna lo stesso: per questo d’estate una scarpa impermeabile è spesso meno confortevole di una traforata.
I modelli estivi in mesh pesano 60 o 100 grammi in meno, asciugano in poche ore dopo un guado e ventilano molto meglio, ma prendono acqua alla prima pioggia. La scelta è per stagione: traspiranti da giugno a settembre in bassa e media quota, impermeabili nelle mezze stagioni e dove l’erba resta bagnata a lungo.
Il trattamento idrorepellente esterno si consuma e va riattivato con uno spray dedicato dopo 10 o 15 uscite: quando la tomaia si impregna invece di far perlare l’acqua, la traspirazione crolla anche con la membrana integra.
Cosa incide meno di quanto sembri
Il marchio sulla linguetta non dice nulla sulla forma della scarpa, che è il parametro determinante: la stessa azienda produce calzate diversissime tra una linea e l’altra.
Le tomaie in pelle pieno fiore durano ma chiedono rodaggio, ingrassaggio e pesano di più: per chi esce due volte al mese una tomaia sintetica costa meno e asciuga prima. Le allacciature rapide a cordino non tengono meglio di stringhe ben regolate.
Le versioni ultraleggere pagate 80 euro in più per risparmiare 90 grammi servono solo a chi macina molti chilometri: chi cammina saltuariamente guadagna più comfort da calze tecniche e da un plantare, che cambiano l’appoggio più di ogni dettaglio della tomaia.
Durata, pulizia, risuolatura e fasce di prezzo
Un paio dura tra 800 e 1.200 km, con punte oltre i 1.500 km per gli scarponi robusti su terreno poco abrasivo. Il segnale non è l’aspetto della tomaia ma la suola: quando i tasselli del tallone sono consumati a metà e l’intersuola non si comprime più sotto il pollice, la scarpa ha finito.
La pulizia si fa a fine uscita, non a fango secco: acqua tiepida e spazzola morbida, lacci e plantari lavati a parte, detergente specifico per capi tecnici e mai ammorbidente, che ostruisce i pori della membrana. Asciugatura all’ombra e ventilata, con carta di giornale dentro: mai sul termosifone o al sole diretto, perché il calore secca le colle e stacca la suola.
La risuolatura è possibile solo con suola incollata su intersuola sostituibile, quasi sempre scarponi di fascia alta: costo dai 60 ai 120 euro, non conveniente su una scarpa bassa da 90 euro.
Tra 60 e 90 euro trovi modelli bassi con suola semplice, adatti a escursioni facili e uso saltuario. Tra 100 e 160 euro c’è la fascia più equilibrata: mescole migliori, intersuole che reggono, membrane affidabili e più larghezze. Tra 180 e 260 euro compaiono costruzioni rigide, tomaie miste e risuolatura possibile. Sopra i 300 euro ci sono gli scarponi ramponabili, scomodi su un sentiero estivo.
Gli errori più comuni sono tre: comprare la misura da città, usarle la prima volta in una gita lunga, stringere allo stesso modo avampiede e caviglia. Per i bambini meglio un modello leggero con mezzo numero di margine che uno scarpone rigido comprato grande.