Tre volte addosso e il maglione ha già i pallini sui fianchi, dove sfrega la borsa, e sotto le braccia. Dopo il primo lavaggio le maniche arrivano due dita sopra il polso e il fondo si è arricciato.
Nessuno dei due difetti è casuale: il primo dipende dalla lunghezza della fibra, il secondo dal modo in cui il capo è stato costruito e lavato. Entrambi si prevedono leggendo etichetta, cartellino e maglia in controluce, prima di pagare.
Qui sotto trovi i numeri che contano: micron della fibra, gauge della maglia, titolo del filato, peso in grammi, insieme alle fasce di prezzo e alle regole di lavaggio.
Micron e lunghezza della fibra: cosa promette ogni filato
Il micron misura il diametro della fibra: più è sottile, meno punge. La lana merino da maglieria sta tra 17,5 e 19,5 micron, il cashmere buono tra 14 e 16,5 micron con fibra lunga da 34 a 36 mm. La lunghezza conta quanto il diametro, perché una fibra corta esce dal filo e forma i pallini.
Il lambswool è lana di prima tosatura, morbida e con un buon rapporto tra calore e prezzo, ma con fibra più corta del merino. L’alpaca scalda molto e pesa poco, con pelo lungo e lucido che tende a stendersi in lunghezza; il mohair è ancora più leggero e nei primi indossi perde pelo.
Il cotone non punge e si lava con facilità, però scalda poco e cede sotto il proprio peso. La viscosa cade morbida e lucida ma si deforma da bagnata. L’acrilico costa poco e non ritira, in compenso non traspira, si carica di elettricità statica e produce pallini che non si fermano.
Nelle miscele guarda le percentuali: un 70 per cento lana con 30 per cento acrilico scalda meno e pilla di più, mentre un 10 o 15 per cento di poliammide sui filati fini serve a rinforzare il filo, e lì è un vantaggio.
Gauge della maglia e titolo del filato
Il gauge indica quanti aghi lavora la macchina per pollice, cioè quanto è fitta la maglia. Da 5 a 7 gauge nascono le maglie grosse, con punti visibili a occhio nudo; da 12 a 14 gauge la maglia è fine, liscia e si porta sotto una giacca.
Il titolo compare come 2/26 o 2/28: il primo numero dice quanti capi sono ritorti insieme, il secondo la finezza del filo di partenza. Due capi ritorti danno un filo più regolare, più resistente allo sfregamento e meno soggetto a pallini rispetto a un capo singolo.
È il motivo per cui due maglioni con la stessa composizione in etichetta hanno mano e durata molto diverse.
Il peso in grammi, l’indice più difficile da truccare
Il peso del capo finito dice quanto filato è stato usato. Una maglia fine in taglia media pesa tra 250 e 400 g, una maglia grossa tra 500 e 800 g. Sotto quelle soglie il capo è stato alleggerito, e la cosa si vede subito in controluce.
Confronta sempre peso e finezza: un capo da 12 gauge che pesa 200 g è tirato, uno da 5 gauge da 900 g scalda molto ma si stende sulle spalle. È anche il modo più rapido per mettere a confronto due cashmere allo stesso prezzo.
Fully fashioned o cut and sew: si vede sul giro manica
Un capo fully fashioned nasce in pezzi sagomati direttamente in macchina: le diminuzioni si leggono come piccole catenelle inclinate lungo il giro manica e la spalla, e i pezzi sono uniti maglia a maglia.
Nel cut and sew il tessuto viene prodotto in teli e poi tagliato con la fustella: il bordo tagliato resta coperto da una cucitura a sopraffilo, che si sente rigida sotto le dita e apre la maglia quando il filo cede.
Il primo metodo consuma più filato e più tempo, ma il capo tiene la forma e si può riparare. Rovescia il maglione e guarda l’interno del giro manica: è il controllo più veloce che puoi fare.
Polsini, fondo e la prova del ritorno
Le costine su polsini, fondo e collo sono la parte che cede per prima. Una costa 1×1 o 2×2 alta tra 5 e 8 cm regge molto meglio di un bordo da 2 cm, soprattutto sul collo.
La prova dura cinque secondi: tira il polsino di 4 o 5 cm e lascia. Se torna subito alla misura di partenza il capo è costruito bene; se resta allargato, dopo un inverno avrai una manica larga al posto del polsino. Ripeti la stessa prova sul fondo, che è la costina che regge il peso del capo.
Agio sul torace, oversize e scelta dello scollo
Misura il capo appiattito sotto le maniche e moltiplica per due: su una vestibilità normale servono da 6 a 10 cm in più del tuo torace, su una morbida da 12 a 16 cm, su un oversize vero da 20 a 25 cm.
Nell’oversize conta più la spalla che il torace: se la cucitura scende di 4 o 6 cm sul braccio, la manica va accorciata di altrettanto, altrimenti il polsino copre la mano. Una taglia in più non è un oversize, è solo un capo largo.
Lo scollo si sceglie per funzione: il girocollo chiude e scalda, la V allunga il collo e lascia spazio a una camicia, il dolcevita elimina la sciarpa, il cardigan si apre quando la stanza è calda, lo scollo a barca scopre le clavicole.
Dove non vale la pena mettere i soldi
Il nome sull’etichetta non garantisce il filato: capi molto diversi escono dagli stessi filatoi, e la distanza si misura in micron, gauge e grammi. Contano poco anche bottoni decorativi, ricami, toppe sui gomiti, cinture in tinta e cuciture a contrasto: si vedono, ma non allungano la vita del capo.
Contano invece quattro dettagli concreti:
- diminuzioni sagomate sul giro manica invece del taglio a fustella
- costine alte che tornano in forma dopo la trazione
- filo che non si sfila passando l’unghia sulla superficie
- maglia compatta in controluce, senza vuoti tra un punto e l’altro
Quanto costa e cosa separa una fascia dall’altra
Tra 20 e 40 euro si trovano acrilici e misti con poca lana: scaldano poco, fanno pallini dal primo mese e si stendono sulle spalle. Sono capi di consumo, da valutare come tali e non come acquisto duraturo.
Tra 50 e 90 euro entra la lana vera, spesso lambswool o merino di media finezza, con bordi più alti e maglia più fitta. Tra 100 e 160 euro si sale su merino extrafine e miscele pregiate, con capi fully fashioned e grammature oneste.
Per il cashmere la soglia realistica sta tra 150 e 350 euro: sotto i 100 euro la fibra è quasi sempre corta o rigenerata, e i pallini arrivano dopo pochi indossi.
Pallini, lavaggio a mano e armadio
I pallini nascono dove il capo sfrega: fianchi, sotto le braccia, interno manica. Le fibre corte migrano in superficie e si attorcigliano. Non si prevengono del tutto, si tolgono: pettine per cashmere sui filati pregiati, rasoio per tessuti sui capi più robusti, sempre a capo disteso in piano e senza tirare.
Il lavaggio è il punto in cui si rovinano più maglioni. Vanno lavati a mano in acqua a 30 gradi con detersivo neutro, oppure con programma lana e centrifuga sotto i 400 giri. Niente ammorbidente, niente acqua calda, niente strizzatura: l’acqua si toglie premendo il capo tra due asciugamani.
L’asciugatura va fatta in piano, rimettendo il capo in forma con le mani. Conserva i maglioni piegati e mai appesi, perché la gruccia allunga le spalle, e proteggi lana e cashmere dalle tarme con sacchetti di cedro o lavanda dentro un contenitore chiuso.