Otto terabyte di archivio costano intorno ai 150 euro con un disco a piatti e superano i 500 euro con un’unità a stato solido di pari capacità. Su una raccolta di foto, filmati e copie di sicurezza che cresce di qualche centinaio di gigabyte l’anno e viene riletta di rado, quella differenza è l’unico numero che conta davvero.

Gli hard disk interni non sono spariti: hanno cambiato ruolo, da unità principale a magazzino della macchina, destinazione delle copie e supporto per la registrazione continua delle telecamere. Sotto trovi quando hanno ancora senso, cosa cambia tra 5.400 e 7.200 giri, perché la sigla della registrazione pesa più della cache e come montarne due nello stesso computer.

Quando i piatti rotanti convengono ancora

Il vantaggio sta tutto nel costo dello spazio: tra 18 e 25 euro al terabyte contro i 60 o 90 euro di un’unità a stato solido. Per un archivio fotografico, una libreria di film, le copie settimanali del computer o le registrazioni di un impianto di videosorveglianza, la meccanica resta la scelta razionale.

Il terreno dove non regge più è quello del sistema operativo e dei programmi. Un disco a piatti gestisce tra 100 e 200 operazioni casuali al secondo, contro le decine di migliaia di un modulo a stato solido: l’avvio passa da poco più di 10 secondi a quasi un minuto e ogni finestra risponde in ritardo. Metterci sopra il sistema è il modo più rapido per rendere lenta una macchina veloce.

Giri al minuto, cache e calore

A 5.400 giri un disco trasferisce tra 100 e 150 MB al secondo, assorbe 4 o 6 watt, scalda poco e si sente appena. A 7.200 giri si sale tra 150 e 260 MB al secondo, con 6 o 9 watt, qualche grado in più e un ronzio percepibile in una stanza silenziosa. Per un archivio consultato ogni tanto la versione lenta basta; per un disco su cui lavori ogni giorno la differenza si nota.

La cache va da 64 a 256 MB e fa da tampone tra i piatti e l’interfaccia. Nelle copie di file grandi si riempie in una frazione di secondo e il ritmo torna quello della meccanica, quindi il suo effetto reale riguarda solo le raffiche brevi.

Telaio da 3,5 o 2,5 pollici e spazio nel cabinet

Il formato da 3,5 pollici è quello da computer fisso: arriva a 20 TB e oltre, richiede un vano dedicato e un connettore di alimentazione. Il formato da 2,5 pollici, spesso alto 7 o 15 mm, si ferma intorno ai 5 TB e nasce per i portatili e per i cabinet stretti.

Prima di comprare conta i vani liberi e verifica se servono viti o slitte, perché nei case compatti c’è posto solo per il formato piccolo. Sulle console da gioco recenti l’alloggiamento interno accetta soltanto moduli a stato solido: un disco meccanico si collega solo all’esterno e serve a conservare i titoli delle generazioni passate.

CMR e SMR: dove la scrittura crolla

Nella registrazione tradizionale le tracce sono affiancate e ognuna si riscrive per conto suo. In quella a tracce sovrapposte, indicata dalla sigla SMR, le piste si accavallano come le tegole di un tetto e guadagnano dal 10 al 20 per cento di capacità sullo stesso piatto.

In lettura le due tecniche si equivalgono. Il problema arriva riscrivendo dati esistenti, perché il disco deve rileggere e riscrivere un’intera banda: esaurito il tampone di qualche decina di gigabyte, la scrittura continua scende da 160 a 20 o 40 MB al secondo e ci resta per ore. Per questo un disco SMR non va usato in RAID né dentro un archivio di rete, dove una ricostruzione può durare giorni e far espellere l’unità. Come deposito scritto una volta e riletto spesso, invece, è accettabile e costa meno. I produttori non sempre dichiarano la tecnica in evidenza: quando manca, cercala nella scheda tecnica estesa prima di ordinare.

Uso continuo, carico annuo e ore dichiarate

I dischi da scrivania sono pensati per otto ore al giorno e per un carico di lavoro attorno ai 55 TB scritti o letti in un anno. Le versioni certificate per il funzionamento ininterrotto dichiarano 24 ore su 24, carichi da 180 a 550 TB annui, sensori di vibrazione e un tempo di recupero degli errori limitato, indispensabile perché un controllore RAID non scarti l’unità al primo ritardo.

Ci sono poi le serie per la videosorveglianza, ottimizzate per molti flussi di scrittura simultanei. Le ore dichiarate tra un guasto e l’altro, spesso un milione, non promettono che il tuo esemplare durerà tanto: sono una media statistica su grandi numeri.

Come collegare due dischi SATA passo per passo

L’interfaccia SATA lavora a 6 Gbps, cioè circa 600 MB al secondo. Nessun disco a piatti ci arriva neppure vicino, quindi non esistono cavi speciali da cercare: il collo di bottiglia resta la meccanica.

A computer spento e scollegato dalla presa, ogni unità vuole due collegamenti: un cavo dati verso una porta SATA della scheda madre, che di norma ne ha da quattro a sei, e un connettore di alimentazione SATA proveniente dall’alimentatore. Il disco va poi fissato con quattro viti o inserito nella slitta del vano. Le porte SATA sono indipendenti tra loro e non richiedono impostazioni di priorità.

Al riavvio il firmware lo rileva, ma il sistema non lo mostra finché non lo prepari: dallo strumento di gestione dei dischi va inizializzato con tabella delle partizioni GPT, creato il volume, formattato e assegnata una lettera o un punto di montaggio. Da lì la logica è semplice: sistema e programmi sull’unità veloce, cartelle di documenti, foto e video spostate sul disco capiente.

Affidabilità, SMART, rumore e vibrazioni

Il tasso di guasto annuo delle unità domestiche si colloca tra lo 0,5 e l’1,5 per cento, con due picchi: i primi mesi di vita e il quinto anno. Gli attributi SMART da guardare sono tre: settori riallocati, settori in attesa di riallocazione ed errori non correggibili. Un contatore che cresce di settimana in settimana è un preavviso, quindi sostituisci il disco senza aspettare il blocco definitivo.

Sul rumore, un modello da 3,5 pollici resta tra 20 e 25 dB da fermo e sale tra 30 e 36 dB durante gli spostamenti della testina. I gommini antivibranti o una gabbia sospesa tagliano buona parte del ronzio trasmesso al telaio, mentre due dischi montati uno accanto all’altro si amplificano a vicenda.

Ultima regola, la più importante: le copie stanno su due unità distinte, meglio se di modelli e lotti diversi, così lo stesso difetto di fabbricazione non le colpisce insieme.

Tagli, prezzi e dettagli di secondo piano

Le fasce indicative per il formato da 3,5 pollici: 1 TB intorno ai 45 euro, 2 TB tra 60 e 80 euro, 4 TB tra 90 e 130 euro, 8 TB tra 150 e 200 euro, 16 TB tra 260 e 350 euro. Il costo per terabyte migliora salendo di taglio: dai 45 euro del disco piccolo si scende sotto i 22 euro nei tagli grandi.

Tre voci pesano meno di quanto sembri. La cache, perché 256 MB invece di 64 MB non cambiano il tempo di una copia lunga. Il marchio, dato che i costruttori rimasti sono pochissimi e i tassi di guasto si assomigliano. La velocità di targa, misurata sulle tracce esterne del piatto: verso il centro cala di quasi la metà, e la media conta più del picco.