Chi passa dal telefono a una fotocamera vera lo fa quasi sempre per due motivi: il ritratto con lo sfondo sfocato in modo naturale e la foto al tramonto che non diventa un impasto di puntini colorati. Entrambe le cose dipendono da un solo componente, la superficie del sensore, e non dai megapixel scritti sulla scatola. Un apparecchio da 24 megapixel con sensore grande batte senza discussione uno da 48 megapixel con sensore minuscolo, in qualunque condizione di luce difficile.
Le categorie in commercio sono quattro e rispondono a esigenze molto diverse, con prezzi che vanno da 90 a oltre 2.000 euro per il solo corpo macchina. Qui trovi come distinguerle, quali numeri leggere sulla scheda tecnica, quanto costano davvero gli obiettivi nel tempo e cosa succede se scegli l’usato o una compatta di fascia bassa.
Compatte, bridge, reflex e mirrorless
La compatta ha obiettivo fisso, sta in tasca e pesa tra 150 e 300 grammi. È la scelta giusta per chi vuole qualcosa di semplice da portare sempre con sé, con il limite di un sensore piccolo su quasi tutti i modelli sotto i 250 euro. La bridge assomiglia a una reflex ma non cambia obiettivo: in cambio offre zoom estesi, anche 60 volte, utili per animali e concerti quando non vuoi comprare teleobiettivi.
La reflex usa uno specchio e un mirino ottico, ha batterie che reggono oltre 800 scatti e un parco di obiettivi usati enorme a prezzi bassi. La mirrorless elimina lo specchio: corpo più leggero di 150 o 250 grammi, mirino elettronico che mostra in anteprima l’esposizione finale, messa a fuoco con riconoscimento di occhi e animali molto più affidabile. Oggi quasi tutta la ricerca dei produttori va in questa direzione, e le reflex nuove sono sempre meno.
Il sensore: il numero che conta davvero
I formati principali sono quattro. Il sensore da 1/2,3 pollici delle compatte economiche misura circa 28 millimetri quadrati; quello da 1 pollice ne misura 116; l’APS-C arriva a 370; il full frame supera gli 860. La differenza si traduce in tre cose concrete: quanta luce entra a parità di tempo, quanto sfondo si riesce a sfocare e fino a che sensibilità ISO l’immagine resta pulita.
In pratica una compatta base regge bene fino a 400 ISO, una APS-C arriva a 3.200 senza problemi e un full frame lavora a 6.400 con risultati ancora stampabili. Sui megapixel bastano 20 o 24: una stampa in formato A3 ne richiede circa 12, e file da 45 megapixel occupano il doppio dello spazio e rallentano ogni passaggio successivo. Da ignorare anche lo zoom digitale dichiarato nelle schede: ritaglia l’immagine senza aggiungere alcun dettaglio.
Obiettivi: la spesa che continua nel tempo
Con reflex e mirrorless il corpo macchina è solo l’inizio. L’obiettivo incluso nei kit copre di solito da 18 a 55 millimetri con apertura variabile da f/3,5 a f/5,6: onesto per iniziare, poco luminoso al chiuso. Il primo acquisto sensato è un fisso da 35 o 50 millimetri con apertura f/1,8, che costa tra 130 e 250 euro e cambia radicalmente ritratti e foto serali.
Prima di scegliere il marchio, guarda quanti obiettivi esistono per quell’attacco e a che prezzo: un sistema poco diffuso può costringerti a spendere 700 euro per un teleobiettivo che altrove ne costa 300. Considera anche gli adattatori, che permettono di montare ottiche di generazioni precedenti, spesso con qualche limite sull’autofocus.
- Ritratti: fisso da 50 o 85 millimetri, apertura f/1,8
- Paesaggi e interni: grandangolo da 16 a 24 millimetri
- Sport e animali: zoom fino a 200 o 300 millimetri, con stabilizzazione
ISO, apertura e tempi in tre minuti
Tre comandi regolano ogni scatto. L’apertura, indicata con f seguito da un numero, controlla quanta luce passa e quanto sfondo resta a fuoco: f/1,8 sfoca molto, f/8 tiene tutto nitido. Il tempo di otturazione decide se il movimento si congela: 1/1.000 di secondo blocca un ciclista, 1/60 basta per una persona ferma, sotto 1/30 serve un appoggio. L’ISO amplifica il segnale quando la luce manca, al costo di rumore crescente.
La modalità a priorità di apertura, indicata con A o Av sulla ghiera, è il punto di partenza migliore: scegli tu quanto sfocare, la fotocamera calcola il resto. La modalità completamente automatica funziona, ma toglie proprio il controllo per cui hai speso il denaro.
Vale la pena impostare subito il formato raw accanto al jpeg. Il file raw conserva tutte le informazioni raccolte dal sensore e permette di recuperare un cielo bruciato o un’ombra chiusa che il jpeg avrebbe già scartato, al costo di file tre o quattro volte più pesanti. Anche il bilanciamento del bianco diventa modificabile a posteriori senza perdita di qualità, il che risolve gran parte delle foto con dominanti giallastre scattate al chiuso.
Video, mirino e stabilizzazione
Se giri video, il primo dato da verificare è il limite di registrazione continua: alcuni corpi si fermano a 29 minuti, altri interrompono per surriscaldamento dopo 20 minuti in 4K. Il 4K a 60 fps è utile per i rallentati, mentre per il resto bastano 30 fps. Controlla se il 4K viene ricavato dall’intera larghezza del sensore o da un ritaglio, perché nel secondo caso il grandangolo diventa un obiettivo normale.
La stabilizzazione sul sensore, che muove fisicamente il sensore per compensare le vibrazioni, vale circa 4 o 5 stop e permette scatti a mano libera dove servirebbe un cavalletto. Quella elettronica ritaglia l’immagine e funziona solo in video. Il mirino elettronico è utile in pieno sole, quando lo schermo posteriore diventa illeggibile: cerca almeno 2.360.000 punti, sotto quella soglia l’immagine risulta grossolana.
Compatte economiche, usato ed effetto vintage
Sotto i 150 euro le compatte nuove hanno sensori piccoli e prestazioni simili a un telefono di fascia media, con il vantaggio di uno zoom ottico vero e della batteria dedicata. Sono adatte a bambini, viaggi in cui non vuoi rischiare il telefono e situazioni in cui serve un apparecchio da usare senza pensieri.
Il gusto per l’estetica dei primi apparecchi digitali, con colori saturi, grana visibile e flash frontale duro, ha reso ricercati modelli di vent’anni fa. Prima di comprarli usati, verifica tre cose: che la batteria proprietaria sia ancora reperibile, che il formato di memoria non sia fuori produzione e che lo schermo non abbia macchie. Sull’usato di fascia alta chiedi sempre il numero di scatti dell’otturatore: sopra i 150.000 su una reflex il componente si avvicina alla fine della vita prevista.
Un corpo usato di fascia media comprato con garanzia costa in genere dal 35 al 50 per cento in meno del nuovo equivalente e resta una delle strade più efficaci per entrare nella fotografia senza svuotare il conto. Controlla che il sensore non abbia graffi, che i contatti dell’attacco siano puliti e che l’obiettivo non presenti muffa interna, visibile in controluce come una ragnatela sottile tra le lenti.
Quanto spendere ed errori da evitare
Sotto i 200 euro si resta nel campo delle compatte semplici. Tra 400 e 700 euro trovi mirrorless APS-C con obiettivo in kit, ed è la fascia con il salto di qualità più evidente rispetto a un telefono. Da 900 a 1.500 euro ci sono corpi con doppio slot di memoria, raffica più veloce e tenuta alle intemperie. Il full frame parte da circa 1.400 euro per il solo corpo, a cui aggiungere almeno 400 euro di ottica.
Gli errori più comuni sono spendere tutto nel corpo lasciando l’obiettivo del kit, inseguire i megapixel, e sottovalutare il peso: un corredo da 1,8 chili resta a casa, uno da 700 grammi ti segue. Metti in conto dai 60 ai 120 euro per una scheda veloce e una batteria di scorta, perché l’autonomia dichiarata di una mirrorless, spesso intorno ai 350 scatti, si consuma in una mattinata di uso attivo con il mirino sempre acceso.