In discesa le ginocchia incassano una forza che arriva a tre o quattro volte il peso del corpo a ogni appoggio, e con lo zaino carico la somma sale ancora. Due bastoncini regolati bene ne assorbono una parte consistente; due bastoncini lasciati alla lunghezza di fabbrica, invece, alzano le spalle, accorciano il passo e stancano le braccia senza togliere nulla alle gambe.
In queste sezioni trovi le differenze reali tra alluminio e carbonio, come funzionano telescopici e pieghevoli, quale bloccaggio regge meglio, il calcolo dell’altezza corretta, come cambiare regolazione tra salita e discesa e cosa fare quando una sezione si blocca.
Perché usarli e cosa cambia davvero
Il beneficio più misurabile è la riduzione del carico sulle articolazioni in discesa, stimata intorno al 20 per cento quando la tecnica è corretta. Il secondo vantaggio è l’equilibrio: quattro punti d’appoggio contano su terreno sconnesso, nei guadi e quando lo zaino sposta il baricentro.
In salita permettono di spingere anche con le braccia, distribuendo la fatica e mantenendo il ritmo. In piano aiutano la circolazione e riducono il gonfiore alle mani nelle uscite lunghe.
Ci sono però controindicazioni pratiche. Occupano le mani, quindi su tratti attrezzati e passaggi in cui serve aggrapparsi vanno chiusi e fissati allo zaino prima, non dopo. Chi li usa sempre riduce inoltre il lavoro dei muscoli stabilizzatori della caviglia, quindi conviene alternare.
Alluminio o carbonio
L’alluminio pesa tra 240 e 320 grammi per bastoncino, costa meno e ha un comportamento prevedibile: sotto uno sforzo eccessivo si piega, resta utilizzabile in qualche modo e spesso si raddrizza. È la scelta ragionevole per chi porta zaini pesanti, cammina su terreno accidentato o viaggia con l’attrezzatura in stiva.
Il carbonio scende tra 160 e 230 grammi, assorbe meglio le vibrazioni ed è più rigido a parità di sezione. Il limite è il modo in cui cede: non si piega, si spezza di netto, e succede soprattutto quando la punta si incastra tra due sassi e il tubo lavora di torsione. Con un bastoncino spezzato a metà gita si resta senza.
Esistono soluzioni miste, con la sezione alta in carbonio e quella bassa in alluminio, che tengono il peso contenuto proteggendo la parte più esposta agli urti. Tra i due materiali ballano dai 30 agli 80 euro a coppia.
Telescopici o pieghevoli, e come si bloccano
I telescopici hanno sezioni che scorrono una dentro l’altra. La versione a 2 sezioni è più rigida e si chiude sui 70 cm, quella a 3 sezioni arriva a 60 o 65 cm e sta più facilmente nello zaino. Sono i più adatti a chi cambia spesso lunghezza durante il cammino.
I pieghevoli si dividono in tre o quattro spezzoni tenuti da un cavo interno, come i pali di una tenda. Si chiudono in 35 o 40 cm e si montano in pochi secondi tirando il segmento superiore finché il fermo scatta; per chiuderli si preme il pulsante di sblocco. Offrono meno regolazione, 15 o 20 cm.
Sul bloccaggio le opzioni sono due. La leva esterna si apre, si posiziona la sezione e si richiude: funziona con i guanti, si registra stringendo una vite quando slitta ed è la più affidabile col freddo. La vite interna, che si serra ruotando la sezione, è più pulita ma si blocca quando entra sabbia e cede sotto carico se stretta poco.
Trovare l’altezza corretta
Il riferimento è semplice: in piedi con il bastoncino appoggiato a terra vicino al piede, il gomito deve formare un angolo di 90 gradi, con l’avambraccio parallelo al terreno e la spalla rilassata. Se la spalla si alza, il bastoncino è troppo lungo.
Come calcolo di partenza si moltiplica la statura in centimetri per 0,68. Alcuni valori indicativi:
- 160 cm di statura: circa 108 cm
- 170 cm: circa 115 cm
- 180 cm: circa 122 cm
- 190 cm: circa 129 cm
Sui modelli a 3 sezioni conviene fissare quella centrale alla tacca di mezzo e regolare solo l’inferiore: la lunghezza resta modificabile in fretta e il carico si distribuisce meglio tra i giunti. Le scale graduate sui tubi servono a ritrovare la propria misura senza riprovare.
Salita, discesa e uso del lacciolo
In salita si accorciano di 5 o 10 cm rispetto alla misura base, perché il terreno sale davanti a te e un bastoncino lungo costringe a sollevare troppo il braccio. In discesa si allungano di 5 o 10 cm, così la punta trova il terreno senza doversi sbilanciare in avanti. Sui traversi si accorcia quello a monte e si allunga quello a valle.
In discesa il bastoncino va appoggiato davanti al piede, non di fianco, e caricato in modo progressivo: la mano frena il corpo, non lo spinge. Gomiti vicini al busto e passo corto, perché appoggi lunghi e improvvisi caricano il polso e fanno slittare la punta.
Il lacciolo si usa infilando la mano dal basso e afferrando l’impugnatura sopra la fettuccia: la spinta scarica sul polso e la presa resta morbida. Con la mano infilata dall’alto il lacciolo non lavora e le dita si affaticano. Nei canali e nei tratti dove una caduta è possibile va tolto, perché un bastoncino incastrato con la mano vincolata può far perdere l’equilibrio.
Impugnature, punte e rondelle
Il sughero si adatta alla mano, assorbe il sudore e resta fresco: la scelta migliore per l’estate e le uscite lunghe. La schiuma EVA è morbida, leggera ed economica, ma si consuma prima. La gomma resiste agli urti e isola dal freddo, utile su neve e d’inverno, mentre d’estate fa sudare. L’estensione in schiuma sotto l’impugnatura permette di abbassare la presa nei tratti ripidi senza cambiare regolazione.
Le punte in carburo di tungsteno mordono su roccia, ghiaccio e terreno duro e durano centinaia di chilometri; sono quasi sempre sostituibili con ricambi da 5 o 10 euro a coppia. I puntali in gomma si infilano sopra: servono su asfalto e roccia liscia, riducono il rumore, ma vanno tolti sul fondo naturale perché scivolano.
Le rondelle impediscono alla punta di affondare. Quelle estive, da 3 o 4 cm di diametro, lavorano su terra e ghiaia; quelle invernali, da 8 a 10 cm, sono indispensabili sulla neve fresca. Si cambiano a mano con un quarto di giro.
Cosa conta meno di quanto sembri
I sistemi antishock a molla interna riducono poco le vibrazioni, aggiungono 40 o 50 grammi per bastoncino e un meccanismo che può guastarsi. Molti li disattivano dopo qualche uscita, perché il ritorno elastico disturba la spinta in salita.
I 40 grammi risparmiati con la versione ultraleggera si sentono poco al braccio, costano parecchio e tolgono robustezza dove serve. Le impugnature a ergonomia complessa e gli inserti antibatterici non cambiano la giornata.
Conta invece la reperibilità dei ricambi: punte, rondelle, cinturini e leve si consumano, e un modello senza pezzi disponibili diventa inutilizzabile per una vite persa. Un bastoncino singolo, infine, aiuta molto meno di una coppia, perché rende il passo asimmetrico.
Manutenzione, riparazioni, trasporto e prezzi
La regola principale è una: a fine uscita i telescopici vanno aperti e lasciati asciugare. Acqua e sabbia rimaste nei tubi corrodono l’alluminio e sono la causa numero uno delle sezioni bloccate. Ogni tanto conviene smontarli, pulire l’interno con un panno e controllare le leve.
Quando una sezione non scorre più, si scalda il tubo esterno con le mani, si ruota nel senso di sbloccaggio senza forzare e si sciacqua con acqua tiepida. Sui modelli a vite il pezzo che cede è l’espansore in plastica, sostituibile per pochi euro; sui pieghevoli è il cavo interno, anch’esso sostituibile. Un tubo in alluminio piegato si raddrizza a freddo con cautela, uno in carbonio spezzato non si ripara.
Chiusi si fissano ai lati dello zaino con gli appositi elastici, punte verso il basso o coperte dai puntali in gomma per non colpire chi cammina dietro. In aereo non sono ammessi nel bagaglio a mano e vanno in stiva, quindi la versione pieghevole è più facile da imballare.
Tra 20 e 40 euro a coppia trovi modelli in alluminio con chiusura a vite, adatti all’uso occasionale. Tra 50 e 90 euro c’è la fascia migliore per la maggior parte delle persone: alluminio robusto, leve registrabili, impugnature in sughero o schiuma e ricambi disponibili. Tra 100 e 160 euro compaiono carbonio e pieghevoli compatti. Sopra i 180 euro si pagano soluzioni da gara.