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30/11/-1, 00:00:00
Crostata di patate con porcini
INGREDIENTI Per 4 persone 1kg di patate 500ml di latte 800g di funghi porcini 200g di burro 30g di prezzemolo 1 spicchio d’aglio 1 cipolla 3 acciughe sott’olio 2 uova 1 mozzarella di bufala 1/2 bicchiere di vino bianco 20g di parmigiano reggiano grattugiato 1 ciuffo di basilico 10g di pangrattato 3 cucchiai di olio d’oliva sale e pepe —————————————– Fate lessare le patate per 20 minuti, scolatele , sbucciatele e passatele allo schiacciapatate [...]

taglia+46

INGREDIENTI

Per 4 persone

1kg di patate
500ml di latte
800g di funghi porcini
200g di burro
30g di prezzemolo
1 spicchio d’aglio
1 cipolla
3 acciughe sott’olio
2 uova
1 mozzarella di bufala
1/2 bicchiere di vino bianco
20g di parmigiano reggiano grattugiato
1 ciuffo di basilico
10g di pangrattato
3 cucchiai di olio d’oliva
sale e pepe

—————————————–
Fate lessare le patate per 20 minuti, scolatele , sbucciatele e passatele allo schiacciapatate o in un passaverdure.
Trasferitele in una casseruola dove aver fatto fondere 100g di burro.
Diluite con il latte caldo versato poco alla volta mescolando soventemente.
Togliete dal fuoco e incorporate solo i tuorli delle uova, il parmigiano, sale e pepe.
Imburrate e spolverizzate con il pangrattato una teglia rotonda, poi versate la purea coprendo il fondo e i bordi.
Pulite bene i funghi e poi affettateli a fette sottili con una mandolina, e sgocciolate le acciughe.
In una larga padella fate sciogliere 50g di burro con l’olio e fate rosolare la cipolla sbucciata e tritata.
Aggiungete poi le acciughe e fatele sciogliere mesolando, poi unite i funghi, aggiustate di sale e di pepe, e fate cuocere per 10 minuti, bagnate con il vino e fate sfumare.
Continuate la cottura per altri 10 minuti e spolverizzate con il prezzemolo e l’aglio tritati assieme finemente.
Tagliate la mozzarella a fette sottili e con una parte coprite il fondo della purea, sopra versate il composto di porcini e coprite il tutto con le fette di mozzarella rimaste.
Con i rebbi di una forchetta graffiate il bordo della crostata creando un elemento decorativo e mettete in forno già caldo a 180°C per 25 minuti.
Sfornate la crostata e decorate con 1 ciuffo di basilico e servite.

Posted in Insalate Verdure e Contorni   Tagged: acciughe sott'olio, aglio, basilico, burro, cipolla, funghi porcini, latte, mozzarella di bufala, olio d'oliva, pangrattato, Parmigiano Reggiano, patate, pepe, prezzemolo, sale, uova, vino bianco   taglia+46 taglia+46 taglia+46 taglia+46 taglia+46 taglia+46
30/11/-1, 00:00:00
Plexiglas o metacrilato?
Plexiglas ®, perspex ® o ancora, erroneamente, plexiglass o plex,stupirà molti di voi sapere che parliamo dello stesso prodotto il metacrilato.
I primi due menzionati altro non sono che dei marchi, forse i più noti per “anzianitàâ€, i primi ad entrare nel nostro paese, gli altri, insieme ad una innumerevole lista di nomi aggiuntivi, formano il vastissimo vocabolario che di anno in anno ha arricchito il mondo dell’acrilico.
Di fatto oggi, per l’utente finale, non c’è differenza tra i vari marchi, il metacrilato colato ha raggiunto quella formula chimica ottimale che lo rende puro e brillante negli anni indipendentemente dalla casa produttrice, forse gli unici a riconoscere le differenze siamo
noi artigiani che lo lavoriamo, questioni di odori quando viene tagliato o fresato, di durezza quando viene spazzolato o di grado di rammollimento quando viene termoformato.
Vi sembriamo esagerati? Troppo attenti?
In realtà quando inizi a conoscere le varie materie plastiche inizi a “riconoscerle†da questi particolari.
Queste sono per noi le differenze tra un marchio e l’altro.
Non necessariamente determinano una migliore qualità, ma fondamentali differenze, per diverse lavorazioni. Ma cerchiamo di capire meglio questo prodotto.
Il polimetilmetacrilato (in forma abbreviata PMMA) è una materia plastica formata da polimeri del metacrilato di metile.
Chimicamente, è il polimero del metacrilato di metile.
Nel linguaggio comune il termine metacrilato si riferisce generalmente a questo polimero.
Questo materiale fu sviluppato nel 1928 in vari laboratori e immesso sul mercato nel 1933 da un’industria chimica tedesca.
Di norma è molto trasparente, più del vetro al punto che possiede caratteristiche di comportamento assimilabili alla fibra ottica per qualità di trasparenza, e con la proprietà di essere più o meno in percentuali diverse, infrangibile a seconda della sua "mescola".
Per queste caratteristiche è usato nella fabbricazione di vetri di sicurezza e articoli similari, nei presidi antinfortunistici, nell'oggettistica d'arredamento o architettonica in genere.
Il PMMA è spesso usato in alternativa al vetro; alcune delle differenze tra i due materiali sono le seguenti:
la densità: quella del PMMA è 1,19 g/cm3, circa la metà di quella del vetro ed è infrangibile ,
più tenero e sensibile ai graffi e alle abrasioni.
Può essere modellato per riscaldamento a temperature relativamente basse (100°C circa) ed è più trasparente del vetro alla luce visibile
A differenza del vetro, il PMMA non ferma la luce ultravioletta, quando necessario viene prodotto appositamente con particolari formule.
E' trasparente alla luce infrarossa fino a 2800 nm, mentre la luce di lunghezze d'onda maggiore viene sostanzialmente bloccata. Esistono specifiche formulazioni di PMMA atte a bloccare la luce visibile e a lasciar passare la luce infrarossa di un dato intervallo di frequenze (usate, ad esempio, nei telecomandi e nei sensori rivelatori di fonti di calore)
Pezzi di metacrilato possono essere saldati a freddo usando adesivi a base di cianoacrilati oppure sciogliendone gli strati superficiali con un opportuno solvente - diclorometano o cloroformio. La giuntura che si crea è quasi invisibile. Gli spigoli vivi del PMMA possono inoltre essere facilmente lucidati e resi trasparenti.
Il PMMA brucia in presenza di aria a temperature superiori a 460°C; la sua combustione completa produce anidride carbonica e acqua.
A temperatura ambiente è un liquido incolore, infiammabile, irritante, dall'odore caratteristico.
Data la sua elevata tendenza a polimerizzare spontaneamente, viene conservato con aggiunta di tracce di composti stabilizzanti, capaci di inibire la reazione di polimerizzazione.
30/11/-1, 00:00:00
Affiliazione Preferita
taglia+46

Leggendo i post di un blog che seguo,ho letto un articolo molto interessante che spiegava tutte le risorse utili per guadagnare con un blog,tante le conoscevo già ma la mia attenzione si è fermata su una nuova affiliazione che ancora non ero a conoscenza Share.it,il servizio offre un programma di affiliazione e una completa infrastruttura di e-commerce altamente personalizzabile. Con Share-It puoi scegliere i prodotti e stabilire tu stesso le commissioni: i pagamenti e le transazioni sono gestite automaticamente. Inoltre, il servizio manda costantemente tutte le statistiche sulle vendite e gli aggiornamenti dei programmi di affiliazione sia a te che a tutti gli altri utenti registrati,il servizio preferito per vendite affiliate e consigliato dal proprietario del blog.

Ho fatto un giro sul sito e mi sembra molto interessante,se diventi un affiliato puoi creare partnership commerciali con i produttori di software e iniziare a commercializzare i tuoi prodotti. Ogni vendita conclusa ti fa realizzare un guadagno. Dopo esserti attivato come partner di affiliate, riceverai una conferma via e-mail con le informazioni per il login al Pannello di Controllo per affiliate, il sistema personale di informazioni online:
  • Informazioni dettagliate sulle partnership
  • Possibilità di contattare nuovi partner
  • Possibilità di ricercare prodotti per richiedere le necessarie autorizzazioni alla commercializzazione
  • Risposte alle domande frequenti (FAQ) sul programma per affiliate

In alternativa al programma per affiliate, offrono agli utenti interessati due ulteriori possibilità di scelta:

  • Catalogo top seller affiliate
    Per generare un fatturato supplementare e utilizzare il nostro catalogo precedentemente realizzato con i prodotti top seller.
  • Programma affiliate "Key"
    In questo programma sono disponibili i dati sul prodotto di svariate decine di migliaia di titoli software, che possono essere scaricati per realizzare un proprio Download Store personale.
Direi che il consiglio mi sembra ottimo,allora perché non registrarsi tanto è gratis,fatto aspetto di essere accettato dal programma,se sei interessato anche tu clicca qui per sapere maggiori informazioni e ti aspetto per un commento qui sul mio blog il mondo delle affiliazioni.

Grazie a presto Adriano

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30/11/-1, 00:00:00
AFFILIAZIONI NEL WEB: AFFILIATI.ORG
taglia+46
Continuiamo il nostro viaggio nel web per trovare nuove affiliazioni,questa proposta è interessante conosciuta da molti navigatori del web, ma io non ne avevo mai parlato e un approfondimento era doveroso farlo.

Affiliati.org è un rivoluzionario programma di affiliazione che ti permette di guadagnare semplicemente indirizzando gli utenti sui siti partner.

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Formazione e supporto!
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La campagna pubblicitaria Affiliati.org - Referrals è una tra le campagne principali del network, guadagnare con essa è facile e molto remunerativo!

Ecco come arrivare a costruirti un reddito importante
Non appena raggiungi il tetto di guadagno (20 Euro/mese) dell’upgrade Bronze, acquista l’upgrade Silver e scrivi ai tuoi 2 sottoaffiliati upgradati e comunica loro che riceveranno da te una donazione (anche di 20 Euro, ma fai tu la tua offerta liberamente) a patto che ti inviino la loro copia della ricevuta Paypal attestante che hanno acquistato l’upgrade Silver.
Quando raggiungi il tetto dell’upgrade Silver (80 Euro/mese) acquista l’upgrade Gold e comunica sempre ai tuoi due affiliati che nel frattempo avranno acquistato l’upgrade Silver, che riceveranno una tua donazione (anche di 70 Euro, ma fai tu la tua offerta liberamente) a patto che ti inviino la loro copia della ricevuta Paypal attestante che hanno acquistato l’upgrade Gold.

Se vuoi guadagnare con le e-mail Affiliati.org ti propone PayPerUse.eu,un ottimo programma anzi il migliore testato da me e funzionante al 100%,PayPal che tutti ormai conoscete,Moneybookers compra e invia denaro in tutto il mondo,e c'è anche un Casinò made in italy,con questo programma andateci con i piedi di piombo,perché si sa di questi tempi i soldi è meglio non buttarli via.

Un altra affiliazione nel web targata Il mondo delle affiliazioni,notizie e informazioni sempre aggiornate.

Grazie Adriano

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30/11/-1, 00:00:00
GenovaPride: le news, gli appuntamenti e le informazioni per una grande festa di Orgoglio Nazionale

Ci corre l’obbligo (ed il piacere) di comunicarvi gli eventi e le news legate alla nostra partecipazione al GenovaPride, sperando in questo modo di soddisfare le tante richieste che ci sono pervenute. Cominciamo con gli appuntamenti:

Giovedì 25 giugno 2009, ore 18.00, Vicolo di Croce Bianca 7, Genova.

Da Stonewall a Genova

Ci corre l’obbligo (ed il piacere) di comunicarvi gli eventi e le news legate alla nostra partecipazione al GenovaPride, sperando in questo modo di soddisfare le tante richieste che ci sono pervenute. Cominciamo con gli appuntamenti:

Giovedì 25 giugno 2009, ore 18.00, Vicolo di Croce Bianca 7, Genova.

Da Stonewall a Genova


Da Stonewall a Genova, i diritti delle persone TRANS in 40 anni di storia.

Parteciperanno: Don Andrea Gallo, Fabianna Tozzi Daneri, Regina Satariano, Domenico “megu†Chionetti, Riccardo Gottardi e le Ragazze del Comitato Princesse.

mappa: Visualizzazione ingrandita della mappa

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[ Link alla galleria fotografica ]

a seguire

Giovedì 25 giugno 2009, ore 19.30-20.30, Punto Libri GLBTQI Arena del Mare, Porto Antico, Genova.

Tr@nscritti

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Storie transgender a 390°

Letture da “Tr@nscrittiâ€. Parlano genitori, partners, amici, fratelli di persone transgender.
Coordina: Fabianna Tozzi, Associazione Trans Genere
Saranno presenti gli autori Buci Sopelsa, Davide Tolu, Luca Riggio

Una madre tiene le fila di un racconto della realtà transgender a 360°. Parlano genitori, amanti, amici, fratelli, professionisti, e naturalmente i diretti interessati. Coautori: Alex Barbieri, Christian Ballarin, Marco Romelli, Mia Battaglia, Mary Nicotra, Andrea Cattabeni, Luca Riggio, Paola Pau, Marco Daneri, Francesca Barra, Teresa Maselli, Teresa De Palma, Laura Pinzarrone, Henry e molti altri.

Sabato mattina saremo presenti con un nostro stand in Piazzale Principe (luogo da cui partirà la parata alle ore 16).

Il carroâ€ORGOGLIO DI GENERE  T*RUK’†comincerà ad essere allestito in mattinata, ed avremo l’onore di condividerlo con la Comunità di San Benedetto al Porto, Associazione La Fenice, Comitato Princesas, C.S.O.A. Terra di Nessuno, Ireos.  Il commento musicale sarà in parte affidato ad un dj di fama  internazionale, Francesco Belais .

L’Associazione ha inoltre organizzato un pulman con l’Associazione Ireos di Firenze per raggiungere Genova da Viareggio, partenza ore 12 dalla stazione e ritorno alle 20.30, prezzo 10€ andata/ritorno. Per informazioni rivolgersi a Regina Satariano al numero 337.253346.

Technorati Tags: , , , , , , , , ,

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Tags: italia, genovapride, pride, lgbtq, trans, associazione trans genere, comunità san benedetto, associazione la fenice, associazione ireos, comitato princesas,
30/11/-1, 00:00:00
ISOLE SENZA MARE, di Antonella Cilento
“Isole senza mare” è il nuovo romanzo di Antonella Cilento, ma è anche la storia parallela di due donne che attraversano l’Otto e il Novecento: Aquila, nobile caduta in povertà e costretta a lasciare la Spagna, vende se stessa e tenta il riscatto diventando l’amante del marchese Campana, collezionista di arte e di vite altrui, [...]

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“Isole senza mare” è il nuovo romanzo di Antonella Cilento, ma è anche la storia parallela di due donne che attraversano l’Otto e il Novecento: Aquila, nobile caduta in povertà e costretta a lasciare la Spagna, vende se stessa e tenta il riscatto diventando l’amante del marchese Campana, collezionista di arte e di vite altrui, un amore che la trascinerà in una trama di ossessioni, vendette e fantasmi. Nina, ultima erede di una catena di donne che dalla Spagna sono fuggite, ha più di ottant’anni, ha vissuto il Fascismo e una difficile intimità famigliare percorsa da molti nodi silenziosi: orfana di padre, sposa tardiva, madre mancata. Aquila e Nina amano con infelicità, entrambe sono esiliate: legate a doppio filo da rimandi, coincidenze ed eredità, le loro vicende si intrecciano con un coro di indimenticabili personaggi sullo sfondo del Mediterraneo.
Un romanzo sulla solitudine, sull’isolamento, sull’esilio. Sull’amore deluso. Un’opera letteraria che ha impegnato Antonella Cilento per ben dieci anni e che finalmente vede la luce.
Ce ne parlano Luigi La Rosa e Simona Lo Iacono.
Vi invito a discuterne con loro e con l’autrice.
Di seguito pongo alcune domande/riflessioni - ispirate al romanzo - con l’intento di favorire la discussione.

1 -Isole senza mare. Isole senza amore.
Siamo isole quando amiamo? E quando scriviamo?

2 - Isole senza approdo, anche. Perchè se non c’è mare, non c’è riva. Se scriviamo come isole siamo, anche, viaggiatori senza ritorno?

3 - Isole senza tempo. Le generazioni che sfalsano e scombinano destini.
Il tempo che scorre è solitudine? È compimento?

4 - Isole senza viaggio.
Un viaggio, per scrivere, è necessario? E quale viaggio?

Di seguito, gli ottimi contributi di Luigi La Rosa e Simona Lo Iacono.
Massimo Maugeri

—————

Isolitudine e racconto nell’opera di Antonella Cilento

di Luigi La Rosa (nella foto)

cC’è un orizzonte frastagliato, visionario, dove le ombre si mescolano al crudo realismo del quotidiano e i sogni hanno lunga durata. Vita e morte dialogano, consonano, intrecciano relazioni, suggeriscono prospettive dello sguardo. Mi riferisco al luogo fantastico, metaletterario per eccellenza, nel quale Antonella Cilento fa muovere i primi passi di Aquila - forse il più intenso dei personaggi del suo nuovo libro: Isole senza mare (Guanda, pp. 368, 17 euro).
Aquila ha il pianto nella voce e la capacità magica di leggere nell’oblio, richiamando presenze misteriose. Dalla sua culla di bambina delicate dita di fumo la sfiorano, le passano sensazioni che la piccola porta con sé, crescendo, come una specie di irrinunciabile segreto. Forse, la traccia di una consapevolezza, l’impronta di una precoce predestinazione al dolore.
La scrittrice ritaglia intorno a questa amabile figura lo spettro di una vera e propria epopea sentimentale, una sorta di solenne splendore: il declino della nobiltà originaria, la decadenza della famiglia nella Spagna di fine Ottocento, la fuga in Italia, la miseria, la prostituzione e poi l’innamoramento per il marchese Campana, eccentrico collezionista e funambolico interprete di tutta una stagione di soprusi e follie.
La Spagna del mistico e dell’invisibile si sostituisce pian piano alla Roma sensuale e follemente cortigiana che fa da sfondo alle esperienze della giovane espatriata, mentre la realtà si traveste da spettacolo, il quotidiano si carica di inganno, il desiderio di tentazione, e il crescendo dipana con avveduta maestria misfatti e colpi di scena lungo orbite surreali e stravaganti.
Ma questo è solo uno dei due grandi temi che risalgono la carne del romanzo: sulle fibre coinvolgenti di tali vicende germogliano in fretta nuovi spiriti, e una nuova toccante umanità fa irruzione sotto il fuoco dell’obiettivo narrativo: quella di Nina, “angelo grasso†con aspirazioni suicide, che apre l’incipit del romanzo spiccando il volo dal balcone di casa e innestando le sue ferite personali a quelle della sorella Maddalena, o della madre Maria Azara, in una formidabile teoria di rifrazioni, sublimate in storia, in cronaca, in destino.
I perimetri esistenziali di queste donne si legano a quello di Aquila, le loro ansie alle sue peripezie in un’Italia animata da fervidi ideali rivoluzionari, e la narrazione diviene il punto di confluenza, il luogo nel quale i perimetri vengono miracolosamente a coincidere, a confrontarsi, a sovrapporsi.
Come i grandi musicisti del passato, Antonella Cilento ci offre una prova di indiscussa bravura compositiva: Isole senza mare rappresenta infatti un pregiatissimo esempio di romanzo bipartito, di partitura che muove i suoi due canoni strutturali in un’alternanza consapevole di tempi e luoghi armonicamente predisposti: l’Ottocento, documentato dalla splendida saga di Aquila e dei suoi amori infelici, e il più crudele Novecento, che sembra ancora spingere a fatica i suoi polverosi ingranaggi, chiamandoci a una profonda interrogazione sulla memoria e sul vissuto.
Aquila, Nina, Maddalena, Maria Azara, ma pure Aldo, Giampietro, Giacomo, e tutti quanti gli altri personaggi evocati dalla penna dell’autrice si tramutano in isole: è accaduto un prodigio, ed eccoli punti di luce smaniosa nella nevralgica solitudine di ogni esistere, isole nel mare dei giorni, degli anni, degli attimi, cui adattare la dolente prerogativa dell’isolitudine, coscienza dell’essere “isola†in un mare svanito, prosciugato, strappato alla pelle delle cose.
In epoca di minimalismi e di più o meno conclamate poetiche del disimpegno Antonella Cilento ci offre un romanzo avvincente, colto, raffinato, che si muove secondo una direzione assolutamente libera, spregiudicata. Un libro estraneo a mode e squallidi compiacimenti di stagione, che sperimenta, che seduce, e che punta in alto, con coraggio, con ostinazione direi, scommettendo a pieno la sua abbondante materia raccontativa e regalando al lettore un viaggio poderoso, straordinario, che emoziona dalla prima all’ultima pagina.
I miei omaggi a una scrittrice che non fugge davanti alle minacce della trama, alle preoccupazioni della struttura, alle remore dell’articolazione, e che accetta invece la complessità con la fierezza di chi è cosciente di padroneggiare al meglio la propria materia, di chi ha ancora il gusto plastico del raccontare, della fabula amena, e l’ambizione all’affresco, all’intreccio di casi, uomini, situazioni, nella costruzione di un’opera in grado di superare il tempo.
Isole senza mare è un libro davvero importante, uno di quelli che uno scrittore scrive una sola volta nella vita, lasciandosi dietro tutto un mondo di viscere e di risonanze: di pensieri, caratteri, sembianze. Forme accorate e veritiere, piene di struggimento, che ci chiamano dal loro fondo di buia e crepitante malinconia, per chiederci la complicità di una nuova occasione. Forse l’ultima. Le stesse alle quali la letteratura ha il potere di ridare forma, anima, spessore. E il cui fascino oscuro ci accompagnerà per giorni, infinitamente, anche dopo aver chiuso l’ultima pagina del romanzo.
Luigi La Rosa

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Antonella Cilento: Isole senza mare.
recensione e intervista di Simona Lo Iacono.

cTracce di isola sono in noi tutti.
Siamo isole quando ci cerchiamo senza trovarci. Quando percorriamo secoli con la nostra storia sulle spalle, il passato a precederci, il futuro dietro - sempre.
Siamo isole di occhi e di cuore quando tentiamo di finire e non riusciamo a dire basta, quando la storia che pure accompagna il viaggio trascolora solo per ferirci, quando un amore ci compra e ci vende. O quando, silenziosamente, non può che lasciarci.
Isole senza mare di Antonella Cilento. Due donne a cavallo di secoli. Due galoppi e due incroci di destini. Isole senza mare non è come dire solitudine, o non solo. E’ non avere neanche il mare a cingerti. Un attraversamento. Onde da solcare e sguardi da ricongiungere. Mani tese. Uno scampolo, almeno, di noi.
Così Nina, che fende gli anni dei fasci e della guerra, che perde il padre e si sposa tardi, quando i figli non sono che un vuoto preannunciato e la sorella Maddalena rimane a custodirne la vecchiaia. E’ già una donna in fuga, Nina, prima dalla Spagna e poi da se stessa, come Aquila un secolo addietro, approdata a Roma senza splendori e costretta a prostituirsi.
A unirle, il paesino di Azara sui Pirenei e secoli che avviluppano e tornano indietro, e poi avanti e poi indietro, che stanno lì a sussurrarti all’orecchio che persino il tempo, e il suo incedere a strappi, non è che un’illusione.
E forse è questo tempo che Nina cerca di dimenticare mentre tenta il suo salto nel vuoto, a ottant’anni, e la memoria non è che un bandolo o una lunga coda di drago che chiama i morti a raccolta, li interroga e li consola. Li afferra tra venti sospirosi che non adempiono mai del tutto un destino, una storia, una verità.
Il romanzo affiora da qui. Da questa coda che non impiglia che resti e rimedia agli assalti del buio inventando altre ombre, scolorando dalle vetrate di ballatoi e saloni ottocenteschi, o di bordelli odorosi di cipria e acqua di rose, in cui i soldi lasciati sul comodino non assolvono mai a un riscatto.
Corpi che si vendono e corpi che si perdono, famiglie con segreti e segreti senza famiglia, anche questo – e molto altro – è un’isola che rinuncia a vedersi lambita dall’acqua.
Antonella svia la morte, cataloga e assesta, rimedia a smangiature , all’incedere delle scadenze. Lo fa con lingua che scava e brilla, che si staglia netta e viva, attingendo a inflessioni, a cantilene, chiamando a convitto i fantasmi.
Un viaggio e – forse - un ritorno, un attraversamento che non si rassegna a perdersi. Che incede come solo la scrittura sa fare: restituendo un passato.

-Antonella, cos’è la scrittura? Memoria, malinconia, trasfigurazione?
Tutte queste cose insieme. E’ sopra e prima di ogni altra cosa invenzione, nel senso antico del termine, inventio, ovvero cercare per trovare o cercando, non si sa bene cosa, scoprire di aver trovato oggetti che non si era partiti per cercare. Scrivere è come setacciare una spiaggia con il colino da thé: può darsi che sia un’impresa da pazzi, anzi lo è senz’altro, però se la si compie e la si fa durare per il tempo necessario (tutta la vita, da quando siamo bambini a quando moriamo) è possibile che ci riservi qualche sorpresa. Come scrive Natalia Ginzburg, che in Isole senza mare è citata in un esergo, scriviamo con la fantasia quando siamo felici e di memoria quando siamo infelici. Questo romanzo ha entrambe le condizioni dentro e mi sono accorta nei dieci anni che è durata la lavorazione, dal ’98 al 2008, che le due fasi dentro di me si sono del tutto mescolate, perché così è la vita e così è anche la scrittura: molte parti del romanzo autobiografico di Nina sono inventate di sana pianta e molte aree del romanzo storico e d’invenzione di Aquila sono decisamente autobiografiche. Dunque, scrivere è trasfigurarsi in modi così complessi e inaspettati, ma scientemente cercati, che poi l’opera finita viaggia davvero oltre noi, molto lontano dalla nostra condizione “terrestre†che, come scrive la Ginzburg, ci condiziona mentre narriamo.

-E quella coda di drago? Perché serve a impigliare le ombre?
Una delle cose straordinarie che ci capita dopo aver scritto un libro è che altri libri o la realtà ci rispondano o ci confermino nelle “scoperte†che abbiamo fatto scrivendo: ieri su una bancarella a Port’Alba ho trovato un romanzo di Hector Bianciotti (Senza la misericordia di Cristo, Sellerio, Premio Goncourt negli anni Ottanta) dove si legge: “Non so bene a cosa obbedisco cercando di preservare scrivendo una vita i cui giorni non si illuminarono di alcuna gloria (…), tanto più che sono portato a credere che se una certa cosa in questo mondo è esemplare, tutte lo sono: o tutti i fasti della memoria sono meritati o non lo è nessuno. Non sappiamo perché agiamo; la vita si serve di noi per fare scambi che sono oltre la nostra comprensione.(…) Non esiste memoria allo stato puro; per raccontare la propria vita, bisognerebbe già cancellare tutte le versioni che noi stessi ce ne siamo fatti e che in un certo senso, costituiscono le nostre azioni. (…) Scrivere su una persona che abbiamo conosciuto significa accomiatarsene.†Ho amato molto di Bianciotti un romanzo edito da Feltrinelli che s’intitola “Quel che la notte racconta al giorno†(tanto che un prossimo stage che terrò a luglio porta questo titolo): scriviamo per impigliare le ombre, come tu dici, per trattenere e per congedarci anche, come scrive Bianciotti. Ho impiegato questi dieci anni, ma in realtà tanti di più, per congedarmi dalla mia infanzia e da Nina e Maddalena, cioè la mia prozia morta suicida e mia nonna (che invece fra un anno ne compie cento e non mi pare abbia intenzione di lasciare questo mondo, è una roccia di granito sardo). La coda di drago che ci segue l’ho praticata una volta durante un training corporeo: s’immagina di avere la coda e ci si muove tenendo presente di questa protesi lussureggiante dietro di noi. Si diventa lenti e vanitosi e attenti a non inciampare. I morti sono il nostro patrimonio di memoria e la spiegazione di quel che siamo oggi. Una volta scritti li esorcizziamo, diamo loro una nuova vita, li trasfiguriamo con la parole. Cercare le parole giuste per fissare fuori dal mio corpo le sensazioni impresse in una vita è stato lo sforzo più grande e assurdo di Isole senza mare.

-Le ombre poi. Fragili e ostinate. Quanta parte hanno nella donna che scrive? E nella donna che ama?
Questa storia della donna in quanto autore è davvero seccante (scherzo): sono proprio stanca di dover ogni volta partire dalla mia condizione biologica per motivare la scrittura, un po’ come quando mi tocca partire dalla mia identità napoletana. Vengono sempre prima loro, la donna e la città, e poi io che scrivo. Comincio a diventare invidiosa: come si permettono questa donna e questa città di stare sempre in mezzo quando poi tutta la fatica la faccio io? Scherzi a parte, la questione che sollevi è relativa ai due aggettivi che hai usato giustamente: Nina e Aquila sono fragili anche se non lo sembrano. Nina non lo sembra perché trascorre una vita a ridere e far ridere, mentre il suo intimo non coincide a questa giocosità esterna. Aquila si costruisce una corazza per sopravvivere al mondo esterno e conserva le sue grandi fragilità dentro, le trattiene, le protegge, preferisce sdoppiarsi in Secunda, la sua sorellina mai nata, in un fantasma dell’anima, per non dover rinunciare del tutto a se stessa. Però entrambe hanno un fondo di resistenza, un nucleo solido. Nina lo perde, ma Aquila lo ritrova. Qualsiasi cosa ci accada, anche la più terribile, c’è un fondo bancario di resistenza umana in noi che si fatica a distruggere. La realtà ci si può accanire quanto si vuole contro, ma noi, a costa di fuggire nella follia, come un po’ accade a queste due donne, ci aggrappiamo al nostro intimo.

-Donne che amano. Uomini che si negano. Il destino di Aquila è, in fondo, lo stesso di Nina. Sono isole senza mare per questo? Sono isole senza amore?
Il primo a farmi notare questo gioco di parole nascosto nel titolo è stato Generoso Picone, che con Francesco Durante, Giuseppe Montesano mi hanno restituito finora le letture più precise e belle di questo romanzo e cui sono molto grata per la comprensione. Poiché la frase è tratta, non so più da dove, ma dall’Ortese, non ci si può stupire che contenga questo senso. Nina e Aquila non sono fortunate in amore: Nina ha un uomo accanto, non quello che forse aveva desiderato, ma non è sola. Pure, deve sentirsi molto sola. Aquila gli uomini li frequenta per mestiere e s’innamora di quelli sbagliati, fra cui del fantastico Giovanni Pietro Campana, che è una sintesi del fascino ma anche della pochezza maschile italiana. Quando s’innamora dell’uomo “giustoâ€, lo perde. Fanno insomma quel che molte donne fanno nella loro vita: proiettano la realizzazione di sé, anche quando si tratta di donne intelligenti e impegnate, realizzate in altri ambiti, sulla figura dell’Amato. L’Amato Bene le tradisce, scompare, si rivela un lestofante: e loro continuano a stargli dietro. Anzi si distruggono per lui. Ma il mare che è scomparso intorno alle isole di questo libro, Aquila e Nina ma anche tutti gli altri personaggi: Maddalena, Giacomo, La Rana, Egizia, la narratrice stessa, ecc…, è il mare della comunicazione. Sono svaniti i ponti che legano le persone in un destino comune. E’ svanita la comunità. Questa è forse una delle ragioni per cui il romanzo si dipana proprio dal Risorgimento ad oggi: un paese nasce mentre è già morto. E noi oggi assistiamo a questo scempio, impotenti.

-Uno sguardo alla lingua e ai modelli letterari. Nel progetto originario le isole erano Elsa Morante e Anna Maria Ortese. Chi delle due è Nina e chi è Aquila?
Il progetto originario era uno spettacolo teatrale, breve, che è andato più volte in scena: lì c’era un’ipotesi di incontro mai avvenuta fra le due maggiori narratrici del nostro Novecento (e fra le maggiori d’Europa), entrambe autrici di romanzi in controtendenza rispetto alle mode del secolo. Poi, di queste due autrici così amate, in Isole senza mare non c’è più traccia narrativa, al limite ispirativi. Però se volessimo giocare a questo gioco che proponi, Aquila è Elsa, più battagliera e calata nel reale, e Nina è Anna Maria, persa dentro di sé, sola.

- La poesia di Angel Crespo che apre il romanzo : “ Misi le mani nell’acqua per assomigliare alle isole. Passava il mare tra le dita come aria tra le crepe. E s’inseguivano da sotto le mie parole le sirene. Quando volli tornare a terra, già non c’era più rivaâ€. Antonella, un’isola senza mare è una terra ( o un destino) senza approdo?
Questo è un romanzo picaresco sull’esilio: l’esilio dalla Spagna cui è destinata Aquila, l’esilio dalla Sardegna che deriva da un esilio dalla Spagna cui sono destinate le sorelle Azara, Nina e Maddalena. L’esilio dell’anima di due donne minori per la storia e senza importanza nella quotidianità ma pure vive e bisognose di essere riconosciute e viste. Tutte corrono verso il loro esilio, che è anche già raggiunto. E’ dentro di loro. Il bello della vita è diventare ciò che già siamo, realizzare il nostro destino: Nina se ne spaventa, Aquila sfrontatamente va avanti. Chi di noi non è così un giorno e nell’altro modo in un altro? Una volta raggiunta l’isola che siamo noi vorremmo tanto fuggire al nostro destino, pure non ci è possibile. Trasformare, trasfigurare è l’arma, fuggire è la morte.

30/11/-1, 00:00:00
SOLO! (e non solo), di Sergio Rilletti
Riporto su questo post dedicato a Sergio Rilletti. Questo post non è più solo… nel senso che in coda troverete un nuovo racconto di Rilletti (alias Mr. Noir). Si tratta di un racconto che fa parte dell’antologia “CRIMINI DI REGIME” (Editrice Laurum). Sergio si autodefinisce diversamente abile. Per me è abile. Solo… abile. Bravo, Sergio! Massimo Maugeri ———— post del 16 [...]

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Riporto su questo post dedicato a Sergio Rilletti.
Questo post non è più solo… nel senso che in coda troverete un nuovo racconto di Rilletti (alias Mr. Noir). Si tratta di un racconto che fa parte dell’antologia “CRIMINI DI REGIME” (Editrice Laurum).
Sergio si autodefinisce diversamente abile. Per me è abile. Solo… abile.
Bravo, Sergio!
Massimo Maugeri

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post del 16 marzo 2007c

Giorni fa scrissi un post dal titolo: Quando un “diversamente abile”… è solo”.

Il protagonista di quel post è lo scrittore Sergio Rilletti (nella foto). Quello che vi propongo qui di seguito è una breve presentazione del racconto “Solo!” scritto dallo stesso Rilletti in occasione di un’esperienza non particolarmente piacevole che è stato costretto a subire. Seguirà il racconto. Il post è un po’ lungo ma vi invito a leggerlo da cima a fondo. Ci tengo molto. Magari salvate la pagina sul vostro pc e leggete off-line. Poi tornate qui e, se vi va, lasciate le vostre impressioni come commento.

Vi ringrazio molto per l’attenzione.

(Massimo Maugeri).

*

Un autore di thriller crea i propri alter ego proprio per far vivere loro delle esperienze da brivido, che ovviamente auspica di non dover vivere mai.

   Non può certo immaginare che, un giorno, una persona di sua conoscenza lo scambi per il suo eroe seriale e decida di metterlo in una situazione assolutamente poco confortevole!

   E’ quanto accaduto a me – creatore di Mister Noir, detective privato in carrozzina -, il 9 aprile scorso al parco di Monza, quando, come avevo brevemente narrato nell’appello pubblicato sullo scorso numero di M-Rivista del mistero, un “branco di amici†mi ha mollato in mezzo al parco di Monza, a bordo della mia piccola carrozzina elettrica, per farsi un giro in risciò. Senza voltarsi più. Costringendomi a cavarmela, e a ritrovarli, da solo.

   Sì, Solo!, come il titolo di questo racconto, il primo sequel narrativo di una rubrica della posta.

   E, come in tutti i sequel che si rispettano, vengono svelate (parzialmente) le identità professionali di alcuni personaggi, tutte le strategie che ho dovuto attuare, tutte le mie emozioni, e lo stretto rapporto – breve ma intenso – con i due ragazzi che alla fine mi hanno aiutato in modo ottimale e che, come ho scritto nello scorso numero, vorrei assolutamente ritrovare e ringraziare.

   Non solo. Ma, come in un enorme gioco dei paradossi, che mi piace tanto sviluppare nei miei racconti, i ruoli si confondono, e chi ufficialmente è considerato un handicappato si dimostra improvvisamente un “super-dotatoâ€, surclassando in capacità chi, invece, deve accontentarsi della sua perenne condizione di “normodotatoâ€.

   Oltre 90 minuti di autentica tensione, narrati onestamente in soggettiva, in cui ogni lettore non potrà fare a meno di essere me!

   Un racconto che determina la nascita di un nuovo genere letterario: il reality novel!
    Sergio Rilletti

*

*

*

SOLO!

Racconto di Sergio Rilletti

Quest’anno ho scoperto che il Destino è un mio grandissimo fan; un fan un po’ apprensivo, a dir la verità, che, ingiustamente preoccupato che rimanga senza ispirazioni per i miei thriller, me ne fa capitare di tutti i colori. La storia che state per leggere è assolutamente vera. Dopo una lunga e attenta meditazione ho deciso di scriverla “in soggettivaâ€, telecamera immaginaria alla mano, per portarvi con me, a bordo della mia carrozzina elettrica, e farvi vivere quello che ho vissuto io, esattamente come l’ho vissuto io: pensieri compresi. La data e i luoghi sono veri, i nomi dei personaggi sono ovviamente modificati per salvaguardare la loro privacy. Solo i nomi di Lisa e, mi pare, Mauro (ho una certa idiosincrasia con i nomi maschili), protagonisti assoluti del terzo capitolo, sono veri; e ho voluto mantenerli tali in modo che loro si possano riconoscere e io possa ringraziarli. Ma ora basta con le chiacchiere, e seguitemi nei meandri del parco di Monza e della mia mente. (Sergio Rilletti) .

*

Domenica 9 aprile 2006, Ore 13.10 circa, Parco di Monza

Vanno. Loro vanno. E io, rimango sempre più indietro.

Certo che seguire due risciò con una carrozzina elettrica di modeste dimensioni e di scarsa potenza come la mia, non mi sembra un’idea proprio geniale, anche perché il terreno qui è sconnesso. Ma come potevo impedire agli altri di andarci? Ora dovrò fare la passeggiata da solo, e accontentarmi dei momenti di contatto che avrò quando si fermeranno ad aspettarmi. Accontentarmi e gustarmeli. Fino in fondo.

Già, accontentarmi. Loro davanti, tutti assieme, che si divertono; e io qui dietro, da solo, che arranco. D’altronde, non potevo certo oppormi, non potevo impedire agli altri di fare questa bell’esperienza.

Ma come ha potuto Carletto fare una proposta del genere?

Speriamo almeno che si fermino. Qui il terreno è accidentato, e la carrozzina traballa.

Sì, sì; sicuramente si fermeranno. Carletto è un professionista: sa quello che fa. Sì, ecco, si fermano. Bravo, Carletto: sapevo di poter contare su di te! Ora vi raggiungo. Ancora qualche metro su questo terreno sconnesso, e sono da voi. Una buca, due buche, una pozzanghera di fango, un dosso di terra battuta, e ancora una buca. La carrozzina traballa per tutto il tempo, ma alla fine vi raggiungo. Sorrido. Anche Carletto sorride, e poi mi fa: “Senti… Possiamo andare avanti?â€

A me si raggela il sangue e non dico nulla, paralizzato, sbalordito; ma Carletto non si accorge di niente e prosegue: “Ti fai una bella passeggiata da solo nel parco fino alla cascina. Tanto la strada è facile: vai avanti fino all’autodromo e poi giri a sinistra, costeggiandolo.â€

Sconcertato, rispondo di sì. Io non sopporto l’idea di rimanere da solo in un luogo pubblico, soprattutto in un parco; un parco non mi dà alcun senso di sicurezza: si può incontrare chiunque, in un parco, assolutamente chiunque. Ma che diritto ho io di limitare agli altri questa bell’esperienza? Domando di nuovo la strada, con espressione estremamente titubante, per far capire che non sono affatto sicuro, Carletto me la ripete, e io, sempre titubante, li saluto. Tanto, penso, si gireranno. Non mi perderanno certo di vista!

Vanno. Loro vanno. Senza voltarsi.

E mi distanziano sempre più.

Io arranco con la mia piccola carrozzina elettrica. Qui il terreno è asfaltato, procedo abbastanza bene. Li vedo allontanarsi. Già, si allontanano. E non si voltano.

Cazzo, ma voltatevi!

Niente. Non si voltano.

Vedo, lontano, una curva; una curva che devono intraprendere. Sarei tentato di tagliare per il prato, per avere almeno una piccola possibilità di raggiungerli, ma se mi ribalto che faccio? Il terreno erboso è il più insidioso di tutti, perché l’erba copre, e, sotto l’apparenza di un terreno verde e pianeggiante, si cela sempre un terreno accidentato, pieno di dune, pendenze, e avvallamenti. E le possibilità di ribaltarsi sarebbero infinitamente superiori! Non mi fido, e decido di proseguire per la strada principale; anche se sono consapevole che non li raggiungerò mai.

Continuo, senza perderli di vista.

Finché posso.

Poi salgono su una montagnetta; su, su, fino in cima.

Li guardo, per vedere se si girano. Si gireranno sicuramente per salutarmi. Si girano? No, se ne vanno: proseguono. Lasciandomi definitivamente solo.

Oh, cazzo! Speriamo in bene! Avanti fino all’autodromo e poi giri a sinistra, mi hanno detto. Devo costeggiare l’autodromo. Ma dov’è l’autodromo? Speriamo almeno che la batteria della carrozzina duri fino alla cascina, che non si scarichi prima. Proseguo, tesissimo. Maledico il momento in cui ho accettato. Maledetta generosità! Ora loro (Carletto, i due assistenti dell’Organizzazione, e i tre miei compagni) sono tutti insieme a divertirsi, mentre io sono qui a girare da solo come un pirla! Mi impongo di calmarmi, ci riesco; tanto ormai è inutile: sono da solo! Quindi, ho due alternative: o continuare a recriminare o godermi il panorama. Opto per la seconda. Intanto proseguo sempre dritto, per un bel po’. Dritto, e poi all’autodromo a sinistra, costeggiandolo, mi ripeto. Meno male almeno che il tempo è bello. Pensa un po’ se minacciasse di piovere…

Continuo la mia marcia forzata ostentando un interesse particolare per tutto il verde che mi circonda. Laggiù, lontano, vedo anche le montagne innevate. Non che mi interessi in modo particolare un panorama che, andando a questa velocità, cambia poco; ma almeno mi aiuta a distrarmi e a non pensare che sono solo… e che devo trovare la strada per tornare alla cascina. A proposito: dove cazzo è l’autodromo? Ormai è da un po’ che sto camminando. Possibile che sia così avanti? Possibile che siano andati così avanti? Mi fermo, scruto l’orizzonte, ma dell’autodromo non si vede neanche l’ombra. Eppure non è piccolino. È un autodromo, voglio dire: se ci fosse, lo vedrei! Anche lontano, magari, ma lo vedrei! Rischio di farmi prendere dal panico; invece no, non devo!

Aziono la cloche della mia carrozzina, e procedo. Se ti hanno detto vai avanti fino all’autodromo, e non vedi ancora l’autodromo, vuol dire che non sei ancora arrivato. Semplice, no?

Semplice un corno! Se sei in un posto sconosciuto, hai solo una vaga idea di dove dover andare (sperando, tra l’altro, di aver capito bene), non vedi mai arrivare questo cazzo di punto di riferimento (peraltro neanche tanto piccolo), ti guardi intorno e ti sembra tutto uguale, e non puoi neanche chiedere una conferma a qualcuno perché le tue difficoltà motorie ti creano qualche problemino nel farlo, allora no, non è affatto semplice essere sicuri di non aver sbagliato strada. Ma proprio neanche un po’. E comunque non ti preoccupare, mi dico. Appena non ti vedranno arrivare, ti verranno sicuramente a cercare! Ora non devi fare altro che andare avanti fino…

Mi blocco.

Mi raggelo.

Ma no… non è possibile!

E mo’, dove vado?

MA DOVE CAZZO E’ L’AUTODROMO?!

Sono arrivato a un incrocio a T. Davanti a me la strada è sbarrata da un paio di panettoni. O meglio: non è che sia proprio sbarrata, ma comunque il passaggio non è abbastanza largo per un risciò. E poi, al di là dei panettoni, il terreno sembra sabbioso. Evidentemente è qui che devo girare a sinistra. Sì, ma… Dove è l’autodromo?

Vado. Ma le cose non stanno andando come previsto. E questo non mi piace neanche un po’. Sto abbandonando il viale principale. Non è prudente, lo so, ma per un po’ rimarrò comunque ben visibile: se ripassassero, mi vedrebbero sicuramente! E poi, loro mi aspettano in cascina. L’appuntamento è là!

Arrivo a un altro incrocio. Ora ho tre possibilità: o attraversare la strada e proseguire diritto (però quella mi sembra una zona un po’ troppo boscosa), o immettermi in questa strada dove scorrazzano le auto (e non ci penso proprio!), oppure seguire questo controviale pedonale che costeggia la carreggiata delle auto. Sì, questa terza soluzione mi sembra la migliore: la seguo. Anche perché, in effetti, quelle auto devono pur fermarsi da qualche parte. Non è detto, ma magari vanno proprio all’autodromo. Procedo lungo il controviale, mentre le auto continuano a sfrecciare alla mia sinistra. Ecco. Ora ho completamente abbandonato il viale principale, non lo vedo più; e per ogni metro che faccio su questa strada, la tensione aumenta. Speriamo in bene, speriamo di aver fatto la scelta giusta!

No!…

Rallento.

No!…

Rallento.

No!…

Mi fermo.

Di nuovo. Per forza.

Nooo!… Ma porcaputtana! Ma non è possibile!… E che è?!

La strada è sbarrata, di nuovo. E questa volta non si tratta di semplici panettoni, tra cui, magari, potrei passare; no, è proprio sbarrata, chiusa!

Ansimo. Sento un brivido corrermi lungo la schiena: parte dalla cervicale e si snoda in tutto il corpo. Dondolo la testa da una parte e dall’altra, per sgranchire i muscoli del collo e scaricare la tensione. Scoppio in una risata isterica, giro la carrozzina, e mi affretto a tornare indietro. Ecco, ora sono proprio nei guai. Ma proprio Guai Guai Guai! Non vedo l’ora di tornare sul viale principale. Cazzo, adesso come faccio? Magari mi si scarica pure la batteria della carrozzina! Ma che coglioni!

Sono tornato sul viale principale, finalmente. Giro fiducioso la testa a destra e a sinistra, ma di Carletto & Co. neanche l’ombra. Ma che coglioni! Vado a destra e poi torno indietro, mantenendo una posizione ben centrale. Vedo scorrazzare molti risciò, ma nessuno con tre persone a bordo. Finalmente ne vedo uno con tre passeggeri. Mi sento sollevato. Alzo la mano sinistra e preparo un bel sorriso, pronto a fare un allegro cazziatone; ma quando il risciò si avvicina… devo ritirare tutto: mano e sorriso. Non sono loro! Ma che cosa aspettano a venirmi a cercare? Non si sono accorti che non ci sono? Qui devo razionalizzare i movimenti, non posso continuare così! Se mi si scarica la carrozzina, sono guai! E sì che Carletto è un professionista: dovrebbe ben sapere che potrebbe scaricarsi la batteria. Ma che coglione! Torno indietro, fino alla mappa del parco che avevo notato, e guardo dov’è la cascina. È un po’ lontana, ma decido di riprovarci.

Parto. Comincio a ripercorrere la stessa strada di prima, ma la tensione e la rabbia hanno raggiunto livelli ormai incontrollabili. Ma guarda un po’ cosa mi doveva capitare: il professionista coglione! Ma quando arrivo a casa, quelli dell’Organizzazione mi sentono! Che poi loro, quelli dell’Organizzazione, in effetti non hanno colpa: Carletto ha un curriculum favoloso, è normale che scegliessero lui! Chi poteva immaginare che, uno con un curriculum favoloso come il suo, potesse combinare una stronzata del genere? E ora, che faccio? Sto percorrendo di nuovo questa strada, e loro non ci sono ancora! Non posso continuare a girare così a caso: la carrozzina rischia di scaricarsi! Devo chiedere aiuto. Ma a chi? Anche ammesso di riuscire a parlare in modo abbastanza chiaro da farmi comprendere, a chi chiedo informazioni? Qui è pieno di gente, è vero, ma sono comunque tutti dei passanti: non è detto che sappiano dove è la cascina. Mentre cerco invano la figura di Carletto & Co., uno spiraglio si apre. Uno spiraglio di speranza. A forma di entrata. A circa venti metri da me, sulla destra, c’è una deviazione che porta a due colonne che delimitano l’entrata di un rione. Mentre mi avvicino guardo meglio: sembra un quartiere agricolo, e ci sono delle case. Sono un po’ in dubbio se entrare o no: si tratta comunque di abbandonare di nuovo il viale principale; consumerei batteria, il terreno lì è molto sconnesso, e il risultato è incerto. Ma comunque, se voglio chiedere aiuto, è lì che devo andare.

Varco l’entrata, e mi sembra di ritrovarmi in aperta campagna. Vado avanti per il sentiero sterrato stando ben attento a dove metto le ruote, per non ribaltarmi. Alla mia sinistra vedo un vecchio contadino raccogliere legna, qualche metro dietro a lui c’è un bel fuoco, e, un po’ più lontano, quasi di fronte a me, leggermente alla mia destra, una donna bruna sbuca dal cortile del rione, camminando a passo spedito. Sarà per l’aspetto giovane ed eretto, sarà perché, per esperienza, so che le donne sono spesso più sveglie di noi uomini, sarà per la mia naturale propensione verso il sesso femminile, ma opto per lei. Io opto per lei ma lei non opta per me, e devia verso un altro sentiero. Rimango stupito: pensavo che la mia fosse l’unica strada per entrare e uscire da quel rione; e invece, a quanto pare, no. Capisco subito che non la raggiungerò più e mi dirigo verso l’agglomerato di case, disposte a ferro di cavallo. Entro nel cortile e mi colloco nel centro. Lo spettacolo è deprimente e angosciante; mi sembra di essere capitato in una città fantasma. Case bianche e fatiscenti, con persiane verdi e porte marroni. Forse, una volta, erano belle, ma ormai i muri sono sporchi e scrostati, logorati dal tempo, e le porte, anche se chiuse a chiave, non danno certo l’idea di sicurezza e protezione.

Comincio a gridare (“Aiuto! Aiuto! Aiuto!â€), ma la parola Aiuto ha una combinazione di lettere davvero ostica per me, quindi riesco a pronunciare solo la A, mentre tutte le altre lettere mi muoiono in gola.

Nessuno si affaccia. È inutile rimanere oltre.

Decido di tentare con il contadino. Torno indietro, ma… No! Dov’è?… Dov’è finito il contadino? Mi dirigo nell’esatto punto dove l’avevo visto prima; mi guardo intorno: il fuoco c’è ancora… ma il contadino no. No, non è possibile! Ho perso l’unico contatto che avevo! Calma, calma. Sta’ calmo e ragiona. Se ha preso della legna e al fuoco non c’è, vuol dire che l’ha portata da qualche altra parte. Ma dove?… A casa, certo: è andato a casa! Torno nel cortile, e scruto tutte le porte delle case. Laggiù, in fondo, ce n’è una aperta. Il contadino dev’essere là! Mi avvicino. Il contadino esce, mi guarda incuriosito, e mi viene incontro. “Hai bisogno di aiuto?“ mi chiede.

La sua voce fessa non promette nulla di buono, ma io faccio cenno di sì.

“Ti sei perso?â€

La risposta esatta sarebbe “No, mi hanno persoâ€, ma, per semplificare, taglio corto e rispondo di sì.

Eh-eh! E mo’ viene il bello! In casi come questo, quando devi spiegare una tua impellente necessità ad un estraneo, devi proprio dimenticarti qualsiasi forma di preambolo, di sintassi, e di educazione, che impegnerebbero l’attenzione e il tempo dell’altro inutilmente, e concentrarti solo sull’informazione primaria in sé. Sono un po’ incerto sull’informazione da chiedere. Indicargli la borsa, per fargli prendere la mia agenda e telefonare a qualcuno, mi sembra troppo complicato; quindi, mi rimangono due possibilità: Cascina o Autodromo? ‘Fanculo l’autodromo!, mi rispondo. Lo guardo fisso negli occhi, e, scadendo bene le parole, dico semplicemente: “Cascina Costa Alta.â€

“Cascina Costa Alta?! mi ripete. Come, mi ha capito? Sono sinceramente stupito: non mi aspettavo che ci saremmo capiti così, al primo colpo; mi affretto a dire di sì. Lui mi guarda un po’ perplesso. “Sei un po’ lontano: la cascina che dici tu è a due chilometri da qui.â€

Io lo guardo sbigottito. Rimango senza parole, anche nella mente.

“Guarda: Tu, uscito da qui, vai a sinistra; poi, a un certo punto, vedrai un cartello con l’indicazione ‘Bocciodromo’. – Il contadino mi spiega tutta la strada, sembra facile, ma poi conclude: - Comunque, secondo me, non ce la fai ad arrivare, perché alla fine c’è una salita così. Hai capito?â€

Dentro rabbrividisco, ma comunque non posso chiedergli di più: rispondo di sì, lo ringrazio, e, anche se insicuro, vado. Incontro di nuovo la donna bruna; sarei tentato di chiederle aiuto, ma ho paura che il contadino, vedendomi, possa rimaner male. Proseguo senza dir niente.

Esco dal rione e comincio a cercare febbrilmente l’indicazione per il bocciodromo, sperando sempre che la carrozzina non si scarichi. Finalmente la trovo, esulto, e la seguo. Ma anche quella strada porta da nessuna parte. Torno indietro sul viale principale, e mi guardo intorno. Ci sono? No, macché! Ma che gruppo di coglioni!… Ma che branco di handicappati! Decido di andare ancora alla mappa, per chiedere aiuto da lì. Ma che imbecilli! La mappa, oltre alla cartina del parco, mostra, in basso, sei cerchi con i luoghi più importanti del parco. Io mi posiziono il più vicino possibile, in modo da poter indicare con facilità Cascina Costa Alta. Comincio a gridare agitando le braccia, per attirare l’attenzione; le persone, però, non mi degnano neppure e tirano dritto.

Dopo un po’ vedo arrivare una famigliola – papà, mamma, e bambino -, e io, avendo una fiducia smodata nelle famiglie, gesticolo ancora di più. L’uomo mi vede sbracciarmi e gesticolare, mi guarda, e, con lo sguardo assente come il suo cervello, mi risponde: “Ciao!â€

“Eh, Buonanotte!†lo saluto io.

Finalmente arriva un giovane pattinatore, castano e riccioluto; arriva sparato sui rollerblade, e, dopo qualche giravolta di rallentamento, si ferma proprio accanto a me. Io gli indico la cascina, e lui mi indica la strada; si assicura che abbia capito, e poi se ne va, sparato com’era arrivato. Vado, ricordandomi che a un certo punto devo girare a sinistra. Io vado, ma qui è tutto uguale. Dov’è che devo girare? Sono depresso, angosciato, non ce la faccio più. Il mio sguardo vaga alla ricerca di Carletto & Co., oppure, in alternativa, di qualche vigile o poliziotto a cavallo (so che esistono). Avrei voluto evitarlo, ma dopotutto… Cazzi loro: a mali estremi, estremi rimedi!

Non vedo nessuno.

C’è un viale a sinistra: lo prendo; ma mi sembra dannatamente uguale a quello che mi aveva portato alla strada carreggiata e al controviale pedonale senza uscita, e mi faccio prendere dal panico. Sono sull’orlo d’una crisi di nervi. Incrocio un uomo; vorrei chiedergli aiuto, ma è troppo impegnato con il suo cellulare. Proseguo.

Pochi metri davanti a me compaiono due ragazzi: lei è una deliziosa biondina, con i capelli lunghi e il viso rotondo, pieno di nei ma “pulitoâ€; lui è bruno, capelli corti, viso tendente al rotondo ma con lineamenti più marcati. Mi vengono incontro. Io devo avere un’espressione abbastanza spaventata, perché lei mi chiede subito se mi serve aiuto, senza bisogno che io dica A: io mi affretto ad annuire.

“Ma è da solo?†si chiede lei con stupore e voce carezzevole, guardandosi intorno. E poi, rivolgendosi a me: “Ma eri con qualcuno?â€

“Con un gruppo.â€

“Vedi, era con un gruppo!†esclama, rivolta al ragazzo.

“Ma io non vedo nessunoâ€, risponde lui, scrutando l’orizzonte.

“Neanch’io†ribadisce lei.

Io scoppio in una piccola risatina isterica. Eh! Non ditelo a me!

“Guarda nella sua borsa, magari ha un numero da chiamareâ€, dice lei.

Io sto per assentire, ma lui, con un tono dolce e imbarazzato, dice: “No… Non me la sento di mettergli le mani in borsa .â€

“Vabbe’… Andiamo in là, vedrai che li troviamo!†dice la ragazza, rivolgendosi a me. Io non sono proprio così ottimista, ma capisco che non mi abbandoneranno, e mi sento al sicuro. Li identifico subito come due angeli custodi mandati da Dio, e lo ringrazio. Sul serio! Io non sono particolarmente avvezzo a questo tipo di pensieri, non mi capita molto spesso di ringraziare Dio, e quasi mai lo faccio tempestivamente; ma, questa volta sì.

C’incamminiamo, e io mi mantengo qualche metro davanti a loro; abbastanza vicino perché capiscano che sono sempre con loro, ma abbastanza lontano perché possano continuare a godersi un po’ di intimità. Li sento ridere e scambiarsi paroline affettuose. È un piacere sentirli: mi fanno andare indietro nel tempo; agli amori giovanili dei miei primi amici. Sì, è proprio un piacere sentirli. Parlano tra loro, ma so che sono con me. Sì, loro sono con me, e sento lei dire: “Ma l’hanno lasciato solo? Ma che gente è?… Ma come si fa a lasciarlo solo?â€

Sogghigno, con soddisfazione e sollievo. La tipa è sveglia, ha colto proprio nel segno: non pensa che mi sono perso, pensa che mi hanno perso!

Arriviamo al viale principale, ci guardiamo intorno, ma… Toh, che strano. Non c’è nessuno.

“Io non vedo nessun gruppo. Se ci fosse un gruppo, lo vedremmoâ€, dice lei con aria smarrita e stupefatta.

“Che facciamo, chiamiamo i vigili?†propone lui.

“No, aspetta. Magari in borsa ha un numero da chiamare!â€

“Ma a me non va di mettere le mani nella sua borsaâ€, ribadisce lui, timido e imbarazzato al tempo stesso. Mi fa proprio una bella impressione: il rispetto, quasi reverenziale, che ha per me e per la mia privacy mi colpisce e mi commuove. Ma questo non è il momento della riservatezza, e faccio chiaramente capire che non deve farsi problemi e di guardare pure nella mia borsa.

“Ecco, vedi, vuole che guardiamo nella sua borsa; giusto?â€

Annuisco con veemenza. “Ho una agenda†mi dico, scandendo bene le parole.

“Hai un’agenda?†ripete lei. Poi, vedendo la mia espressione meravigliata, mi fa: “Sei stupito perché ho capito? Ma io sono abituata con i bambini, faccio la maestra. Eh sì: la maestra Lisa capisce sempre tutto!â€

Maestra? Ma come maestra? Io pensavo che andasse ancora a scuola.

Chiedendomi ancora una volta il permesso, il ragazzo comincia a frugare nella mia borsa, maneggiando ogni cosa come fosse una reliquia antica di immensa fragilità, finché trova la mia agenda.

“Chi dobbiamo chiamare?†mi chiede Lisa.

La cosa più facile sarebbe far aprire l’agenda alla prima pagina, dove ho i numeri dei miei familiari e parenti, e far chiamare i miei genitori. Ma, se lo faccio, mia madre si terrorizza. So di non avere il numero di quell’imbecille di Carletto, ma so di avere quello di Filomena, una delle assistenti che era rimasta in cascina con altri ragazzi. So di avere il suo numero di casa; spero di avere anche quello di cellulare. Dico di aprire l’agenda alla lettera F, indico il nome di Filomena, ma… Ho soltanto il suo numero di casa! Il cuore mi sale in gola, ma non dico niente. Lisa prende il mio cellulare, lo accende, ma si accorge che dovrebbe mettere il pin per attivarlo; e, anziché chiedermi il codice, mi rimette via il telefono, chiedendo al ragazzo di usare il suo. Io lo lascio tentare. C’è ancora una piccola possibilità, una fievole speranza: Asdrubale, il neo-ex fidanzato di Filomena, in quel momento potrebbe essere proprio lì, a raccogliere le sue cose.

Asdrubale risponde. Il ragazzo gli parla, e deve ripetergli due volte che mi hanno trovato a girare da solo in mezzo al parco di Monza, e che sono molto agitato; gli dà il suo numero di cellulare, di cui, purtroppo, memorizzo solo le prime tre cifre, e gli dice di richiamarlo per fargli sapere dove dobbiamo trovarci. Riattacca, e ci riferisce che Asdrubale si è incazzato e ha detto frasi del tipo: “Ma come da solo?… Ma sono impazziti?â€

Il cellulare suona: è Carletto. Il ragazzo non riesce fargli capire dove siamo, e allora gli dice che li aspetteremo all’incrocio dove c’è la mappa.

Ci avviamo. Io vorrei chiedere al ragazzo il suo numero di cellulare, per poterli richiamare, ringraziare bene, e magari, perché no, rivederli con un po’ più di tranquillità per chiacchierare un po’; vorrei proprio farlo, ma, invece, mi blocco: mi stanno aiutando, stiamo procedendo verso un obiettivo ben preciso, non voglio distogliere la loro attenzione, per magari agitarli o imbarazzarli. Tanto, penso, Carletto e Asdrubale ce l’hanno. Sicuramente me lo daranno. Do la precedenza a una parola, una soltanto, che devo per forza dire ora, se no poi, nella confusione, magari non riesco più a pronunciare: “Grazie.â€

“Di niente, figurati!†risponde prontamente lei.

Chiedo a lui come si chiama.

“Mauroâ€, dice sorridendo.

Lei si affretta a ridirmi che si chiama Lisa, ma in realtà il suo nome l’ho già memorizzato da prima. “E tu?†fa lei, con voce gioiosa.

“Sergio.â€

“Ah, Sergio.â€

Arriviamo all’incrocio, e ci mettiamo proprio accanto alla mappa; così, giusto per essere sicuri che ci vedano. Lisa e Mauro sono di fronte a me, e, mentre stiamo aspettando che arrivino, inaspettatamente, veloce come un lampo, tra loro schiocca e sboccia un bacio. È un bacio-lampo, reciproco e simultaneo, un bacio giocoso, uno di quelli che solo due fidanzatini possono scambiarsi. Un bacio fresco, giovane, primaverile, che si fonde perfettamente con i colori di questa bella giornata. Non posso trattenere un moto di contentezza. Loro se ne accorgono e scoppiano a ridere, creando tra noi un legame magico e indissolubile.

Arriva Carletto, incredibile ma vero, con il pulmino dell’Organizzazione. Scende e, anziché dire frasi del tipo Come stai?… Scusami. Ma che pirla sono stato! oppure Grazie, ragazzi! Davvero, grazie mille!, comincia a sfottermi dicendo che non ho il senso dell’orientamento; e quando Lisa gli dice “Guarda che era molto spaventato! “ lui rincara la dose, facendo i versi che di solito si riservano ai bebè, e sostenendo che mi stavano cercando dappertutto e che, comunque, era tutto sotto controllo.

Minchia! Lo mando subito, e più volte, affanculo. Non gli dico dove deve mettersi il pulmino solo perché sul pulmino devo salirci anch’io. Mentre uno degli assistenti, senza proferir parola, mi carica di gran carriera, ho solo il tempo di un ultimo fugace sorriso con i due ragazzi. Lisa e Mauro sono lì; probabilmente si aspettano che Carletto dica loro qualcosa. Io lo guardo con due occhi grandi così. Adesso li ringrazierà, sì. Arriverà a capire che deve ringraziarli! No, macché! Carletto non arriva a capire neanche questo! Sale sul pulmino, e parte.

Mi guardo intorno, e mi accorgo che la compagnia è cambiata, a parte Carletto e l’assistente che mi aveva caricato sul pulmino. Non sono quelli che erano partiti con me dalla cascina, sono quelli che erano rimasti dentro. E ci sono pure dei miei compagni in carrozzina! Sono scioccato. Ma come? Venite a cercare me, e, anziché organizzare un gruppo di soli assistenti in modo da poter essere più liberi nei movimenti, vi portate dietro le carrozzine? No, non è possibile! Non è proprio possibile!

Filomena, seduta accanto a me, è al telefono con Asdrubale. Mi dice che Asdrubale poi mi darà il numero di cellulare del ragazzo, e io, contento, lo ringrazio. Filomena comincia a farmi domande a raffica, come se potessi spiegare in cinque minuti cosa mi era accaduto, e alla fine, bella bella esclama: “Sai, Sergio, di questa storia potresti scrivere un racconto!â€

“Sì, sì… Contaci!â€

Cascina Costa Alta, Ore 15.30

Mi trovo qui, nel salone. Sono tornato da poco, e ora sto mangiando. Mi sento ancora un po’ scosso per quello che mi è accaduto. Tutti mi hanno accolto con un grande applauso, è vero, ma nessuno mi chiede niente. Perché? Neanche Guido e Viola, i due assistenti con cui ho più confidenza, mi chiedono niente; neanche come sto. Perché? Il cellulare di Carletto suona: è mia madre. Carletto le dice “che ho fatto una cosa…!â€, facendole supporre che si tratti di una bricconata.

La saluto, dicendole solo che ora sto bene. Tanto, penso, ho tutto il tempo per far rabbrividire familiari, parenti, e un nugolo di amici!…

Quando ho iniziato a scrivere questo racconto, non immaginavo che venisse così lungo. Il fatto è che nelle mie molteplici narrazioni orali, per quanto fossero dettagliate, ho sempre tagliato i particolari dei miei pensieri, delle sensazioni, e degli imprevisti che incontravo, parti fondamentali della vicenda, per non affaticare troppo l’ascoltatore; quindi, quella che mi ricordavo all’inizio, al momento della premessa, era solo la versione “oraleâ€, non quella “integraleâ€. Poi, scrivendo, mi è riaffiorato in mente tutto. E solo così, solo mettendo tutto quello che avevo visto e provato e pensato, espressioni da educanda infuriata comprese, potevo trasmettere esattamente quello che avevo vissuto, scandendo l’evoluzione della mia paura “momento per momentoâ€, che comunque ho sempre dominato. Ma se la paura non ha mai governato la mia mente, ha però dominato quella degli assistenti, che, accomunati da un malsano concetto di unione di gruppo, si sono fatti fagocitare tutti dal terrore. E questa vicenda, purtroppo, ha un epilogo delirante. Io, in cuor mio, so già che deciderò di non querelare Carletto, anche se potrei diventare ricco con estrema facilità; un po’ perché appartengo comunque a una famiglia di santi, e un po’ per non creare dei problemi all’Organizzazione, che, in fondo, non ha colpa. Però non mi va di dirlo subito, e lo tengo per me. Filomena mi scrive un’e-mail dove mi dice che mi ha visto un po’ agitato e di confidarmi pure con lei, se voglio. Io mi fido, le scrivo in due righe quello che penso di Carletto, e lei non mi dice più nulla, né per e-mail né a voce. Gli altri assistenti, anche quelli che credevo affezionati, non mi dicono più nulla al riguardo; e quando mi vedono, fanno finta che sia successo niente. Non solo. Ma non riesco neppure a ottenere il numero di cellulare di Mauro: né Carletto né Asdrubale, che oltretutto me l’aveva promesso, l’hanno tenuto, compiendo così un atto gravissimo, deplorevole e senza senso (senza senso in tutti i sensi!), degno di un racconto non giallo, ma noir. E pensare che io li volevo solo ringraziare, quei due ragazzi. E l’ho più volte specificato a Carletto, ad Asdrubale, e all’Organizzazione, che volevo solo ringraziarli… L’unica vera soddisfazione in questa vicenda è essere riuscito a cavarmela in una situazione difficile e imprevedibile, e di aver scoperto di possedere, forse, più capacità di quelle che sospettavo. Quest’anno il Destino si è dimostrato un mio grandissimo fan, procurandomi parecchi colpi di scena… tra cui l’incontro con Lisa e Mauro. Spero proprio che un giorno, magari con l’aiuto di qualcuno o la complicità di qualche appuntamento di Alacran Edizioni, possa procurarmi un altro colpo di scena e farmeli incontrare di nuovo.

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COME IN FAMIGLIA
di Sergio Rilletti

Zagarolo, ottobre 1943

cLisa, uno scricciolo biondo di appena otto anni, era là fuori, a guardare l’immensa distesa verde che si estendeva verso nord-ovest. Alla sua sinistra c’era il bosco; alle sue spalle, la casa; e, sparsi un po’ ovunque, compreso lungo il sentiero da dove arrivavano le persone, una moltitudine di filari di vigneti diversi.
Sì, Lisa era lì, immobile, a pochi metri dal bosco.
Ma lei non aveva paura del bosco; perché, dal bosco, non spuntavano i lupi. Almeno non per lei.
I lupi, per Lisa, avevano le ali.
Lei li sentiva arrivare quand’erano ancora lontani. Arrivavano rombando, e devastavano tutto l’ambiente con i loro proiettili e le loro bombe.
I lupi volanti non ululavano, ma facevano ululare le sirene d’allarme nelle città.
Lei, però, non era più in città, a Milano, vicina ai suoi genitori e alle sue sorelle; era a Zagarolo, una località agricola vicino alla capitale, dalla famiglia di zia Nella. L’aveva portata lì suo padre, circa due mesi prima - a causa degli incessanti bombardamenti che subivano le grandi città - lontano da loro, ma al sicuro tra le braccia accoglienti di zia Nella.
Erano passati due mesi, ormai, e lei era ancora lontana dalla sua famiglia: senza avere la possibilità di avere notizie, senza telefono. Ma lei, Lisa, era sempre in contatto con i suoi genitori: ogni giorno si metteva ai margini di quell’immenso prato verde, sempre a guardare nella medesima direzione, e con la forza dell’immaginazione lo percorreva fino all’orizzonte, fino a Milano.
Improvvisamente lo sentì arrivare, rombando.
Lei si paralizzò. La voce spiegata di Marta, che stava sopraggiungendo di corsa dalla casa, sovrastava il ringhio del lupo volante. Il rombo dell’aereo diventava sempre più forte, le grida concitate di Marta si avvicinavano. Il lupo si scaricò, e, mentre l’ordigno precipitava a meno di cinquanta metri da lei, Marta stava arrivando a tutta velocità.
La bomba precipitò, e si infossò nel terreno; non esplose, per fortuna, ma sollevò un’immensa coltre di scorie che offuscò il cielo. Marta, dall’alto dei suoi vent’anni, si tuffò sul corpicino dell’adorata cuginetta, proteggendolo dalla pioggia di detriti.
Quando la pioggia cessò e il rombo dell’aereo scomparve, Marta si sollevò, guardò Lisa, ed emise un profondo sospiro di sollievo.
Si avviarono verso casa. Zia Nella corse loro incontro con due braccia larghe così; le abbracciò.

Il pomeriggio, Lisa lo trascorse in compagnia di Marta e Guglielmo, in salotto, ad osservare i loro sguardi e ad ascoltare l’Italiano stentato di lui. Marta sorrideva, impegnandosi con caparbietà nel suo ruolo di maestra.
Era una scena divertente, per una bambina come Lisa, e anche Marta – con la sua lunga chioma riccia e nera – sembrava divertirsi; anche se in realtà, all’insaputa della piccola, le orecchie della ragazza erano ben tese verso l’esterno, pronte a captare qualunque segnale d’allarme. Non che Zia Nella avesse qualcosa da nascondere, non per il suo animo almeno, ma rispetto a certe persone che frequentavano la casa, sì, era meglio che non mostrasse quanto fosse grande il suo animo.
E i suoi figli, Dario e Marta, avevano preso da lei.
Dario in quel periodo era a letto ammalato, ma Marta si stava impegnando, da parecchi giorni, ad insegnare l’Italiano a Guglielmo. Non perché lui fosse analfabeta, ma perché non era italiano.
Né lui né Bruno e Franco, i suoi due compagni.
I loro veri nomi erano William, Frank, e Brown; lui e Frank erano americani, Brown era inglese.
Fuggiti da chissà dove, erano sopraggiunti qualche giorno prima e avevano chiesto di rifugiarsi lì; e Zia Nella, per la quale tutti gli esseri umani bisognosi d’aiuto erano un essere umano unico, aveva accettato.
Non era detto, però, che tutti quelli a cui prestava aiuto era opportuno che si incontrassero; specialmente in quel periodo, in cui i ruoli dei nemici e degli alleati non erano più ben definiti e si rischiava di essere mitragliati da aerei americani che fino a pochi giorni prima erano nostri nemici, o di essere uccisi da soldati tedeschi che fino a pochi giorni prima erano nostri alleati. Oppure, per non far morire un regime ormai agonizzante, di essere perseguitati da militi in camicia nera che erano addirittura nostri connazionali.
Zia Nella comunque aiutava sempre tutti. Molti anni prima che Fabrizio De André componesse la sua canzone-capolavoro Il pescatore, Zia Nella aiutava già tutti. Indistintamente.
E Marta non era da meno. Lì, bella sorridente e con tutti i sensi all’erta, stava insegnando l’Italiano ad un fuggiasco americano, con soldati tedeschi installati nel circondario che potevano venire da un momento all’altro.

Arrivò la sera, e Dario era ancora a letto con la febbre.
Lisa, Zia Nella, Marta, e altri due cugini dell’età di Lisa - ospiti anche loro di Zia Nella -, erano in salotto, quando arrivarono Hans e Fredric, due soldati tedeschi che ogni sera andavano a gustarsi un bel bicchiere di vino prodotto da quella famiglia.
Entrarono allegramente in quella casa, dove sapevano di trovare un po’ di calore umano, uniti da un senso di simpatia, da parte dei tedeschi, e di fraternità, da parte di Zia Nella.
Già, ma come avrebbero reagito i due simpatici tedeschi se avessero scoperto che quell’accogliente famiglia prestava attenzioni anche ad un gruppo di loro mortali nemici? La famiglia di Zia Nella non lo sapeva, ma era opportuno non scoprirlo. I due soldati erano simpatici, ma era meglio non scoprire fino a che punto erano stati condizionati dal loro esercito.
Hans depositò un sacco di arance sul tavolo, e scompigliò allegramente i capelli biondi di Lisa.
Zia Nella ringraziò mestamente per le arance, che dovevano essere trasformate in spremute per Dario, e le affidò a Marta, che andò subito in cucina.
Mentre Marta preparava la spremuta, Zia Nella riempiva i bicchieri col loro buon vino per riscaldare l’animo di quei due soldati che erano lontani da casa, e Hans aveva preso sulle ginocchia Lisa esclamando – Pella Pampina Pionda! Ja, ja! –, dal piano di sopra si udì un tramestio e una breve frase concitata.
I due tedeschi si guardarono. Né Hans né Fredric avevano capito le parole, ma non sembrava la stessa lingua di quella famiglia.
Il silenzio fu totale.
Hans e Fredric notarono anche quello. Fredric si alzò. Aveva ancora le mani sul tavolo, quando la vocina di Lisa lo fermò: — E’ Guglielmo –.
– Gugljelmo??? – le domandò Hans con espressione buffa.
Zia Nella decise di intervenire: — E’ un nostro cugino –.
Marta comparve sulla soglia, con un bicchiere di spremuta in mano. – Vado da Dario – disse con un sorriso che irradiava gioia di vivere.
Fredric si mosse.
– Vuoi venire anche tu? – disse, inarcando le sopracciglia in modo ospitale. – Dài, vieni! –
Marta era snella e graziosa, era bello seguirla.
Passarono davanti alla camera degli ospiti, ma da lì non proveniva più alcun rumore: Guglielmo e i suoi compagni si erano paralizzati.
– Gugljelmo? – chiese il soldato, fermandosi per puro caso davanti alla camera giusta.
Marta si girò. – No, è per Dario – disse mostrando il bicchiere e fingendo di non capire. Si avviò a passi lunghi verso la camera del fratello.
– Dove è Gugljelmo? – la bloccò di nuovo Fredric, scandendo bene le poche parole che sapeva.
Lei si voltò piano. – Boh!… Sarà in bagno – rispose, stando ben attenta a non guardare verso la stanza degli ospiti.
Bussò ed entrò da Dario. Andò subito dal fratello, porgendogli la spremuta. – Ciao, come stai? –
Lui grugnì qualcosa dondolando la testa, e bevve.
– Guarda, è venuto Fredric a trovarti! –
Lui si avvicinò e gli disse, in tono affettuoso, un’incomprensibile frase in tedesco.
– Ja, ja! – rispose Dario a qualunque cosa avesse detto Fredric. Il tedesco scoppiò a ridere, confidenzialmente, a denti stretti.
Marta si congedò dal fratello, muovendo le dita della mano per salutare, e uscì. Arrivò davanti alla stanza di Guglielmo & compagni e, senza alterare il passo, l’oltrepassò; Fredric la seguì.
Giunto di nuovo in sala, Fredric si sedette e, in compagnia del suo amico Hans e di quell’allegra famiglia, bevve quel bel bicchiere di buon vino che gli aveva versato la donna.
I minuti trascorsero inesorabili, e per i due soldati venne il momento di tornare dai loro commilitoni. Zia Nella li accompagnò fuori dalla porta, con Marta alla sua destra e Lisa al centro.
– Cjao, Pella Pampina Pionda! – disse Hans, scompigliandole i capelli. Lisa ricambiò con un bellissimo sorriso.
Improvvisamente, vedendo Marta, Fredric si rabbuiò un po’: c’era un fatto che non era stato chiarito. Alzò lo sguardo lasciandolo vagare al piano superiore, dove era stato con la ragazza dopo aver sentito il rumore e quelle strane parole.
I cuori di Marta e Zia Nella si fermarono, ma le due donne mantennero la loro compostezza, infondendo sicurezza e serenità a Lisa.
Hans, conoscendo bene l’amico, lo distolse dal suo pensiero spronandolo ad andare.
I due soldati tedeschi e la famiglia italiana si salutarono cordialmente, dandosi appuntamento per l’indomani sera. Come sempre.
Lisa li salutò con la manina, aspettandoli per il giorno dopo e spalancando, per sempre, il suo cuore verso gli altri. Verso tutti gli altri.

Sono passati tanti anni, e Lisa è diventata una donna (nonché mia mamma); anche se, in effetti, non sono ben sicuro che si chiami proprio così.
Zia Nella, Marta, e gli altri personaggi di quella famiglia non li ho mai conosciuti, ma sono sempre stati dei miti per me, protagonisti di tante storie incredibili. Questo racconto vuole essere un piccolo omaggio a loro, anche se nella realtà hanno nomi diversi, a cui sarò sempre molto grato per aver protetto così bene la mia futura mamma.
Sì, perché la storia che ho raccontato è basata su fatti realmente accaduti; il minimo di finzione che ho aggiunto serve soltanto ad esaltare in poche righe ciò che quella famiglia ha fatto per molti mesi.
E tutto è andato bene, per fortuna. Altrimenti non avrei potuto raccontarvi questa storia.
Né questa né altre storie.
Perché non sarei mai esistito.

©Sergio Rilletti, 2007

30/11/-1, 00:00:00
Migliorare la Tua Vita Con 1 Euro?!?... Impossibile... O Forse NO?!?...
cBuongiorno a tutti!!! Quest'oggi l'opportunità di crearsi dei Guadagni Online (e non solo...) di cui vi vado a parlare è particolarmente interessante, sia per l'incredibile somma che si deve investire per potervi accedere (pensate... dovrete investire "addirittura" ben 1 Euro...) sia per il tempismo con cui vi viene presentata (la società in questione è appena partita con una fase di Pre-Posizionamento e come ben sapete "Chi prima arriva..." c).

Questi i punti di forza principali dell'opportunità:
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- Carriera facilmente percorribile
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Insomma, per farla breve, si tratta di un Business definito da alcuni esperti come il più facile e redditizio in assoluto. Infatti anche alcuni leader Europei stanno già contattando l'azienda per importare nelle loro nazioni prodotti e piano guadagni.

Potrei certamente dilungarmi in spiegazioni più dettagliate, ma non voglio annoiarvi con un Post troppo lungo e noioso quando potrete trovare ogni dettaglio, spiegato certamente in modo migliore, in un video, molto esauriente, disponibile sulla Home Page del sito della Società in questione che vi invito a andare subito a vedere (Cliccate sulla scritta in neretto al centro della pagina c)

Vi preannuncio inoltre, in via del tutto informale, che l'azienda al termine di questa fase selezionerà i migliori distributori a cui affidare la responsabilità di alcune aree geografiche italiane ed estere con riconoscimenti economici che vanno oltre ogni immaginazione e con mansioni di formazione, organizzazione eventi e quindi ulteriori possibilità di guadagno e di formazione. c

Se, quindi, in questo momento non avete il modo e/o il tempo di dedicare la giusta attenzione al video, mi permetto di darvi un consiglio personale...

Andate subito, comunque, sul Sito della Società cliccate su "registrati" e iscrivetevi immediatamente come "friend" al costo di 1 Euro (consideratelo un caffè offerto al vostro migliore amico: voi stessi!!!), assicurandovi subito il diritto a ricevere il vostro sito web e poter accedere al back office, e, quindi, alla vostra piena operatività, e poi studiatevi il tutto con calma.

In questo modo, però, riuscirete a sfruttare fin da subito il momento riservandovi un posto di assoluto privilegio nella genealogia!!!

Che altro dire: VI TROVATE AL POSTO GIUSTO NEL MOMENTO GIUSTO!!!

Ora sta solamente a Voi saper cogliere questa opportunità.

Il nostro futuro è il frutto delle scelte che facciamo oggi, siamo noi gli artefici del nostro destino.

Anche ora vi trovi davanti ad una scelta, una scelta che potrebbe essere molto importante per la vostra vita: potete chiudere questa pagina web e decidere di "risparmiare 1 Euro" oppure potrete decidere di agire subito e registrare la vostra posizione. A voi la scelta... c

Ricordatevi solo di una cosa: nella vita ci sono 2 cose che non tornano mai indietro... una freccia scagliata ed un'occasione persa!!! c


P.S. Per chiunque abbia bisogno di altre informazioni o delucidazioni basta cliccare quì sotto e, grazie a questo simpatico widget,troverete come potete contattarmi un pò ovunque sulla rete ed avrete modo, tramite la card in fondo alla pagina, di contattarmi anche via mail e/o skype!!!c

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30/11/-1, 00:00:00
"Neonisi - L'Isola che Ora C'è" - Istruzioni per l'uso...
cBuongiorno a tutti e Buon Weekend. Quest'oggi vorrei riprendere ed ampliare il discorso iniziato qualche giorno fà e continuare a parlarvi di Neonisi, la nuovissima realtà per il Business Online creata da Daniele Penna già creatore di Bazarissimo (vedi post precedente).

Per facilitare l'accesso a questa nuovissima piattaforma di Aste Online ed E-Commerce (anche se questi termini sono in realtà molto riduttivi...) sono già pronti i primi Tutorial pronti a prendere per mano e guidare, passo per passo, chiunque vorrà iniziare fin da subito a sfruttare questa incredidile opportunità per iniziare, fin da subito, a Guadagnare Online ed arrivare a crearsi un vero e proprio Business Online.

Per iniziare, quindi, eccovi quì di seguito i primi 2 video c

In questo primo video troverete, step by step, come poter procedere alla registrazione di un nuovo account e crearsi, in automatico, un blog gratuito:





<a href="http://www.linkedtube.com/EWMOnYKtY8M4e75fd98626ea7a8f4305932c3d44eeb.htm">LinkedTube</a>

Nel secondo video, che troverete quì di seguito, eccovi, invece, le istruzioni per aprire subito il vostro Negozio Online:





<a href="http://www.linkedtube.com/417Jbqt_Lzg65015dab3968732a00dc04a48e4cdd75.htm">LinkedTube</a>

Con questi primi 2 video, molto dettagliati ed esaurienti, sarete già in grado di poter iniziare, fin da subito, a muovere i vostri primi passi con la vostra nuova Attività Online.

Se qualcuno di voi si stesse per caso chiedendo, a questo punto, a che scopo aprire un proprio Negozio Online se non si hanno dei prodotti da vendere, vorrei ricordarvi che Neonisi offre l'opportunità di avere un negozio con tutti i prodotti dropship (Bazarissimo) sincronizzati al suo interno, in modo automatico!!! c

Ma per questo Tutorial vi rimando al mio prosimo post... c

A presto e... Stay Tuned!!!

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30/11/-1, 00:00:00
WordPress 2.8.1

E’ disponibile l’aggiornamento per la nuova versione 2.8.1 di WordPress. [NOTA: dalla release 2.7 in poi, gli aggiornamenti della piattaforma potranno essere effettuati con estrema semplicità direttamente dalla bacheca]. La nuova release corregge un buon numero di errori presenti nella versione antecedente e pone altresì termine ad alcuni problemi di sicurezza riscontrati nella versione [...]

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E’ disponibile l’aggiornamento per la nuova versione 2.8.1 di WordPress. [NOTA: dalla release 2.7 in poi, gli aggiornamenti della piattaforma potranno essere effettuati con estrema semplicità direttamente dalla bacheca]. La nuova release corregge un buon numero di errori presenti nella versione antecedente e pone altresì termine ad alcuni problemi di sicurezza riscontrati nella versione 2.8 e precedenti quindi, é preferibile un upgrade quanto meno immediato.

info
Per ulteriori e dettagliate informazioni:

note

(!) Effettuare il backup del database prima di avviare l’aggiornamento automatico (o manuale)

Una volta completato l’upgrade, verificare che il tutto funzioni correttamente e cambiare la password

Per ulteriori informazioni circa gli aggiornamenti, vai all’articolo: Come aggiornare WordPress

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30/11/-1, 00:00:00
Gabriele Dell'Otto video: tributo, tribute o hommage?
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Alcune ore fa ho pubblicato sul blog di "Marvel made in Italy" il mio primo esperimento di editing video. Si tratta proprio dello stesso "Tributo a Gabriele Dell'Otto" che puoi trovare più in basso, in questo primo post multilingue di "Inner Scanner". La colonna sonora è il brano "Twenty4Seven" estratto dal disco "The Macro Orchestra - Love Edition EP" composto da mio fratello Marco (fra pochi giorni, su queste stesse frequenze, una discussione più dettagliata sull'opera). Gabriele è uno degli artisti italiani più talentuosi al lavoro per l'industria del fumetto statunitense. La sua arte non ha bisogno di parole, perchè le illustrazioni non hanno frontiere fisiche o linguistiche, così ho pensato di presentarle nella maniera migliore e più "internazionale" possibile, sperando che chiunque in giro per il mondo possa divertirsi con questo video. Dagli un'occhiata e fammi sapere cosa ne pensi!

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A few hours ago I published on the "Marvel made in Italy" blog my first experiment of video editing. It's the same "Tribute to Gabriele Dell'Otto" video you can find below, in this first multi languages post on "Inner Scanner". The soundtrack is the song "Twenty4Seven" coming from "The Macro Orchestra - Love Edition EP" album composed by my brother Marco (in a few days, on these same frequencies, a more detailed discussion about this opera). Gabriele is one of the most talented Italian artists working in the US comics industry. His art needs no words or comments, because illustrations have no physical or linguistic frontiers, so I thought to present them the best and most international way I can, hoping everybody all over the world can enjoy this video. Take a look and let me know what do you think about it!

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Il y a quelques heures j'ai publié sur le blog de "Marvel made in Italy" ma première expérience d'article vidéo. C'est le même "Hommage à Gabriele Dell'Otto" vidéo que vous pouvez trouver ci-dessous, dans ce premier post multilangues sur "Inner Scanner". La bande sonore est la chanson "Twenty4Seven" venant du l'album "The Macro Orchestra - Love Edition EP" composé par mon frère Marco (dans quelques jours, sur ces mêmes fréquences, une discussion plus détaillée sur cette oeuvre). Gabriele est l'un des artistes italiens les plus doués travaillant dans l'industrie de la bande dessinée aux Etats-Unis. Son art n'a besoin d'aucun mot ni de commentaires, parce que les illustrations n'ont aucune frontière physique ou linguistique, donc j'ai pensé les présenter de la meilleure façon et par le moyen la plus internationale possible, espérant que chacun dans le monde entier pourra aimer cette vidéo. Jetez-y un oeil et faites-moi savoir ce qui vous en pensez !

c c c c
30/11/-1, 00:00:00
Toshiba Regza 32 pollici? Si, grazie!
Erano parecchi mesi che meditavo l’acquisto di una televisione seria, che fosse all’altezza degli ultimi sviluppi della tecnologia. Negli ultimi anni, infatti, mi ero accontentato di un televisorino davvero "basic", per seguire qualche trasmissione e un po’ di sport in chiaro, ma mi ero specialmente affidato allo schermo del mio computer portatile, per consumare a ritmi serrati centinaia di film e decine di serie televisive in formato digitale.

Per un bel po’ di tempo mi è anche andata bene così. Mi sembrava già un miracolo il salto quantico dallo squallore dell’abituale programmazione TV, alla possibilità di poter sempre scegliere cosa vedere e quando vederlo, potendo attingere a qualsiasi tipo di contenuto video sia mai stato realizzato e condiviso. Inoltre “domanda & offerta†faticavano ad incontrarsi. Volendo “cambiare prospettivaâ€, infatti, di certo non mi interessavano televisori “old school†con tubo catodico, ma ho da subito puntato i più recenti modelli a schermo piatto. Come tecnologia ormai è diventata davvero “a portata di manoâ€, rispetto ai prezzi da capogiro di qualche anno fa, ma gli schermi che potevano essere di mio gusto costavano troppo o avevano specifiche tecniche non soddisfacenti, con “offerte speciali†che con un prezzo leggermente inferiore alla media in realtà mascheravano mancanze e “povertà†tecnologiche non accettabili. Ma ero fiducioso, perché notavo che da un po’ il rapporto fra prezzo e caratteristiche stava iniziando ad equilibrarsi, almeno secondo i miei desideri.

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E Martedì scorso la bilancia si è messa in pari. Insieme a Alessio, Marcello e Marco, infatti, mi sono recato in un centro commerciale specializzato in tecnologia e mi sono accaparrato uno splendido schermo piatto “a prezzo di costoâ€: un Toshiba modello Regza LCD a 32 pollici, HD ready, contrasto 18.000:1, risoluzione 1366 x 768 e un design moderno ed elegante. Dopo circa una settimana di utilizzo… costante e frenetico… devo dire che sono davvero soddisfatto!

L’impatto globale è ottimo. La visione su 32 pollici è un’esperienza splendida, grazie a cui si riescono a cogliere in maniera ben definita particolari e sfumature finora impensabili, rendendo ancora più appassionanti le scene spettacolari. La resa dei colori è perfetta. Anche i neri sono molto nitidi. Solo in scene quasi totalmente “oscure†si nota ogni tanto qualche tono “fuori postoâ€, ma probabilmente mi basterà settare meglio il bilanciamento del colore per ottenere un risultato perfetto. L’audio è all’altezza della situazione, con un effetto stereo dolby surround davvero impressionante. Il sistema di ricezione digitale terrestre è integrato, consentendo l’accesso a molti nuovi canali gratuiti, ma specialmente la ricezione del segnale delle emittenti nazionali in maniera molto più godibile. Davvero utile la funzione attraverso cui la visualizzazione dei programmi si adatta automaticamente al formato originale in cui vengono trasmessi, passando allo spettacolare widescreen non appena ce n’è la possibilità. Ma si può sempre modificare la visualizzazione a proprio piacimento, allargandola o ritagliandola, volendo anche “deformandolaâ€, sino a portarla a tutto schermo.

Naturalmente ho sperimentato questa mia nuova “finestra sul mondo†anche vedendo alcuni DVD in cui l’aspetto visivo è fondamentale e molto particolare (per la cronaca, “L’incredibile Hulkâ€, “The Cell†e “Sin Cityâ€). Anche questo test è stato superato a pieni voti. La resa dei film da DVD è “pulita†ed affascinante sotto tutti i punti di vista, con figure sempre nitide e definite, colori vivi e brillanti, neri impeccabili, che rendono la visione un vero e proprio “spettacolo casalingoâ€.

Sarà l’effetto novità… sarà che quando guardo la nuova televisione vicino alla vecchia, mi sembrano quasi una mamma a spasso mano nella mano con la figlia… sarà che televisione mi concede piacevoli ore di svago… ma penso proprio di aver azzeccato la scelta! Dunque… ora è proprio arrivato il momento di salutarti… vado a vedere un po’ di TV… :-)
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30/11/-1, 00:00:00
TVLC, la tv sul tuo PC! Veramente gratis!
Oggi parliamo di un software molto utile per tutti. Si tratta di TVLC 1.1.
Questo programma vi permette di vedere sul vostro PC, tramite connessione internet, i canali: RAI 1, RAI 2, RAI 3, RAI 4, Rete4, Canale5, Italia1, RAI News24, RAI Scuola, RAI Gulp, RAI Storia, RAISat Extra, RAISat Premium, RAISat YoYo, RAISat Cinema, RAI Sport+, SportItalia, RTL 102.5, Deejay TV, TG1, TG2, TG3, ITALIA News.
Ovviamente è totalmente gratuito, ma soprattutto è molto comodo poiché non richiede l'installazione, si avvia direttamente dal file eseguibile e potete portarlo sempre con voi con una penna USB (pesa solo 26,4 MB). Inoltre avete anche la possibilità di registrare o scattare degli screenshots dei programmi da voi seguiti.
Schermata iniziale.
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RAI 1.
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Italia1.
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Se i link non dovessero più funzionare, gli sviluppatori aggiorneranno il software.
Per una guida dettagliata e ulteriori informazioni visitate la pagina degli sviluppatori: Istituto Majorana.

Download:
        TVLC 1.1 da MegaUpload
        TVLC 1.1 da RapidShare

Alla prossima!
Ps. Per qualunque problema chiedete pure.
30/11/-1, 00:00:00
Usa: partorisce da sola, poi va a prendere figlio a scuola
Una donna del Kentucky ha partorito da sola in casa, poi e' uscita con il neonato per andare a prendere a scuola l'altro figlio.E' successo a Harrodsburg. Kelly Bottom, di 32 anni, secondo il The Advocate Messenger ha detto che non sapeva di essere incinta. Le doglie le sarebbero venute all'improvviso. Cosi' ha fatto tutto da sola: ha dato alla luce il bimbo nella lavanderia di casa, si e' tagliata il cordone ombelicale, quindi e' uscita per andare a prendere a scuola l'altro figlio.

(fonte ansa.it)
30/11/-1, 00:00:00
CutMyPic, taglia e invia via mail le tue immagini direttamente online!
Altro servizio interessante riguardante il photo-editing, CutMyPic, il quale permette di tagliare le vostre immagini precedentemente caricate. Questo servizio è utile soprattutto se si è di fretta o su un altro computer. Innanzitutto caricate l’immagine cliccando su “Scegli file“: Quindi decidete come tagliarla (definendo anche angoli e ombra) e cliccate su “Preview” per vedere un’anteprima dell’immagine: Se siete [...]

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Altro servizio interessante riguardante il photo-editing, CutMyPic, il quale permette di tagliare le vostre immagini precedentemente caricate. Questo servizio è utile soprattutto se si è di fretta o su un altro computer.


Innanzitutto caricate l’immagine cliccando su “Scegli file“:


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Quindi decidete come tagliarla (definendo anche angoli e ombra) e cliccate su “Preview” per vedere un’anteprima dell’immagine:


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Se siete soddisfatti del lavoro ottenuto cliccate su “Done!” e nella pagina successiva potrete inviare l’immagine via email o semplicemente salvarla:


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30/11/-1, 00:00:00
La Tana dei TurchiAppuntamento ...

cLa Tana dei TurchiAppuntamento venerdì 9 luglio 2010 a S.Terenzo, presso la "tana dei Turchi", per la consueta rievocazione storica in costume medievale. Anche quest'anno gli abitanti, vestiti in costume, si affronteranno alle 21.30 a colpi di sciabola e cannone nella storica battaglia tra Turchi e san terenzini per la difesa del castello e delle coste del golfo.L'episodio affonda le sue radici nel XV secolo, quando i Turchi cercarono di raggiungere via mare San Terenzo per depredare e saccheggiare le sue coste. La guarnigione riuscì però a respingere l'attacco, costringendo i turchi a riparare in una piccola grotta situata sotto lo sperone roccioso del castello, che da allora ha preso il nome di "tana dei Turchi".nUno spettacolo imperdibile per grandi e piccini, arricchito dalle novità preparate dalla Pro Loco di San Terenzo. cVacrum Sine Portis A Vacri (CH) sabato 10 e domenica 11 luglio 2010 raduno dei gruppi storici medievali, con spettacoli, cortei in costume e annullo filatelico con cartoline a tiratura limitata. Lotteria con in palio una porchetta di cinghiale. Inoltre, le taverne del paese gestiranno gli aspetti gastronomici della manifestazione. Intervenite tutti!!!Anche in quest'anno domini duemila decimo ne i die decimo e undici de lo mese di luglio li messere de lo gruppo “Vacri senza porte” e de “li giullari di Davide Rossi” organizzano ne lo borgo de Vacrum due die di gaudio e lauta festa con banchetti, guitti e sollazzi, a loro calar de lo sole; cavalieri, dame e popolani, artisti e mangiafuochi, danzatrici, armigeri e falconieri, animeranno le vie de lo gioioso borgo fino a notte fonda. Nelle taverne, locande e hosterie si potrà manducare gustosi armenti. Straordinaria partecipazione del Fauno, figura mitologica catturato nelle foreste della Slovenia.Info. 339.1820692 / 338.6300312 / 328.0324286www.vacrumsineportis.net.

Pubblicato da italiamedievale | Commenti Tag: medioevo, medievale

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30/11/-1, 00:00:00
Scoparse da Google le foto del premier tumefatto
Allibito. Ho appreso la notizia da alcuni blog (qui) e ho fatto di persona la prova del nove.
Facendo una semplice ricerca di immagini su Google, ho verificato che effettivamente le immagini del fatto di cronaca più importante degli ultimi giorni, non ci sono più!!!
Ecco alcuni esempi:

Ricerca "silvio berlusconi sangue"
(clicca sull' immagine per ingrandire)

cRicerca "silvio berlusconi tartaglia"
(clicca sull' immagine per ingrandire)
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E lo stesso vale per qualsiasi tipo di ricerca: "berlusconi milano", "berlusconi attentato", "berlusconi tumefatto", "berlusconi picchiato". Nulla, nisba, nada, niente.

Una censura degna di un bel regime totalitario (tanto per abbassare i toni), che mette seria preoccupazione. In ogni caso, non disperate: "l'amore vincerà sull'odio"!
La botta deve essere stata bella forte, ci mancava solo che si mettesse in testa di essere uno dei Cavalieri dello Zodiaco.

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30/11/-1, 00:00:00
petra
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Sembra un’astronave cilindrica atterrata per caso.
Si chiama Petra (che in latino significa pietra), di proprietà della famiglia Moretti, proprietaria di altre famose cantine in Franciacorta a cominciare da quella del celebre spumante Bellavista.
Qui si producono olio extravergine e soprattutto i vini della "casa": Petra Val di Cornia DOC Suvereto e Petra IGT Toscana.

A Suvereto (Livorno), nel cuore della tenuta di trecento ettari tra vigneti, boschi e uliveti si staglia un gioiello in muratura, un edificio progettato dall’architetto Mario Botta.
Petra è un solido dalle forme sinuose in pietra interrotto da un piano inclinato che riprende il profilo della collina e con ai lati due costruzioni più basse con degli ampi portici.
“Il progetto – dichiara Mario Botta - vuole essere una reinterpretazione delle antiche dimore di campagna toscane in cui il disegno delle coltivazioni, in questo caso i vigneti, era parte integrante del disegno architettonicoâ€. E’ per questo che il cilindro è abbracciato da una zona verde che, come un camaleonte, cambia i suoi colori secondo le stagioni.

Petra è una perfetta fusione di comfort e funzionalità: si inserisce perfettamente nel paesaggio impreziosendolo senza stonature ed è stato studiato in modo da ottimizzare tutti i passaggi di lavorazione dei vini. Un edificio, dunque, creato ad esatta misura del ciclo produttivo e l’aspetto estetico del luogo.

....da vedere !!!!!

Petra
Località San Lorenzo Alto, 131
Suvereto (Livorno)

www.petrawine.it


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