” Gli sforzi per riportare la pace e la sicurezza in Somalia sono minati in maniera determinante da una corrosiva economia di guerra che corrompe ed indebolisce le istituzioni statali (…), economia di guerra che ha reso miliardari un gruppo ristretto di uomini d’affari somali, alcuni dei quali con legami ben saldi con l’Italia e che utilizzano uno schema rodato sul quale indagava Ilaria Alpi prima di essere uccisa 16 anni fa: usare i soldi della cooperazione per comprare armi e sostenere la guerriglia”. Questo è uno dei passaggi più importanti dell’ultimo rapporto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sul paese del Corno d’ Africa. Rapporto del Monitoring Group espresso dal canadese Matt Bryden non gradito affatto per l’eloquenza con cui è stato esposto sotto gli occhi di tutti. Parole che mostrano la già chiarissima situazione somala, ma che arrivano a distanza di 16 anni dalla morte di Ilaria Alpi.
Ilaria Alpi, inviata del TG3 a Mogadiscio per seguire la guerra civile somala stava indagando sul traffico d’armi e di rifiuti tossici illegali probabilmente collegati con l’esercito ed altre istituzioni italiane, ma il suo viaggio finì proprio a Mogadiscio, perchè Ilaria Alpi fu uccisa da un commando somalo il 20 marzo 1994  insieme all’operatore che si trovava con lei, Miran Hrovatin.
Il quadro è chiaro come un puzzle, ma  proprio quando ne rimangono pochissimi i tasselli scompaiono, si perdono, non riescono mai a chiudersi in  un quadro chiaro, limpido.
Ilaria Alpi e Miran Hrovatin sono stati giustiziati, questo lo sappiamo, lo sanno tutti. Sappiamo che qualcuno è stato arrestato per la sua morte, Hashi Omar Hassan, condannato a 26 anni di carcere come componente del commando che giustiziò Ilaria. Ma allora perchè questa storia rimane irrisolta? Perchè non si riesce ad archiviare, a rendere giustiazia una volta per tutte a Ilaria e Miran? Perchè questa verità vuole saltare fuori  ma non ci riesce,come se qualcuno o qualcosa la trattenesse?
Forse perchè durante un’indagine a casa di un trafficante d’armi saltò fuori una cartellina con scritto Somalia, in cui dentro fu trovato il certificato di morte di Ilaria Alpi.
Oppure perchè un pentito di ‘ndrangheta dichiarò che le navi cariche di rifiuti ed armi provenivano dall’Italia fino a Mogadiscio e quindi i nomi italiani coinvolti sarebbero diventati più altisonanti di quello di qualche semplice contrabbandiere.
Forse la confusione persiste perchè  Abdulquadir Mohamed Nur detto ” Enow”  gestiva il porto di Eel Ma’an con una milizia di duemila uomini  e utilizzava società di trasporti per ottenere appalti mondiali dal Programma Alimentare Mondiale, solo che gli aiuti non arrivavano mai a destinazione grazie all’aiuto di sua moglie.
Quello stesso porto fu costruito negli anni ‘90 da Giancarlo Marocchino, egli voleva costruire banchine con dei container cementificati pieni di rifiuti tossico- radioattivi, fu anche il primo a correre sulla scena del delitto Alpi, dove a caldo dichiarò «Non è stata una rapina, si vede che sono stati in certi posti in cui non dovevano andare». Bene, Marocchino è stato arrestato con l’accusa di traffico d’armi. Sicuramente è solo una coincidenza se l’ avvocato di Marocchino e di Enow è la stessa persona, l’ex parlamentare Msi Stefano Menicacci. E strana coincidenza sicuramente sarà che Ilaria Alpi in quel periodo stava indagando proprio sul tema delle armi, dei rifiuti, e degli aiuti di cooperazione mai pervenuti.
Di dimensioni irrilevanti sarà anche il fatto che le uniche immagini di Ilaria e Marin colpiti e accasciati nell’abitacolo sono di un operatore della Abc, trovato ucciso qualche mese dopo a Kabul in una stanza d’albergo.
Strana sorte anche quella delle cartelline trovate a casa del trafficante d’armi, inoltrate dal Pm Francesco Neri alla Procura di Roma perchè rilevanti nelle indagini della morte dei due giornalisti, ma mai arrivate.
La Commissione parlamentare allora presieduta dall’ avvocato Taormina nega di essere mai venuta in possesso dei documenti scomparsi e di non aver trovato il certificato di morte di Ilaria Alpi. Spariti. La stessa Commissione che dichiarò che Ilaria e Miran erano si, dei bravi giornalisti, ma morti in una  vacanza conclusa tragicamente e non per via di un’esecuzione.
Il dott. Maurizio Silvestri ha respinto recentemente la richiesta di archiviazione del caso, disponendo invece l’imputazione coatta per il reato di calunnia per ” Jelle” , testimone d’accusa nei confronti di Hashi Omar Hassan. Testimoni dichiarano che Jelle non era presente il giorno dell’omicidio, ci sono registrazioni telefoniche in cui Jelle dichiara di essere stato costretto a fare il nome di Hashi.
La verità c’è, è sotto i nostri occhi ma non riusciamo a toccarla perchè l’ha presa prima qualcun altro.
Non bisogna smettere di parlare di Ilaria e Miran, non bisogna spegnere la luce perchè loro non l’hanno fatto e sono morti per questo.
Bisogna cercare quella verità che è davanti a noi, ma che non riusciamo a catturare, lo dobbiamo alla famiglia di Ilaria, che non smette di chiedere, ma soprattutto lo dobbiamo a Ilaria e Miran , perchè sono morti per cercare di prenderla quella verità , solo così il 20 Marzo del 1994 potrà concludersi definitivamente.
” Io so. Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano…
Io so i nomi del ” vertice ” che ha manovrato..e so tutti i fatti di cui si sono resi colpevoli.
Io so. Ma non ho le prove…” ( Pier Paolo Pasolini ).
(parole lette da Ilaria).
Documentazioni prese da: www.ilariaalpi.it
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