Sono passati mesi dall'inizio della crisi e ogni giorno abbiamo assistito a false dichiarazioni, tutte orientate a ridimensionare l'entità del disastro. Poi è venuto Obama, al quale bisogna dar atto di aver allarmato il mondo. Così un po' tutti sono stati costretti ad ammettere che la crisi esiste, che non è passeggera, che per i prossimi anni sarà recessione. E dura. Ma si è cercato sempre e comunque di infondere fiducia, seguendo una legge di fede rooseveltiana: non modificare il vostro stile di vita, anzi possibilmente consumare di più.
In Italia il governo ha nascosto per più tempo il vero, e solo poche settimane orsono, come dichiarò anche il fantasma di Walter il bischero, Berlusconi ha ammesso che la crisi esiste.
Si, lo ha ammesso, ma nasconde ancora al popolo italiano dell'azzurra libertà il vero, sostenendo,
parole di oggi, che la crisi non è preoccupante, nè tragica come definita dai giornali. E quindi come da abitudine consolidata via col solito attacco alla stampa, e con le seguenti, solite dichiarazioni degli zerbini di turno fra i quali oggi annoveriamo quella di Tremonti che cita sempre Roosevelt: «Uscite a mangiare un hamburger e verniciate i vostri garage».
Sia chiaro, questo blog non vuole macchiarsi di catastrofismo, sebbene nella catastrofe si nasconda sempre qualcosa di sadicamente affascinante e rivoluzionario. Ma forse gli andamenti delle borse di questi giorni fanno presagire che la crisi sarà realmente tragica, perchè ora si iniziano a vedere gli effetti sull'economia reale dei primi crolli borsistici autunnali, e quindi c'è da aspettarsi un ulteriore reale aggravio dovuto a tutti i successivi crolli, che è ragionevole pensare che non siano finiti.
La questione preoccupante (o sadicamente affascinante a seconda del vostro grado di follia) è che temo, e su questo vorrei un vostro parere, che questa crisi vada al di là delle cosiddette crisi sistemiche del secolo scorso. Se infatti quelle passate si sono superate imitando il new deal rooseveltiano, questa volta non ci sono le premesse affinchè i suoi principi possano risultare vincenti. Mi spiego meglio: mi sembra che le passate crisi si siano superate affilando le frecce del capitalismo, ovvero aumentando gli investimenti pubblicitari, dopando il mondo del credito, trasferendo la produzione nei paesi del terzo mondo. Vediamo un po': il bombardamento pubblicitario ha raggiunto (spero) un limite di sopportazione invalicabile (manca solo che ci sponsorizzano la carta igienica); il dopaggio del settore creditizio ha raggiunto anch'esso il limite, perchè talmente ci si è spinti che si è ottenuto un indebitamento del consumatore medio senza precedenti (gente che compra macchine di lusso con finanziarie, che ha il mutuo da pagare, che spende e spande con carta di credito senza alcuna percezione e non si rende conto che naviga nella melma); il trasferimento della produzione industriale all'esterno non ha raggiunto il limite ma poco ci manca, dato che Cina, India ed Oriente in genere si sono ormai economicamente emancipati, e rimane solo la povera Africa da sfruttare, ma è dilaniata dalle guerre e nessuno ha il coraggio di investirvi.
Insomma quel che inizio a pensare, forse trascinato dal mio elevato grado di follia, è che queste frecce sono state affilate fin troppo e ora siamo arrivati alle stecche di legno.
Intanto gli esponenti del partito di Roosevelt hanno già trovato il futuro salvatore del mondo:
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