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30/11/-1, 00:00:00
Il dottor House è stato un damerino londinese
La scena che preferisco di gran lunga, per ora, in tutte queste puntate che mi si sono rivelate da quando so che dai libri di P.G. Wodehouse nel 1990 fu realizzata una serie televisiva, intitolata “Jeeves and Wooster”, è la seguente. Bertie Wooster, il giovin signore londinese che vive in simbiosi col suo valletto Jeeves (tanto [...]

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La scena che preferisco di gran lunga, per ora, in tutte queste puntate che mi si sono rivelate da quando so che dai libri di P.G. Wodehouse nel 1990 fu realizzata una serie televisiva, intitolata “Jeeves and Wooster”, è la seguente.

Bertie Wooster, il giovin signore londinese che vive in simbiosi col suo valletto Jeeves (tanto acuto, sapiente, solutore che diede il nome a un motore di ricerca degli albori del web: “Ask Jeeves”), si trova a dover fare un’ambasciata per conto di sua zia Agatha, presso una camerierina che il fratello della zia, un vero Lord inglese, si trova a desiderare ardentemente di sposare.

Lo scopo della visita è quella di offrire cento sterline alla giovane perché rinunci a sposare il gentiluomo, dato il dolore che quell’unione provocherebbe nella sorella di lui. Bertie viene però accolto dalla madre della camerierina, che lo scambia per un medico e gli propone di esaminare un suo ginocchio dolorante, nonché gli propone di dare un’occhiata anche al suo didietro stagionato. E’ troppo per Wooster, che con una scusa più o meno galante delle sue, riesce a fare sapere nel modo più comico ed elegante possibile che è molto, molto lontano dall’essere un nuovo medico in servizio.

Perché tutto questo mi ha fatto morire dal ridere, più ancora che per il solo fatto di essere estremamente esilarante di per sé? Perché nient’altri che Hugh Laurie, l’uomo Doctor House, interpreta il giovane Wooster, ed effettua sul ginocchio della signora la sua prima diagnosi molto creativa della carriera da attore. Stracult è dire poco.

Spero presto di avere un qualunque motivo per parlarne nella mia rubrica di televisione sull’Opinione.

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30/11/-1, 00:00:00
Californication e i due mestieri degli uomini di immaginazione
Domani comincia anche in Italia (su Jimmy) la serie Californication, cui ho dedicato l’articolo di domani sull’Opinione. L’interessantissima Showtime, già produttrice di Dexter (lo show con l’ematologo violento e killer gentiluomo) sbarca in Italia con Californication, la serie umoristico-letteraria che ha affrancato David Duchovny dal ruolo di Fox Mulder in X-Files – cosa che a lui [...]

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Domani comincia anche in Italia (su Jimmy) la serie Californication, cui ho dedicato l’articolo di domani sull’Opinione.

L’interessantissima Showtime, già produttrice di Dexter (lo show con l’ematologo violento e killer gentiluomo) sbarca in Italia con Californication, la serie umoristico-letteraria che ha affrancato David Duchovny dal ruolo di Fox Mulder in X-Files – cosa che a lui non era riuscito di fare neanche con una trafila di filmetti orrendi, e certo non la comparsata in Sex & The City, del resto.

Questa volta l’attore, laureato a Princeton e a Yale, interpreta in ruolo di uno scrittore piuttosto in crisi di ispirazione, ma fortunatissimo in amore. Troppi romanzi non gli vanno come dovrebbero, di uno si decide di farne un film e decide di trasferirsi da New York in California, intraprendendo una nuova carriera parallela di sciupafemmine avvinazzato e spesso fumato. Da qui il titolo della serie, tratto a sua volta dall’album celeberrimo e omonimo dei Red Hot Chili Peppers, verosimile portmanteau fra lo stato della West Coast e la parola inglese che identifica l’atto preferito di un numero cospicuo delle sue abitanti, a quanto pare.

A Los Angeles Hank Moody (il cognome letteralmente significa “umoraleâ€) comincia a tenere un blog per una rivista alla moda (indimenticabile il momento in cui gli si propone il lavoro, atteggiando la bocca a conato di vomito mentre si pronuncia la parola “blogâ€) e a cercare di risolvere il suo rapporto altamente conflittuale con la moglie e la figlia andando di fiore in fiore, probabilmente con l’idea di rendersi conto a un certo punto della faccenda che non c’è niente di meglio del proprio alveare, ma con una certa maggiore cognizione di causa.

Curatissima la sigla di apertura, un elemento che sta diventando sempre più un terreno di scontro fra i potenziali degli scrittori di serie americane, che agisce come manifesto poetico dei temi presenti e futuri. Il nostro uomo si muove per i quartieri di Los Inglese in macchina o a piedi, e continuamente il montaggio stacca in favore di vari oggetti volanti, più o meno identificati: un gabbiano, un aereo, l’immaginazione a corto di idee del nostro protagonista. Ma una ruota da Luna Park lo restituisce all’ambito relativismo con cui, non se lo dimentica, risolverà i problemi di moglie. Delicatissimo il finale della sigla in cui ai vari velivoli si aggiungono i fogli di un manoscritto mescolati dal vento, e sparsi per una via di quelle in cui Hank sparge tanta parte del suo talento.

Lo stile irriverente e ironicamente scollacciato del prodotto, permettono a chi ne sta curando il lancio italiano di giocare coi nuovi strumenti del marketing in modo molto originale. Ad esempio, è notizia di questi giorni l’avvio della campagna pubblicitaria (del tipo “guerrillaâ€) nelle linee metropolitane di Roma e di Milano a base di reggiseni rosa fintamente abbandonati sui sedili, recanti l’etichetta “Californicationâ€.

Da noi la prima stagione della serie (composta da dodici episodi) parte sul canale Jimmy del bouquet Sky da oggi 6 marzo, proprio mentre fervono i preparativi per le riprese della seconda stagione, prevista negli Stati Uniti per l’autunno 2008.

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30/11/-1, 00:00:00
Via Francigena - 81ª Tappa: Lucca

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In quei giorni pioveva in continuazione. Il sole era cocente, ma in Toscana pioveva ogni sera, verso le quattro o le cinque, per almeno un'ora, e, finita la pioggia, il caldo afoso ricominciava.
Dopo un bel pezzo di strada mi sono riparato dalla pioggia sotto la tenda di un bar sulla strada, dove una signora molto gentile mi ha consigliato cosa avrei potuto comprare con i pochi spiccioli che avevo in tasca..



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La pioggia in fondo mi toglieva di dosso quella sensazione di soffocamento, ma, essendo a ancora 5 km da Lucca ove potevo trovare ospitalità gratuita in un ostello dei pellegrini, se non smetteva almeno di scrosciare così forte, non sarei arrivato in serata e senza aver mangiato nulla, avrei dovuto dormire in tenda..
Ho passato venti minuti a cercare di capire come fare, quali opportunità avrei avuto, ma da come mi ero reso già conto, nessun altro che un prete o una struttura come l'ostello apposito, mi avrebbe tolto dai guai e dal disagio..

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Ad un certo punto due ragazzi, parcheggiato il furgone dall'altro lato della strada, sono entrati per una birra e qualche stuzzichino prima di andare a casa a riposare. Sembravano due muratori, e, dopo aver ragionato due secondi, mi sono lanciato nella richiesta inusuale, di un passaggio in città..

Accordato con qualche riserva, finita la birra, siamo corsi sotto la pioggia/grandine sempre fortissima verso il furgone, e io ho con tutte le mie forze spinto lo zaino ingombrantissimo sul furgone. Il capo era ligure, e abbiamo fatto due chiacchiere sul come si trovasse in toscana e cosa stessi facendo. Non mancava molto alle portte della città. Potevo già vedere le torri e le punte di edifici antichi in lontananza.

gentiluomo

Mi hanno fatto scendere ad un semaforo dietro una chiesa, appena vicina alle mura.
Parlando durante il viaggio avevo capito che forse non esisteva un ostello gratuito per pellegrini, ma il più famoso ostello che era vicino al centro era a pagamento. Non una grossa cifra, forse 20 euro, ma non avendo nulla, non avrei avuto chances.
Tra l'altro era anche tardi per uscire dalla città. Maledizione!

Mi sono diretto dentro la chiesa nelle speranza che come era già successo il prete trovasse il sistema di salvarmi la nottata.
La chiesa era completamente sgombra, non un'anima viva.
Mi sono seduto in principio cercando di aspettare e calmare razionalmente la fame.
Ad un certo punto ho cominciato a girare intorno per vedere se c'era qualcuno che potesse ascoltarmi. Niente, ma girando e girando, guardando con più attenzione, ho visto poco dietro l'altare appoggiati al marmo due pacchetti che non riuscivo a identificare.
Mi sono avvicinato.
Un borsellino con la chiusura a scatto, femminile, e un portafoglio di pelle.
Nessuno intorno non potevo non guardare dentro.
Poche monete dentro il borsellino forse mi avrebbero già salvato.
Nessun documento neanche nel portafoglio.
Ma parecchi biglietti da dieci e da venti.
Qualcuno li aveva persi?

Ma solo molto più tardi ho capito che, essendo divisi in monete e fogli, probabilmente erano le offerte di una messa finita da mezz'ora, un'ora? Chi lo sa.
Oppure come spesso mi era accaduto anche nei viaggi precedenti, la piccola sfortuna di qualcuno che non aveva bisogno, faceva la grande fortuna di uno che di bisogno ci avrebbe mangiato.

gentiluomo

La giornata stava prendendo un'altra piega.
Ridendo istericamente mi stavo accorgendo di essere passato in un secondo da zero a cento euro, che in fondo erano destinati ai poveri.
E doveva essere destino, perchè poco dopo allo sportello delle informazioni turistiche di Lucca, una signora gentilissima mi stava spiegando che in Lucca non esisteva alcuna ospitalità, se non in un ostello commerciale, pur conveniente, dove tutti i pellegrini andavano.

Ora ero davanti al Duomo di Lucca, bellissimo, nella migliore ora del giorno. Sprezzante di tutto ciò che sarebbe venuto dopo, bevevo con piacere un caffè al ginseng, sapendo che i prossimi due o tre giorni sarebbero andati bene. Tanti chilometri senza distrazioni e grosse difficoltà.

La serata al ristorante mangiando un pò meno di quello che avrei meritato per la spesa, ma contento comunque, come se mi fosse stato offerto da Gesù Cristo in persona, sono stato in giro per la città, che meritava qualche giorno che saggiamente non mi sono sentito di dedicarle.

L'ostello era gigantesco. Il prezzo intorno ai 16 euro colazione (5 euro) esclusa.
Da paura considerata la tappa importante che avrebbe meritato più assistenza. Ma lo staff molto simpatico, soprattutto il gentiluomo che mi ha accolto, che incredibilmente aveva memorizzato il mio nome, e mi chiamava sempre candidamente "Ciao Gabriele" come se ci conoscessimo da vent'anni.

A colazione il giorno dopo ho capito che non era ben gestito da una conversazione con la donna del catering, che mi spiegava perchè non avevano incluso tutto nel prezzo e quale tipo di mentalità governasse.

Altri indizzi mi hanno chiarito ulteriormente le idee.

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