


Due progetti, che ben rappresentano l’attività di un importante ed internazionale studio di progettazione statunitense: Olson Sundberg Kundig Allen Architects, mettono in luce l’attenta perizia degli architetti nell’analisi del contesto su cui si va ad intervenire costruendo un nuovo edificio o recuperando uno stabile pre-esistente, nonché la loro creatività nel manipolare gli spazi, giocando con luci, ombre e con una rosa di pochi e selezionati materiali, capacità propria di chi progetta non solo magistralmente, ma divertendosi pure.
Sorprende la cura nel dettaglio, ad esempio lo studio meticoloso dei meccanismi di movimentazione dei componenti, il ribadire sempre e comunque la dimensione del “gioco” degli elementi mobili che articolano gli spazi, modificando i prospetti alle varie ore del giorno ed in sintonia con le molteplici possibilità di utilizzo degli ambienti.
“Gioco” che non è mai lasciato al caso, ma che anzi mostra una naturalezza frutto di paziente studio e ricerca, come per l’intervento di casa “Delta Shelter”.
Si tratta più propriamente di una casa-rifugio collocata in un magnifico scenario boschivo, vicino al fiume Mazama (area naturale ad Est nello Stato di Washington). Ed è proprio la vicinanza del fiume e la possibilità di stagionali inondazioni dei terreni limitrofi che hanno suggerito di impostare la casa su di una struttura in acciaio rialzata da terra, seguendo uno schema a palafitta. Avendo poi un utilizzo stagionale, per brevi periodi di vacanza, necessitava anche di un facile e sicuro sistema di chiusura. Questo particolare rifugio, del corpo ma anche dello spirito, è paragonabile ad un percorso di montagna: il punto panoramico in sommità regala una vista panoramica a 360° su tutto il territorio circostante, i piani, i terrazzamenti intermedi sono punti di sosta temporanea in previsione del raggiungimento della cima.
Gli spazi giorno e notte sono stati invertiti rispetto all’usuale successione che vede le camere superiori rispetto al piano che ospita le aree giorno: qui il soggiorno è posizionato al piano superiore, illuminato costantemente dalla luce che penetra dalla fascia vetrata superiore, a coronamento del tetto.
Il sistema di ante scorrevoli in elementi d’acciaio permetta la chiusura simultanea delle pareti vetrate dei prospetti. In ragione poi della collocazione in un contesto non facilmente accessibile, l’intero telaio portante della struttura doveva essere velocemente assemblato in sito, senza prevedere altre operazioni di finitura superficiale: le componenti in acciaio sono state lasciate grezze, la patina di ossidazione nel tempo le modificherà progressivamente nelle tonalità e disuniformità di disegno.
Il meccanismo di movimentazione dei quattro grandi pannelli dei prospetti, ideato da Tom Kundig e Phil Turner, riprende la precisione dei meccanismi di apertura nelle architetture storiche industriali, un omaggio ideale alle magnifiche applicazioni di Pierre Chareau nella Maison de Verre (Parigi, 1927).
I pannelli sono appesi allo scheletro in acciaio dell’edificio ed il sistema di contro-bilanciamento nell’operazione di movimentazione è garantito dall’azione simultanea di slittamento dei pannelli, azionata da un unico sistema manuale con manovella e riduttori di sforzo.
“Acciaio in movimento” anche per l’intervento di recupero degli spazi di una storico edificio industriale a Seattle, nuova sede per lo studio di progettazione. L’intervento rispetta e valorizza l’originaria natura industriale dell’edificio: da fucina di componenti a fucina di idee, lasciando in vista le componenti meccaniche ed impiantistiche, come del resto a vista sono le “nuove tracce” per le idee progettuali, gli spazi per riunioni e scambi di idee, le postazioni di lavoro. Le componenti nuove si inseriscono sobriamente, quasi in punta di piedi e sempre chiaramente identificabili, rispettando la patina storica dell’edificio dei primi del Novecento: lo stacco tra pareti originarie e nuove strutture portanti è evidente nell’ossatura della scala, nei passaggi centrali.
Una finestra su tetto, delle dimensioni di 6×4,5 m e di peso di circa 3 t, con resistente telaio perimetrale in acciaio ed apertura tramite pistone idraulico, segna –come una grande scultura in movimento- lo spazio centrale dell’ufficio, regolando i ricambi d’aria e facilitando l’effetto camino lungo il vano centrale a doppia altezza. Il pistone idraulico è azionato tramite un sistema a pressione ad acqua, quest’ultima viene poi riutilizzata per irrigare il tetto-giardino superior.
Teresa Van Ert, Marina Cescon
Acciaio Arte Architettura n.30
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