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[Serie Tv] Missing: Il Martedi' alle 21:00 su Fox Life

eva+herzigova+senza+slip Sempre alla ricerca di nuove serie televisive da guardare (e magari a cui affezionarmi), ho provato a registrare anche qualche puntata di Missing, una nuova serie in onda su Fox Life il Martedi' in Prima Serata.

Devo ammettere che la mia prima impressione e' stata di un curioso "Mix" tra Medium e Ghost Whisperer.
Anche in questo caso infatti la protagonista (che in questi casi e' sempre femminile e un giorno forse capiro' il perche') sogna.
Sogna persone scomparse, ed aiuta le forze dell'ordine a rintracciare gli scomparsi.

Non e' malaccio come serie, anche se per quello che riguarda me e i miei gusti non arriva ad altre serie (di cui infatti tendo a comprare direttamente i DVD), ma vale ugualmente la pena di guardarla, se ne avete occasione.

[Missing su Fox Life]

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harmonie candela MOCCOLO profumo VANIGLIA
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Remember Me
NOCCIOLI decorativi DECOMIX
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Cordino rosso
Cordino rosso
Tutte le puntate di Death Note in italiano
Oggi vi presento il download e lo streaming di tutte gli episodi dell' anime "death note". TitoloStreamingDownload 1 - RinascitaVedilo su MegaVideoScaricalo da MegaUpload 2 - ConfrontoVedilo su MegaVideoScaricalo da MegaUpload 3 - Lo ScambioVedilo su MegaVideoScaricalo da MegaUpload 4 - L'inseguimentoVedilo su MegaVideoScaricalo da MegaUpload 5 - StrategiaVedilo su MegaVideoScaricalo da MegaUpload 6 - StrappoVedilo su ...eva+herzigova+senza+slip
Decoralba FIOCCO SVELTO fuxia
Decoralba FIOCCO SVELTO fuxia
Orchidea artificiale phalaenopsis mini con radici
Orchidea artificiale phalaenopsis mini con radici e foglie ( 3 fiori in lattice)
Deep Blue [Flickr]

°_Fabio Pinna Photos_° posted a photo:

eva+herzigova+senza+slip

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OpenShot 1.1.1 rilasciato! Installiamolo su Ubuntu 9.10 Karmic
OpenShot Video Editor è un software libero di montaggio video non lineare per il sistema operativo Linux. Il progetto è stato iniziato ad agosto 2008 da Jonathan Thomas. È programmato in linguaggio Python, utilizza il toolkit GTK+ e il framework MLT, lo stesso utilizzato dal programma analogo Kdenlive. Secondo il mio modesto parere è il miglior [...]

eva+herzigova+senza+slip

OpenShot Video Editor è un software libero di montaggio video non lineare per il sistema operativo Linux. Il progetto è stato iniziato ad agosto 2008 da Jonathan Thomas. È programmato in linguaggio Python, utilizza il toolkit GTK+ e il framework MLT, lo stesso utilizzato dal programma analogo Kdenlive.

Secondo il mio modesto parere è il miglior software di video editing per linux. OpenShot è arrivato alla versione 1.1.1 e per installarlo su Ubuntu 9.10 Karmic ci affideremo ai repository ufficiali hostati su launchpad. Tutte le novità della nuova versione le trovate nella pagina ufficiale dell’annuncio della nuova release.

Vediamo adesso come installare Openshot.


Aprite il terminale e digitate:

sudo add-apt-repository ppa:jonoomph/openshot-edge

adesso aggiornate la lista dei pacchetti:

sudo apt-get update

ed installate OpenShot 1.1.1:

sudo apt-get install openshot openshot-doc

Naturalmente se avete già OpenShot installato nel sistema vi basterà aggiornarlo con il gestore degli aggiornamenti di sistema. Maggiori info o istruzioni per l’installazione in altre versioni di ubuntu o download le potete trovare nella homepage:

STRANE COPPIE n. 3: ANNA MARIA ORTESE, INGEBORG BACHMANN
Nuova puntata de Le strane coppie di Antonella Cilento. Stavolta vengono messe a confronto due scrittrici: Anna Maria Ortese e Ingeborg Bachmann. I due libri accoppiati sono: “Il cardillo addolorato” (della Ortese) e “Il caso Franza” (della Bachmann). Le ragioni di questo accoppiamento vengono ben spiegate da Franz Haas nella bella nota che segue. Ne approfitto di questo [...]

eva+herzigova+senza+slipNuova puntata de Le strane coppie di Antonella Cilento.
Stavolta vengono messe a confronto due scrittrici: Anna Maria Ortese e Ingeborg Bachmann. I due libri accoppiati sono: “Il cardillo addolorato” (della Ortese) e “Il caso Franza” (della Bachmann). Le ragioni di questo accoppiamento vengono ben spiegate da Franz Haas nella bella nota che segue.
Ne approfitto di questo post per invitarvi a ricordare e a esprimere le vostre opinioni su Anna Maria Ortese e Ingeborg Bachmann.
Conoscete queste due autrici? Le avete mai lette?
Inoltre, la relazione di Haas mi ha ispirato un paio di domande…

Haas scrive che in ambedue le opere qui considerate una voce femminile esprime il dolore del mondo.
Allora vi domando: secondo voi le voci femminili, nella scrittura, riescono a esprimere meglio il dolore del mondo?
Dalla lettura della suddetta relazione emerge la grande stima della Ortese nei confronti della Bachmann. Un stima immensa, che - al tempo stesso, come capirete leggendo - è indice di una grandissima umiltà.
Così vi domando… che relazione c’è tra arte e umiltà?
La grandezza di un artista può essere collegata alla sua umiltà?

Di seguito, l’introduzione di Antonella Cilento e la relazione di Franz Haas.

Massimo Maugeri

——————-

Introduzione di Antonella Cilento

eva+herzigova+senza+slipE’ con vera gioia che vi segnalo il proseguire incessante (e la crescita) del progetto STRANE COPPIE, organizzato da me con Lalineascritta Laboratori di Scrittura, e grazie alla collaborazione attivissima degli Istituti di Cultura napoletani, il Goethe Instut, l’Instituto Cervantes e l’Institut Français de Naples.
Strane Coppie è giunto ormai a buon punto: all’Instituto Cervantes giovedì 21 maggio h 19 si sono svolte le RIVOLUZIONI IMPOSSIBILI, dove Domenico Starnone e Melania Mazzucco hanno raccontato Il resto di niente di Enzo Striano e Il secolo dei lumi di Alejo Carpentier e, giovedì 11 giugno h 18.30 all’Institut Français de Naples, ci saranno RITRATTI DI DONNA, dove Sandra Petrignani e Donatella Trotta racconteranno Claudine di Colette e Il paese di Cuccagna di Matilde Serao.
Nel frattempo, ringrazio infinitamente Franz Haas per averci concesso di pubblicare la traccia del suo intervento avvenuto lo scorso 23 aprile presso il Goethe Institut: Franz Haas ha dialogato con Maria Attanasio intorno a Il cardillo addolorato di Annamaria Ortese e Il caso Franza di Ingeborg Bachmann.
Del perché di questo parallelo leggerete qui, di seguito, dalle stesse parole di Haas, ma occorre ricordare di quanto invece detto da Maria Attanasio, che speriamo presto di ospitare in questo spazio, che in quest’incontro si è rivelato un tema della scrittura di sempre: che un’autobiografia può essere un romanzo storico e che un romanzo storico può diventare una verità autobiografica. Di queste due autrici, fra i più grandi del Novecento, si può senz’altro dire che hanno cercato senza interruzione la loro personale Verità e sono rimaste, come scrive Monica Farnetti in Tutte signore di mio gusto, “fedeli all’invisibileâ€.
Ringrazio ancora particolarmente Franz Haas per la generosità e la gentilezza con cui ci ha raccontato i suoi personali ricordi relativi ad Annamaria Ortese e offerto sprazzi del loro carteggio privato.

A. Cilento

—————

Anna Maria Ortese e Ingeborg Bachmann –
“Il cardillo addolorato†e “Il caso Franzaâ€

di Franz Haas

Per vari motivi ho suggerito di abbinare il romanzo incompiuto “Il caso Franza†di Ingeborg Bachmann al capolavoro “Il cardillo addolorato†di Anna Maria Ortese: perché in ambedue le opere una voce femminile esprime il dolore del mondo; perché in entrambi i romanzi una giovane donna ha un legame viscerale con un fratello più piccolo; e perché la Ortese stimava la Bachmann in modo quasi smisurato, particolarmente “Il caso Franzaâ€, come mi scriveva in varie lettere che in seguito citerò.
Nel 1993 tornano i miracoli a Milano: dopo il clamoroso insuccesso del romanzo “Il porto di Toledo†nel 1975, il nuovo romanzo di Anna Maria Ortese è più fortunato, e per più ragioni. Primo, perché “Il cardillo addolorato†è la summa di tutta l’opera dell’autrice; ibrido stupefacente, spiritoso e malinconico ad un tempo; libro dell’età matura ma pieno di virtuosismi giocosi. Secondo, perché esce presso la nobile casa Adelphi, il che conta molto in una società devota alle etichette. Terzo, perché i buttafuori della critica non vigilano più con tanta severità sulle mode postmoderne.
Anche questo romanzo, come “Il porto di Toledo†si svolge in una Napoli fantomatica, città che l’autrice non vede da molti anni, davanti alla “fiaccola del Vesuvio†e ad altri accessori vecchi duecento anni. Sull’Europa brillano ancora le stelle dell’illuminismo ma già i primi fantasmi romantici cominciano ad oscurare il cielo. Tre viaggiatori belgi vivono la città nella sua leggerezza scintillante, ma presto la scena si offusca. I tre conoscono un ricco guantaio e sua figlia Elmina; uno dopo l’altro si innamorano di lei e intuiscono che su questa famiglia grava un tremendo segreto. Passeranno gli anni e gli stranieri non capiranno niente – soltanto che la ragazza soffre di qualche amore ridicolo, per un folletto, o per un idiota.
L’autrice si prende gioco della logica narrativa, accumula personaggi strambi che raccontano sempre nuove e strane varianti della disgrazia. Il lettore coscienzioso fatica ad orientarsi fra tanti nomi e fatti, gradi di parentela e chiacchiere da serve; egli insegue orme di fantasmi e date storiche per mezza Europa, ma alla fine nulla quadra, e non si sa se lo gnomo tanto amato ha tre anni, o trecento. Il “narratore†si scusa ogni tanto della grande confusione. Ma in fondo la vicenda è molto semplice: la figlia del guantaio aveva promesso al padre morente di prendersi cura del fratellastro deforme; per questo rifiuta ogni altro legame amoroso.
La giovane Elmina si accanisce nel suo amore sordo per il fratellino e per la solitudine, tanto da non essere più in grado di amare se stessa o alcuno. Uno degli ospiti di suo padre, il principe Ingmar di Liegi, la adora invano per tutta la vita. Lei sposa un altro, senza amarlo, il primo pretendente che capita, un artista dissennato amico del principe, sperando così di poter adottare il piccolo deforme. Quando muore questo marito ad Elmina rimane soltanto una bimba ritardata e il disgraziato fratello, che forse non è neppure un umano, ma un folletto, che a volte sembra una gallina o anche un capretto.
Il principe cerca di dimenticare, si sposa e sua moglie muore. Anni dopo torna a Napoli ed è tutto come sempre. Nell’animo di Elmina sono sopravvissute la freddezza e la pazienza, nella sua voce c’è sempre un’ironia gentile. Morendo il principe spera ancora in una qualche illuminazione. Ma non ci sono più segreti. Il disamore è davvero così sinistramente banale.
In questo romanzo Anna Maria Ortese ha narrato anche una storia autentica che conosceva dai racconti della sua adolescenza; il resto è favola e quella fantasia che viene dalla solitudine e dalla memoria. Il dolore è un’eredità del ricordo e lo si sopporta meglio nell’ironia, nel divertimento, sciogliendolo nell’assurdo. Spesso si fa largo anche la malinconia, ma l’autrice ogni tanto la scaccia con bizzarra comicità: l’adozione della piccola creatura (un trovatello di Colonia, come affermano antichi documenti) sarebbe necessaria per prolungare “il permesso di soggiorno nel Regno di Napoliâ€. (Qualche stupido crede persino che lo gnometto sia una spia della polizia.) Ma il mondo non è fatto di sola carta timbrata.
La realtà brutta, povera, deforme è onnipresente; le ferite e la disperazione sopravvivono agli umani, e restano. Tanti folletti storpiati se ne stanno accovacciati sui marciapiedi di Napoli, a “Liegi ed altre capitaliâ€, leccando un po’ di latte versato.
Con il suo amore per il fratello, questo figlio sciagurato della natura, Elmina pratica una religione senza Dio né preghiere. “Ama un fantasma e questa disgrazia merita il più grande rispetto.â€
Sente per tutta la vita il canto di un cardillo, che la esorta a considerare il dolore un privilegio, e la invoca di non abbandonare mai quella creatura debole; e lei prende sul serio questa vocazione, come altri si dedicano agli affari di borsa o alla poesia. L’autrice ha piena comprensione per tale ossessione. Con una fitta rete di metafore elabora una poetica in difesa del superfluo, del debole e del ridicolo; di ciò che proviene dai gironi più bassi dell’umanità, contro la logica dei vittoriosi, contro l’arroganza profumata delle parrucche nei salotti aristocratici. Oppone loro, con convinzione, il suo racconto e le sue poetiche immagini dell’inanità.
Elmina sopporta la sua sorte con la calma dei forsennati.
Il suo vecchio padre guantaio soffre molto più di lei, per lo strano trovatello e per una moglie che non lo ha amato mai. In una scatola bucata custodisce le “lettere d’amore†di lei (oppure il trovatello?); qualche volta, attraverso i buchi filtra un lamento debole. Il guantaio trascina la scatola attraverso tutta la sua vita; ma in verità il pacco contiene una sola lettera di poche righe - una gelida richiesta di soldi.
In tutta l’opera di Anna Maria Ortese esistono simili creature del dolore, né folli né ottuse abbastanza da poter sopportare in silenzio. A loro l’autrice dà voce: un miscuglio fra il realismo oscuro e “la magia nera delle parole†(Ingeborg Bachmann).
La strategia linguistica del romanzo è semplice e raffinata come l’esibizione di un vecchio clown esperto: dal rococò leggiadro delle descrizioni di certe cianfrusaglie color rosa fino al turbato silenzio esistenzialista di fronte alle cose di cui un poveretto non può parlare. E regolarmente l’ironia simulata si interrompe per fare largo ad un terrore verace. La grande arte di Anna Maria Ortese consiste in questo funambolismo dialettico-stilistico fra ragionevolezza disincantata e irrazionalismo spaventato e spaventoso.
L’autrice mantiene un continuo dialogo con il lettore, catturandolo con spiritosa ambiguità: “É penoso compito del narratore di storie sotterranee (…) preparare il suo ipotetico Lettore a una tranquilla delusione e insieme cauta speranza.â€
Si confida con lui per chiedergli, insicura e lusinghiera, se veramente lo interessa questa storia “di bambine dispettose e uccelli infeliciâ€. In ogni capitolo è presente “il narratore†che sospira ammiccando: “Dov’è adesso, per favore, il Lettore silenzioso (…capace di) raccogliere il silenzio glaciale dell’Universo, le liti dei fanciulli del mondo sotterraneo, gli sputi, le lacrime (…)?â€
L’eroe maschile dominante di questo romanzo è il principe Ingmar di Liegi; è quasi invulnerabile nella sua innocuità. Avverte il dolore della delusione ma continua la sua vita da diplomatico, illuminato e ingenuo. “La magia non lo turbava, ma le cose del cuore sì.†Non sa cosa lo leghi veramente a Elmina, non conosce i rumori notturni nell’anima di una camiciaia. In fondo la considera sempre “una ruvida capraâ€, brutta nel suo dolore mediocre, la “capra del Golfoâ€. Quando egli si corica la sera, per riposare o per morire, il maggiordomo annuncia “un certo Cardillo, da Napoliâ€. Il principe è contento del canto e tutto intorno a lui diventa calmo, freddo, infinito.

Ho conosciuto Anna Maria Ortese la primavera del 1990, tramite Fabrizia Ramondino, proprio mentre stava lavorando a questo romanzo per il quale le servivano delle fotografie di quella zona di Napoli dove in parte è ambientato, il Pallonetto di Santa Lucia. Mi assumevo il compito di farle e poi di commentarle durante una mia visita a Rapallo. Nelle nostre conversazioni e nelle lettere che seguiranno Anna Maria Ortese si sofferma volentieri su Napoli, e mi parla con grande fremito del “Cardilloâ€, la sua creatura napoletana. Quando il romanzo esce, a maggio del 1993, all’autrice rimane l’antica angoscia causata dai suoi naufragi napoletani, e mi scrive: “Il libro è pronto (gliene ho mandato una copia) e dovrebbe essere in vetrina fra pochi giorni. Ma mi aspetto la stessa accoglienza che ebbe ‘Toledo’. Sparirà subito. Vedràâ€. (12 maggio 1993)
Questa è pura scaramanzia, perché già si stanno muovendo i tamburi della stampa, è in arrivo una valanga di recensioni favorevoli.
Nell’estate del 1993 faccio un’altra visita ad Anna Maria Ortese, a Rapallo. Orgogliosa, mi regala una copia della traduzione spagnola del “Porto di Toledoâ€, appena uscita. A dicembre del 1993 mi esprime la sua soddisfazione per il successo economico del “Cardilloâ€, ma pensa già al futuro, alla rinascita di “Toledoâ€, il suo libro ingiustamente affondato, la sua creatura più napoletana.
Di Napoli, di “Toledo†e del “Cardillo†la Ortese parla sempre con timoroso entusiasmo, ma volentieri affronta anche altri argomenti. Vuole conoscere le mie letture preferite. Le parlo di Carlo Emilio Gadda, di cui lei ha solo un vago ricordo, e poco dopo mi scrive: “Ho cercato subito “La cognizione del doloreâ€, e ho cominciato a leggerlo stanotte, sbalordita da tanta grandezza, e mortificata di non averne saputo del tutto – o quasi – nulla, finché Lei non me ne ha parlato.†(23 maggio 1990)
Una reazione simile, persino di maggiore entusiasmo, suscita un mio suggerimento su Ingeborg Bachmann – la Ortese non conosce affatto l’autrice austriaca. Le spiego che la Bachmann ha passato molti anni in Italia, che era approdata ad Ischia e a Napoli proprio quando lei, la Ortese, aveva lasciato per sempre la sua città, che a Roma, per molti anni, avrebbero potuto incontrarsi. In varie lettere la Ortese affronta gli scritti della collega austriaca, è palesemente emozionata: “Ho letto, con grande commozione, “Canti durante la fugaâ€, di Ingeborg Bachmann. Vorrei leggerne altre poesie. Dove? Chi le ha pubblicate? La neve del cuore rivela una Napoli ignota. Poesia, sì, da brivido: ma assolutamente alto.†(3 luglio 1990)
Nella mia lettera di risposta do le indicazioni bibliografiche, e qualche giorno dopo, ecco la sua ammirazione senza riserva:
“Della Bachmann ho letto, inviati dalla Adelphi, tutti e quattro (credo che siano quattro) i volumi di narrativa. Tutti i racconti sono di altissima qualità, le cose più alte scritte da una donna, in Europa. Non ci sono confronti con altre scrittrici, nel mondo. Come prosa, no. Nessuna donna scrive in un modo così vertiginoso, attento, limpido: e c’è un dolore quasi soprannaturale; il dolore moderno. Non c’è un suono, poi, che non sia puro. Non ci sono tracce di terra. Quando l’ho letta, ho sentito tutti i miei limiti. Ma senza umiliazione. (Di tutti i miei libri, Lei lo sa, ne considero uno solo. Un solo libro ho scritto, e il resto è così così.)†(10 agosto 1990)

“Un solo libro ho scritto†– è questa la sintesi drastica di una lunga vita, di settanta anni di incessante scrittura, il giudizio autocritico e ingiustamente duro, dopo essersi confrontata con Ingeborg Bachmann. Anna Maria Ortese è colpita particolarmente proprio da un’opera che la stessa Bachmann aveva rifiutata e mai pubblicata, il frammento di un romanzo che uscirà postumo con il titolo “Il caso Franzaâ€. In una lettera dell’estate 1990, mentre sta lavorando incessantemente al Cardillo addolorato, la Ortese mi scrive le seguenti parole entusiaste:
“Nel Caso Franza (Adelphi), pag. 50-51, trovo la pagina più innocente, più splendida, di tutta la narrativa del dopoguerra. Quando Franza – e suo fratello – aspettano che il cielo (il mondo) si rassereni – si liberi. E poi arrivano solo delle umili Jeep – e Franza cerca di capire a chi rivolgere il suo benvenuto – la parola di Schiller – e si fa – da sola – capo del paese liberato.
Questo episodio non sopporta confronti con nessun altro della storia umana, visto da una donna – e forse da uomini – di questo secolo.
Lei può essere orgoglioso che l’Austria abbia dato una grazia e una grandezza simili. – Non ci sono confronti.†(26 agosto 1990)

* * *

INGEBORG BACHMANN: Il caso Franza, Milano, Adelphi, 1988.
ANNA MARIA ORTESE: Il cardillo addolorato, Milano, Adelphi, 1993.

54 lettere di Anna Maria Ortese a Franz Haas, scritte negli anni 1990 - 1998, sono accessibili all’Archivio di Stato a Napoli.

bocciolo rosa stabilizzata premium arancio (senza
bocciolo rosa stabilizzata premium arancio (senza gambo)
Disabilitare ASP.NET Machine dalla lista utenti

Quando si installa il framework .NET, propedeutico al funzionamento di qualche programma, è possibile che al successivo riavvio venga richiesto di cliccare sull'utente con il quale si vuole fare accesso al sistema operativo. Questo avviene perchè l'installazione di Microsoft .NET Framework crea l'utente ASP.NET Machine e di conseguenza, con più di un utente abilitato, il sistema operativo vi propone la schermata di autologon.

A questo punto ci sono due modi per risolvere il problema: abilitare l'autologon per l'utente desiderato (potete far riferimento a questo articolo per abilitarlo http://blog.dorio.it/2007/10/15/AutologonAncheInVista.aspx) oppure disabilitare dalla lista degli utenti l'account ASP.NET andando nel registro alla chiave:

HKEY_LOCAL_MACHINE\SOFTWARE\Microsoft\Windows NT\CurrentVersion\Winlogon\SpecialAccounts\UserList

E creare una chiave DWord con il nome ASPNET e assegnandole il valore "0".

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SOTTOVASO cotto 22
SOTTOVASO cotto 22
ElleGi ciotola Jolly verde 18 per centrotavola con
ElleGi ciotola Jolly verde 18 per centrotavola con fiori
Arriva la ULEB CUP
Da oggi a domenica al Palavela di via Ventimiglia approdano le Final Eight della Uleb Cup 2007-2008. Dopo 5 mesi di partite serrate, stasera alle 18.30 e alle 21.00 si giocheranno i primi due quarti di finale e in queste giornate sono attesi in città oltre 2000 tifosi! Se non volete perdervi il grande basket che ritorna in [...]

Da oggi a domenica al Palavela di via Ventimiglia approdano le Final Eight della Uleb Cup 2007-2008.

Dopo 5 mesi di partite serrate, stasera alle 18.30 e alle 21.00 si giocheranno i primi due quarti di finale e in queste giornate sono attesi in città oltre 2000 tifosi!

Se non volete perdervi il grande basket che ritorna in città non potete assolutamente perdervi questi 4 giorni di grandi incontri.

1° Quarto di Finale
Giovedì 10 aprile 2008, ore 18,30 Besiktas Cola Turka - Galatasaray Cafe Crown

2° Quarto di Finale
Giovedì 10 aprile 2008, ore 21,00 DKV Joventut - Pamesa Valencia

3° Quarto di Finale
Venerdì 11 aprile 2008, ore 18,30 Dynamo Mosca - PGE Turow Zgorzelec

4° Quarto di Finale
Venerdì 11 aprile 2008, ore 21,00 Akasvayu Girona - Unics Kazan

1° Semifinale
Sabato 12 aprile, ore 18,30

2° Semifinale
Sabato 12 aprile, ore 21

Finale 3° - 4° posto
Domenica 13 aprile, ore 15,30

Finalissima
Domenica 13 aprile, ore 18,30

Per maggiori informazioni http://www.torinolympicpark.org

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Festa della Madonna del Rosario
Mi compro una Gilera di Paolo Nori

Responsabilità e scelte individuali in un'Italia incompetente

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