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30/11/-1, 00:00:00
Perdigiorno
  Sono andato all’aereoporto, a vedere dei perdigiorno saltare da un aereo. No, esattamente sono andato a controllare che non si facessero male, e nel caso si facessero male soccorrerli. Che io poi c’ho da capire come soccorrere uno che salta da un aereo e non gli si apre il paracadute, tipo che io sono lì [...]

 

Sono andato all’aereoporto, a vedere dei perdigiorno saltare da un aereo. No, esattamente sono andato a controllare che non si facessero male, e nel caso si facessero male soccorrerli. Che io poi c’ho da capire come soccorrere uno che salta da un aereo e non gli si apre il paracadute, tipo che io sono lì col naso all’insu, e poi ad un certo punto in mezzo a tutti gli omini con il paracadute ne spunta uno che viene giù come un fuso, proprio dritto, fino a quando non si ferma contro l’erbetta primaverile delle aiuole dell’aereoporto e io devo andare a soccorrere quell’omino o quello che ne è rimasto.
Insomma ero lì che aspettavo che arrivasse l’una, bello steso al sole, a leggermi un libro. Un libro bello, scritto pure dignitosamente, che parlava di isole e cose così, robe interessanti, credetemi.
E ad un certo punto, mentre ero lì con il mio libro scritto dignitosamente, si avvicina uno proprio mai visto prima, e poi ho capito che non l’avevo proprio mai visto prima perché era tornato da dieci giorni dal Cile, e voleva tornarci, perché sì l’Italia è proprio una merda, perché come si fa a vivere con 800 euro al mese, che là è proprio un’altra storia, che qua non trova lavoro, che si sentiva proprio un coglione ad essere tornato e che se gli dicevo coglione mica si arrabbiava, no, perché era un coglione e se ai coglioni gli dici coglione non si arrabbiano mica. Mi attacca un pippone assurdo, che mi distoglie dal mio libro scritto dignitosamente, e io che sono gentile mica potevo dirgli "mi scusi signor coglione, ma a me i fatti suoi non mi interessano", e annuisco, e ogni tanto ci butto là pure un "sìsì, ma è così eh" o un "sìsì, è proprio vero" o anche "sìsì, ha proprio ragione", e intanto guardo gli omini che si buttano col paracadute e sono contento perché si apre il paracadute proprio a tutti. E questo qui visto che io gli davo corda continua a parlarmi e a parlarmi, e mi chiede quanti anni ho, e io gli dico ventitrequasiventiquattro e lui mi dice che devo andarmene da questo posto di merda, che qui non ci si può vivere, che ah se lui avesse l’età mia sarebbe già andato via, che devo andare in Cile che lì è tutta un’altra storia e che là si trova subito lavoro, che i giovani come me li cercano e che non dovevo essere coglione come lui e me lo diceva come se mi stesse pregando di salvarmi prima che fosse troppo tardi.
E io, che mi rigiravo il mio libro tra le mani sperando che succedesse qualcosa, tipo che non si aprisse il paracadute a qualcuno pur di liberarmene, non me la sono proprio sentita di chiedergli se era tornato dal Cile per rompere i coglioni proprio a me, o se in alternativa non era da ponderare la possibilità di tornarci, in Cile, che da quello che mi è sembrato di capire là i coglioni come lui li tengono parecchio in considerazione.

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30/11/-1, 00:00:00
Dalla parte dei più deboli
  Oggi sono arrivato davanti alla scuola poco lontano da casa mia, mi sono fermato un attimo davanti a guardarla, e ho pensato che quella con i bambini doveva anche essere una bella scuola in una giornata di maggio. Solo che oggi era triste e buia, e c’erano i gendarmi fuori che chiedevano se ci avevi [...]

 

Oggi sono arrivato davanti alla scuola poco lontano da casa mia, mi sono fermato un attimo davanti a guardarla, e ho pensato che quella con i bambini doveva anche essere una bella scuola in una giornata di maggio. Solo che oggi era triste e buia, e c’erano i gendarmi fuori che chiedevano se ci avevi il telefono o meno. Tutti rispondevano di no, perché si sa come va a finire in queste occasioni, va a finire che poi telefonano ai parenti d’america e te ci rimani fregato. Dicevo, mi sono fermato a guardarla, e mi sono immaginato mentre entravo, mentre davo i miei documenti alla gentile signorina, mentre entravo nel gabbiotto e mentre tracciavo una bella croce sopra il mio partito preferito, quello che avrebbe mantenuto tutte le mie speranze nel futuro, o comunque ci avrebbe provato. D’altronde è il dovere e il diritto di ogni buon cittadino, votare dico, forse è anche l’ultimo diritto che ci è rimasto quindi è bene trattarlo con cura.
E alla fine sono entrato, proprio come mi ero immaginato, ho dato i miei documenti alla gentile signorina, proprio come mi ero immaginato. Sono anche entrato nel gabbiotto come mi ero immaginato. E poi ho iniziato a pensare a quale fosse il miglior partito da votare, o se non altro quale fosse il meno peggiore.
Quale, cioè, potesse mantenere un minimo di orgoglio politico, quale riuscisse a non farsi coinvolgere nei giochi di palazzo, nell’ingerenza clericale, quale riuscisse a capire chiaramente che se alla fine va a sedersi su una bella poltrona rossa non è per un diritto acquisito, ma perché chiamato a fare il proprio dovere di fronte al popolo.
Dopo averci pensato un paio di minuti ho capito quale fosse la scelta da fare.
Quindi ho preso la mia bella penna e ho disegnato un altro quadratino, con una bella colomba dentro, e poi ci ho fatto pure lo slogan che recitava "il partito della colomba, dove si mangia si beve e si tromba".
Io spero che qualcuno, quando guarderà la mia scheda, ci pensi un po’ su e capisca che forse sotto sotto non è una brutta idea, che anzi, nello scenario politico ci manca proprio un partito che ti fa trombare, anziché mettertelo nel culo.

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30/11/-1, 00:00:00
Paradiso per tutti (anche comitive)
  Qualunque credente, magari segretamente, è convinto di andare in paradiso. Il paradiso è un’invenzione umana tipica, un tassello che si colloca perfettamente nel quadro generale della nostra esistenza. Appurato che la vita tutto sommato regala più dolori che gioie è stato necessario spiegare al povero umano che c’è qualcosa di meglio dopo, il segreto è [...]

 

Qualunque credente, magari segretamente, è convinto di andare in paradiso.
Il paradiso è un’invenzione umana tipica, un tassello che si colloca perfettamente nel quadro generale della nostra esistenza. Appurato che la vita tutto sommato regala più dolori che gioie è stato necessario spiegare al povero umano che c’è qualcosa di meglio dopo, il segreto è tenere duro. Chi lo ha spiegato poi, ha avuto l’accortezza di farlo in modo, perdonatemi, divino.
Era ovvio che a dire ad un poveraccio "sai poveraccio, tu vivi di stenti e soffri il freddo, ma dopo che sarai morto sarà uno spasso" il poveraccio, facendo due conti, si sarebbe buttato dal primo ponte a tiro. Quindi è stato necessario spiegare pure che il suicidio non era considerato valido e la vita di merda che si era ritrovato per le mani doveva viversela tutta (sadismo allo stato puro). Ma non solo.
Ponendo anche il caso che il poveraccio conoscesse la data della sua morte, e quindi ricorrere in tempi utili ad una provvidenziale redenzione, era costretto a comportarsi nel modo più retto possibile, perché l’apocalisse poteva arrivare da un momento all’altro.
Un po’ come lo studente di liceo: sa che alla fine del quadrimestre sarà sicuramente interrogato, ma potrebbe anche capitare un compito a sorpresa, vai a capire.
Con il paradiso è stato necessario introdurre anche un concetto di selezione; i buoni (piuttosto generico) ci andranno, i cattivi (altrettanto generico) no. Ed è proprio in questo punto che si svela l’invenzione umana tipica.
Tipica perché la selezione cambia a seconda del punto da cui la si guarda, per cui tutti potrebbero andarci o non potrebbero andarci, al di là di quanto la vita vissuta possa essere stata mediocre e insipida, senza alcun merito teorico o pratico per definirsi (o esser definiti) migliori (degni quindi del paradiso) di qualcunaltro (non degno quindi del paradiso). Un osservatore obiettivo riconoscerebbe che ben pochi potrebbero aspirare ad un tale posto, una sorta di élite senza macchia del cattolicesimo, senza voler poi considerare tutti i non credenti. L’unica cosa che ci fa credere di poter concorrere realmente per un posto tra le nuvole è la nostra capacità di minimizzare e di guardare ad esempi peggiori che ci possano elevare a soggetti più meritevoli di altri.

Assistente di dio: Buondì. Lei sarebbe?
Greenwich: Greenwich, dovrei essere in lista.
L’assistente di dio apre il terminale e scrive qualcosa sulla tastiera.
AdD: Mmm. Sì, eccola qua.
G: Oh, bene.
AdD: Ops, no. Questo era Grinuic. Sa, con queste pronunce anglofone è facile confondersi.
G: Mi scusi, controlli meglio. Ci sono sicuramente.
AdD: No, nessun errore. Grazie per averci scelto e arrivederci.
G: Un momento, guardi che io me lo merito!
AdD: Non lo metto in dubbio, anche se l’esperienza che ho accumulato in millenni a questo tavolino mi ricorda che dite tutti così, sa? Ma perché proprio non riuscite a riconoscere i vostri limiti?
G: Ma di che sta parlando, lei non sa ciò che dice!
AdD: Dunque, vediamo…
Assistente di dio fa una rapida ricerca attraverso il terminale. Dopo pochi istanti, la vecchia stampante a rullo inizia a emettere il suo verdetto, un lungo verdetto.
AdD: Oooh, ora le dico. Dunque. Qui risulta che ha rubato. Un pacchetto di Brooklyn bianche all’età di sei anni. E poi, oh oh, cosa sono tutte queste masturbazioni? Mmm… Vedo svariati peccati capitali, e una moltitudine di infrazioni ai dieci comandamenti. Le risulta?
G: Siamo seri. Non commettere atti impuri è una stronzata. Così come non pronunciare invano il nome di dio. Sono toscano, tale appartenenza mi giustifica. Vogliamo poi parlare del nono? Eh? Non desiderare la moglie d’altri. Ma via. Siamo nell’epoca dei Media, con tutte le tette e i culi che ci sono in tv una pippetta che male potrà mai fare.
AdD: Così è scritto. Mi spiace.
G: Scusi eh, vuol mettere me, un ragazzo di ventiquattro anni strappato brutalmente alla vita con tutti i veri delinquenti che ci sono a giro?
AdD: Mi spiace, davvero. Non decido io, è il terminale. Adesso mi scusi, ho del lavoro da sbrigare. Avanti il prossimo!
Mohammad: Buongiorno, mi chiamo Mohammad Al Salimi.
AdD: Terza porta in fondo.

E’ tuttavia splendido la maniera in cui il cattolicesimo sia in grado di porre rimedio a qualsiasi cosa, in modo tale da non esaurire la speranza di poter comunque sia giungere al paradiso.
#1
Il cattolico Ottavio, in un triste giorno, pecca.
Le porte del paradiso saranno forse chiuse per sempre al cattolico Ottavio?
No. Perché il cattolico Ottavio riconosce di aver sbagliato di fronte a dio e quindi grazie alla confessione riguadagna la possibilità di guadagnarsi il paradiso.
#2
Il cattolico Ottavio, in un triste giorno, pecca.
Le porte del paradiso saranno forse chiuse per sempre al cattolico Ottavio?
No. Perché anche se il cattolico Ottavio si dimentica di andare a confessarsi e continua a farsi i cazzi suoi, in punto di morte riconosce di aver sbagliato di fronte a dio e grazie all’estrema unzione riguadagna la possibilità di guadagnarsi il paradiso.

Geniale no? Il credente è messo in condizione di poter continuare ad aspirare al paradiso, nonostante gli errori o i peccati commessi, basta che si redima in tempi utili.

Assistente di dio: Buondì. Lei sarebbe?
Greenwich: Greenwich, dovrei essere in lista.
L’assistente di dio apre il terminale e scrive qualcosa sulla tastiera.
AdD: Mmm. Sì, eccola qua.
G: Oh, bene.
AdD: Ops, no. Questo era Grinuic. Sa, con queste pronunce anglofone è facile confondersi.
G: Mi scusi, controlli meglio. Ci sono sicuramente.
AdD: No, nessun errore. Grazie per averci scelto e arrivederci.
G: Un momento, guardi che io mi sono pentito di tutti i miei peccati, mi sono sempre confessato e mi hanno pure unto prima di morire, ho tutte le carte in regola, controlli per bene!
AdD: Ah ah! Un altro con questa storia! Non ci posso credere, oggi sarà il millesimo. Ma si può sapere chi ve le ha messe in testa queste invenzioni?
G: E’ dal catechismo che ci viene insegnato eh. Tutta roba cattolica centopercento, si fidi.
AdD (con le lacrime agli occhi): Fantastico… fantastico… Roba da non credere! Gigi! Senti qua! Un altro che vuol passare perché si è pentito!
Gigi (da dietro un separé): Che coglione!

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30/11/-1, 00:00:00
Ex (fede)
  Ci avevo una ragazza, un bel po’ di tempo fa, quando ancora si è idealisti e si vede il mondo come un qualcosa da conquistare, che era cattolica. Ci tengo a sottolineare, prima di scatenare un fastidioso quanto inutile scontro religioso, che ciò che si dice delle ragazze cattoliche (che non la danno fino al [...]

 

Ci avevo una ragazza, un bel po’ di tempo fa, quando ancora si è idealisti e si vede il mondo come un qualcosa da conquistare, che era cattolica.
Ci tengo a sottolineare, prima di scatenare un fastidioso quanto inutile scontro religioso, che ciò che si dice delle ragazze cattoliche (che non la danno fino al matrimonio ecc ecc) sono tutte tremendamente vere.
Ci avevo questa ragazza che nei momenti di intimità viveva momenti di disagio interiore profondissimi, momenti che a noi uomini, diciamocelo pure francamente, ci interessano come il destino del Tibet(*), ecco, ma che ci costringono a mostrarci sensibili e comprensivi per consuetudine.
Io penso che i nostri momenti intimi si ispirassero un po’ a Beckett e un po’ a Ionesco, un teatro dell’assurdo a luci rosse, che sublimava, al momento di concludere, in un qualcosa di magnifico e irreale.
Il cattolico, per definizione, vive di contrasti.
La ragione ti dice che sì, magari la storia che Adamo ed Eva hanno fatto -puf!- dal nulla potrebbe essere un tantino azzardata, però la fede è la fede.
La ragione ti dice che sì, credere ciecamente a dei fatti tramandati oralmente per anni prima di essere scritti prima in aramaico e poi tradotti in greco e che quindi potenzialmente (ma sicuramente non sarà così) potrebbero contenere qualche errorino è indubbiamente rischioso, però la fede è la fede.
La ragione ti dice che sì, la bibbia non vieta apertamente la maggior parte dei diktat morali che la chiesa impone, però se il papa che è l’incarnazione di dio in terra ci dice che è così, è così, smettete di far polemica.
E la ragazza che ci avevo questi contrasti interiori li subiva.
Io l’avevo capito subito che la situazione in cui mi ero cacciato poteva diventare spinosa, però che ci si vuol fare, all’amor mica si comanda, e lei aveva un culo che, signori miei, era un’incudine tanto era sodo.
All’inizio i preservativi me li portavo dietro (pensa te che imbecille), nella speranza di una repentina conversione sulla via di Gomorra, ma poi fu chiaro che potevo pure farci i gavettoni o attendere che scadessero, tanto non sarebbero stati usati.
Se le cose fossero rimaste in questo modo, io ne avrei indubbiamente beneficiato mentalmente. Niente sesso. Punto. Di una chiarezza e di una semplicità disarmante, nevvero?
No.
Dunque, il contrasto catto-erotico così si concretizzava.
- Niente ingoio.
- Niente figa.
- Per il culo, invece, come fossi a casa tua.

Il che, concedetemelo, è ben strano, alla fine un orifizio è un orifizio, preferire il cagapranzi alla patatina non è che abbia molto senso, ma non essendo avvezzo alla sfera cattolica non posso saperlo, son sincero.
Ma, la domanda che ancor risposta non ha trovato, e che replico qui per maggiori speranze di trovarne una, pure stupida, è la seguente:

Quale mistico simbolismo cattolico assume, nel divieto categorico e assoluto di avvicinarsi alla patatina con il pisello, il poterla penetrare con quattro (4) dita nella loro interezza o il poterla penetrare con qualsiasi strumento reinventato allo scopo?

Avanti.


(*) L’invasione militare cinese iniziò cinquantotto anni fa; dal 1950 ad oggi le violazioni dei diritti umani sono state continue e gravissime, andando a colpire principalmente la libertà di parola, espressione ed opinione. Il mondo se ne accorge oggi. Sempre meglio tardi che mai, per carità.

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30/11/-1, 00:00:00
Pasqua
"Padre perdonali, non sanno quel che fanno" Ludo, dopo la legittima richiesta di Paul. Blogbabel è morto. Io dico che tra tre giorni resuscita pure lui. E, perdonatemi, ma chi dovesse accogliere l’invito a prendersela con Paul, Napolux o chiunque altro abbia osato levar la testa, è un coglione.   (fatevi una vita gente, ascoltate a zio)

"Padre perdonali, non sanno quel che fanno" Ludo, dopo la legittima richiesta di Paul.

Blogbabel è morto. Io dico che tra tre giorni resuscita pure lui.
E, perdonatemi, ma chi dovesse accogliere l’invito a prendersela con Paul, Napolux o chiunque altro abbia osato levar la testa, è un coglione.

 

(fatevi una vita gente, ascoltate a zio)

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30/11/-1, 00:00:00
Fenomenologia del Sesso
  La scopata putativa: E’ quella che subisci tra i dieci e i dodici anni, a volte prima, a volte dopo. E’ quando i tuoi genitori decidono che è il momento per spiegarti l’importanza del sesso e delle precauzioni da adottare. Di solito tutto comincia con "dobbiamo parlarti", e tu già ti prepari mentalmente all’ennesima punizione dopo [...]

 

La scopata putativa:
E’ quella che subisci tra i dieci e i dodici anni, a volte prima, a volte dopo. E’ quando i tuoi genitori decidono che è il momento per spiegarti l’importanza del sesso e delle precauzioni da adottare. Di solito tutto comincia con "dobbiamo parlarti", e tu già ti prepari mentalmente all’ennesima punizione dopo aver dipinto di rosa il cane del vicino. Non è quello (ma lo sarà il giorno dopo). "Dobbiamo parlarti del sesso". I tuoi si siedono sul divano, tu li guardi a gambe incrociate, c’è un silenzio che si taglia con il coltello, poi è tuo padre che decide di iniziare a parlare, svelando una verità mai immaginata prima.
"Il pisello non serve solo per fare pipì."
Sconvolgente. Inimmaginabile. Subito prima di ulteriori chiarimenti, ti viene spontaneo pensare ad altri utilizzi che possono avere insospettabili parti del tuo corpo, tipo mani, dita, piedi, orecchie, sopracciglia. Certo, di una cosa sei sicuro. Il culo serve solo per cagare.
Seguono quaranta minuti di spiegazioni scientifiche circa pene e vagina, sul loro utilizzo e cose così, comunque terribilmente nebulose. Quando mamma menzionò il monte di venere io pensai a un qualcosa di ripido e innevato tra le gambe delle donne, per dire.

La prima scopata:
Ti rendi conto che il traguardo è finalmente vicino quando il petting si sta spingendo un po’ troppo in là rispetto a quello che ti saresti aspettato, quando cioè riesci a superare soglie mai superate prima, come la biancheria. Lo spettro della temibile frase "no, non sono ancora pronta" aleggia nella tua mente, ma viene spazzata via nel momento in cui cerchi i profilattici e lei non ti dice nulla, anzi aspetta. E aspetta. Non li trovi. Li hai nascosti troppo bene, impaurito che un genitore ficcanaso possa trovarli. Poi spuntano nell’alloggiamento delle musicassette, ne afferri uno, prima che lei possa sgusciare via dal tuo letto e tu decida per l’autoevirazione punitiva. Hai provato quel momento dozzine di volte, spendendo fior di euro in profilattici che poi tristemente scadevano, all’ombra del cassetto del comodino, ma una cosa è farlo di giorno, in tutta tranquillità e in totale solitudine, e un’altra è farlo al buio, con le mani che tremano e una persona che ti guarda. Il tutto dura sì e no due minuti, al termine dei quali tu cercherai una frase adatta per uscirne nel migliore dei modi e sarà allora che lei ti dirà "non ti preoccupare, va tutto bene, va tutto bene", accarezzandoti la testa. La precisa sensazione di essere visto come un coglione non è solo una sensazione, ma non agitarti, le donne ci sono abituate.

La scopata romantica:
Luci soffuse, candele, lenzuola pulite, dolci carezze, sono gli ingredienti della scopata romantica, quella che ogni donna sogna. In realtà è tutta una farsa messa su da noi uomini per appinzarlo, ma fa lo stesso, se lei ci crede, lasciamoglielo fare, dico io. Non più di una posizione, andamento lento, un’interminabile effusione. Due coglioni tanti.

La scopata acrobatica:
Dopo venti minuti di riscaldamento capisci che è il momento. Si inizia a ritmo sostenuto, si cambia di posizione, poi si aumenta il ritmo, altre tre posizioni in rapida successione. Senti i muscoli del culo che iniziano a soffocare sotto l’acido lattico, ma stringi i denti e resisti. Gocce di sudore ti annebbiano la vista, ma hai un obiettivo e nulla ti può far desistere. Altre tre posizioni, poi seguono dieci minuti a ritmo sostenutissimo contro l’armadio. La prestazione dura così tanto perché piuttosto che pensare a ciò che stai facendo sei preso dal peso di lei (che sembrava molto più esiguo a cena) e dal tappeto sul pavimento che si sta arricciando sotto i tuoi piedi. Non puoi scivolare, non puoi. Il ritmo è paragonabile a quella di un trapano a percussione, il pisello potrebbe imploderti da un momento all’altro, lei potrebbe prendere fuoco, innescata dalle scintille provocate dalla frizione finite sul pelo pubico.
Finisce con te in rianimazione e lei ai grandi ustionati.

La scopata violenta:

Tutto è tranquillo, poi ad un certo punto un tuo morso sul collo un po’ troppo veemente la scatena. Ti pianta le unghie sul petto, ti lascia dei graffi lunghi dieci centimetri arandoti praticamente la schiena, poi inizia a urlare tirandoti schiaffi e botte. Tu, che hai una mano corrispondente al peso del 33% del suo corpo, non ti senti di controbattere. Ti insulta, incitandoti a darci dentro, ancora di più stronzo, ancora di più pezzo di merda.
Te ne vai prima che ti vomiti roba verde addosso.

La scopata violenta parte due:
Tutto è tranquillo, poi ad un certo punto un tuo morso sul collo un po’ troppo veemente la scatena. Ti pianta le unghie sul petto, ti lascia dei graffi lunghi dieci centimetri arandoti praticamente la schiena, poi inizia a urlare tirandoti schiaffi e botte, ti chiede di essere violento. Bene. Le tiri uno schiaffo, le piace, gliene tiri un altro e un altro ancora.
Si incazza, ti dà del coglione perché le hai fatto male, stronzo.
Se ne va.
Tu rimani lì come un idiota, sanguinante, domandandoti dove è che hai sbagliato.

 

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30/11/-1, 00:00:00
Il viaggio di una lettera a Natale

“Indovina chi ti scrive? Sorpresa! Avevo voglia di buttar giĂą due righe perchĂ© in questo momento, immersa nelle pagine di letteratura mi sei venuto in mente tu. Magari questa potrebbe essere l’inizio di una corrispondenza, ma non ti garantisco niente visto che le cose che sono riuscita a portare a termine sono praticamente inesistenti”.

Iniziava così una vecchia lettera ricevuta nel giugno 1996. Uno scossone causato da un vuoto d’aria me l’ha fatta appena scivolare tra le mani. Da quando ho iniziato a calcare sempre piĂą parti del mondo, quel pezzo di carta scritto a mano è diventato il segnalibro d’ogni fedele blocknotes compagno d’avventura. Come se lì dentro fosse concentrata tutta una mia famiglia interiore.

Mi fu recapitata un giorno in cui ero andato via presto. La trovai nella cassetta. Assaporandola, ebbi l’impressione che qualcuno avesse appena espresso un desiderio per me. La conservai. Dopo essere finita (non so come) nel bagaglio del mio primo lontano reportage in India, mi venne istintivo portarmela dietro ogni volta che un nuovo timbro prendeva forma dentro il mio passaporto sdrucito.

Poi un giorno, di ritorno dall’Inghilterra, cominciai a rileggere la lettera. Un paragrafo per nazione. Da allora, ha corso serena sopra le rotaie di tutta Italia. Ha salutato le frontiere croate e bosniache. Emozionata, ha osservato il sole da sopra le nuvole britanniche, francesi, svedesi, nord-americane, norvegesi.

Manca solo l’ultima parte da rileggere. L’essere tornato a Londra sa tanto di cerchio filosofico. Un po’ mi affascina. Un po’ non mi tocca per niente. Un po’ coincidenza. Scivolo sopra pensieri piĂą pratici, e trovo ospitalitĂ  a Golders Green da una vecchia conoscenza. L’indomani sarò del tutto solo. Poi potrò partire. Due giorni prima di Natale.

Associo pensieri a ogni impercettibile guardare. Cammino consapevole. Nel presente. Non è del tutto vero. Resto a digiuno tutto il giorno. Un paio di mele candite è il solo pasto che concedo al mio apparato digerente. A sera inoltrata sprofondo in un sonno vestito e mi risveglio presto con ancora il sapore dolciastro in bocca. Ho giusto il tempo di scrivere una smorfia.

“Sai, sto morendo dalla voglia di scriverti una cosina, ma non so come dirtela. Non trovo le parole…beh, in fondo è semplicemente una mia fantasia, ma a livello di subconscio. Fantastico che tu un giorno possa diventare un importante scrittore, proprio come quei strampalati, pazzi autori che ci fanno studiare”.

Di nuovo il tour. Sala di attesa. Aereo. Autobus. Battello. In certi giorni ho passato mesi nascosto fra ciechi. Mi sembra d’essere rimasto con gli occhi chiusi per tutto questo tempo. Li riapro solo quando sono interamente circondato dall’acqua. Riapro gli occhi dopo aver trovato in me la certezza che potrò scoprire ancora molto in questa vita. “…anzi, sono convinta di una cosa: soltanto chi crede realmente nei suoi sogni potrĂ  realizzarli, e diventare un grande”.

Riguardo la lettera un’ultima volta. Qualche romantico fiocco di neve rafforza la mia presa. La appendo lì. Su di un albero dal sapore natalizio, nell’isola da cui sono partito: il Lido di Venezia. Rimane lĂ , fra rami, foglie e qualche soffice pagliuzza bianca. Con il mio indirizzo ancora visibile e colorato. D’ora in avanti sarĂ  lei a portarmi in viaggio. Come se fossi un Marco Polo in fasce cresciute.



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