
La scena che preferisco di gran lunga, per ora, in tutte queste puntate che mi si sono rivelate da quando so che dai libri di P.G. Wodehouse nel 1990 fu realizzata una serie televisiva, intitolata “Jeeves and Wooster”, è la seguente.
Bertie Wooster, il giovin signore londinese che vive in simbiosi col suo valletto Jeeves (tanto acuto, sapiente, solutore che diede il nome a un motore di ricerca degli albori del web: “Ask Jeeves”), si trova a dover fare un’ambasciata per conto di sua zia Agatha, presso una camerierina che il fratello della zia, un vero Lord inglese, si trova a desiderare ardentemente di sposare.
Lo scopo della visita è quella di offrire cento sterline alla giovane perché rinunci a sposare il gentiluomo, dato il dolore che quell’unione provocherebbe nella sorella di lui. Bertie viene però accolto dalla madre della camerierina, che lo scambia per un medico e gli propone di esaminare un suo ginocchio dolorante, nonché gli propone di dare un’occhiata anche al suo didietro stagionato. E’ troppo per Wooster, che con una scusa più o meno galante delle sue, riesce a fare sapere nel modo più comico ed elegante possibile che è molto, molto lontano dall’essere un nuovo medico in servizio.
Perché tutto questo mi ha fatto morire dal ridere, più ancora che per il solo fatto di essere estremamente esilarante di per sé? Perché nient’altri che Hugh Laurie, l’uomo Doctor House, interpreta il giovane Wooster, ed effettua sul ginocchio della signora la sua prima diagnosi molto creativa della carriera da attore. Stracult è dire poco.
Spero presto di avere un qualunque motivo per parlarne nella mia rubrica di televisione sull’Opinione.
