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30/11/-1, 00:00:00
Compiz Fusion inizia a parlare Italiano: Aiutiamolo!
Come avranno visto gli utilizzatori dei miei pacchetti o del mio script impacchettatore, da qualche giorno sia CompizConfig Settings Manager che i plugin di Fusion supportano l’internazionalizzazione (i18n). Io, già da qualche giorno, ho ritirato fuori il mio vecchio mestiere da traduttore, e mi sono messo a tradurre CCSM (lavoro relativamente breve), ma quando [...]

GeneralCome avranno visto gli utilizzatori dei miei pacchetti o del mio script impacchettatore, da qualche giorno sia CompizConfig Settings Manager che i plugin di Fusion supportano l’internazionalizzazione (i18n).
Io, già da qualche giorno, ho ritirato fuori il mio vecchio mestiere da traduttore, e mi sono messo a tradurre CCSM (lavoro relativamente breve), ma quando è arrivato il momento dei Plugin di Compiz Fusion mi sono reso conto che non potevo fare da solo visto che ci troviamo davanti a quasi 500 stringhe (tra l’altro spesso molto tecniche), da rendere appetibili per gli utenti italiani…

Mi è quindi sembrato ovvio rivolgere questa chiamata ai miei amati lettori ed in generale a chiunque voglia aiutare questo nuovo progetto ed abbia una sufficiente conoscenza dell’inglese (e di Compiz)…
Già poche persone volenterose dovrebbero essere in grado di rendere questo lavoro piuttosto rapido ma sopratutto efficace. Quindi collaborate!

Per quanti di voi si fossero avvicinati solo ora alla traduzione di software in ambienti liberi, ci sono degli strumenti ormai considerati standard che fanno capo a gettext rendendo questo processo molto semplice ed intuitivo (oltre che assistito) sia per gli sviluppatori che per i traduttori.
Dal vostro/nostro punto di vista (di traduttore, ndr) vi basterà usare tool come kbabel (se utenti KDE), gtranslator (se utenti GNOME), poEdit (se indipendenti) o un semplice editor di testo (se siete utenti duri e puri) per modificare il file *.po che di fatto risulta essere il nostro dizionario particolare (maggiori informazioni - sezione italiana del Translator Project).

Ora che vi ho elencato un po’ di risorse per modificare i file PO, guardiamo come ottenere e di lavorare sul file di traduzione italiano di Compiz Fusion… Per farlo ci sono due modi:

  1. Scaricate e salvate il file it.po (il link punta sempre all’ultima versione) e iniziate a tradurlo con il tool che preferite, quindi salvate tutto ed inviatemi il file it.po risultante dal vostro lavoro.
    Riscaricate il file ogni volta che ci rilavorate per evitare di perdervi nuove traduzioni…

  2. Usando il GIT, date i seguenti comandi:
          git-clone git://anongit.opencompositing.org/fusion/i18n
    Quindi traducete usando il vostro tool preferito (con cui dovrete aprire il file in i18n/po/it.po), quindi eseguite (dentro alla cartella i18n):
          git-diff-files -p > /tmp/it-po.patch
    Speditemi il file /tmp/it-po.patch e nel caso vogliate ritradurre date il comando sotto per aggiornare i files (dentro alla cartella i18n):
          git-diff-files -p | patch -Rp1 && git-pull

  3. Installare Gobby, accedere al server obby.opencompositing.org porta 6523, la password è cfteam e traducete direttamente online editando il file it.po!

Siccome io e pochi altri abbiamo la possibilità di modificare il repository git i18n di Fusion, e non essendo stata creata ancora né una mailing-list né un vero e proprio gruppo di lavoro per le traduzioni, l’unico modo per rendere effettivo quanto avete italianizzato - come già detto - è quello di inviarmi il vostro it.po (o la patch generata) affinché io inserisca tutto in git…

Sperando che si uniscano quante più persone possibili a questo appello, prego chiunque ci lavori sopra, di non tradurre subito la prima stringa disponibile (per evitare di fare il lavoro doppio), ma di andare un po’ a caso General . Magari potreste inserire qui tra i commenti quanto state facendo così da evitare inutili sovrapposizioni.
Resta comunque il fatto che prima mi inviate il file tradotto, e prima io posso inserirlo in git così da facilitare il lavoro di tutti.

A presto (attendendo i vostri it.po) General … 


EDIT [19-09-2007]: è tempo di fare un resoconto di quanto è stato fatto fino ad adesso.

Hanno contribuito (fin’ora):

Da qualche settimana il maintainer ufficiale della traduzione italiana è Milo Casagrande, fate riferimento a lui per ogni cosa inerente l’i18n di Compiz e Compiz Fusion.

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30/11/-1, 00:00:00
Premio Letterario CITTA' DI LEONFORTE (Scadenza 31/03/2008)

Il Comune di Leonforte indice la trentesima edizione del Premio Letterario

"CITTA' DI LEONFORTE"
  Edizione del 2008

articolato nelle seguenti sezioni:
A) Sezione POESIA INEDITA
Saranno premiate, a giudizio insindacabile della Giuria popolare, tre sillogi. Si concorre con una silloge di 9 liriche in lingua italiana a tema libero da produrre, pena l'esclusione, in l0 copie.

B) Sezione POESIA EDITA
Sarà premiata, a giudizio insindacabile della Giuria, un'opera, in lingua italiana, pubblicata da un Autore nell'ultimo quinquennio da produrre, pena l'esclusione, in 10 copie. Premio previsto € 1.000,00.

C) Sezione NARRATIVA EDITA
Sarà premiata, a giudizio insindacabile della Giuria, un'opera pubblicata da un Autore nell'ultimo quinquennio da produrre, pena l'esclusione, in 10 copie.
Premio previsto € 1.000,00.

D) Sezione SAGGISTICA LETTERARIA "Carlo Muscetta"
La Giuria, a suo insindacabile giudizio, si riserva di premiare un'opera pubblicata in Italia nell'ultimo biennio.

E) Sezione PREMI SPECIALI
L'Amministrazione Comunale, prevede di premiare: uno scrittore o un  regista o un editore o una personalità che si sia, con la propria attività culturale, opera ed impegno, distinta particolarmente nella lotta per il rinnovamento della Sicilia.

PREMI E SEGNALAZIONI
Sezione A)  Pubblicazione a spese del Comune delle tre sillogi vincitrici;
Sezione B) – C) – D)    Premio in denaro;
Sezione E)      Trofeo "Leone  Città di Leonforte".

GIURIE

La Giuria, presieduta dal Prof. Nicolò Mineo, è composta da nove personalità scelte tra esperti nell'ambito delle attività letterarie e scientifiche.
Per la sezione A), il giudizio definitivo sui cinque autori finalisti sarà espresso da una Giuria popolare costituita da nove componenti appartenenti al mondo della scuola, del lavoro e dell'associazionismo.

REGOLAMENTO

1. Si può partecipare a tutte le sezioni con un solo lavoro.

2. I primi classificati nella sezione A) delle precedenti edizioni 2006 – 2007 non possono concorrere per la stessa sezione.

3. Gli elaborati, debbono essere inviati al seguente indirizzo entro e non oltre il 31 marzo 2008: Segreteria del Premio Letterario "Città di Leonforte" - Comune di Leonforte (Prov. Enna) cap. 94013.

4. Le opere vanno spedite all'indirizzo sopra specificato a mezzo di plico su cui va indicata, a pena di esclusione, la sezione alla quale si intende partecipare. Nello stesso plico va inserita altra busta contenente i titoli delle opere, le generalità, l'indirizzo, il recapito telefonico ed un breve curriculum dell'Autore.
Gli elaborati che si riferiscono alla sezione A), inoltre, dovranno essere privi di firma o di altro segno di riconoscimento.

5. La partecipazione al concorso è esente da ogni tassa.

6. Gli elaborati pervenuti non saranno restituiti.

7. L'operato e il giudizio della Giuria sono insindacabili.

8. Il Comune di Leonforte si riserva la facoltà di pubblicare i lavori premiati.

9. Sarà data comunicazione ufficiale sull'esito del concorso soltanto ai vincitori.


PREMIAZIONE
La premiazione avverrà a Leonforte
sabato 18 ottobre 2008



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From: tabulafatiufficiostampa@yahoo.it <tabulafatiufficiostampa@yahoo.it>

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30/11/-1, 00:00:00
Richard Stallman e Bruce Perence il 7 Giugno a Roma
I padri fondatori del software libero alla Sapienza. Lectio Magistralis di Bruce Perens e Richard Stallman all’Università di Roma Presso la cattedra di Comunicazione mediata dal computer della facoltà di Scienze della Comunicazione alla Sapienza di Roma, professore Arturo Di Corinto, il giorno 7 giugno alle ore 9:30, Richard Stallman, il fondatore del movimento del Free Software e Bruce Perens, il [...]

I padri fondatori del software libero alla Sapienza.

Lectio Magistralis di Bruce Perens e Richard Stallman all’Università di Roma

Presso la cattedra di Comunicazione mediata dal computer della facoltà
di Scienze della
Comunicazione alla Sapienza di Roma, professore Arturo Di Corinto, il
giorno 7 giugno alle ore 9:30, Richard Stallman, il fondatore del
movimento del Free Software e Bruce Perens, il padre dell’Open Source,
terranno una lezione magistrale sull’etica e la pratica del software
libero.

L’evento, in collaborazione con la Free Software Foundation Europe,
l’Associazione per il
Software Libero, il Linux User Group della Sapienza, Wikimedia Italia,
sarà l’occasione per
discutere con studenti, esperti e appassionati, per ascoltare dalla
voce dei suoi protagonisti la storia e l’evoluzione del free, open
source software, concetti e pratiche che negli ultimi anni hanno
influenzato tutto il comparto delle tecnologie basate sul software e
trasformato radicalmente la percezione dell’informatica presso il
general public, offrendosi come antagonisti ai grandi produttori di
software non libero come Microsoft.

Durante la giornata, in cui si discuteranno le differenze fra il
software libero e il software
proprietario, gli avanzamenti tecnici e legali delle licenze con cui
viene distribuito, e anche gli
aggiornamenti alle dispute relative ai brevetti degli algoritmi
matematici che ne sono alla base, le associazioni presenti terranno
degli stand informativi sulle loro attività e l’Associazione per il
Software Libero presenterà un’analisi critica del recente accordo fra
la Microsoft e il Governo italiano.

Per l’occasione saranno presenti l’assessore regionale alla Cultura,
Sport e Spettacolo del Lazio, on.Giulia Rodano, il presidente della
Commissione Cultura della Camera dei Deputati, on. Pietro Folena e
l’Assessore alle politiche culturali, della comunicazione e dei
sistemi informativi della provincia di Roma, on. Vincenzo Vita.

E’ stato invitato anche il Ministro per l’Università Fabio Mussi.

Dopo un breve saluto delle istituzioni, Richard Stallman avvierà la
sua lezione che terminerà con una sessione di domande e risposte da
parte del pubblico. In seguito, secondo lo stesso schema, anche Bruce
Perens terrà la sua lezione magistrale. Al termine della lezione le
associazioni si presenteranno, dichiarando le loro finalità.

L’evento, gratuito e aperto al pubblico, avrà luogo giovedì 7 giugno
dalle 9:30 alle 13:30 presso l’Aula Magna della Caserma Sani in via
Via Principe Amedeo, 184. Il luogo è raggiungibile a piedi dalla
Stazione Termini oppure dalla fermata della Metropolitana di Piazza
Vittorio Emanuele.

Negli spazi del convegno, fino alle 18:30, sarà allestita la mostra Il
segno della pace, 140 artisti contro la guerra e per la nonviolenza.
La mostra, partita da Los Angeles ospita opere di Winston Smith, Emek,
Sten, Molder e altri, ed è curata da John Carr e Marco Delli Santi, è
stata offerta dalla galleria d’arte Love and Dissent di Roma.

Altre informazioni:
www.dicorinto.it
http://fsfe.org/
http://softwarelibero.it/node
http://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Wikimedia_Italia
http://www.ls-lug.org/
http://www.loveanddissent.com

Il giorno 8 giugno alle ore 19:30 Stallman e Perens saranno ospiti del
Festival dell’Innovazione di Roma organizzato da Laitspa.it:
http://www.laitspa.it/laitweb/festival_innovazione

30/11/-1, 00:00:00
SoloPalmari esclusiva HTC Diamond Vs 50 PDA WM: i benchmark
SoloPalmari ha effettuato uno ‘’scontro” tra il nuovo HTC Diamond e 50 pda Windows Mobile…ecco i risultati benchmark.. Con l’ausilio dell’applicativo Spb Benchmark il PDA phone viene sottoposto a quattro distinti test, finalizzati alla misurazione delle prestazioni: CPU, File System, Grafica, Indice Generale. clicca qui per visionare benchmark Fonte:SoloPalmari

SoloPalmari ha effettuato uno ‘’scontro” tra il nuovo HTC Diamond e 50 pda Windows Mobile…ecco i risultati benchmark..

Con l’ausilio dell’applicativo Spb Benchmark il PDA phone viene sottoposto a quattro distinti test, finalizzati alla misurazione delle prestazioni: CPU, File System, Grafica, Indice Generale.

clicca qui per visionare benchmark

General

Fonte:SoloPalmari

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30/11/-1, 00:00:00
Chip RFID e dati sniffabili: siamo in pericolo
RFID (acronimo di Radio Frequency IDentification - traducibile in Identificazione a radio frequenza) è una tecnologia per la identificazione automatica di oggetti, animali o persone. Il sistema si basa sulla lettura a distanza di informazioni contenute in un tag RFID usando appositi lettori. La tecnologia RIFD è considerata per la sua potenzialità di applicazione una tecnologia [...]

RFID (acronimo di Radio Frequency IDentification - traducibile in Identificazione a radio frequenza) è una tecnologia per la identificazione automatica di oggetti, animali o persone. Il sistema si basa sulla lettura a distanza di informazioni contenute in un tag RFID usando appositi lettori.

La tecnologia RIFD è considerata per la sua potenzialità di applicazione una tecnologia general purpose (come l’elettricità, la ruota, etc) e presenta un elevato livello di pervasività, ovvero una volta trovata una applicazione in un punto della filiera, l’applicazione ed i benefici si propagano velocemente a monte e a valle della stessa. Con gli RFID, grazie allo sviluppo passato delle tecnologie dell’informazione e di internet, è possibile creare una “internet of things”, ovvero mettere in rete oggetti o cose.
Come abbiamo detto le applicazioni di questa tecnologia sono innumerevoli: recentemente chip RFID sono stati inseriti in carte di credito e passaporti. Tale implementazione è stata introdotta per aumentare il livello di tracciabilità e di sicurezza, ma purtroppo, al contrario mette a serio rischio i nostri dati che possono essere facilmente “sniffati”.

Paolo “Pablos†Holman in una intervista realizzata da Xeni Jardin per BoingBoingTV durante la O’Reilly Emerging Technology Conference 2008, ha dimostrato come le informazioni contenute in quei chip siano tutt’altro che al sicuro bensì facilmente leggibili in un attimo e senza spendere quasi niente.

Holman ha acquistato un lettore per RFID su ebay pagandolo 8 dollari e lo ha collegato al suo portatile, quindi con un software apposito ha potuto ottenere tutte le informazioni contenute nei chip di ogni carta di credito nelle immediate vicinanze. Si potrebbe ottenere in un secondo, nome e cognome del titolare, numero della carta e del conto, data di scadenza, codice di controllo e ogni altro dato la banca abbia immesso; lo stesso dicasi per i passaporti, che potrebbero essere facilmente clonati, con rischi facilmente intuibili.

Qual’è la soluzione per questo enorme problema di sicurezza dei dati? Holman suggerisce l’acquisto di un portafoglio piombato o di un porta documenti schermato, in modo da impedire la comunicazione radio tra chip e lettore. Probabilmente, però, per risolvere il problema sarebbe sufficiente che la decrittazione avvenisse in un apposito server a monte del lettore per garantire un miglior livello di sicurezza.

Seguiamo con interesse la vicenda, e stiamo attenti alle innovazioni “pericolose” per la nostra identità e per il nostro conto in banca…

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30/11/-1, 00:00:00
Linux Day 2007 a Bari - Update -
Sabato 27 ottobre 2007 si terrà il nuovo Linux Day. Promosso e coordinato da ILS (Italian Linux Society), ha come scopo la divulgazione dei principi cardine del software libero e di Linux. Come sempre ILS detta solo le direttive generali lasciando piena autonomia alle organizzazioni locali (LUG - Linux User Group). A Bari, il LugBari organizza la [...]

General
Sabato 27 ottobre 2007 si terrà il nuovo Linux Day. Promosso e coordinato da ILS (Italian Linux Society), ha come scopo la divulgazione dei principi cardine del software libero e di Linux.

Come sempre ILS detta solo le direttive generali lasciando piena autonomia alle organizzazioni locali (LUG - Linux User Group).

A Bari, il LugBari organizza la giornata nazionale dedicata a Linux presso Technopolis (Valenzano) (clicca qui per ulteriori indicazioni).

L’evento è dedicato a tutti gli appassionati o prefessionisti del settore informatico, ed in particolar modo a tutti coloro che vogliano avvicinarsi o partecipare alla comunità del software libero e del mondo linux in particolare.
Linux è stato concepito più di dieci anni fa come hobby dalla mente di un brillante studente finlandese, ed è diventato in questi anni, un nuovo punto di riferimento, non solo per gli esperti del settore.

L’evento a carattere informale e introduttivo, si svolge non-stop nell’arco dell’intera giornata, dalle ore 10 alle ore 19, con presentazioni, laboratori e incontri per tutti i gusti.

Dopo una breve introduzione sulla giornata in sessione plenaria, si terranno due sessioni contemporanee di presentazioni e demo nell’Area Formazione in aula 3 e 4. L’open space dell’Area Formazione sarà dedicato agli incontri, hacking, installazioni, iscrizioni, consegna gadget e BOF.

Sarà disponibile un accesso (con autenticazione nominale) a Internet via wi-fi per tutti gli intervenuti. E’ indispensabile utilizzare WEP e uno username e password personali. L’accesso a internet sarà esclusivamente via proxy su well known ports (http/https/ftp). Al registration desk dovrà essere registrato il nominativo, unitamente a una fotocopia (fatta contestualmente) di un documento di identificazione.

Il programma della giornata è reperibile sul sito del LugBari e la locandina della manifestazione è scaricabile in formato pdf qui

Vi aspetto numerosi… chiedete pure di me General

GeneralConverti in pdf.
30/11/-1, 00:00:00
VOIP da casa con il cellulare
La Ntt Docomo, il primo gestore mobile nipponico, lancerà un nuovo servizio Voip tramite telefono cellulare. Nella propria abitazione, sarà possibile chiamare in Voice Over IP tramite il prorpio cellulare, abbassando drasticamente il costo delle chiamate. Il progetto “Home U Service” sarà possibile grazie ai telefoni di ultima generazione che permettono la connessione ai router wireless. [...]

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La Ntt Docomo, il primo gestore mobile nipponico, lancerà un nuovo servizio Voip tramite telefono cellulare.

Nella propria abitazione, sarà possibile chiamare in Voice Over IP tramite il prorpio cellulare, abbassando drasticamente il costo delle chiamate. Il progetto “Home U Service” sarà possibile grazie ai telefoni di ultima generazione che permettono la connessione ai router wireless. Il servizio sarà attivo dal prossimo mese, nell’ attesa che un simile progetto venga recepito anche da altri paesi.

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30/11/-1, 00:00:00
Nvidia - Tegra è quasi pronto
E’ praticamnte ufficiale: Nvidia entrerà nel mondo dei microprocessori. Il progetto si chiama Tegra, ed incorporerà in un unico cip, sia la CPU che la GPU. L’architettura costruttiva però sarà incompatibile con la classica x86, tanto che Nvidia ha puntato sulla tecnologia ARM. Grazie ad essa, il produttore mondiale punta ad entrare prepotentemente nel mondo dei [...]

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E’ praticamnte ufficiale: Nvidia entrerà nel mondo dei microprocessori.

Il progetto si chiama Tegra, ed incorporerà in un unico cip, sia la CPU che la GPU. L’architettura costruttiva però sarà incompatibile con la classica x86, tanto che Nvidia ha puntato sulla tecnologia ARM. Grazie ad essa, il produttore mondiale punta ad entrare prepotentemente nel mondo dei dispositivi embedded, mercato in cui Intel si sta fortemente interessando attraverso il processore Atom.

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30/11/-1, 00:00:00
Sono uno di loro

Non solo appartengo al terzo degli italiani che non sanno il motivo per cui la propria attività lavorativa/scolastica viene interrotta il 2 giugno, addirittura non conoscevo la presenza di tale interruzione.

Solo oggi, leggendo le righe di Mannheimer, ho appreso il motivo dello stop previsto per domani: il 2 giugno 1946 si tenne il referendum tra monarchia e repubblica e gli italiani scelsero la repubblica.

Ignoranza? Anche, per carità, ma soprattutto un disinteresse generale verso la storia e la società del vecchio stivale, nonchè un'assente sentimento di identità nazionale (già più volte ribadito).

Continuando l'articolo di Mannheimer, scopro però di non essere il solo ad avere difficoltà a cantare l'inno italico: ben il 55% degli italiani intervistati non considera rilevante l’identità italiana. Insomma il patriottismo è sentimento sempre più distante.

Quali le cause? Difficile rispondere. Ritengo però che le cattive "gestioni" e i poco cristallini governi susseguitisi negli ultimi 20 anni, abbiamo giocato un ruolo importante nei sentimenti della gente, sempre più bistrattata (e recentemente "munta"), generando un senso di antipatica sfiducia generale verso le istituzioni.

Personalmente il senso di appartenenza lo sento più verso un discorso regionale, che verso una nazionalità comune.

30/11/-1, 00:00:00
Community, di recupero della tv dei ragazzi cresciuti
Pezzo di domani (torno ad anticiparvene qualcuno, era un po’ che ero pigro) su l’Opinione. Community su All Music (il concorrente principale di MTV in Italia) è un contenitore per giovani fatto da giovani, e per giunta dotati di quel necessario spirito autocritico che permette loro di realizzare una videosigla bella come quella che hanno. E [...]

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Pezzo di domani (torno ad anticiparvene qualcuno, era un po’ che ero pigro) su l’Opinione.

Community su All Music (il concorrente principale di MTV in Italia) è un contenitore per giovani fatto da giovani, e per giunta dotati di quel necessario spirito autocritico che permette loro di realizzare una videosigla bella come quella che hanno. E non sprovvisti, d’altro canto, di quella provvida attenzione alle novità (musicali, pseudoculturali, di costume) perché anche anche i giovani sfortunatamente sprovvisti del suddetto spirito finiscano comunque per vederlo, entusiasti.

Quella sigla è un autentico patrimonio per qualunque teenager: il decalogo delle cose da fare per essere consdiderato alla moda, o da evitare come una compagna di classe pariola se si vuole invece risultare alternativi. Una specie di spartiacque, una sottile linea multicolore fra quei due mondi in perenne rotta di collisione, che a volta si chiama anche amore. Numero uno: fare il dj, o fare finta di essere un dj, in generale, o vestirsi come un dj in particolare; secondo: indossare gli occhiali da sole all’unisono coi propri amici più intimi; terzo: considerare il cellulare una metafora del cuore (e qui ci siamo, effettivamente). Si prosegue poi, in ordine di importanza, con: disegnare sui muri, con la bomboletta, segni grafici che paiono astratti, ma in realtà sono una rappresentazione chiara di se stessi (l’animazione rende i graffiti un ritratto del graffitaro); pomiciare con chiunque; suonare molti strumenti musicali; indossare jeans a vita bassa che mostrino l’inizio della linea di demarcazione fra le natiche.
Community è un programma che parla di tutto questo col lucido sulle labbra: sereno, poco importa se i conduttori hanno superato da qualche decennio il tempo delle mele. E’ semplicemente tutto molto simile a uno di quei film in cui Cristiana Capotondi fa la liceale, e che poi fanno il pieno di incassi e rivalutano la comicità di Giorgio Faletti dopo che era stato rivalutato come scrittore.

La conduzione è sciolta, con forse l’unica pecca di indugiare troppo sulla consapevolezza di avere una proununcia dell’inglese decente da parte della giovane donna in studio, Valeria. Un po’ come se si fosse ancora vent’anni fa, quando cose come questa erano status symbol irrinunciabili per qualunque conduttore di pregio. Poi ci ricordiamo che siamo in Italia, che diversi nostri compagni delle medie ancora non sanno scrivere una mail in dialetto, e capiamo il perché di questa come di tante altre piccole cose.

Notevolissima l’interazione col pubblico, che avviene a più livelli e con più mezzi. D’altronde, era proprio nel titolo stesso del programma l’idea di un ricreare, sebbene in televisione, e a un orario in cui i giovani-target con una vita sociale ciondolonano sui cavalletti dei motorini altrui, quell’atmosfera della possibilità, del permesso da parte del pubblico di far parte di uno show, che è l’imperativo del web in questi mesi, e forse anni.

Con Ivan (l’uomo) e Valeria si può parlare al telefono, gli si può mandare un sms, una mail. Gli si può far giungere in redazione un proprio video, che potrà perfino essere trasmesso, specie se si dovesse trattare di una rappresentazione di almeno qualcuno degli elementi del decalogo sopra delineato. Mani nel naso e canzoni stonate incluse.

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30/11/-1, 00:00:00
INPS: sfatiamo i luoghicomuni
Dal sito : http://www.federicolippi.it (http://www.federicolippi.it/) : qualche utile chiarimento sulla Inps Il 29.03.2008, verso le 6,15 circa, nel fare uno zapping al televisore, sono capitato su Canale Italia mentre andava in onda Notizie Oggi, il programma di notizie ed attualità con “domande, botta e risposta” tra il giornalista-conduttore, generalmente tre ospiti più o meno conosciuti, e opinioni del pubblico tramite telefono a cui accedere con numero che, strano a dirsi, oltre che sempre occupato, e questo sarebbe comprensibile, se per caso lo becchi libero dopo una lunga attesa vieni ripassato ad occupato, ed in questo modo non hai mai la possibilità di dire la tua.
30/11/-1, 00:00:00
Dati di chiusura
Si è chiusa una giornata particolarmente difficile per le Borse europee a causa delle deludenti indicazioni arrivate dal mercato del lavoro statunitense, che a maggio ha visto il tasso di disoccupazione schizzare al 5,5% dal 5% di aprile (maggiore incremento dal 1986) e la perdita di 49 mila posti. Tali dati hanno gettato nuove ombre sull'economia americana (e di conseguenza su quella mondiale), già alle prese con i problemi del settore creditizio e di quello immobiliare e con l'allarme inflazione: l'aumento della disoccupazione potrebbe infatti portare ad una brusca contrazione dei consumi, voce che rappresenta i 2/3 del Pil Usa. Oltretutto la capacità di spesa delle famiglie è sempre più minacciata dai continui aumenti del prezzo del petrolio, tornato sopra i 134 dollari al barile (+12 dollari al barile in 2 giorni) spinto dalla debolezza del dollaro, dalle rinnovate tensioni tra Israele e Iran e da un rapporto di Morgan Stanley nel quale è ipotizzato un target di 150 dollari al barile entro il 4 luglio. In questo contesto gli operatori hanno preferito chiudere le posizioni innescando vendite generalizzate: a Milano il Mibtel ha perso il 2,16%, a Francoforte il Dax ha registrato un -1,99%, a Londra il Ftse100 ha ceduto l'1,48% e a Parigi il Cac40 ha archiviato un -2,28%. A Piazza Affari le vendite hanno colpito in particolare i finanziari: Unicredit ha perso il 3,84%, Intesa Sanpaolo il 3,3%, Banco Popolare il 4,94%, Bca Pop Milano il 5,25%, Mediolanum il 5,53% e Fondiaria-Sai il 5,26%. Il forte aumento del prezzo del petrolio si è fatto sentire sugli industriali: Fiat ha ceduto il 4,41%, Italcementi il 3,69% e Pirelli il 2,99%. Si è mossa in controtendenza Prysmian con un +1,12%. I timori di un brusco rallentamento dei consumi hanno penalizzato i titoli delle società maggiormente legate al ciclo economico: Luxottica ha archiviato un -4,45%, Bulgari un -3,91%, Geox il 3,50%, Autogrill il 3,44% e Stm un -3,48%. Hanno chiuso contrastati i petroliferi: Eni ha registrato un -0,94%, mentre Saipem e Tenaris hanno guadagnato rispettivamente lo 0,49% e lo 0,69%. Sul mercato valutario è proseguita la corsa dell'euro nei confronti del dollaro: le attese per un aumento dei tassi nella Zona Euro a luglio e i negativi dati sul mercato del lavoro negli Usa hanno spinto il cambio verso quota 1,5750.

(18:05:02 06/06/2008)
30/11/-1, 00:00:00
Azimut: raccolta netta maggio +10 mln euro
Azimut ha reso noto di avere chiuso il mese di maggio con una raccolta netta di risparmio gestito positiva per 10 milioni di euro. La società ha aggiunto che il totale delle masse nette gestite dal Gruppo si è attestato a 14,2 miliardi di euro, in calo del 4,5% rispetto ad inizio anno per effetto dello sfavorevole andamento dei mercati finanziari nel periodo. "La sostanziale tenuta di Azimut in un contesto di grande difficoltà del risparmio gestito, particolarmente accentuata nel nostro paese ma che trova eco anche nelle principali economie mondiali, dimostra la validità del lavoro svolto sui mercati finanziari dai nostri gestori, unitamente all'assistenza ai clienti da parte dei nostri promotori. Il tutto è volto al raggiungimento di un ritorno superiore al risk free nel medio periodo, anche e nonostante momenti di mercati particolarmente sfavorevoli come gli attuali. Al tempo stesso tutto questo lavoro ci consentirà una ripartenza più rapida a livello di performance, raccolta e più in generale di soddisfacimento degli interessi dei nostri clienti e azionisti come dimostrano i passati venti anni di storia del Gruppo" ha dichiarato l'amministratore delegato, Pietro Giuliani.

(15:44:51 06/06/2008)
30/11/-1, 00:00:00
Paradiso per tutti (anche comitive)
  Qualunque credente, magari segretamente, è convinto di andare in paradiso. Il paradiso è un’invenzione umana tipica, un tassello che si colloca perfettamente nel quadro generale della nostra esistenza. Appurato che la vita tutto sommato regala più dolori che gioie è stato necessario spiegare al povero umano che c’è qualcosa di meglio dopo, il segreto è [...]

 

Qualunque credente, magari segretamente, è convinto di andare in paradiso.
Il paradiso è un’invenzione umana tipica, un tassello che si colloca perfettamente nel quadro generale della nostra esistenza. Appurato che la vita tutto sommato regala più dolori che gioie è stato necessario spiegare al povero umano che c’è qualcosa di meglio dopo, il segreto è tenere duro. Chi lo ha spiegato poi, ha avuto l’accortezza di farlo in modo, perdonatemi, divino.
Era ovvio che a dire ad un poveraccio "sai poveraccio, tu vivi di stenti e soffri il freddo, ma dopo che sarai morto sarà uno spasso" il poveraccio, facendo due conti, si sarebbe buttato dal primo ponte a tiro. Quindi è stato necessario spiegare pure che il suicidio non era considerato valido e la vita di merda che si era ritrovato per le mani doveva viversela tutta (sadismo allo stato puro). Ma non solo.
Ponendo anche il caso che il poveraccio conoscesse la data della sua morte, e quindi ricorrere in tempi utili ad una provvidenziale redenzione, era costretto a comportarsi nel modo più retto possibile, perché l’apocalisse poteva arrivare da un momento all’altro.
Un po’ come lo studente di liceo: sa che alla fine del quadrimestre sarà sicuramente interrogato, ma potrebbe anche capitare un compito a sorpresa, vai a capire.
Con il paradiso è stato necessario introdurre anche un concetto di selezione; i buoni (piuttosto generico) ci andranno, i cattivi (altrettanto generico) no. Ed è proprio in questo punto che si svela l’invenzione umana tipica.
Tipica perché la selezione cambia a seconda del punto da cui la si guarda, per cui tutti potrebbero andarci o non potrebbero andarci, al di là di quanto la vita vissuta possa essere stata mediocre e insipida, senza alcun merito teorico o pratico per definirsi (o esser definiti) migliori (degni quindi del paradiso) di qualcunaltro (non degno quindi del paradiso). Un osservatore obiettivo riconoscerebbe che ben pochi potrebbero aspirare ad un tale posto, una sorta di élite senza macchia del cattolicesimo, senza voler poi considerare tutti i non credenti. L’unica cosa che ci fa credere di poter concorrere realmente per un posto tra le nuvole è la nostra capacità di minimizzare e di guardare ad esempi peggiori che ci possano elevare a soggetti più meritevoli di altri.

Assistente di dio: Buondì. Lei sarebbe?
Greenwich: Greenwich, dovrei essere in lista.
L’assistente di dio apre il terminale e scrive qualcosa sulla tastiera.
AdD: Mmm. Sì, eccola qua.
G: Oh, bene.
AdD: Ops, no. Questo era Grinuic. Sa, con queste pronunce anglofone è facile confondersi.
G: Mi scusi, controlli meglio. Ci sono sicuramente.
AdD: No, nessun errore. Grazie per averci scelto e arrivederci.
G: Un momento, guardi che io me lo merito!
AdD: Non lo metto in dubbio, anche se l’esperienza che ho accumulato in millenni a questo tavolino mi ricorda che dite tutti così, sa? Ma perché proprio non riuscite a riconoscere i vostri limiti?
G: Ma di che sta parlando, lei non sa ciò che dice!
AdD: Dunque, vediamo…
Assistente di dio fa una rapida ricerca attraverso il terminale. Dopo pochi istanti, la vecchia stampante a rullo inizia a emettere il suo verdetto, un lungo verdetto.
AdD: Oooh, ora le dico. Dunque. Qui risulta che ha rubato. Un pacchetto di Brooklyn bianche all’età di sei anni. E poi, oh oh, cosa sono tutte queste masturbazioni? Mmm… Vedo svariati peccati capitali, e una moltitudine di infrazioni ai dieci comandamenti. Le risulta?
G: Siamo seri. Non commettere atti impuri è una stronzata. Così come non pronunciare invano il nome di dio. Sono toscano, tale appartenenza mi giustifica. Vogliamo poi parlare del nono? Eh? Non desiderare la moglie d’altri. Ma via. Siamo nell’epoca dei Media, con tutte le tette e i culi che ci sono in tv una pippetta che male potrà mai fare.
AdD: Così è scritto. Mi spiace.
G: Scusi eh, vuol mettere me, un ragazzo di ventiquattro anni strappato brutalmente alla vita con tutti i veri delinquenti che ci sono a giro?
AdD: Mi spiace, davvero. Non decido io, è il terminale. Adesso mi scusi, ho del lavoro da sbrigare. Avanti il prossimo!
Mohammad: Buongiorno, mi chiamo Mohammad Al Salimi.
AdD: Terza porta in fondo.

E’ tuttavia splendido la maniera in cui il cattolicesimo sia in grado di porre rimedio a qualsiasi cosa, in modo tale da non esaurire la speranza di poter comunque sia giungere al paradiso.
#1
Il cattolico Ottavio, in un triste giorno, pecca.
Le porte del paradiso saranno forse chiuse per sempre al cattolico Ottavio?
No. Perché il cattolico Ottavio riconosce di aver sbagliato di fronte a dio e quindi grazie alla confessione riguadagna la possibilità di guadagnarsi il paradiso.
#2
Il cattolico Ottavio, in un triste giorno, pecca.
Le porte del paradiso saranno forse chiuse per sempre al cattolico Ottavio?
No. Perché anche se il cattolico Ottavio si dimentica di andare a confessarsi e continua a farsi i cazzi suoi, in punto di morte riconosce di aver sbagliato di fronte a dio e grazie all’estrema unzione riguadagna la possibilità di guadagnarsi il paradiso.

Geniale no? Il credente è messo in condizione di poter continuare ad aspirare al paradiso, nonostante gli errori o i peccati commessi, basta che si redima in tempi utili.

Assistente di dio: Buondì. Lei sarebbe?
Greenwich: Greenwich, dovrei essere in lista.
L’assistente di dio apre il terminale e scrive qualcosa sulla tastiera.
AdD: Mmm. Sì, eccola qua.
G: Oh, bene.
AdD: Ops, no. Questo era Grinuic. Sa, con queste pronunce anglofone è facile confondersi.
G: Mi scusi, controlli meglio. Ci sono sicuramente.
AdD: No, nessun errore. Grazie per averci scelto e arrivederci.
G: Un momento, guardi che io mi sono pentito di tutti i miei peccati, mi sono sempre confessato e mi hanno pure unto prima di morire, ho tutte le carte in regola, controlli per bene!
AdD: Ah ah! Un altro con questa storia! Non ci posso credere, oggi sarà il millesimo. Ma si può sapere chi ve le ha messe in testa queste invenzioni?
G: E’ dal catechismo che ci viene insegnato eh. Tutta roba cattolica centopercento, si fidi.
AdD (con le lacrime agli occhi): Fantastico… fantastico… Roba da non credere! Gigi! Senti qua! Un altro che vuol passare perché si è pentito!
Gigi (da dietro un separé): Che coglione!

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30/11/-1, 00:00:00
Euro 2008 anche online e sui cellulari
Accanto alla ricca programmazione Rai, gli appassionati di calcio potranno seguire gli europei di Austria e Svizzera anche sui videofonini di 3 Italia. Sul web, invece, si punta tutto sul divertimento e la socializzazione con i fantaeuropei di Yahoo e il nuovo canale dei tifosi di YouTube. Per molti tifosi è già iniziato il conto alla [...]

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General

Accanto alla ricca programmazione Rai, gli appassionati di calcio potranno seguire gli europei di Austria e Svizzera anche sui videofonini di 3 Italia. Sul web, invece, si punta tutto sul divertimento e la socializzazione con i fantaeuropei di Yahoo e il nuovo canale dei tifosi di YouTube.

Per molti tifosi è già iniziato il conto alla rovescia: il 7 Giugno prendono il via i campionati europei di calcio. In Italia la Rai detiene i diritti in esclusiva per la trasmissione dei 31 match in diretta tv. L’offerta non si limita alle sole partite: l’intero palinsesto è stato stravolto per mettere in piedi oltre 200 ore di programmazione focalizzata sull’evento.

Le partite sul cellulare
Non solo tv, comunque. I 31 match di Euro 2008 saranno trasmessi in diretta e in qualità digitale anche sui videotelefonini DVB-H di 3 Italia, attraverso la programmazione di Raiuno e Raidue già presente nell’offerta di Tv Mobile. 3 Italia sarà l’unico operatore mobile ad offrire tutte le partite in versione integrale e in diretta sui cellulari. E senza nessun costo aggiuntivo.

I 23 giorni di Google e YouTube
Certo, anche questa volta non mancheranno le alternative più o meno legali per la visione delle partite in streaming p2p (a cominciare dagli ormai stranoti canali tv cinesi che hanno spopolato agli ultimi mondiali). Ma c’è anche chi ha ben pensato di utilizzare la rete non tanto come canale broadcasting alternativo alla tv. E’ il caso di Google e YouTube che hanno da poco lanciato lo speciale “23 giorni”, con gadget e strumenti pensati ad hoc per permettere agli appassionati di calcio di socializzare meglio l’evento. Innanzitutto, attraverso il nuovo canale “Il diario dei tifosi di YouTube”, dove gli utenti sono invitati a condividere diverse tipologie di filmati: video che mostrano l’abilità e la passione per il calcio; video in cui i tifosi si cimentano a raccontare dal basso i loro europei. Il video migliore sarà ospitato nell’home-page del portalone il giorno della finale; gli altri saranno montati per il video-blog degli europei.
Su Google saranno inoltre disponibili due widget: uno per seguire sulla pagina personalizzata iGoogle tutti gli ultimi aggiornamenti in tempo reale; un altro più ludico per cimentarsi con rigori e punizioni.

I fantaeuropei di Yahoo!
Il colosso di Sunnyvale invece punta tutto sul fantacalcio. Sono già aperte le iscrizioni per EuroFantasy Football, gioco online che permette di creare la propria squadra ideale a partire da un budget virtuale di 200 milioni di euro. Si potrà così sfidare gli altri manager a seconda dei risultati e delle prestazioni dei propri calciatori. Il punteggio, spiega Yahoo, non sarà basato solo sulle reti realizzate, ma su “tutto quanto di positivo (o negativo) espresso dai tuoi campioni: parate, falli commessi e subiti, cartellini, tackle vincenti, passaggi intercettati, tiri in porta, cross effettuati, corner conquistati”. Il tutto confluirà poi in una classifica generale, per decretare alla fine il manager più bravo degli ultimi europei.

Di Nicola Bruno: www.visionpost.it

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30/11/-1, 00:00:00
RAID, impariamo cos’è ed utilizziamolo su Ubuntu (2° Parte - I restanti livelli del raid)
Visto il risultato della prima parte della guida appena tornato a casa mi sono subito messo al lavoro per pubblicare la seconda parte Abbiamo visto in generale cosa è il raid e i primi due livelli di questa tecnologia, adesso vediamo altri livelli con i quali si può utilizzare il raid. Abbiamo anche visto [...]
30/11/-1, 00:00:00
Qualcosa di incredibile... e verde...
"Ci sono aspetti della mia personalità che non so controllare. E quando perdo il controllo... è molto pericoloso starmi vicino".

Credo proprio di essere uno dei pochi ad aver apprezzato il film "Hulk" diretto da Ang Lee. Da più parti mi è stato detto che fosse noioso e troppo "intellettuale", mentre a me è piaciuto sotto tutti i punti di vista. Ho gradito l'approccio "psicologico", figlio delle origini dell'eroe e della sua lunga sequenza di storie a fumeti scritte dal grande Peter David, ed il trattamento cinematografico in generale. Anche le famigerate riprese con "montaggio a vignette" secondo me sono funzionali e ben inserite nel contesto del film, oltre ad essere un voluto ed apprezzabile omaggio del regista ai natali fumettistici del "Gigante di Giada" creato da Stan Lee e Jack Kirby. Dopo aver promosso il primo capitolo e in quanto "vero credente", dunque, non potevo esimermi dall'andare al cinema, insieme ad un manipolo di nerdacci composto da Alessio, Carlo e Leonardo, per vederne il sequel... che poi in realtà non è nemmeno un vero seguito, ma andiamo con ordine...

"L'incredibile Hulk", uscito nelle sale da un paio di settimane, è la seconda produzione diretta dei Marvel Studios dopo "Iron Man" e si stacca volutamente e chiaramente dal suo quasi omonimo predecessore. Ce ne si accorge subito, sin dai titoli di testa, in cui vengono mostrate in maniera molto interessante le origini del personaggio e la sua prima trasformazione. Ma questa "nascita" è diversa da quella del primo film, a dare immediatamente il senso del distacco dalla precedente pellicola. Si tratta, piuttosto, di un remake funzionale delle origini mostrate nella vecchia serie televisiva "The Incredible Hulk", da cui il film non ha dunque mutuato solo il titolo. Il parallelo parte proprio con la narrazione delle origini, che strizza chiaramente l'occhio ai fan del serial per elementi e inquadrature, ma prosegue poi con l'utilizzo del tema musicale e la sostanza del film più in generale. Così come accadeva in TV al Bruce Banner interpretato da Bill Bixby, anche in questa nuova versione su celluloide il tormentato personaggio, che questa volta ha le fattezze del grande Edward Norton, è visto come un uomo in fuga. Ha deciso di allontanarsi dal suo mondo e dai suoi cari per evitare di metterli in pericolo e ora vaga per il pianeta pur di sfuggire all'esercito degli Stati Uniti, mentre impara a controllare i suoi stati d'animo e prova a liberarsi della sua maledizione. All'inizio del film troviamo Banner in Brasile, ma l'ex scenziato che nasconde in sè i segreti dell'energia Gamma viene presto stanato dalle forze militari USA comandate dal Generale Thaddeus "Thunderbolt" Ross (William Hurt) ed inizia così... con una splendida sequenza di inseguimento a piedi in una favelas... il suo viaggio di ritorno verso New York, per ritrovare la sua amata Betty Ross (Liv Tyler) e sottoporsi ad una cura. Ma incrocerà il suo cammino con quello del micidiale Emil Blonsky (Tim Roth), abbagliato dalla forza di Hulk e disposto a tutto pur di ottenere un potere grande quanto il suo.

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Alla fine della visione, la pellicola diretta da Louis Leterrier mi ha lasciato davvero soddisfatto, dandomi proprio quello che speravo e che mi aspettavo. Quasi due ore di azione e avventura, con una trama semplice, ma al tempo stesso molto solida, che permette al regista di farci conoscere i personaggi e di mostrarci come interagiscano fra loro, senza mai dimenticare che al centro della scena c'è comunque un mostro verde di due metri e mezzo che "più si arrabbia, più diventa forte". Gli effetti speciali sono ottimi e riescono a creare un Hulk convincente e "realistico", che assomiglia quasi un un gorilla umanoide, muovendosi e spostandosi in molte situazioni proprio come farebbe un enorme primate che cammini eretto. Anche le scene di lotta sono tutte davvero spettacolari e regalano alcuni momenti indimenticabili, specialmente il primo scontro fra Hulk e Blonsky "potenziato" (da un certo siero...), un condensato di adrenalina e dinamismo, che ti mostro anche nel video più in basso. Insieme a questa, le scene che mi hanno emozionato di più sono state altre due. L'incontro fra Betty e Hulk in una grotta, sotto una pioggia tremenda e con il "mostro / bambino" che sfoga la sua rabbia e la sua frustrazione contro la tempesta. Ed il lancio di Banner dall'elicottero, per scatenare la bestia rinchiusa dentro di se e combattere contro il sanguinario Abominio. Entrambe hanno prestigiose origini fumettistiche: se la prima richiama proprio le origini dell'eroe, la seconda si riferisce alla sua più recente interpretazione in chiave "definitiva" sulle pagine della geniale serie "Ultimates" di Mark Millar e Bryan Hitch.

Da segnalare le divertenti apparizioni speciali del mitico Stan Lee e di Lou Ferrigno, il culturista che nel serial TV veniva dipinto di verde per interpretare Hulk, oltre che l'inserimento del defunto Bill Bixby, che appare in un programma televisivo visto da Banner mentre è ancora in Brasile. Senza dimenticarsi, naturalmente, di tutte quelle chicche da "Marvel zombie" che infarciscono la pellicola. La citazione di Nick Fury e del Dottor Samson, gli accenni al progetto del "super soldato", ma specialmente il fugace arrivo sul finale di Tony Stark, interpretato proprio da Robert Downey Jr, dunque davvero lo stesso di "Iron Man". Inoltre sembra proprio che sia stata stata tagliata all'ultimo momento, in fase di montaggio, una scena che avrebbe dovuto mostrare l'incontro fra Hulk e Capitan America... Ma si dice la ritroveremo fra i contenuti extra della prossima edizione del film in DVD... Il Marvel Universe sul grande schermo, comunque, continua a crescere e potrebbe addirittura rivoluzionare il modo di fare e pensare un certo tipo di cinema block-buster: i Vendicatori e la continuity stanno arrivando... Hollywood, preparati a cambiare...

General General General General
30/11/-1, 00:00:00
Salva la cheerleader, salva il mondo
Per tutti gli appassionati di super-eroi, "Heroes" è stato un sogno diventato realtà. Il serial TV creato e scritto da Tim Kring, infatti, non solo è un perfetto condensato di tutti gli elementi della "cultura super", ma è in generale un ottimo prodotto, che contribuisce a "sdoganare" ulteriormente il genere al di fuori del "mondo nerd". Una serie che in qualche maniera ha "cavalcato l'onda" del successo dei film dedicati ai super esseri, ma calandoli in un'atmosfera più cupa e ansiogena, rendendoli in qualche maniera "reali". Sulla scia del genere "revisionista", che parte da "Watchmen" di Alan Moore fino ad arrivare a "Rising Stars" di J. Michael Straczynski, il serial è riuscito a mostrarci come potrebbe essere "veramente" un mondo popolato da umani dotati di capacità speciali. Anche se, nello sviluppo delle trame, probabilmente "Heroes" è maggiormente debitore dell'acclamata saga degli "X-Men" ideata da Chris Claremont. Non solo perchè i personaggi sono inquadrabili come mutanti, quanto perchè il serial pesca a piene mani nelle numerose trame e nei "trucchi narrativi" creati dall'autore britannico sulle pagine del fumetto Marvel. Non a caso, lo scrittore fa anche una breve apparizione nell'ultima puntata della prima stagione, vestendo i panni di un riparatore di spade.

General
La storia è focalizzata su un gruppo di persone dotate di super-poteri, che sembra abbiano un destino comune. Alcuni di loro stanno scoprendo solo ora di essere speciali, altri lo sanno da tempo. Vivono vite diverse, nei luoghi più lontani del pianeta. Nulla sembra legarli. Eppure le loro esistenze sono strettamente interconnesse a quelle degli altri, in un disegno apparentemente impercettibile, che viene svelato lentamente e con sapienza. A fare da collante fra loro, il professor Mohinder Suresh e il pittore Isaac Mendez. Il primo è un esperto di genetica deciso a rintracciare e aiutare chiunque mostri di avere facoltà speciali, per permettergli di controllare i propri poteri e condurre una vita normale. Il secondo è uno degli "eroi", un artista eroinomane capace di prevedere il futuro nelle sue opere, che realizza in stato di "trance". Attraverso i suoi dipinti (splendidamente realizzati nella realtà dal grande Tim Sale) verrà alla luce l'immensa tragedia che sta per abbattersi su New York e che sarà provocata proprio da un super-umano. Chi sarà il responsabile? L'eroico Peter Petrelli? Il malvagio Sylar? La schizofrenica Niki Sanders? L'incontrollabile Ted Sprague? Provocherà la disgrazia in maniera volontaria o per errore? E perchè una versione di Hiro Nakamura proveniente dal futuro afferma che solo salvando la cheerleader Claire Bennet sarà possibile salvare il mondo? L'intrigo si infittisce ad ogni episodio, il numero dei personaggi cresce e la trama inizia ad assumere connotati sempre più unici ed appassionanti, che rendono "Heroes" un serial davvero speciale. Perchè non è interessante solo cosa è raccontato, ma anche come viene fatto. Con una sceneggiatura che riesce ad approfondire tutti i personaggi. Con lo sfoggio di super-poteri che non va mai a discapito dell'intreccio, pur mostrando effetti speciali e visivi di tutto rispetto. Con una narrazione sempre avvincente e dialoghi epici e intensi, perfetti per commentare vicende di questa potenza narrativa.
General
La serie ha incontrato un successo clamoroso negli USA, ma purtroppo non ha avuto lo stesso tipo di riscontro anche in Italia. La serie NBC, infatti, è stata trasmessa l'anno scorso nel nostro paese da Italia 1, che non sembra averla capita a fondo e l'ha programmata decisamente male. Inizialmente gli episodi sono stati trasmessi di Domenica sera. Ma "Heroes" è un prodotto destinato ad un pubblico giovane, che probabilmente nel corso del weekend preferisce uscire e divertirsi. Dopo un inizio convincente, inoltre, la curva di audience del programma è calata in maniera verticale e l'emittente ha ben pensato di interrompere la messa in onda e proporre gli ultimi episodi dopo qualche tempo, a tarda notte e con una programmazione mai ben definita. Dopo un trattamento di questo genere, le speranze di vedere la seconda stagione in italiano le avevo ormai perse. Infatti ho deciso di vederla in edizione originale. Poi è arrivato il "miracolo" del digitale terrestre, una "valvola di sfogo" che permette all'emittente di ammortizzare i costi di qualsiasi programma, avendo un doppio canale in cui "vederlo": su digitale attraverso il pagamento "pay per view" e in TV in chiaro attraverso la vendita degli spazi pubblicitari. Anche "Heroes" volume 2, infatti, è puntualmente arrivato sui calani di Mediaset Premium ed è pronta ad arrivare in autunno anche su Italia 1, sebbene solo in seconda serata. Magari tornerò a parlarne proprio in quel momento. Anche perchè, per uno strano caso del destino, la seconda stagione potrebbe essere in chiaro in Italia, quando negli Stati Uniti debutterà il terzo volume, intitolato "Villains". Nel frattempo, comunque, la rete Mediaset inizierà a mandare in onda le repliche della prima serie, a partire dal 19 Giugno ogni Giovedi alle 23:00. Un'ottima maniera per vedere o rivedere l'origine degli eroi e il loro tentativo di evitare l'imminente e annunciata catastrofe, per essere poi subito pronti a riprendere il racconto con la seconda stagione, esattamente dove si era interrotto. Ma... prima di allora... ho deciso di farti un regalo, il video promo uficiale di "Heroes" Volume 2. Probabilmente uno degli spot promozionali più belli che siano mai stati realizzati, con la sua carica iconica e poetica, oltre alla perfetta sinergia di testi, musica e immagini: un piccolo gioiello da ammirare più volte.
General General General General
30/11/-1, 00:00:00
MySpace vs Facebook
Mi sono avvicinato solo da poco al mondo dei "social network" in rete. Fino a poco tempo fa non lo capivo, non credevo potesse essere davvero una forma di "comunità virtuale" o "rete sociale". Mi sembrava solo il modo in cui chiunque, anche il più inesperto in fatto di web, potesse avere la propria pagina personale su Internet. Nulla di strano o non condivisibile, in fondo la democrazia della Rete sta anche nel fatto che chiunque possa entrare a farne parte e contribuire alla sua crescita, al di là di una fruzione semplicemente passiva. Al limite... meglio un blog! Ma dato che mi diletto a scribacchiare in html e javascript, prima di entrare nel "tunnel del blog", i miei siti web li ho sempre creati da zero godendo della libertà di progettare tutto come meglio credo, senza "regole" da rispettare. Dunque non avevo mai sentito la necessità di "appoggiarmi" a strutture preesistenti e in qualche maniera vincolanti. Poi... un pò per curiosità, un pò per cultura personale, un pò perchè spinto da amici già presenti "nella rete estesa"... anche io ho deciso di affrontare il mondo dei "social networks", affacciandomi quasi in parallelo sulla piattaforma di MySpace e su quella di Facebook, scoprendone così differenze, pregi e difetti. Sebbene entrambi gli spazi siano percepiti nella stessa maniera, in realtà sono tra di loro molto diversi.

General

MySpace si può considerare la prima e più diffusa esperienza del genere. Il prode Tom Anderson... si proprio quel Tom primo amico di tutti gli utenti del network... ha avuto un'idea geniale e ha creato in 10 anni il sesto sito web più popolare al mondo. Ma specialmente ha dato a milioni di internauti la possibilità di entrare in contatto. MySpace è una rete che connette davvero una miriade di utenti sparsi in giro per il globo, facendo circolare informazioni, immagini, musica, video... idee. MySpace è un'ottima vetrina per chiunque voglia mettere in mostra se stesso ed i propri lavori. Probabilmente è il migliore spazio di visibilità offerto nell'era globale del digitale. E' diffusissimo e permette di condividere qualsiasi tipo di contenuto, dando la possibilità di fare promozione e di confrontarsi col pubblico più vasto possibile, quello che nessun altro mezzo di comunicazione riuscirebbe a contattare in maniera così massiccia. MySpace è così potente perchè è un fenomeno di massa, che ha contagiato persone di tutti i tipi spingendole ad un uso sempre più consapevole e continuato di Internet. Ci sono persone che hanno iniziato a connettersi tutti i giorni solo per vedere se avevano qualche nuovo amico. Poi si sono anche persone e artisti che grazie a MySpace hanno costruito la propria fortuna, esportando in tutto il mondo la propria immagine e i propri lavori a costo zero. Modelle o musicisti che adesso sono diventate delle vere e proprie star, hanno iniziato dal nulla, semplicemente sfruttando le possibilità di contatti e visibilità offerte da MySpace. Perchè su MySpace più che contattare le persone che si conoscono già, si "richiede amicizia" specialmente agli sconosciuti, per allargare il proprio bacino d'utenza.

Lo spazio, dunque, ha moltissimi meriti, ma anche qualche difetto, insito nella sua stessa natura. MySpace, infatti, vuole lanciare un messaggio di libertà, eguaglianza e autonomia. Dunque è semplicissimo da utilizzare e da la possibilità ai propri utenti di customizzare la pagina come meglio credono, anche grazie ai tanti "editor" spuntati in giro per la rete come funghi dopo una notte umida. Ma i risultati troppo spesso sono devastanti. Pagine cariche di qualsiasi tipo di contenuto, widgets che entrano in conflitto fra loro, file pesanti e ingestibili. Tutti elementi che danno del filo da torcere persino ai sistemi più stabili e alle connessioni iper-veloci a banda larga. Un passo indietro nella fruibilità del web. La maggiorparte dei "webdesigner fai da te", poi, non ha la minima idea di cosa siano i concetti di risoluzione video, grafica e navigabilità. Dunque ecco che il povero utente si trova ad affrontare spazi web incomprensibili. Con accostamenti cromatici improbabili, che rendono il tutto illegibile. Con barre di spaziamento laterali interminabili. Con strutture che lasciano allibiti per la loro non-navigabilità. Ecco che MySpace mostra il suo lato peggiore. Lasciando piena autonomia, infatti, sia il network che in generale la rete si "inquinano", con pagine dannose per l'utente e per l'utilizzo ottimale delle possibilità messe a disposizione da Internet. La libertà è sempre preziosa e apprezzabile, ma questa è l'anarchia più totale e probabilmente qualche "paletto tecnico" sarebbe necessario, per mettere un pò di ordine in tutto questo caos.

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L'approccio di Facebook è completamente diverso. Infatti Mark Zuckerberg ha definito la sua creazione non un "social network", ma una "social utility". Il suo scopo non è quello di essere vetrina o di mettere in contatto persone che non si conoscono. L'idea alla basa di Facebook è più intima e a misura d'uomo. Perchè questa piattaforma, almeno per come la sto vivendo io, ha lo scopo di connettere gruppi già esistenti anche nel mondo reale. E' una maniera per far restare in contatto amici e parenti che sono lontanti e che trovano in Facebook una maniera divertente, veloce e completa per coltivare il proprio rapporto anche a distanza. Quì la struttura visiva è molto più rigida, ma i servizi offerti sono a dir poco infiniti, grazie a una serie di utilità esterne che coprono qualsiasi aspetto dell'esistenza umana. Nella tua pagina di Facebook puoi inserire tutto quello che ti piace, per condividere i tuoi interessi con tutte le persone che ti stanno a cuore, aggiornandole sulle tue attività e i tuoi stati d'animo. Facebook è come una "casa virtuale", in cui possiamo essere veramente noi stessi e "metterci a nudo", invitando solo gli amici e senza aver paura di scoprirci troppo perchè occhi indiscreti potrebbero osservarci. Il grande problema di Facebook, in questo momento, è di non essere ancora abbastanza diffuso. E forse mai lo sarà, quantomeno non ai livelli di MySpace. Il suo approccio è ancora troppo "difficile" per l'utente medio della rete e, comunque, non offre alcun tipo di "ritorno", se non la soddisfazione personale. Se ormai chiunque oggi ha la sua pagina su MySpace, è raro trovare amici e parenti coi quali si vorrebbe restare in contatto che abbiano anche una pagina su Facebook, limitando la ramificazione dei contatti e l'utilità del mezzo.

Sebbene al'inizio li avessi scambiati per la stessa cosa, insomma, in realtà MySpace e Facebook sono due strumenti completamente diversi. E la loro profonda diversità si palese immediatamente quando si prova ad accedere ai due sistemi. Come puoi ben vedere se provi a raggiungere la pagina di MySpace che ho creato per l'Amazing Comics Netwok e il mio profilo personale su Facebook. La prima è visibile a tutti, anche a chi non è registrato "nella rete estesa". Mentre per vedere il secondo, devi prima entrare nel sistema iscrivendoti e poi naturalmente dovrai anche attendere che io accetti la tua richiesta: per caso vuoi fare amicizia? Sai dove trovarmi... :-)
General General General General
30/11/-1, 00:00:00
Circolazione - Variton Gel Gambe - 100ml
GeneralDermo-Gel cremoso ottenuto con estratti di oli naturali (oliva, semi d'uva) che servono da supporto vegetale per un insieme superattivo e sinergico ad alte concentrazioni: Sophora japonica fiori, Rusco, Ippocastano, Hamamelis, Mallo di Noce.Il massaggio con questo gel cremoso si esegue facilmente sulle gambe e fa immediatamente penetrare gli estratti attivi che contribuiscono al trattamento della fragilità capillare stimolando la microcircolazione superficiale, tonificando i capillari periferici con grande sollievo per le gambe soggette a gonfiori e sensazioni dolorose. Gli effetti ottenuti con l’uso continuato di questo gel sono i seguenti: pelle sana ed elastica, fermezza dei tessuti cutanei, acuta sensazione di freschezza e di benessere generalizzato, dinamismo giovanile.Prodotto finito non testato su animali.

Prezzo: 13.00 €

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30/11/-1, 00:00:00
Il Forum c’è!
English: Today I have uploaded and installed phpBB2, a board to create a forum for this website. If you have a problem with any content of this blog, you can post a discussion in the forum. Sections of forum: Dashboard (english and italian), Support to download and use the files on blog (english and italian), Dicussioni Generali (only [...]

English:

Today I have uploaded and installed phpBB2, a board to create a forum for this website.

If you have a problem with any content of this blog, you can post a discussion in the forum.

Sections of forum: Dashboard (english and italian), Support to download and use the files on blog (english and italian), Dicussioni Generali (only for italians)

The forum is HERE

Italiano:

Oggi ho caricato ed installato phpBB2, una piattaforma per creare forum per questo sito.

Se avete problemi con qualasiati contenuto di questo blog, potete postare una discussione nel forum.

Alcune sezioni sono sia in italiano che in inglese, altre solo in italiano.

Sezioni del forum: Bacheca (inglese ed italiano), Supporto al download e uso dei file nel blog (inglese ed italiano), Dicussioni Generali (solo italiano)

Il Forum è QUI

30/11/-1, 00:00:00
Inchiostri MIS
Finalmente ho ricevuto gli inchiostri a pigmenti di carbone che ho ordinato direttamente dal sito di MIS Associates. I kit per stampare in bianco e nero prodotti dalla casa americana sono venduti generalmente in due versioni: la versione warmtone, caratterizzata da una intonazione calda dovuta proprio alla colorazione naturale dei pigmenti di carbone, e una [...]
30/11/-1, 00:00:00
Six degrees of separation

"Six degrees of separation refers to the idea that, if a person is one step away from each person they know and two steps away from each person who is known by one of the people they know, then everyone is an average of six steps away from each person on Earth."
Six degrees of separation, English Wikipedia
This concept is one of the fundamental principles on which are based most digital social networks as LinkedIn or Facebook, for example. The statement itself is mostly true, even if the exact number of steps between people differs depending on the population measured and the types of links used. In any case, it is generally found to be relatively small according to several researches and experiments. But what does it really mean? Which is the difference between having a connection of sort with someone and having real access to that person?

We all have friends, or at least acquaintances. Some of them might know some important people, which in their turn may know some very important people. But does it mean that we have really access to those VIP's? Probably yes, we have if we really need to, and if we are very motivated and resolute, especially if we are introduced by someone who feel indebted towards us. However, the more important is the individual we are trying to contact, the greater is the favor we are asking for, and therefore the obligation we will have to repay.
Let me make a practical example. Just consider my real network, that is, not one of the several social networks I joined, but my real life network: people whom I personally know, who personally know my second degree ring, that in their turn personally know my third degree ring, and so forth.
I really know a person who personally knows very well the Pope. I will not tell you the name, of course. Anyway, Joseph Ratzinger, Papa Benedetto XVI, is two steps away from me. Since the Pope knows very well the Dalai Lama, Tenzin Gyatso is three steps away from me. Isn't it bad, is it? Does it mean that, in case I would need tomorrow to meet Joseph Ratzinger or Tenzin Gyatso, it will be easier for me to obtain a date with respect any other person in the world? I think not, unless I would have a very good and serious reason; but in such a case my opinion is that any person might obtain the same result by simply writing a letter directly to them. Of course, if the reason is really a grave one.

Another example, always related to my own network. I personally know a person who personally knows the current Italian Premier Silvio Berlusconi, as well as a person who personally knows the current leader of opposition, Walter Veltroni. So they are both two steps away from me. On the other hand, Berlusconi personally knows very well both George Walker Bush, the current President of United States of America, and Vladimir Vladimirovich Putin, the current Prime Minister of Russia as well as chairman of United Russia and Chairman of the Council of Ministers of the Union of Russia and Belarus. So they are both three steps away from me. However, Bush family had business connections with bin Laden family, so it is very probable that some member of bin Laden family is four steps from me, and therefore that Osama bin Laden himself is probably five steps away from me only! So I do not even need six steps to reach Osama bin Laden, the founder of the jihadist organization Al-Qaeda!
Of course it is also possible that someone that I know be in contact with an immigrant from Iraq or Egypt who is really a terrorist of Al-Qaeda, so that Osama bin Laden might be closer to me in my network that I could imagine. Anyway, let us focus only on people we know very well and their own personal networks. According to the analysis I performed, I would be potentially connected to some of the most important and influencing people of the world within three steps only. Not a bad result, but absolutely useless to me. The point is that we should not only count links, but give a weight to each of them. The more important is the person we are linked to, the higher is the weight of the link itself; the higher is the weight of link, the more difficult it will be to have access to that individual, unless we have a very strong relationship with such a person, of course. So, the difficulty to walk through a connection is balanced by the trusting we have with the person on the other side of it.
Those considerations give a different perspective to social networks and to the six degrees of separation concept. Just representing a social network as a web of nodes and links, it is not only important how far away is an individual in order to estimate how difficult might be to have access to that specific node. We have also to take in consideration other two important parameters: the connection weights and the trusting with respect that node. Each node, in fact, has a different rating depending on the "first step" node it is linked to. The higher is the rating, the easier is to cross the link, even if the connection weight is high.

This perspective is fundamental to better understand digital social networks too. In fact, higher is your reputation in a social network, easier will be for you to increase your network, but harder will be for others to access you. Even if you are willing to easily accept requests of friendship from unknown people, in fact, you will be probably available to accept demanding requests only from a small set of friends, unless the requester has been introduced by someone you really trust.
So, if you have just joined a new social network, your strategy to develop a valuable personal web of connections should be the following:

first increase your first and second rings by selecting people with a good reputation, but avoid to try to go directly to the higher ratings: you will be given a refusal and miss an opportunity that you could take later;
increase your reputation in network: how, it will depend on network, of course — helping people is a good approach, anyway;
carefully select request to connect to you, avoiding people with very low reputation, unless their rating is low because they are new, but do not refuse a request just because the person is not important, since you cannot know whom that person may know in real life.

Social networks can be a valuable tool to improve your ability to make business, to increase your experience, to develop opportunities in any area, both personal and professional, and of course to meet interesting people. A strong network is always a valuable resource, but do not rely only on the number of links: stake on quality.

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30/11/-1, 00:00:00
Poesie a memoria


Ieri mia figlia Isabella mi ha detto che durante un'interrogazione d'italiano le hanno chiesto di recitare una poesia a memoria, una del Foscolo, e che verso la fine si è bloccata, ha avuto come un vuoto di memoria. Con le poesie a volte è così: finché le reciti va tutto bene, ma se ti perdi anche una sola una parola, può succedere che non riesci più ad andare avanti. Comunque sono rimasto abbastanza sorpreso dal fatto che in terza media chiedano ancora di imparare le poesie a memoria. In effetti sembra che Isa ne debba conoscere almeno una per ogni poeta che studieranno quest'anno, quindi oltre una dozzina.
Per quanto mi riguarda, sono sempre stato contrario a far imparare a memoria le poesie. Ritengo che non serva assolutamente a niente. Certamente non serve ad allenare la memoria; se lo scopo dovesse essere quello, allora sarebbe molto meglio se agli studenti si insegnassero alcune delle più comuni tecniche mnemoniche. Ce ne sono moltissime e tutte assolutamente valide, ognuna specifica per un certo tipo di informazione: liste di nomi, numeri formati da più di dieci cifre, brani di testo o musicali, e persino sequenze di simboli o immagini. Non è certo lo studiare a memoria un testo che permette di addestrare la memoria, quanto piuttosto l'utilizzo consapevole di uno o più di questi metodi. A quel punto la singola poesia rappresenterebbe solo uno dei tanti modi per verificare l'acquisizione di una tecnica specifica.
La Poesia rappresenta un'espressione artistica importante perché libera l'autore dai vincoli che solitamente imbrigliano la Prosa, portandolo a usare le parole più come un pittore che come uno scrittore. Essa ha sempre avuto una sua musicalità, anche quando non la si è fondata su una metrica precisa. Le rime, le assonanze, il suono stesso delle parole, acquistano un significato che va al di là della semantica del contenuto. Questo è ciò che uno studente dovrebbe conoscere di una poesia: il suo significato più profondo; impararne a memora il contenuto non ha più senso che imparare a memoria una pagina a caso di un romanzo.
L'abitudine a far declamare le poesie nasce dal fatto che la Poesia, al contrario della Prosa, ha tratto le sue origine dal Teatro e quindi dalla recitazione. Ovviamente un attore non recita solitamente con un foglio tra le mani ed è quindi normale che debba conoscere il testo da recitare a memoria. Tuttavia, facendo imparare a memoria le poesie agli studenti, si confonde il mezzo con il fine. Il fine, infatti, non è la conoscenza del brano, ma la capacità di recitarlo, di dare al testo quella melodicità, quella ritmica, che solo a tratti si può ritrovare nella prosa, e non in tutta la prosa, comunque.
Quindi, ancora una volta, se è la recitazione l'obiettivo, allora è quella che bisognerebbe insegnare. La memorizzazione del singolo brano, a questo punto, sarebbe solo uno strumento, al più un elemento di valutazione del grado di apprendimento. Imparare a recitare è di nuovo una questione di tecnica, di metodo, e non vale solo per la poesia. Chiunque si sia trovato a esporre un argomento come relatore in una conferenza, magari di fronte a un pubblico formato da diverse centianaia di persone, sa quanto sia importante saper parlare, o meglio, sapere comunicare. La comunicazione da un palco non coinvolge solo la voce, ma anche lo sguardo, l'espressione del volto, la postura, i movimenti del corpo, persino le pause.
Chi presenta, chi sa presentare davvero, non sta fermo imbambolato dietro a un pulpito a ripetere con voce monotona quanto chiunque potrebbe già leggere sulle diapositive proiettate alle sue spalle, ma si muove, si sposta da una parte all'altra del palco, alza e abbassa la voce, inframezza frasi a effetto con intervalli di silenzio volutamente studiati, cercando nel contempo di sentirlo il pubblico, di coglierne le aspettative, di percepirne l'eventuale disagio o disinteresse. La comunicazione non è mai a senso unico, neppure quando a parlare è uno solo e gli altri ascoltano. Anche il pubblico comunica, a modo suo. La dimostrazione di attenzione piuttosto che il mostrarsi distratti sono tutti segnali che un buon relatore deve saper cogliere, proprio come un attore di teatro. Tutto ciò non si improvvisa. Ci vogliono anni per acquisire queste tecniche, specialmente quando si comunica in una lingua che non è la propria, come ad esempio l'inglese.
In generale quindi, saper comunicare, così come saper osservare o ricordare, sono tutte qualità molto utili e apprezzate nella vita, e poterle apprendere fin dai primi anni di scuola è sicuramente un vantaggio. Per questo credo sarebbe importante, invece di pretendere che i ragazzi sappiano ripetere a pappagallo, in modo più o meno decente, quattro versi in rima, insegnare loro quelle tecniche e metodi che possano essere loro utili quando dovranno trovarsi un lavoro. Un esempio sono le tecniche di memorizzazione, ma anche quelle di lettura rapida, di osservazione, così come i metodi di comunicazione, di presentazione, di risoluzione dei problemi. Tutto ciò, completato con la capacità di effettuare un'analisi approfondita di quello che è il significato di un'opera artistica, sia essa poesia, prosa o visuale, potrebbe rappresentare un valido ausilio per i nostri figli e aiutarli a diventare individui maturi e preparati sia sul piano culturale che su quello sociale. A quel punto, imparare a memoria una poesia, sarebbe solo un di cui.

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Tags: poesie, scuola, metodo, istruzione, ragazzi, ita


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30/11/-1, 00:00:00
Leasing targato


Il leasing targato è una soluzione di leasing dedicata all'acquisto di veicoli, dall'autovettura all'autoarticolato (compresa la possibilità di un ampio parco macchine), purché siano registrati al P.R.A. (Pubblico Registro Automobilistico), sia nuovi che usati.

Il leasing targato si rivolge alle piccole medie e grandi imprese, agli imprenditori, professionisti, lavoratori autonomi, Enti di Pubblica Amministrazione, nonchè privati. Essi possono essere parte di qualsiasi categoria di produzione e servizi, purché utilizzino l'auto per la propria attività lavorativa.

 

Acquisto dell' autovettura con il leasing targato

Il leasing targato si può suddividere in tre diverse tipologie, basato sulla categoria del veicolo:

  • leasing su autovetture
  • leasing su veicoli commerciali
  • leasing su veicoli industriali

Il leasing targato presenta le caratteristiche generiche del leasing, offrendo quindi vantaggiose formule di finanziamento, permettendo di utilizzare nell'immediato il veicolo acquistato, dietro al pagamento di un canone mensile.

La flessibilità del leasing permette di scegliere il veicolo, la durata del contratto, l'importo dell'anticipo, l'importo del canone mensile, e l'importo del riscatto; dove i dettagli economici saranno presi in accordo con la società finanziaria.
Generalmente l'istituto di credito provvede alla gestione di tutte le pratiche amministrative, compresa le procedure sulla copertura assicurativa. Infatti all'utilizzatore verrà richiesta un'assicurazione accessoria.

La polizza di assicurazione auto deve coprire il veicolo dai rischi di responsabilità civile (RC auto), furto e incendio per tutta la durata del contratto leasing. Il compito delle banche è quello di offrire convenzioni con compagnie assicurative, aggiungendo l'importo mensile di pagamento direttamente nel canone del leasing.

 

Alcuni istituti di credito propongono vantaggi anche sull'assistenza su strada, sempre in collaborazione con la compagnia assicurativa convenzionata offrono:

  • soccorso stradale
  • autovettura di cortesia
  • disposizione dei pezzi di ricambio
  • copertura spese dei viaggi di ritorno dei passeggeri, o proseguimento del viaggio
  • disponibilità di un autista
  • demolizione del veicolo
  • assicurazione bagagli ed effetti personali
30/11/-1, 00:00:00
Leasing operativo


A differenza del leasing finanziario, il leasing operativo è caratterizzato da un rapporto bilaterale. Infatti, il leasing operativo viene offerto dallo stesso fornitore del bene; esso racchiude in se anche la figura del locatore.

Sostanzialmente è una sorta di finanziamento così formulato: un istituto finanziario (detto concedente o locatore) compra un bene e/o servizio per metterlo a disposizione in locazione (affitto) ad un soggetto terzo proprio cliente (detto locatario o utilizzatore) dietro al pagamento di un canone periodico.

Immagine di una acquisto eseguito con il leasing operativo

Leasing operativo con rapporto bilaterale

Il locatario avrà il diritto di riscattare il bene in questione contro il pagamento dello stesso ad un prezzo prestabilito (generalmente inferiore al valore del mercato), ma solo alla scadenza del contratto di locazione.

Il leasing è rivolto esclusivamente a professionisti, imprese e privati per l'acquisto di beni strumentali legati alla propria attività lavorativa.

Chiamato anche "renting", presenta come funzione principale quella dell'uso del bene, piuttosto che il suo acquisto. Infatti nel leasing operativo, l'utilizzatore non ha la possibilità di diventare il proprietario del bene, neanche a fine contratto.

Per questo motivo il leasing operativo viene utilizzato soprattutto per beni di minor costo, come il materiale strumentale per l'attività lavorativa (macchinari, attrezzature, stampanti, ecc.).

Nel contratto sarà offerto un pacchetto di servizi legati all'uso del bene come la manutenzione, l'assicurazione, l'assistenza, vantaggi fiscali, ecc.

Rifacendosi alle indicazioni generali del leasing, si può precisare che la durata del contratto di leasing operativo sarà inferiore alla "vita" del bene in questione, mentre il canone mesile sarà commisurato al valore dell'uso del bene, piuttosto che al valore fisico di mercato.

Alla scadenza di contratto l'utilizzatore potrà decidere se restituire il bene alla società di leasing o se rinnovare la locazione.

30/11/-1, 00:00:00
Festa della Madonna del Rosario 2008
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Il Superiore dell'Arciconfraternita del SS.Rosario al Vomero Giovanni Fenderico ha organizzato per domenica 5 Ottobre la Festa della Madonna del Rosario .Per l'ccasione la S.Messa verrà celebrata nella Capella dell'Arciconfreternita del SS.Rosario al Vomero(sita in Piazzetta Belvedere 113-Napoli)da Monsignore Antonio Di Donna Vicario generale di Na .Parteciperà alla Messa anche il Sindaco Di Napoli Rosa Russo Iervolino.
30/11/-1, 00:00:00
In fumo la legge Sirchia e i tumori aumentano
A quasi quattro anni dal varo della legge antifumo promossa dall’allora ministro della Salute Girolamo Sirchia divieti non rispettati, locali dove si mangia e si fuma insieme (vietato), treni dove gli spazi tra un vagone e l’altro sono diventati veri “locali per fumatori” (vietatissimo), e un generale calo dell’attenzione dopo l’entusiasmo iniziale per un divieto [...]

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A quasi quattro anni dal varo della legge antifumo promossa dall’allora ministro della Salute Girolamo Sirchia divieti non rispettati, locali dove si mangia e si fuma insieme (vietato), treni dove gli spazi tra un vagone e l’altro sono diventati veri “locali per fumatori” (vietatissimo), e un generale calo dell’attenzione dopo l’entusiasmo iniziale per un divieto a parole approvato da tutti ma nei fatti scavalcato appena si può.

A lanciare l’allarme è lo stesso Sirchia: «Sui treni si fuma - denuncia - ma soprattutto nei locali, nei ristoranti e nelle discoteche. Anzi, in quasi tutte le discoteche i divieti ormai stanno solo sulla carta. Pochi gestori impongono nel proprio locale di non fumare, i più chiudono un occhio per quieto vivere o per convenienza». Il problema, attacca Sirchia, «è la totale assenza delle istituzioni, che dovrebbero controllare e che non lo fanno». I casi sono molteplici: «Mi ha scritto un giovane - racconta l’ex ministro - dicendomi che siccome fumavano nel suo ufficio si è rivolto ai c
arabinieri, e gli hanno risposto che non è compito loro intervenire.
Neanche chi è chiamato a farle rispettare conosce le leggi. Se si continua così arriveremo fatalmente al punto da cui siamo partiti, prima della mia legge». Sotto la sua gestione, ricorda Sirchia, «facevamo un certo numero di ispezioni periodiche con i Nas, di cui davamo conto pubblicamente. La mia legge prevedeva anche il sostegno ai fumatori per smettere». Mercoledì scorso il sottosegretario alla Salute Ferruccio Fazio ha annunciato alcune iniziative per “misure più aggressive contro il fumo”, a partire dall’ormai “classica” idea di alzare il prezzo delle sigarette, fino a 5 euro. «Certo sarebbe un intervento efficace - commenta Sirchia - ma si dice da anni». E che il fumo non sia al centro delle preoccupazioni degli italiani, lo conferma una recente indagine del Censis, secondo cui la gente è preoccupata per l’ambiente e l’inquinamento, ma c’è un drastico crollo dell’attenzione verso gli effetti nocivi delle sigarette, con un 21% in meno di persone rispetto a dieci anni fa che considera il fumo come un elemento rilevante per il benessere fisico. I numeri parlano chiaro: dopo il salutare shock della legge Sirchia, nel 2005 si registrò un secco -6% nella vendita di sigarette. Già l’anno dopo, si assistette a un aumento dell’un per cento. In sostanza, il numero di bionde vendute ha smesso quasi subito di calare, e si è stabilizzato a dispetto degli appelli di grandi oncologi come Veronesi. Uno zoccolo duro di 17 milioni di fumatori, che continuano a perseverare nel loro vizio esponendo i propri e gli altrui polmoni a rischi gravissimi.
Tanto che, pur calando la mortalità grazie soprattutto a interventi più precoci, anche le statistiche sul tumore al polmone restano inchiodate alla terribile cifra di 250.000 casi ogni anno, con 35.000 morti. «Le idee ci sono: a Milano - racconta l’ex ministro, premiato recentemente dall’Unione Europea proprio per il suo impegno antifumo - con il Comune stiamo pensando a una campagna che crei dei personaggi positivi, dei modelli con cui i giovani si identifichino lanciando dei mini spot al cinema che veicolino il messaggio che vogliamo dare. La bella ragazza non fuma più perché non intende macchiarsi i denti, il giovane manager non ci pensa proprio a rischiare il suo futuro brillante; l’ex fumatore ha smesso perché teme di perdere quel che si è costruito».

Tratto da: www.iltempo.ilsole24ore.com

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30/11/-1, 00:00:00
Nasce a Berna il nuovo museo di Paul Klee progettato da Renzo Piano. (ARCHIVIO STORICO - AAA 18 - 2004)
“Il mestiere dell’architetto è un’ attività avventurosa: oscilla tra arte e scienza, tra invenzione e memoria, tra l’audacia della modernità e il rispetto della tradizione. L’architetto lavora con tutti i tipi di materiali: non solo cemento, legno o metallo ma anche con la storia, la geografia, le matematiche e le scienze naturali, l’antropologia e l’ecologia, [...]

“Il mestiere dell’architetto è un’ attività avventurosa: oscilla tra arte e scienza, tra invenzione e memoria, tra l’audacia della modernità e il rispetto della tradizione. L’architetto lavora con tutti i tipi di materiali: non solo cemento, legno o metallo ma anche con la storia, la geografia, le matematiche e le scienze naturali, l’antropologia e l’ecologia, l’estetica e la tecnologia, il clima e la società…Deve misurarsi con tutti questi elementi quotidiani…L’architetto esercita il più bel mestiere del mondo: su questo piccolo pianeta dove tutto è già stato scoperto, la realizzazione di un progetto resta una delle più grandi avventure ancora possibiliâ€Â  Renzo Piano

Tre fluttuanti onde in un oceano d’acciaio mimetizzato nel verde: si presenta così l’ultimo capolavoro dell’architetto Renzo Piano, destinato ad ospitare la permanente del grande artista Paul Klee.

L’opera è un capolavoro di progettazione, ingegneria e carpenteria metallica: 1.200 tonnellate di acciaio, 330 spezzoni d’arco, 2.900 elementi accessori, 40 km di saldature, 5.000 bulloni e 15.000 ore di lavoro in cantiere.

Sono questi i numeri realizzati dal gruppo italiano SITINDUSTRIE, che tramite la propria controllata ZWAHLEN & MAYR, specializzata nella progettazione, fabbricazione e montaggio di grandi costruzioni in acciaio, ha realizzato, in soli 10 mesi, gli imponenti lavori di carpenteria metallica dell’avveniristico centro culturale che sarà ultimato nel giugno del 2005.

Progettato dall’Arch. Renzo Piano, il centro “Paul Klee†è costituito da tre costruzioni decrescenti a forma di onda che occupano una superficie complessiva di 11.500 metri quadrati. L’ “onda†nord, la più grande, misura 70 x 75 metri, occupando una superficie di 5.250 m2 con un’altezza di 21 metri ; la costruzione centrale ha dimensioni 55 x 70 metri, per una superficie di 3.850 m2 ed un’altezza di 14 metri; l’ “onda†sud, la più piccola, misura 40 x 60, per un totale di 2.400 m2 ed un’altezza di12 metri.

Il progetto iniziale, studiato anche attraverso numerosi modelli, è stato eseguito con estrema precisione ed un attento controllo della qualità della messa in opera: il margine d’errore ammesso era  infatti inferiore ai 20 mm.

Considerata l’imponenza delle gittate e la grande complessità geometrica su una sagoma ridotta, la struttura portante della copertura delle onde rappresenta una vera e propria sfida progettuale. In questo contesto, l’utilizzo dell’acciaio risulta fondamentale grazie alla sua grande flessibilità, leggerezza e resistenza. La struttura principale si compone di una successione di 29 archi paralleli distanti 2,50 m l’uno dall’altro e da strutture secondarie disposte tra gli archi per assicurare la stabilità generale del sistema tramite la distribuzione di spinte orizzontali sui muri in cemento alle spalle delle costruzioni.

Una delle sfide principali per la realizzazione di quest’opera è stata la gestione della complessità geometrica: in alzato, ciascuno dei 29 archi è infatti diverso dall’altro; in pianta, invece, gli archi sono iscritti in un arco di circonferenza il cui raggio cambia per ciascun elemento.

La gestione di una così complessa geometria d’insieme è stata resa possibile solo grazie all’uso delle più sofisticate risorse informatiche.

La straordinaria ricerca musicale e introspettiva delle opere astratte di Paul Klee troverà quindi un ambiente che ben ne rispetta il carattere sperimentale, permettendo di evidenziarne adeguatamente la profondità e la tragicità, spesso nascoste da una distaccata levità formale tipica del geniale artista del Cavaliere Azzurro e della Bauhaus. Il Centro Paul Klee, voluto dalla fondazione Maurice e Martha Müller, sarà inoltre dotato,  di una sala per concerti, di un ristorante e caffetteria, di sale per manifestazioni, seminari e atelier, di un museo per bambini, una boutique-bookshop e di tutti i locali per l’amministrazione e servizi.

Il Progetto:  l’idea di un progetto non ordinario, adatto a contenere l’opera di Paul Klee, il poeta dello “stillness†trae ispirazione sia dall’artista che dall’identità del luogo: la linea leggermente curva del terreno e la presenza di elementi forti come l’autostrada che delimita bruscamente il terreno fanno parte integrante del progetto.

Lo studio approfondito del terreno situato alla periferia est di Berna ha portato l’architetto a realizzare una sorta di “isola verdeâ€, di luogo misterioso sul quale erigere le tre articolazioni, le tre colline che fanno parte della natura circostante e che allo stesso tempo sono esse stesse opere d’arte funzionali e contemporanee.

Le tre colline sono messe in comunicazione dalla “rue du muséeâ€, l’arteria principale, la spina dorsale del complesso: lunga 150 metri, costituisce l’asse nord-sud del Centro Paul Klee e corre parallela all’autostrada.

La geometria dell’edificio e l’ossatura portante del tetto:

La geometria ondulata del Centro Paul Klee si riflette nella costruzione metallica dell’ossatura portante del tetto. Ogni metro di trave in acciaio – per un totale di 4,2 km – ha una forma diversa. Data la geometria particolare dell’edificio, una parte degli archi metallici è leggermente inclinata seguendo angolature diverse. Gli archi sono stati puntellati direttamente alla superstruttura del tetto attraverso degli archetti che fungono da contrafforti e da un sistema di tiranti in acciaio che collegano le fondamenta alla copertura: ciò per garantire maggior stabilità.

Le travi in acciaio curve e variabili in altezza sono fabbricate singolarmente con l’aiuto di una tagliatrice collegata ad un computer; i diversi elementi sono in una prima fase tagliati da grandi lastre in acciaio per poi essere piegati in relazione alla forma definitiva e poi saldati. L’accentuata curvatura delle travi d’acciaio non permetteva la saldatura delle parti a macchina: le saldature sono state realizzate a mano per un totale di circa 40 chilometri di saldatura!

Dopo aver esaminato minuziosamente i materiali alternativi come alluminio, rame e titanio, la scelta dell’acciaio per la realizzazione della copertura è stata motivata da ragioni tecniche, economiche ed ecologiche.

La facciata:

Un aspetto caratteristico della geometria dell’edificio è la grande facciata vetrata dai ridottissimi montanti e traversi in acciaio per favorire la luminosità e leggerezza: lunga 150 metri e alta 19 metri suddivisa in una parte superiore ed una inferiore.

Una copertura metallica di queste dimensioni subisce considerevoli spostamenti termici e la struttura della facciata può seguire le variazioni termiche senza produrre alcun danno.

Luce artificiale e luce naturale:

Creare un’atmosfera che mescolasse luce, luminosità e trasparenza era l’esigenza primaria di Renzo Piano; allo stesso tempo l’illuminazione interna all’area espositiva doveva essere regolata in maniera precisa così da non mettere a rischio le preziose opere d’arte: è stata rivolta particolare attenzione allo studio ed al controllo della luce per ogni opera d’arte e per la migliore esposizione di ognuna.

Ambiente, clima ed energia:

Le opere d’arte reagiscono negativamente non solo ad un’eccessiva luce ma anche ad escursioni termiche e all’umidità.

L’ambiente dovrà essere sempre regolato dall’aria condizionata assicurando la temperatura raccomandata (21-23 gradi, umidità atmosferica 50%).

L’eccellente isolamento della copertura riduce al minimo le perdite di riscaldamento e di aria condizionata. Grandi elementi ombreggianti posti lungo la facciata principale evitano il diretto contatto con la luce del sole.

Marzia Urettini

AcciaioArte Architettura n.18 - 2004

30/11/-1, 00:00:00
LA SCALA LOCATION
L’intervento si inserisce in una delle zone di Milano – la Bovisa – ricche oggi di fermento sia in termini culturali (le sedi universitarie, le gallerie, la sede distaccata della Triennale), sia per il rinnovamento e sperimentazione. Negli anni Sessanta la Bovisa era uno dei poli industriali più importanti per Milano e questa vocazione di [...]

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L’intervento si inserisce in una delle zone di Milano – la Bovisa – ricche oggi di fermento sia in termini culturali (le sedi universitarie, le gallerie, la sede distaccata della Triennale), sia per il rinnovamento e sperimentazione. Negli anni Sessanta la Bovisa era uno dei poli industriali più importanti per Milano e questa vocazione di “luogo del lavoro†è rimasta inalterata, o meglio potenziata oggi.

Lascalalocation dello Studio Lucchese è formata da un gruppo di designers e progettisti che hanno scelto di riqualificare un vecchio impianto industriale presente nell’area, re-inventandolo come loro quartiere generale.

L’edificio si divide su tre livelli, così da offrire spazi flessibili, legati a differenti tipologie di eventi che possono essere qui organizzati: studio-ufficio, ma anche galleria espositiva, luogo di incontri, conferenze, videoproiezioni.

Il progetto di ristrutturazione ha voluto mantenere inalterato il carattere originario dell’edificio industriale, reinterpretando gli spazi interni con materiali e soluzioni innovative.

La riprogettazione dell’ampia scala che si articola lungo i tre livelli dell’edificio è un esempio della filosofia seguita: geometricamente la scala è rimasta la stessa, diventando al contempo una nuova “galleria espositiva verticaleâ€, grazie all’impiego sapiente di luci colorate, delle strutture in acciaio e vetro, nuove vetrine su cui esporre oggetti ed idee giocando nel rovesciare punti di vista consolidati, per aprire nuove prospettive e riflessioni.  Un esempio: la magia dei prototipi dei vasi in vetro fluttuanti nello spazio, percependo le opere dal basso.

L’intervento che ha interessato i serramenti segue il medesimo meticoloso approccio: la natura industriale del tradizionale ferrofinestra è stata ripresa nella scelta di serramenti con profili in acciaio, migliorandone però le caratteristiche in termini di tenuta ed isolamento, indirizzando la scelta verso profili sempre in acciaio ma dotati di cava perimetrale portaguarnizione. Visivamente la resa è paragonabile al tradizionale infisso,  sottile e contenuto nel lasciare gran spazio al vetro, prestazionalmente il miglioramento è però netto.

Marina Cescon

Acciaio Arte Architettura n.36

28/01/09, 15:14:18
Anticaduta HV previene la caduta dei capelli

Anticaduta HV

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Descrizione

 

Il trattamento Anticaduta HV unisce le caratteristiche sebo equilibranti, anticaduta e nutritive che favoriscono la ricrescita dei capelli.
Il trattamento Anticaduta HV consente di mantenere sotto controllo le condizioni generali del cuoio capelluto e come mezzo preventivo per prevenire la caduta dei capelli.

Deve essere applicato su tutto il cuoio capelluto senza trascurare le zone temporali e occipitali poiche’ la formula rigenerante in essa contenuta agisce in modo benefico sia sui capelli in fase di indebolimento sia su quelli in buone condizioni.


Si consiglia a tutti che stanno già facendo una cura anticaduta, anche farmacologica perché ne aumenta l'efficacia!

Trattamento ANTICADUTA HV è un trattamento cosmetricologico. Ipoallergenico.

30/11/-1, 00:00:00
I riformisti (quelli veri) oggi stanno con la Cgil

CGIL - Se il governo di destra volesse prodursi in un attacco al sindacato simile a quello di Margaret Thatcher contro i minatori, si tratterebbe di una strategia criticabile ma lineare. Invece il governo Berlusconi ha altre modalità d'azione. Sta provando a isolare il sindacato più importante, la Cgil, indicandolo all'opinione pubblica come un ostacolo intollerabile alle riforme governative. Nel frattempo, come si è visto con le cenette e i "tete a tete", tenta di creare un rapporto preferenziale con le altre due confederazioni, Cisl e Uil.

E' un passaggio assai significativo di un articolo di Edmondo Berselli pubblicato su Repubblica qualche mese fa. Mai previsione, come sappiamo, è stata più veritiera.

"Non è difficile vedere in questa strategia un tentativo di dividere le rappresentanze sindacali, il mondo del lavoro e qualunque settore civile - proseguiva Berselli - che possa rappresentare un'opposizione". Spesso viene rivangato il precedente del "decreto di San Valentino" voluto dal governo Craxi, sulla scala mobile". Si assiste ad una specie di revanscismo, espresso in particolare dai "nani e dalle ballerine" di quello stesso mondo craxiano, oggi riciclatosi nel pdl, che lascia trapelare uno storico rancore contro la sinistra e, in particolare, verso la Cgil.

La manovra di Craxi, tuttavia, puntava ad un progetto alto e razionale per stoppare la corsa dell'inflazione che all'epoca viaggiava vicino al 10%, mentre oggi di progetti notevoli o riforme efficaci non se ne vedono. Si scorgono, davanti a una recessione grave, solo tagli aleatori ed interventi confusi che si riducono a mance, regalie e talvolta vere e proprie elemosine.

L'idea di Confindustria è una totale ristrutturazione dell'industria italiana, gestita unilateralmente, sulla base di consulenze fornite, a caro prezzo, da ditte americane. Il lavoratore ideale, in queste consulenze, è il lavoratore "coinvolto", cioè quello che non solo vende alcune ore del proprio tempo, cervello compreso, ma insieme regala l'anima. Alcuni milioni di persone hanno l'idea esattamente opposta: il lavoratore critico è un bene per la società, e alla fin fine anche per la singola azienda, e il lavoratore correttamente informato offre spesso soluzioni migliori che i consulenti americani.

Lo scontro è questo, un compromesso è possibile, ma lo sarà quando Confindustria capirà che le conviene trattare con la sua controparte più importante, e non servirsi di un governo e di sindacati disponibili a diventare di tipo sovietico, per correggere artificialmente i rapporti di forza.

I riformisti, se sono davvero tali, devono fare una scelta di campo. Oggi si sta con la Cgil e non con questo governo! Perché non c'è niente di riformista nel sostenere quella logica - la vera architrave su cui poggia il berlusconismo - che vuole che senza quel "rompi coglioni" del sindacato tra i piedi, i padroni da soli siano capaci di organizzare aziende, di spendere risorse sul processo, d'innovare i loro prodotti e, più in generale, di portare sviluppo al Paese.

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30/11/-1, 00:00:00
Switchercove - Switchercad III, tutorial

Copertina tutorial SWC - Pietro Salvato cc - Ho scritto questo tutorial certamente senza l'ambizione di voler spiegare in maniera approfondita ed esaustiva tutte le funzioni offerte da quest'interessante programma "freeware" di S.P.I.C.E. (Simulation Program with Integrated Circuit Enphasis) della Linear Technology Corporation. Si tratta invece di un breve tutorial sulle sue funzioni basilari: l'editor di uno schema, l'analisi del transitorio, della risposta in frequenza, dei potenziali statici e dello "sweep" di varie grandezze fisiche ed elettriche ecc…

Questo lavoro nasce dal fatto che per SwitcherCAD III© in rete esiste davvero poco materiale, in particolare nella nostra lingua, a cui fare riferimento nonostante il programma venga consigliato come software didattico in diversi corsi di laurea in ingegneria. Ho cercato di evitare l'inserimento di cumuli di nozioni teoriche poiché lo scopo che mi sono prefisso non è quello di spiegare l'elettronica attraverso un programma di S.P.I.C.E. ma più modestamente cercare di fornire quegli elementi necessari per "avviare la macchina".

Del resto chi si avvicina ad un software di simulazione elettronica, generalmente, una certa familiarità con l'elettronica e le sue leggi fondamentali già c'è l'ha.

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* Inoltre, potete scaricare, cliccando sul link LED AC, la mia guida (sempre in formato pdf) al dimensionamento e al funzionamento dei diodi LED in corrente alternata.

**  Questo pagina è parte integrate di Leftorium, il blog Riformista. Non è una testata giornalistica e non è quindi da considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62/2001

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30/11/-1, 00:00:00
Plexiglas o metacrilato?
Plexiglas ®, perspex ® o ancora, erroneamente, plexiglass o plex,stupirà molti di voi sapere che parliamo dello stesso prodotto il metacrilato.
I primi due menzionati altro non sono che dei marchi, forse i più noti per “anzianitàâ€, i primi ad entrare nel nostro paese, gli altri, insieme ad una innumerevole lista di nomi aggiuntivi, formano il vastissimo vocabolario che di anno in anno ha arricchito il mondo dell’acrilico.
Di fatto oggi, per l’utente finale, non c’è differenza tra i vari marchi, il metacrilato colato ha raggiunto quella formula chimica ottimale che lo rende puro e brillante negli anni indipendentemente dalla casa produttrice, forse gli unici a riconoscere le differenze siamo
noi artigiani che lo lavoriamo, questioni di odori quando viene tagliato o fresato, di durezza quando viene spazzolato o di grado di rammollimento quando viene termoformato.
Vi sembriamo esagerati? Troppo attenti?
In realtà quando inizi a conoscere le varie materie plastiche inizi a “riconoscerle†da questi particolari.
Queste sono per noi le differenze tra un marchio e l’altro.
Non necessariamente determinano una migliore qualità, ma fondamentali differenze, per diverse lavorazioni. Ma cerchiamo di capire meglio questo prodotto.
Il polimetilmetacrilato (in forma abbreviata PMMA) è una materia plastica formata da polimeri del metacrilato di metile.
Chimicamente, è il polimero del metacrilato di metile.
Nel linguaggio comune il termine metacrilato si riferisce generalmente a questo polimero.
Questo materiale fu sviluppato nel 1928 in vari laboratori e immesso sul mercato nel 1933 da un’industria chimica tedesca.
Di norma è molto trasparente, più del vetro al punto che possiede caratteristiche di comportamento assimilabili alla fibra ottica per qualità di trasparenza, e con la proprietà di essere più o meno in percentuali diverse, infrangibile a seconda della sua "mescola".
Per queste caratteristiche è usato nella fabbricazione di vetri di sicurezza e articoli similari, nei presidi antinfortunistici, nell'oggettistica d'arredamento o architettonica in genere.
Il PMMA è spesso usato in alternativa al vetro; alcune delle differenze tra i due materiali sono le seguenti:
la densità: quella del PMMA è 1,19 g/cm3, circa la metà di quella del vetro ed è infrangibile ,
più tenero e sensibile ai graffi e alle abrasioni.
Può essere modellato per riscaldamento a temperature relativamente basse (100°C circa) ed è più trasparente del vetro alla luce visibile
A differenza del vetro, il PMMA non ferma la luce ultravioletta, quando necessario viene prodotto appositamente con particolari formule.
E' trasparente alla luce infrarossa fino a 2800 nm, mentre la luce di lunghezze d'onda maggiore viene sostanzialmente bloccata. Esistono specifiche formulazioni di PMMA atte a bloccare la luce visibile e a lasciar passare la luce infrarossa di un dato intervallo di frequenze (usate, ad esempio, nei telecomandi e nei sensori rivelatori di fonti di calore)
Pezzi di metacrilato possono essere saldati a freddo usando adesivi a base di cianoacrilati oppure sciogliendone gli strati superficiali con un opportuno solvente - diclorometano o cloroformio. La giuntura che si crea è quasi invisibile. Gli spigoli vivi del PMMA possono inoltre essere facilmente lucidati e resi trasparenti.
Il PMMA brucia in presenza di aria a temperature superiori a 460°C; la sua combustione completa produce anidride carbonica e acqua.
A temperatura ambiente è un liquido incolore, infiammabile, irritante, dall'odore caratteristico.
Data la sua elevata tendenza a polimerizzare spontaneamente, viene conservato con aggiunta di tracce di composti stabilizzanti, capaci di inibire la reazione di polimerizzazione.
30/11/-1, 00:00:00
il Prefetto Meoli nomina Bruno Pezzuto Commissario ad Angri
Il Prefetto di Salerno firma l’atto di sospensione del Consiglio comunale di Angri e nomina il Prefetto Bruno Pezzuto quale Commissario per l’amministrazione provvisoria dell’Ente. La comunicazione da parte della Prefettura di Salerno è giunta sulla scrivania del Segretario generale del Comune di Angri, Paola Pucci. All’attenzione del Segretario [...]
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Il Prefetto di Salerno firma l’atto di sospensione del Consiglio comunale di Angri e nomina il Prefetto Bruno Pezzuto quale Commissario per l’amministrazione provvisoria dell’Ente. La comunicazione da parte della Prefettura di Salerno è giunta sulla scrivania del Segretario generale del Comune di Angri, Paola Pucci. All’attenzione del Segretario generale Paola Pucci, il decreto di sospensione del Consiglio comunale di Angri, firmato dal Prefetto di Salerno, S.E. Claudio Meoli, nelle more dell’adozione del decreto di scioglimento da parte del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Nello stesso atto, registrato al Protocollo generale del Comune di Angri, il Prefetto Meoli ha nominato il Prefetto, S.E.Bruno Pezzuto, quale Commissario per la provvisoria amministrazione del Ente. Al Commissario prefettizio Bruno Pezzuto, già Prefetto della Provincia di Reggio Emilia, in pensione dal 30 ottobre del 2008, saranno infatti attribuiti i poteri spettanti al Consiglio comunale, alla Giunta e al Sindaco.

Leggi anche

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30/11/-1, 00:00:00
Intervista a Emanuele Tolomei
Emanuele Tolomei è il fondatore del sito EspertoSeo, ottima risorsa per tutti gli aspiranti SEO. 1)La prima è una domanda d’obbligo, raccontaci un po’ di te, quando inizia la tua passione per il SEO e più in generale per il mondo web? Provengo dal mondo delle vendite e ho fatto decine di lavori, ma il primo, [...]

pEmanuele Tolomei è il fondatore del sito EspertoSeo, ottima risorsa per tutti gli aspiranti SEO.

1)La prima è una domanda d’obbligo, raccontaci un po’ di te, quando inizia la tua passione per il SEO e più in generale per il mondo web?

Provengo dal mondo delle vendite e ho fatto decine di lavori, ma il primo, a 16 anni, era di addetto alle vendite per una società pubblicitaria che faceva vendite promozionali. Quando ho venduto il mio primo oggetto, ho provato una sensazione che ancora oggi ricordo. Quello è stato il segnale che avrei dovuto fare questo mestiere, ovviamente non il Seo specialist, ma comunque avrei dovuto lavorare con le persone e vendergli qualcosa.

Nel gennaio del 2006 ho aperto un negozio ebay, e ho trasferito tutto il mio know-how in internet.

Dopo 3 mesi ero già power seller silver, e il fatto che le cose andavano bene dipendeva molto dal fatto che mi feci subito una domanda, appena inseriti i primi prodotti: “E adesso come faccio a farmi trovare?â€

In effetti la visibilità che dava allora ebay era altissima, infatti spendevano molti più soldi in AdWords di quanto non facciano oggi, ma la necessità di essere trovati in Google per nome prodotto era fortissima, così inizia ad ottimizzare le pagine, fare link building, insomma tutto quello che imparavo leggendo da chi era pioniere di certe strategie.

Il fatto di essermi fatto le ossa con l’e-commerce, mi da oggi ampi margini soprattutto su settori non troppo competitivi

Alla fine del 2006, un’azienda di Informatica, avendo notato le mie performance, mi ha ingaggiato come responsabile acquisti, e facevo import-export di prodotti da tutto il mondo. Inoltre, visto che facevano Hosting Farm, ho potuto sperimentare le mie capacità su molti dei loro siti, con ottimi risultati

Tutto ciò mi ha convinto, alla fine del 2007, a iniziare a fare solo ed esclusivamente questo lavoro, ed ho aperto Esperto SEO

2)Quali sono, ad oggi, i 10 fattori più importanti per il posizionamento nei motori di ricerca?

Cercherò di elencarli, ma senza fare una vera classifica:

1. HOSTING: mai quanto in questi ultimi periodi è diventato determinante l’Hosting. Avere un server ottimizzato, Ip dedicato, e alcuni moduli su Apache è d’obbligo. Da questo ne deriva anche la velocità e profondità di scansione dei crawler, la geolocalizzazione e altro..

2. NOME DI DOMINIO: per quanto se ne dica, questo fattore resta fondamentale, a patto che si trovino ancora domini liberi per chiavi importanti

3. METADATI: tra tutti sicuramente il TITLE, ma anche altri meta fanno la differenza, soprattutto se parliamo di siti dove ci sono pochi contenuti testuali e molti multimediali, per non parlare dei siti in flash, dove comunque ormai anche li si è risolto visto che google legge i contenuti testuali anche dai file swf. In questa sezione sono sottintesi gli Hidden Tag: h1, h2, h3 etc.., Alt/Title delle immagini e dei link, Meta dei file multimediali

4. URL: la qualità degli URL, anche se ultimamente Matt Cutts ha sfatato questo importante mito riguardo a chi non usa il mod_rewrite, a parità di ottimizzazione fa sicuramente la differenza. Ad esempio consiglio usare dei permalink che contengano anche il nome categoria, se quest’ultima può essere una keyword che arricchisca lo snippet di Google

5. TAG: in pieno web semantico, non posso far a meno di dire che i tag sono importantissimi, in quanto oltre a facilitare e suggerire la ricerca per il navigatore, vengono interpretati dal motore come dati inseriti dall’utente, e quindi rivolti a restituire risultati attendibili e molto vicini a quanto egli stesso potrà un domani andare a cercare

6. FEED RSS: senza questo specifico fattore, andremmo a perdere molti dei vantaggi che provengono da fattori off-page. Infatti i feed ci permettono di replicare i nostri contenuti su altri siti, ottenendo backlink, ma soprattutto visite non necessariamente provenienti dai motori. Sono un po’ l’evoluzione dello scambio banner, basta pensare al successo degli aggregatori

7. ARCHITETTURA DEI LINK: avere una struttura dei link interni ottimizzata, è fondamentale, soprattutto nei menù ad esempio, è importante usare parole chiave che rimandino ad aree specifiche o a pagine tematiche per quello specifico termine. Altra cosa importante, oggi risolta dal canonical tag, resta ad esempio il fatto che in alcuni siti, la home page non sempre è nomesito.com, ma a volte è nomesito.com/index.php, o html, o htm, o default.asp. Tutto questo fa perdere tempo al crawler e disperde pagerank ( anche se quest’ultimo ha ormai perso quasi totalmente di senso e valore )

8. CMS: un sito statico alla vecchia maniera resta sempre secondo me la cosa più semplice da posizionare, ma oggi, usare un cms come Joomla, Wordpress, Drupal e compagni, può essere determinante. Soprattutto se parliamo di wordpress, che ritengo la migliore piattaforma in assoluto, ho fatto test di creazione pubblicazione e posizionamento in meno di 12 ore. Lavorare con un cms già di suo ottimizzato al 90%, può lasciarvi tutto il tempo per dedicarvi ad altri e ben più importanti fattori, come quelli off-page

9. OFF-PAGE: in una realtà dove i cms prima elencati sono ormai alla portata di tutti, fare la differenza è sempre più difficile, ma alcuni fattori off-page possono aiutarci. Senza approfondire esageratamente do un unico consiglio. Se non l’avete ancora, fatevi un bell’account in MyBloglog e una volta compilato tutti e dico tutti i campi fondamentali del vostro profilo, fate molta attenzione alla pagina “Servicesâ€. In questa pagina troverete una lista immensa di social network, social bookmark e altro. Fatevi un account in “OGNUNO†di essi, e mettevi un bel link di ritorno ancorato alla keyword che vi serve, in ogni posto dove vi sarà possibile farlo. In fine, fatemi sapere com’è andata

10. MULTIMEDIA: avere un sito che contenga solo testi oggi è praticamente inutile. L’avvento di una cultura sempre più rivolta all’acquisizione attraverso le immagini e i video, ha fatto in si che anche i motori di ricerca cambiassero gli algoritmi, dando importanza strategica al rilevamento di contenuti multimediali nelle pagine. A parità di ottimizzazione, una pagina che contiene un video o una galleria fotografica riceve un trattamento assolutamente migliore

Ce ne sarebbero almeno altrettanti da segnalare, ma eventualmente lascio spazio a chi volesse discuterli in un secondo tempo, anche nei commenti

3)Parlaci un po’ della community EspertoSeo.com che hai creato, da cosa nasce quest’idea e quali sono gli obbiettivi che vuoi raggiungere?

L’idea non è un idea, ma soltanto un tentativo di raccogliere un certo numero di esperti in un unico contenitore. La cosa non è andata come pensavo, infatti dopo aver provato ad usare Dolphin, sono tornato sui miei passi. Il tipo di utenza che si registrava era troppo fuori target, e nell’ambiente i colleghi sembrano essere troppo restii a condividere sapere in un contenitore che non sia il loro, del resto li capisco. Così sono tornato a Wordpress ampliando i canali di informazione per puntare ad aumentare esclusivamente il numero delle visite per il momento, poi si vedrà

4)Quali consigli ti senti di dare a tutti gli aspiranti esperti seo, hai dei libri da consigliare o conosci qualche corso valido in Italia?

Di guide ce ne sono moltissime, a partire dall’ultimo libro di Giorgio Taverniti “Essere visibili sui motori di ricercaâ€, oppure uno appena uscito di Lorenzo Toscano “Seo Strategyâ€. Direi che l’ormai consumato ed obsoleto SeoBook di Aaron Wall è da bypassare. Per quanto riguarda i corsi, scusate se mi prenoto ma anche Esperto SEO ha il suo bel da fare, e offre corsi extreme o di base, per il resto resta sempre valido Madri o Gt

5)Cosa fare per promuovere in maniera efficace il proprio sito web?

Le operazioni da fare sono diverse, e vanno fatto ogni giorno

· Segnalare il sito nelle directory

· Se ne avete segnalare i feed agli aggregatore

· Farsi un nuovo account in ogni posto del web nuovo o finora non scrutato inserendo link al sito

· Fare scambio link con siti a tema

· Iscriversi a social network in ogni parte del mondo. Il nuovo Facebook potrebbe essere già dietro l’angolo

· Avere un blog e tenerlo aggiornato scrivendo almeno un post al giorno

· Partecipare attivamente ai forum e ai blog di settore inserendo in firma sempre il proprio sito ancorato a keyword

· Studiare sistemi per attrarre link spontanei, come ad esempio programmare un plugin per un cms, o tradurre un’applicazione in lingua italiana

· Controllare sempre se avete tutti i link funzionanti

· Fare article marketing

· Unire le forze creando collaborazioni e stringendo partnership con realtà importanti

6)L’importanza della grafica e dei contenuti per un sito internet?

Come ho già accennato prima, ci ritroviamo in un mondo dove la comunicazione è fatta sempre più di immagini, perchè sono più dirette e catturano più facilmente l’attenzione di un pubblico giovane.

Bisogna infatti fare molta attenzione a questo particolare aspetto in quanto è facile dare un messaggio che può essere frainteso. L’unica cosa che mi sento di suggerire è che se non avete la giusta padronanza delle immagini e del loro potenziale, è meglio non metterne affatto, nemmeno un background. Mentre invece è importante avere almeno una testata che sia rappresentativa del vostro Brand e del vostro core-business

Il contenuto è la nostra migliore arma, fate quindi attenzione alla compilazione degli articoli soprattutto se avete un blog, curando le decorazioni, le citazioni, i testi sottolineati, in grassetto, in corsivo, le immagini e i video. Citate sempre le fonti, perchè spesso si ottengono baclink come trackbacker di siti autorevoli. Create dei video che vadano a spiegare meglio il contenuto, soprattutto se la pagina che dovete creare va a spiegare un prodotto che non è facilmente comprensibile per un pubblico meno preparato al testo.

7) Un SEO deve essere più orientato alla programmazione o ai contenuti?

La programmazione è un fattore necessario e indissolubile, ma nell’ambito di una campagna SEO, almeno per quanto mi riguarda, ho sempre preferito far fare ad altri questo mestiere, anche perchè io non sono un programmatore, ma con l’aiuto di persone specializzate, che hanno realizzato sistemi e script su mio consiglio, abbiamo ottenuto risultati impressionanti. Quindi consiglio sempre di concentrarsi sulle strategie e i contenuti, affiancandosi a programmatori e grafici che siano estremamente preparati e quanto meno capiscano ciò che gli state dicendo. Io dedico molto tempo anche alla formazione delle persone con cui lavoro, perchè pretendo che se gli dico “Feed Rss†sappiano di cosa stiamo parlando

8)Quando realizzi un progetto per un cliente quali sono gli step da seguire?

La prima cosa è capire cosa deve fare, e se ne ha effettivamente il potenziale. Il cliente di oggi, ti dice sempre che vorrebbe mettere nel sito un mare di cose, tanto da farti pensare che voglia realizzare una wikipedia personale, ma alla fine del discorso ancora devi capire dove sta il suo business. Vuoi noleggiare auto? Allora noleggia auto, ma non dirmi che vorresti che nel sito vuoi mettere le interviste di Rai 2 Motori fatte ai piloti di rally

Una volta mirato il target, va scelto il nome di dominio, che deve almeno inizialmente contenere almeno una delle keyword prefissate

Poi va realizzato il sito, e consiglio di utilizzare sempre un cms, magari wordpress, sistemando le parti che non ci servono, come ad esempio i link agli autori, le date, i commenti etc..

Altra prerogativa del cliente di oggi, è quella di darti un sacco di immagini e nessun testo, va incluso quindi nel prezzo del sito anche l’aspetto di copywriting, visto che a quelli di solito provvediamo noi

9) Come vedi evolvere il posizionamento?

Le cose si stanno mettendo bene e male allo stesso tempo, nel senso, che la personalizzazione delle serp da parte degli utenti, sempre più imminente anche in Italia, ma già in atto in America e altri paesi, farà in modo che se abbiamo un sito che magari esce in prima pagine per una ricerca, ma che quell’utente detesta, egli potrà fare in modo di non vederlo più nella sua serp. L’aspetto positivo, è che se avremo un sito che invece risulterà adeguato, non dobbiamo temere nulla.

Inoltre, l’avvento dei social, come facebook o myspace, ha favorito il branding, e possiamo considerare nome e cognome come tali, infatti molte agenzie di selezione personale, vanno spesso acrecare nome e cognome di ognuno di noi per vedere cosa facciamo nel web, oppure nome azienda per capire qual’è il nostro target. Quindi spingerei sempre di più nella direzione di dare valore a chiunque faccia parte del nostro lavoro, creando pagine ottimizzate per lo staff, i fornitori, i marchi e quant’altro porti a ricerche che possano un domani far dire: “A pensa che Pippo Rossi, ha lavorato anche per questiâ€

10)Il Web 2.0, quali pensi siano le prospettive per questo nuovo modo di concepire il web?

Io preferisco uscire da questo modo di vedere, anche perchè a me il web piace farlo, e come te, e come chi ci legge, mentre compio un’azione, non mi chiedo se quello che sto facendo è 2.0 o 3.0 o chissà cosa, ma mi chiedo se quello che sto facendo potrà avere una conseguenza positiva per me e per gli altri. Il risultato sarà che le cose buone verranno aggiunte al nuovo web e quelle cattive verranno scartate, migliorando sempre più la qualità e la sicurezza della navigazione per noi e per le generazioni a venire.

11)Quali sono i tuoi obbiettivi professionali nel prossimo futuro?

Il sogno di sempre è quello di poter lavorare su un unico progetto, e poterlo spingere al massimo. Pensate che significa, per quanto uno sia capace, disperdere le proprie risorse su decine e decine di siti di clienti. Quindi l’obiettivo è senz’altro quello di arrivare al punto di lavorare esclusivamente per me stesso, e veicolare lead e contatti ad aziende specializzate su vari settori.

12)Quali sono i siti che frequenti abitualmente per mantenerti aggiornato?

Visto che ormai le risorse in campo nazionale hanno raggiunto un livello di sviluppo pari al livello culturale generale, ovvero “0â€, mi attengo a leggere da fonti in lingua inglese o comunque dai vari siti più importanti del nostro settore. WebProNews, è senz’altro il mio quotidiano preferito. L’unico che leggo dei nostri è ovviamente il Taglia, che è l’unica persona che ritengo degna in un web di impostori.

13)Come sono i rapporti con gli altri Seo professionisti, c’è collaborazione tra di voi o diffidenza e rivalità?

Con la maggior parte ho un rapporto aperto e di scambio. Ho avuto in passato scontri anche molto duri con alcuni esponenti, ma ultimamente si sono risolte e limate molte ruggini. Devo dire che il livello di competitività in Italia è molto alto, anche se la maggior parte degli specialisti sono venditori di fumo, e nella gran parte dei casi studiano in corsa. Io mi sono allineato circa un anno e mezzo fa, e da allora ho sempre sperimentato. La maggior parte dei miei test è facilmente reperibile in rete, e 9 su 10 ho sempre ottenuto riscontri e li ho documentati, sia in positivo che in negativo. Cito sempre un lavoro ben fatto anche se si tratta di un competitor, perchè trovo giusto che se un collega fa qualcosa di utile debba essere stimolato soprattutto da altri della categoria. Uno degli ultimi esempi è proprio Motori.it, del team HTML, che ho citato nel mio Sito/Blog

Ti ringrazio immensamente per avermi preso in considerazione, un abbraccio, Esperto SEO

30/11/-1, 00:00:00
Programma di Affiliazione YOOX
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Un altro programma di affiliazione offerto da Zanox affiliate.

YOOX è un nuovo modello di concept store virtuale e vende ai consumatori una selezione unica di abiti ed accessori dei più prestigiosi stilisti,dal vintage d’autore alle nuove creazioni all’avanguardia di designer emergenti,che spaziano dal fine stagione alle collezioni esclusive per Internet. Attualmente YOOX distribuisce in 25 Paesi europei, negli Stati Uniti e in Canada. In quattro anni soltanto YOOX ha conquistato il primato di sito di e-commerce di moda più visitato d'Europa.

Le tue commissioni:
General: 5% PPS
Silver: 7% a partire da 1000€ al mese
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Attraverso questo programma di affiliazione vengono remunerate solo le vendite generate su YOOX Italia (www.yoox.it). Se volete sapere come diventare affiliati di altri siti YOOX visitate la sezione dedicata al programma di affiliazione su YOOX, per maggiori informazioni clicca qui.

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30/11/-1, 00:00:00
Come fare a cercare la migliore Keyword per il tuo blog!
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Tutti i blogger si spremono il cervello per trovare la migliore Keyword(parola chiave),e gli esperti dicono che per iniziare a lavorare con le affiliazioni o con qualsiasi altra cosa, la parola chiave è il 60% del lavoro,concordo ma non è semplicissimo,per aiutare tutti i blogger esistono tanti strumenti nel web,ed è di questo che volevo parlare oggi,ho trovato uno strumento veramente ottimo,è in lingua inglese ma facilissimo da usare.

SEO TOOLS,grazie a questo strumento possiamo trovare parole chiavi o addirittura frasi,è la cosa più semplice è che dobbiamo digitare solo l'url del nostro sito o blog,l'analisi fornita dallo strumento mostra le percentuali in cui quella determinata parola o frase è presente nel nostro sito o blog,non vi sembra ottimo!

Dopo aver navigato per cercare qualche novità nel web, volevo condividere con tutti i miei visitatori anche questa mia scoperta,sono molto contento del lavoro svolto da me fino ad oggi,e voglio sempre proporre materiale nuovo e gratis sul mio blog.

Il mondo delle affiliazioni cerca sempre cose nuove,e se non chiedo troppo vorrei un vostro commento su questo ottimo strumento per cercare la migliore Keyword.

Grazie Adriano

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30/11/-1, 00:00:00
Definizione di Guadagnare
Da grandi lavoratori, quali siamo noi italiani, diamo per scontato che guadagnare significa ottenere un tornaconto dal proprio lavoro. Purtroppo, e vi spiego subito il perché, questa credenza generale non è delle più azzeccate. Se, ad esempio, un operaio incassa uno stipendio di 1000 €, ma deve sborsarne altrettanti 1000 per spese di vario genere (affitto, bollette, [...]
30/11/-1, 00:00:00
Interview for “All About Jazzâ€
This is the complete interview appeared tonight on “All About Jazz”, American Jazz Magazine Take Five With Alessandro Bottura Teachers and/or influences? Bass Teachers (in chronological order): Enrico Lazzarini, Glauco Zuppiroli, Jeff Berlin, Massimo Moriconi, Pierpaolo Ranieri, Luca Pirozzi, Mario Guarini, Alessandro Patti. Influences: Jaco Pastorius, Stanley Clarke, Jeff Berlin, Marcus Miller, Weather Report, Yellowjackets, Spyro Gyra, The [...]p

This is the complete interview appeared tonight on “All About Jazz”, American Jazz Magazine

Take Five With Alessandro Bottura

Teachers and/or influences?
Bass Teachers (in chronological order): Enrico Lazzarini, Glauco Zuppiroli, Jeff Berlin, Massimo Moriconi, Pierpaolo Ranieri, Luca Pirozzi, Mario Guarini, Alessandro Patti.

Influences: Jaco Pastorius, Stanley Clarke, Jeff Berlin, Marcus Miller, Weather Report, Yellowjackets, Spyro Gyra, The Rippingtons, Medeski Martin & Wood, Mezzoforte, Mike Stern, John Scofield, Prince, Jimi Hendrix

I knew I wanted to be a musician when…
I first listened to Jimi Hendrix’s “Voodoo Child.”

I was nearly 10 years old, and I remember that I was flashed by that awesome guitar intro! Every time I listen to that track, I feel the same I did then!

Then, at the age of 16, I definitely chose the electric bass after listening to (guess who?!) Jaco’s first solo CD, Jaco Pastorius (Epic, 1976).

Your sound and approach to music:
I try to catch something from all the great musicians. If I listen something I like-a solo, a riff, it doesn’t matter what the instrument is-I try to understand it, play it on the bass, get it in my hands and in my head, and then insert it totally changed in a different context. On the other hand, I love when I’m training and I like something I’ve improvised, I repeat it and then it starts to take the form of a track. I simply think about music as the most pure form in which I can express the real me.

Your teaching approach:
I think that a good teacher always knows what to teach. If you’re going to a lesson, and your teacher asks you “Well, what do you want to learn today?,” well, I don’t think you’re spending your money well!

I’m convinced that we’re always both teachers and students, because in life you never know, maybe one of your students may make you think about something you’ve always bypassed. Definitely, we never stop learning!

Your dream band:
The best formation for me is a classic quartet: guitar, keyboards, bass, drums.

Choosing some names is difficult but I think that they’d be:
Mike Stern (guitar);
John Medeski (keyboards);
Dennis Chambers (drums);
And if I’ve got to choose my favorite bass player, no way: Stanley Clarke!

Road story: Your best or worst experience:
Well, between the worst experiences I just can’t choose.

Regarding the best, I like to think that the best will be the one that’s coming!

Your favorite recording in your discography and why?
I’ve got only one, is there some choice?

The first Jazz album I bought was:
Jaco Pastorius, Jaco Pastorius (Epic, 1976)

What do you think is the most important thing you are contributing musically?
Trying to bring fusion music back.

Did you know…
I’m losing all my hair?

CDs you are listening to now:
Medeski, Martin & Wood, Radiolarians (Indirecto);
Yellowjackets, Lifecycle (Heads Up);
The Rippingtons, 20th Anniversary (Peak Records);
Prince, Ultimate (Universal)
Mezzoforte, Anniversary Edition (BHM).

How would you describe the state of jazz today?
Unlike what I constantly hear, I don’t think that the situation is so bad. I mean, the continued development of technology applied to music gives new flow to everyone’s creativity so that we can find a new musical reality that starts from the idea of a mainstream group, i.e. a trio. Then, by developing our own sound through the use of effects and technology in general, we start to create a brand new thing, making a step forward in jazz experimentation.

What are some of the essential requirements to keep jazz alive and growing?
Ongoing, creative experimentation, but with a constant glance at the past masters’ lessons.

What is in the near future?
Surely, the second album, upcoming in the beginning 2010.

Then, perhaps, some other projects of a more experimental nature (but we’ll see..).

If I weren’t a jazz musician, I would be a:
A rock musician! No, I don’t know, maybe a soccer player? More probably, an unemployed!

See the origianl version @ http://www.allaboutjazz.com/php/article.php?id=32367


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30/11/-1, 00:00:00
Pulire la cache dei path della shell
Problema: eseguendo un comando da shell ricevete un misterioso errore.

$ foo
-bash: /usr/local/bin/foo: No such file or directory
$

E voi lo sapete bene che il comando foo non si trova in /usr/local/bin: come
convincere anche il vostro sistema di cio'?

E' sufficiente lanciare il comando:
hash -r

Questo se utilizzate la shell bash. Un metodo piu' generale, valido anche per
le altre shell, e' il comando seguente:

PATH=$PATH

In entrambi i casi viene ripulita la cache che consente alla shell di velocizzare la ricerca dei comandi piu' usati all'interno del PATH di sistema.
30/11/-1, 00:00:00
Da dove vengono gli elfi?
La trilogia recente basata sul lavoro impressionante di J.R.R. Tolkiens, il signore di film degli anelli, ha trasmesso l’interesse sugli elfi. Pare che ogni sfaccettatura di cultura popolare abbia un elfo nella propria storia, come causa o effetto di un qualche avvenimento. Naturalmente, gli elfi non sono un’invenzione mitologica recente. Effettivamente, gli elfi sono stati parte [...]
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La trilogia recente basata sul lavoro impressionante di J.R.R. Tolkiens, il signore di film degli anelli, ha trasmesso l’interesse sugli elfi.
Pare che ogni sfaccettatura di cultura popolare abbia un elfo nella propria storia, come causa o effetto di un qualche avvenimento. Naturalmente, gli elfi non sono un’invenzione mitologica recente. Effettivamente, gli elfi sono stati parte delle mitologie per secoli.
I dipinti iniziali dei primi elfi provengono dalle mitologie delle culture germaniche e nord europee. All’interno di questo gruppo, le descrizioni iniziali trovate dagli eruditi moderni sono di mitologia norvegese. Gli elfi in questa mitologie erano degli esseri umani dotati di poteri speciali che gli hanno concesso una vita semi-divina. Anche se questo punto è contestato, molti eruditi credono che i norvegesi abbiano associato gli elfi con Vanir, il dio di fertilità. Il folclore scandinavo è un’invenzione comparativamente più recente, essendo una combinazione di mitologia di norvegesi e di mitologia post-cristianesimo. Ancora una volta, tuttavia, gli elfi sono presenti.
Nel folclore scandinavo, gli elfi sono presentati come belle donne che ballano di notte per le vie e nei prati. Generalmente, gli elfi erano benevoli; tuttavia, se un elfo fosse stato insultato, la difficoltà era sicuramente quella di sopravvivere! Gli elfi offensivi erano sicuri lanciare magie e sortilegi contro il loro obiettivo che avrebbe sofferto malattie orribili, chiazze cutanee che sfociavano nella morte. Le epidemie ed altri scoppi di malattie contagiose nella società scandinava sono stati spesso considerati vendetta di elfi vendicativi. Il dipinto degli elfi nel folclore tedesco continua questa striatura vendicativa, anche se in un modo meno aspro.
Gli elfi di folclore tedesco sono dei piccoli burloni che portano le malattie alla gente ed al bestiame e sono fonte di ogni malanno. Questo puo’ essere riscontrato nella parola tedesca di “‘incubo”: albtraum, che significa letteralmente “il sogno dell’elfo”. È stato ipotizzato che gli elfi passassero sopra il sogno trasformandolo in incubo sedendosi sulla vostra testa. Fortunatamente, data la loro piccola dimensione, l’unica conseguenza era il sogno stancante e “pesante” (non se se vi sia mai capitato di svegliarvi.. stanchi).
Simile alla concezione degli elfi nel folclore tedesco è il dipinto rappresentato nel folclore inglese. Nel folclore inglese, gli elfi ancora sono veduti come burloni, ma senza le loro caratteristiche più ostili, pricipalmente vengono associati alle fate che abitano i boschi. La ripresa del mito elfico e del genere fantasy non hanno cominciato a riaffiorare con il film de il signore degli anelli, ma con i romanzi di J.R.R. Tolkien, l ‘Hobbit e la trilogia de il signore degli anelli. In Tolkien, nella Terra di Mezzo, gli elfi assomigliano piu’ di ogni altra mitologia, a quella norvegese: al 100% con i poteri divini.
Da qui in poi gli elfi si sono trasformati in in un carattere standard nei giochi di ruolo e nelle ambientazioni Fantasy.
30/11/-1, 00:00:00
Relazione su The World Professional Association for Transgender Health (WPATH)

Come preannunciato in un post precedente, su iniziativa dell’Associazione Trans Genere di Torre del Lago abbiamo partecipato al simposio mondiale della WPATH, la più importante associazione mondiale di professionisti che operano nel campo delle problematiche legate all’identità di genere.

Il congresso si è svolto nella splendide sale dell’Holmenkollen Park Hotel Rica di [...]

Come preannunciato in un post precedente, su iniziativa dell’Associazione Trans Genere di Torre del Lago abbiamo partecipato al simposio mondiale della WPATH, la più importante associazione mondiale di professionisti che operano nel campo delle problematiche legate all’identità di genere.

Il congresso si è svolto nella splendide sale dell’Holmenkollen Park Hotel Rica di Oslo, complesso alberghiero costruito nell’800 sulle colline sopra la città, che offre un panorama unico sulla città stessa e sul fiordo.

L’inaugurazione del congresso si è svolta nella serata di mercoledì 17 giugno presso la City Hall di Oslo, alla presenza del sindaco della città e del comitato organizzatore dell’evento, presieduto dalla sociologa Tone Maria Hansen. A Lei ed a tutto il suo staff vanno i nostri più grandi complimenti, per la perfetta preparazione del simposio, ricco di contenuti interessanti ed all’avanguardia nell’ambito della ricerca e del lavoro con le problematiche legate al genere. L’organizzazione è stata precisa e puntale, caratterizzata da puntualità negli interventi programmati, disponibilità e gentilezza da parte del personale. Abbiamo avuto occasione di apprezzare anche la squisita ospitalità norvegese nel Taste of Norway, serata con buffet di prodotti locali ed esibizione di un gruppo folkoristico locale.

La mattina di giovedì 18 sono iniziate le sessioni congressuali, dopo il saluto delle autorità e la visita del Principe Haakon di Norvegia, che sono terminate nel tardo pomeriggio di sabato 20 giugno, dopo tre giornate molto intense e cariche di spunti interessantissimi.

Durante il simposio sono state affrontate tematiche relative all’identità di genere sotto tutti i punti di vista: psicologico e psicoterapeutico, sociologico, antropologico, culturale, legale e medico. È stato molto interessante il confronto con professionisti provenienti da ogni parte del mondo, che hanno portato ognuno la propria esperienza specifica e ci hanno permesso di conoscere contesti culturali diversi in cui vengono affrontate le problematiche relative al genere. Spesso abbiamo purtroppo dovuto constatare come l’Italia sia ancora indietro su molti punti rispetto a paesi come la stessa Norvegia, Olanda, Belgio e Germania, contesti anglosassoni, americani e addirittura australiani. La condivisione delle esperienze ci ha comunque fornito spunti, informazioni e idee utilissimi alla nostra formazione e su cui sicuramente lavoreremo nel prossimo futuro.

Dal “nostro†punto di vista, quello psicologico e psicoterapeutico, abbiamo apprezzato particolarmente i lavori che sono stati presentati sulla valutazione dell’identità di genere: abbiamo potuto confrontare le nostre metodologie con importanti realtà di tipo ospedaliero e non che operano da tempo nel settore; ci sono stati dati spunti molto interessanti in ambito testologico e più in generale di linee guida. È sempre utile puntualizzare e specificare i principi che ci devono guidare nel lavoro volto al miglioramento della qualità della vita della persona trans. Abbiamo conosciuto percorsi terapeutici molto belli, utili alla comprensione ed all’espressione del proprio genere. Personalmente abbiamo trovato eccezionalmente interessanti le sessioni congressuali in cui si parlava di identità di genere in bambini ed adolescenti: sono stati portati al congresso percorsi interessantissimi fatti nelle scuole e con i genitori di bambini che manifestavano problematiche di genere; nonostante la nostra realtà socio-culturale sia ancora molto lontana dal parlare di argomenti simili, auspico che in futuro si possa lavorare anche qui sulle differenze e sul pregiudizio, in un’ottica di informazione, giusta conoscenza e riduzione della discriminazione.
Tutti i relatori si sono mostrati gentili, aperti al dialogo e disponibili a condividere il loro materiale di ricerca. Anche la nostra descrizione di una realtà peculiare come Torre del Lago ha destato molto interesse parlando con alcuni di essi.

In definitiva abbiamo vissuto un’esperienza unica ed incredibilmente formativa, dal punto di vista più strettamente psicologico ma anche da quello umano. Ringraziamo di cuore Fabianna e Regina per averci consentito di viverla. Sarà sicuramente una spinta e un arricchimento per il nostro lavoro presso il Consultorio.

Dott.ssa Chiara Dalle Luche
Dott. Massimo Lavaggi
Psicologi Associazione Trans Genere

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30/11/-1, 00:00:00
Basta con la violenza – Comunicato Stampa Arcilesbica i Ken Arcigay
Basta con la violenza – Comunicato Stampa Arcilesbica, i Ken, Arcigay Le associazioni Arcilesbica Napoli, Arcigay Napoli ed i Ken Onlus, denunciano il grave atto di violenza perpetrato la scorsa notte contro una giovane donna in Piazza Bellini a Napoli, luogo notoriamente frequentato dalla comunità omosessuale napoletana che torna così, drammaticamente, ad essere teatro di aggressioni [...]
Basta con la violenza – Comunicato Stampa Arcilesbica, i Ken, Arcigay

Le associazioni Arcilesbica Napoli, Arcigay Napoli ed i Ken Onlus, denunciano il grave atto di violenza perpetrato la scorsa notte contro una giovane donna in Piazza Bellini a Napoli, luogo notoriamente frequentato dalla comunità omosessuale napoletana che torna così, drammaticamente, ad essere teatro di aggressioni a danno di cittadine e cittadini.La vittima ha riportato un serio danno all’occhio ed è attualmente ricoverata in ospedale in gravissime condizioni. A lei va la nostra solidarietà e l’impegno a lottare per una città non violenta nella quale essere donna è un valore e non una condanna.E’ gravissimo che le amministrazioni locali e nazionali continuino ad ignorare la necessità di tutelare una delle più belle piazze d’Europa che, con sempre maggiore frequenza, è macchiata dal sangue di persone che vi s’intrattengono pacificamente e sono il cuore della sua movida artistica, sociale e culturale.

La vera vergogna che denunciamo è la “licenza di aggredire†che viene così indirettamente concessa a chi viola i corpi e la dignità di altri esseri umani e la deriva violenta di false propagande: un “Decreto sicurezza†che non tutela un bel nulla, le istigazioni allo squadrismo violento e la cancellazione dell’omofobia dal novero degli allarmi sociali di questo Paese.

Accadimenti come questo di Piazza Bellini non sono per caso: sono il risultato e l’allarme di un imbarbarimento generale che mette a rischio lo stato di civiltà e democrazia della città, dell’intero Paese. E a pagare per primo è, come al solito, chi da sempre è “nel centro del mirinoâ€: donne, omosessuali, trans e immigrati.

Come associazioni che tutelano i diritti dei cittadini LGBT abbiamo più volte in passato denunciato la gravità della situazione del centro storico e in particolare di piazza Bellini, ci chiediamo dunque come mai non sia stato ancora preso alcun provvedimento.

Noi oggi diciamo BASTA! Metteremo in campo tutte le risorse e gli strumenti necessari di cui disponiamo per costringere le autorità locali a farsi carico di questo indicibile e sistematico attacco alla cittadinanza di cui la comunità omosessuale napoletana fa parte.

Giordana Curati – Arcilesbica Napoli
Salvatore Simioli – Arcigay Napoli
Carlo Cremona – i Ken Onlus

Giovedì 25 giugno 2009 alle ore 19.00 in piazza Vincenzo Bellini a Napoli:

GIU’ LE MANI DAI NOSTRI CORPI!!!

Per dire no alla violenza su donne, lesbiche, gay, trans, migranti!
Per chiedere sicurezza VERA, non quella fittizia dei decreti governativi!
Per affermare la nostra libertà e autodeterminazione!
Per portare in piazza la visibilità e la dignità delle donne lesbiche unite nella lotta contro il fascismo misogino e omofobo!

Chiediamo a tutte e tutti di scendere in piazza Giovedì 25 giugno alle h 19 per un presidio e fiaccolata in Piazza Bellini.

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30/11/-1, 00:00:00
APPELLO ALLA MOBILITAZIONE GENERALE IL 27 GIUGNO IN DIFESA DELLA DEMOCRAZIA E L’UGUAGLIANZA

COMUNICATO STAMPA

martedì 16 giugno

IN NEMMENO UNA SETTIMANA TRE EPISODI DI VIOLENZA AI DANNI DI PERSONE OMOSESSUALI

Facciamo appello a tutte le forze democratiche, sociali, culturali e politiche italiane affinché si comprenda che il nostro Paese sta precipitando in un clima di violenza e odio nei confronti non solo delle persone [...]

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COMUNICATO STAMPA

martedì 16 giugno

IN NEMMENO UNA SETTIMANA TRE EPISODI DI VIOLENZA AI DANNI DI PERSONE OMOSESSUALI

Facciamo appello a tutte le forze democratiche, sociali, culturali e politiche italiane affinché si comprenda che il nostro Paese sta precipitando in un clima di violenza e odio nei confronti non solo delle persone lgbt, ma di tutti quei soggetti che sono ritenuti al di fuori della normalizzazione voluta dalla destra razzista italiana.
Il 27 giugno a Genova si tiene il Pride nazionale che ha come slogan “L’ Italia che fa la differenza. Laicità, uguaglianza, diritti per costruire il futuro†che rappresenta l’occasione affinché accanto ai temi del riconoscimento di pari diritti e pari doveri per tutti i cittadini, si rilanci con forza la necessità che i diritti umani, sociali e civili siano davvero tutelati.
Gli episodi di violenza, aggressione, intimidazioni cui come persone lgbt siamo sottoposti negli ultimi anni e che in questo periodo si stanno intensificando, ci parlano di un Paese dove donne, gay, lesbiche, trans, migranti, diversamente abili, appartenenti a minoranze etniche e religiose, sono sempre più ritenuti soggetti da emarginare ed espellere.
Ci preoccupano i provvedimenti all’esame del Parlamento che vanno sotto il nome di pacchetto sicurezza, dalle ronde alle limitazioni delle libertà collettive e personali, che sollecitano l’organizzazione di ronde di chiaro stampo fascista e alimentano un clima di paura che ha il chiaro sapore di costruzione di un regime autoritario.
Rinnoviamo, quindi, l’invito a tutte le associazioni, partiti, forze sindacali, personalità, cittadine e cittadini italiani ad aderire e partecipare alla grande manifestazione del 27 giugno, affinché la richiesta di libertà e diritti sia forte e largamente sostenuta in tutto il Paese.

Aurelio Mancuso Presidente nazionale Arcigay
Francesca Polo Presidente nazionale ArciLesbica
Fabianna Tozzi Presidente nazionale Trans Genere
Rita De Santis Presidente nazionale Agedo
Giuseppina La Delfa Presidente nazionale Famiglie Arcobaleno

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30/11/-1, 00:00:00
Tutte le puntate di Devilman in italiano
Ecco a voi tutti gli episodi della prima serie dell’ anime “Devilman†Titolo Streaming Download 1 - La tribù dei demoni Vedilo su MegaVideo Scaricalo da MegaUpload 2 - Madame Shilaine, il mostro Vedilo su MegaVideo Scaricalo da MegaUpload 3 - Geruge, il mostro degli inferi Vedilo su MegaVideo Scaricalo da MegaUpload 4 - Zanin generale dei demoni Vedilo su MegaVideo Scaricalo da MegaUpload 5 - ...a
30/11/-1, 00:00:00
METTERE IN PIEGA UNA STORIA. “I racconti del parrucchiere†di Elvira Seminara
Che caratteristiche deve avere un racconto breve per “funzionare”? L’incipit di questo post coincide con una domanda (ovviamente vi invito a rispondere). Lo spunto per la discussione ce lo offre la nuova opera narrativa di Elvira Seminara: “I racconti del parrucchiere” (Gaffi, 2009). [Peraltro siete tutti invitati alla libreria Giunti, di Piazza Duomo, a Catania (giorno [...]

aChe caratteristiche deve avere un racconto breve per “funzionare”?
L’incipit di questo post coincide con una domanda (ovviamente vi invito a rispondere). Lo spunto per la discussione ce lo offre la nuova opera narrativa di Elvira Seminara: “I racconti del parrucchiere” (Gaffi, 2009). [Peraltro siete tutti invitati alla libreria Giunti, di Piazza Duomo, a Catania (giorno 5, intorno alle h. 18,30) dove la stessa Elvira, insieme al sottoscritto e a Luigi La Rosa offrirà una sorta di workshop sul racconto presentando - contestualmente -"I racconti del parrucchiere"].

In questi racconti l’autrice dimostra di essere eclettica: la scrittura e lo stile si trasmutano da racconto in racconto – da voce in voce - mantenendo una qualità narrativa molto elevata e mettendo in scena un campionario umano completo, complesso e perfetto nella sua differenziazione.
C’è una sciampista dotata di poteri arcani di cui non era consapevole e che le consentono di carpire i pensieri delle clienti ogni volta che, per fare lo shampoo, tocca con le sue dita l’altrui cuoio capelluto. C’è un’extra comunitaria che decide di farsi bionda e che immola la lunga e nera treccia - curata per anni sotto il burqa – sull’altare dell’integrazione in un mondo che è diversissimo da quello d’origine (il taglio della treccia può essere visto come metafora della recisione delle proprie radici). C’è un poeta transessuale che decide di tagliarsi i capelli e di cambiarne la tinta: (E poi perché ci chiamano trans? Vuol dire attraverso, l’ho cercato sul dizionario. Attraverso cosa, la materia e lo spirito, gli ormoni e il silicone? E allora perché non chiamarci mutanti, sconfinanti, o che ne so. Vivere sul bordo, sulla linea, sul margine, vivere in punta di piedi facendo un fracasso del diavolo. In modo furtivo e smaccato). C’è il marito che si apposta poco fuori la bottega del parrucchiere per fare una sorpresa alla moglie. C’è la figlia di un detenuto che scrive la propria storia per inviarla a una rivista (qui lo stile e la scrittura della Seminara si trasfigurano per uniformarsi a quello del personaggio a cui si presta la voce… in questo caso la penna, caratterizzata dalla punteggiatura un po’ bizzarra). C’è una donna che una mattina si risveglia con gli occhi di colore viola e che vive, con leggerezza, una sorta di provvisorio risveglio kafkiano (la donna asseconderà il cambiamento tagliando i capelli cortissimi e tingendoli di rosso; ma la mattina dopo gli occhi torneranno a essere castani). C’è una giovane suora, dalla fervida immaginazione, che – prima di entrare in convento – decide di passare dal parrucchiere: (Ho capelli castani lunghi, né belli né brutti. Ma per ficcarli tutti sotto il velo, e tenere la testa pulita senza perdere tempo e fantasia, devo per forza tagliarli).
C’è il racconto struggente di un padre separato che, in compagnia del figlio (che non riesce più a vedere ogni giorno come vorrebbe), attende in macchina l’ex moglie che sta per uscire dalla bottega del parrucchiere.
E c’è altro. Molto altro. Perché i capelli hanno anche un forte valore simbolico e, in fondo, esprimono noi stessi. La nostra personalità, la nostra cultura, le nostre origini. E attorno ai capelli e al parrucchiere si accavallano e si alternano storie, caratteri, esistenze, destini. Voci che si mischiano e confluiscono fino a formare un unico particolarissimo coro.
Di seguito potrete leggere la recensione di Sabina Corsaro, direttore editoriale del magazine Lo Schiaffo (chiedo a Sabina collaborazione per animare e moderare il post relativamente ai racconti di Elvira).
Invito Luigi La Rosa ad aiutarmi per portare avanti la discussione sui racconti in generale.
Naturalmente interverrà anche l’autrice della raccolta.

In coda al post potrete leggere una storia tratta da “I racconti del parrucchiere”. L’ho scelta perché è una delle più dolenti… e anche perché proverò a “interpretarla” alla libreria Giunti (Piazza Duomo, Catania) giorno 5. Vi aspettiamo!

Dunque: discuteremo sia di questi racconti della Seminara che dell’arte del racconto in generale.
Vi ri-formulo la domanda: Che caratteristiche deve avere un racconto breve per “funzionare”?
E aggiungo questa (in tema): che rapporto avete con i vostri capelli?
A voi!
Massimo Maugeri

—————-

I racconti del parrucchiere di Elvira Seminara (Gaffi)
recensione di Sabina Corsaro

aCosa mai avranno in comune un libro di racconti sui capelli e la pittura di Edward Hopper? Al primo impatto nulla. Eppure dei riferimenti esistono.
Elvira Seminara (che aveva già catturato lo scorso anno l’attenzione del lettore e della critica con L’indecenza, edito dalla Mondadori), ci propone una serie di racconti accomunati dall’unica tematica rappresentata dai capelli. I protagonisti di questi racconti sono legati da questo destino comune: il loro rapporto inevitabile con i loro capelli.
Ma perché Hopper?
Nei dipinti del pittore le figure umane sembrano più essere delle comparse, mentre i protagonisti reali sono gli spazi all’interno dei quali essi si muovono. Gli edifici lungo la strada, la ferrovia nelle zone di periferia, le stanze degli uffici in Hopper sono i soggetti concreti e voluti e le figure umane vi si trovano inserite quasi casualmente.
La prospettiva è il risultato di uno sguardo che si alterna tra spazi chiusi e aperti; tra interni ed esterni. Ma sono le finestre e le vetrate a rendere accessibile lo sguardo del pittore; uno sguardo estraneo, distaccato, da voyeur: spazi non resi nella loro interezza, ma mediante tagli, tesi a cogliere la gente comune nello svolgimento dei suoi atti quotidiani.
Allo stesso modo nei racconti di Elvira Seminara vengono descritti spazi chiusi (l’interno dell’auto, di una sala, di una stanza) e in modo ridondante tornano finestre, vetri, tende, come se i personaggi dei racconti vedessero sempre attraverso un filtro e come se questi personaggi venissero osservati dall’autrice negli interni dei loro appartamenti e colti, a loro insaputa, in quei loro atti meccanici.
Così vediamo muovere i personaggi in luoghi familiari, rappresentati ora dalla sala del parrucchiere, ora da una stanza d’appartamento, in ogni caso sempre alle prese con il loro rapporto conflittuale col tempo e la realtà. E’ proprio il tempo uno degli elementi più significativi: ne I racconti del parrucchiere esso si traduce in attesa, rimpianto, memoria, speranza, quasi mai in presente. Ed è questo a miscelarsi con uno spazio rappresentato anche dal paesaggio: l’incertezza dei personaggi si esplica attraverso l’incertezza meteorologica; in molti racconti c’è l’attesa della pioggia come liberazione da uno stato di ansia, di inquietudine ma anche come riflesso di una luce cupa ed evanescente che si cela nell’animo dei protagonisti.
Sono personaggi da cui trapela una dirompente solitudine: il trans, l’insegnante zitellona, il padre separato dal figlio e altri. I personaggi si sentono a disagio nei loro spazi abituali e cercano una via di fuga nel tempo: passato o futuro che sia.
Il rapporto del personaggio col tempo è spesso lacunoso, riflesso della frattura nei confronti della vita che sta fuori dallo spazio in cui è rinchiuso.
E’ presente per intero la concezione che Norbert Elias aveva del tempo: “Simbolo di una sintesi sociale appresa†e non quindi un dono della ragione innata. La protagonista di Diario, ad esempio, non è in grado di scandire in modo corretto il suo tempo perché non è più in grado di comunicare col mondo, avendo spezzato il filo di quell’apprendimento delle sintesi sociali. Ma ecco che viene in soccorso la scrittura, che diviene necessaria nel tentativo di una riconciliazione tra individuo e ritmo del mondo. La scrittura come terapia, cura: c’è per intero Zeno Cosini. Sia per lui che per la protagonista del racconto la scrittura-terapia è imposta dall’elemento dell’autorità (il medico), è una costrizione al pari di un medicinale somministrato.
Il personaggio quindi si riconosce nella figura di un paziente, di un malato.
Quello della malattia, si sa, è un tema ricorrente che abbraccia la letteratura di una buona parte del Novecento: da Saba (con la sua paura di essere uomo tra gli uomini) a Pirandello (con la sua consapevolezza della frammentarietà dell’identità); da Joyce (con i suoi flussi di coscienza come riflesso della psicanalisi che in quegli anni varcava nuovi confini dell’inconscio nell’uomo moderno) a Proust (con la sofferta accettazione della natura debole e peccatrice dell’animo umano). Fino a comprendere Svevo (con il suo pericolo di esser uomo) e il critico narratore Debenedetti (con l’aver compreso che l’identità non può essere definibile poiché nasce plastica).
La malattia quindi è un elemento che riveste la funzione di minimo comune denominatore tra i vari fattori tematici della letteratura e nell’autrice di questi racconti la descrizione della malattia resta fedele a quel contesto tradizionale da cui proviene.
La diversità è messa in primo piano, ma una diversità che tenta disperatamente di non tramutarsi in silenzio, in assenza di comunicazione e che invece pone la necessità del richiamo alla coppia di termini che ne deriva: scrittura-esistenza.
La protagonista di Diario per riappropriarsi del tempo del mondo annota le sue azioni, i suoi pensieri. C’è in lei il timore di perdere la cognizione di questo tempo e quindi di se stessa; c’è la paura più grande di non essere percepita.
La scrittura crea memoria e quindi colma un vuoto. L’assenza di memoria coincide con l’assenza di vita, di esistenza: IO SONO QUA. E’ racchiuso in questa frase della protagonista tutta l’essenza della scrittura, e quindi della Letteratura: letteratura come testimonianza dell’esistere; letteratura come conferma dell’esistere.:
“Ed ora che cosa sono io? Non colui che visse ma colui che descrissi! L’unica parte importante della vita è il raccoglimento. Quando tutti lo comprenderanno con la chiarezza ch’io ho tutti scriveranno. La vita sarà letteraturizzata… Ognuno leggerà se stesso†(Svevo, Il vegliardo).

********************

Tergicristallo

da “I racconti del parrucchiere” di Elvira Seminara

Tic tac. Tic tac. Guarda come piove. Ascoltami, ti prego, conviene restare qui, non scendere dalla macchina.
Restiamo così, a guardare il mondo che s’inzuppa e sbriciola come un biscotto.
Vieni qui, vicino a me.
Attento al freno a mano, ti sei fatto male? Facciamo finta che è una magia: noi siamo nascosti, nel buio, e nessun pirata ci può trovare, perché ci sono le tende sui vetri, è la pioggia che le ricama.
Questa è una nave fantasma, e nessuno ci può vedere.
No, che non è notte, è pomeriggio. In autunno è così, fa buio talmente presto. Non te lo ricordi più?
Se vuoi ti racconto una storia. C’è tutto il tempo, davvero, credi a papà. Non lo sai che quando piove l’orologio s’incanta? E anche le stelle, guarda là. Non si muovono da lì, dietro quel campanile. Io ne ho contate sette, e tu?
Ho capito, a te i numeri non vanno giù.
Non piagnucolare, ti prego. Mezz’ora è tantissima per stare insieme quando piove. Tic tac, se lo guardi, il tergicristallo è un dito gigante che fa sì e no, è un piccolo corvo che impara a volare.
Senti, una volta è successo così. C’era un bambino come te che piangeva perché il suo palloncino era volato in cielo, e piangeva dal suo balcone, tutto solo, guardando il sole che se ne stava per i fatti suoi.
Nessuno lo consolava e le sue lacrime cadevano sotto, sulla biancheria stesa nei fili, e sulle macchine per strada.
Quante lacrime! Il bambino non riusciva a smettere, e in poco tempo la strada divenne un lago. Fu così che tutta la gente accese in macchina i tergicristalli, e tutti i finestrini all’improvviso si misero a fare tic tac sotto il sole, e il bimbo si divertì tanto a quello spettacolo che rimase imbambolato a guardare, senza pensare più al suo pallone. E non è finita. Il sole, guardando quella scena buffa, cominciò a ridere a crepapelle, e sbuffando sbuffando spinse giù il pallone, che volteggiando ritornò a casa dal bambino.
E adesso che fai, non parli più? Certo che te lo compro un palloncino, la prossima volta.
Tic e tac, splish e splash. Contiamo insieme i rintocchi, anzi giochiamo alla tabellina del tre. L’hai ripassata, questa settimana?
Ok, cambiamo gioco. Guarda l’acqua che si rotola laggiù sotto la grondaia, è la luna che fa le bolle di sapone.
Abbiamo ancora più di venti minuti, ma tu non chiedermelo più. Ti prego, non tirare fuori le lacrime, stavolta non si può fare quella magia del balcone, perché piove già.
E poi ci sono io con te. Guarda quel lampione, non sembra muoversi nel buio? Forse c’è una lucciola imprigionata nel raggio, che spinge su e giù per liberarsi. E il coperchio del cassonetto fa bum, perché la pioggia lo picchia e rimbalza, insomma. È una grande battaglia navale, e noi restiamo invisibili, al sicuro.
Tic e tac, tu apri gli occhi e li chiudi. Sei stanco, hai ragione, è una giornata che siamo in giro. Ma allo zoo è stato bello, ricordi l’elefante che faceva la pipì…
Anch’io sono stanco, anche la pioggia dev’essere stanca, scende furiosa da un’ora.
Ecco, adesso ti vedo meglio, avevo gli occhiali appannati, hai ragione, anche gli occhiali dovrebbero avere i tergicristalli, ma guarda che non sto mica piangendo, i papà non piangono mai.
Apri quel cassetto, ci sono delle caramelle alla menta.
Certo che puoi portarle a casa, sono per te.
Adesso sono nove, guarda. Come “che cosa?†Le stelle.
Tic e tac, splish e splash, ti metto una musica che ti piacerà. Lo senti, questo è il flauto… Sei andato martedì
scorso a lezione?
Tic e tac, un sabato sì e uno no. Non sono io che decido, lo sai, ma l’avvocato. Domenica sì o domenica no.
Tic tac, il cuore che batte o la pioggia sui vetri.
Tic tac. Apri gli occhi e li chiudi, ti sei addormentato.
Abbiamo ancora quindici minuti per farci cullare da questa pioggia, ora spengo il tergicristallo, così potremo
naufragare. Dormi qui, sulla mia spalla, così.
Dieci minuti.
Cinque.
Tre.
Devo farlo per forza. È così. Io ti devo svegliare.
Andiamo. Sei un poco sudato, dove è finita la sciarpa.
Forza, su, in piedi. La mamma avrà già finito col suo parrucchiere, è lì che ti aspetta, dietro quell’insegna azzurra, quella illuminata, non te la ricordi più?
Certo che ti accompagno io, adesso attraversiamo insieme, ma tu devi fare un salto se no ti bagni tutti i piedi.
Un balzo e abbandoni la nave, così.
Un attimo, vieni qui che ti abbottono. Le hai prese le caramelle? Guarda che domenica prossima ti verrò a prendere prima, devi svegliarti presto, andremo al lago.
E ci sarà il sole, te lo prometto. Ma non dimenticare il cannocchiale.
Hai visto, ha smesso di piovere. Attento a quella pozzanghera.
Bravo.
Ok, adesso guardami negli occhi.
Ciao capitano. Buona notte.

30/11/-1, 00:00:00
LA CAMERA ACCANTO 11° appuntamento
Il titolo di questo post non si riferisce a un romanzo erotico o a un film spinto. La camera accanto è la stanza, per l’appunto, posta di fianco a quella ufficiale (letteratitudine). Se letteratitudine è una sorta di caffè letterario virtuale, la camera accanto è un luogo dove si possono affrontare argomenti di diverso genere. Si può [...]

aIl titolo di questo post non si riferisce a un romanzo erotico o a un film spinto.

La camera accanto è la stanza, per l’appunto, posta di fianco a quella ufficiale (letteratitudine).

Se letteratitudine è una sorta di caffè letterario virtuale, la camera accanto è un luogo dove si possono affrontare argomenti di diverso genere. Si può parlare di letteratura - certo -, di libri; ma anche di cinema, sport, televisione, politica, gossip, ecc.

Insomma, si può parlare di tutto ciò che volete. Ciascuno di voi può sentirsi libero di avviare un dibattito o, più semplicemente, scambiare quattro chiacchiere.

Anche qui, però, vige la nota avvertenza (colonna di sinistra del blog); per cui vi chiedo di rispettare persone e opinioni. Vi chiedo, inoltre, la cortesia di evitare litigi e toni eccessivamente scurrili.

(Massimo Maugeri)

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Questo appuntamento della camera accanto si è evoluto in maniera strana. Prima la notizia (falsa) della morte di Debenedetti, poi quella (ahimé, vera) della morte di Nico Orengo. Aggiorno il post inserendo un articolo che mi ha inviato Paolo Di Paolo proprio per ricordare questo celebre scrittore scomparso il 30 maggio. Vi invito - se vi va - a lasciare commenti in memoria di Orengo.

Altro argomento di discussione: 2 giugno, festa della Repubblica. Cosa significa per voi?

Segue l’articolo di Paolo Di Paolo a cui facciamo i migliori auguri per il suo nuovo romanzo appena uscito.

(Massimo Maugeri)

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In ricordo di Nico Orengo
di Paolo Di Paolo

aSenza l’idea del mare (un odore di alga bagnata e di limoni, avrebbe detto lui), e senza l’idea di margine (di confine, di frontiera), è quasi impossibile ripensare l’opera letteraria di Nico Orengo (nella foto). C’è qualcosa – la presenza insistita di certi luoghi (ma, se si tratta di ossessione, è senza ombre: un’ossessione felice), con le luci e gli odori che li definiscono –, qualcosa che non è solo una quinta, un fondale, ma la prima sostanza poetica. In un suo libro di vent’anni fa, Miramare, non accadeva altro se non un’esplosione del paesaggio in forma di enumerazione: piante, fiori – e profumi, e molta luce. Con un gusto quasi voluttuoso, Orengo accumulava tutto ciò che, nel paesaggio della vita (la sua), gli stava a cuore.
Si può dire che ogni suo libro sia un ritorno al luogo da cui non si è mai separato. Nato a Torino nel 1944, ha sempre privilegiato – di là da alcune soste collinari, nelle Langhe – la riviera ligure; e in questo margine, altri margini: tra Piemonte e Liguria, tra Liguria e Provenza (per esempio in Ribes, o nell’Autunno della signora Waal, malinconico e pungente). È possibile vivere senza un giardino e una terrazza sul mare? senza il sapore del vino e senza, nella pelle, un desiderio invadente e sottile, anche erotico? viene da pensare leggendo i romanzi di Orengo. Nelle sue storie non accade quasi niente, quindi accade tutto: c’è il rumore, verrebbe da dire il ronzio, della vita che trascorre, assumendo forme varie e strane; a volte tanto ridicole da commuovere o irritare, a volte tanto commoventi da fare ridere. Talvolta si sarebbe tentati di accostare Orengo, cercandogli padri o fratelli maggiori, a Fellini, a un Fellini che fosse nato ligure; oppure di farlo entrare nel novero di scrittori lunatici, “ventosi†e dalla vena surreale come Cavazzoni. Ma poi una questione, appunto, di geografia sensoriale subito impone di riconsegnare Orengo a uno spazio (liminare) che porta soltanto il suo nome. La sua leggerezza, il suo disincanto, capace di tenerezze e di un’ironia acida e a volte impudica, spingono a chiedersi quale visione del mondo, quindi idea di letteratura, avesse Orengo; e perché, mentre il suo microcosmo sembrava precipitare nell’inattualità, lui sembrava tanto più intento nel salvarlo, nel tenerlo in vita. È stato, credo, per una questione di principio: la difesa di un preciso spazio dell’immaginazione, che rischiava (rischia) di svalutarsi e compromettersi. Nell’Intagliatore di noccioli di pesca, una voce che somigliava alla sua notava come fosse diventato sanguinolento l’orizzonte della letteratura italiana recente. E dove sono finiti – si domandava – i Calvino, i Pavese, le Ortese ecc.? Non per nostalgia, ma constatando come l’immaginazione letteraria più recente fosse praticamente ostaggio di detective e serial killer. Si può capire il mondo, l’esistenza – sembrava dire Orengo – anche osservando la signora Waal che raccoglie i fiori e li porta in casa; anche raccontando la storia sbagliata di un giocattolaio (L’ospite celeste,1999), quella di un’alga assassina (La guerra del basilico, 1994), della Riviera in una incredibile Belle Époque (Islabonita, 2008) o di una penna che Goethe donò a Puskin (Hotel Angleterre, 2007). Si può capire la storia e il proprio tempo anche spedendo una serie di Cartoline di mare vecchie e nuove (1984). O, ancora – come in uno dei suoi romanzi più felici, La curva del Latte (2002) – entro i confini di una scanzonata, sempre un poco perplessa, elegia per un’Italia prima della modernità: con una piccola folla di donne focose e di improbabili comunisti, tra insegnanti che aspirano a scrivere canzoni per il Festival di Sanremo e statue della Madonna a cui rubano la testa. È anche così – mostra l’opera di Nico Orengo – che si può restare davvero fedeli alla letteratura e a sé stessi: camminando soltanto nei luoghi che davvero ci appartengono, inseguendoli nella memoria o nella favola; cercando vizi e virtù dell’esistere nei dettagli che nessuno guarda, in un mondo minuscolo, rarefatto, strambo che specchia quello più vasto, generico, meno autentico. Si vede già tutto, insomma, dalla finestra della signora Waal – che “ascolta il cuore batterle nel pettoâ€, ha un po’ paura di addormentarsi perché ¨ha capito che non è facile sentirsi morire, ascoltare l’arrivo della propria morte¨, e nonostante questo decide che è meglio pensare all’amore, al mare, o al prossimo bicchiere di moscato.

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Martedì 19 maggio 2009

Dedico questo nuovo appuntamento de La camera accanto all’annuncio di due dipartite. Il primo si riferisce a un trapasso avvenuto davvero: quello di Susanna Agnelli. Il secondo, invece, riguarda la notizia della morte di Antonio Debenedetti… prontamente smentita dall’interessato.

Vi invito dunque a ricordare Susanna Agnelli - se vi sentite di farlo - e a leggere, di seguito, un articolo sulla falsa morte di Debenedetti. E - mentre che ci sono - ne approfitto per porvi questa domanda:

Come reagireste di fronte alla notizia (errata) della vostra morte? Che effetto vi farebbe?
E come difendersi dalle “bufale” in rete?

Per il resto… la camera accanto rimane a vostra disposizione per ogni esigenza comunicativa.

Massimo Maugeri

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da IL TEMPO del 18 maggio 2009

Morto e risorto, i giornali tra “bufale” e “coccodrilli”: Antonio Debenedetti dato per defunto da giornali e televisioni. Lui replica: sono vivo e vegeto. Successe anche a Vitti e Loren.

di Lidia Lombardi

aDicono che allunghino la vita. Lo dicono dei coccodrilli, le articolesse sulle gesta di questo o quel personaggio che riempiono a faldoni le redazioni dei giornali, pronti ad andare in pagina appena l’«indagato» tira le cuoia. Dicono che allungano la vita, i coccodrilli, anche quando - massimo dell’onta per qualsivoglia testata - escono intanto che il «coccodrillato» non è ancora allo stato di de cuius. Ieri è toccato ad Antonio Debenedetti. Scrittore e giornalista, figlio di Giacomo, tra i maggiori critici letterari del Novecento.
Un quarto d’ora dopo mezzanotte l’agenzia Agi batte la notizia: l’Antonio in questione «è morto improvvisamente a Roma nella sua abitazione. Aveva 72 anni. Nato a Torino, esordì giovanissimo con la raccolta di poesie “Rifiuto di obbedienza”». Eccetera eccetera. S’affannano - e sbuffano - i redattori di notte di molti giornali. Riaprono le pagine, smanettano per ribattere la novità. Ci cascano i notiziari notturni radiotv, Repubblica.it, Televideo. Il «Corriere della Sera» telefona a Debenedetti, suo editorialista e inviato. Risponde lui in persona, fa segni apotropaici di scongiuro: «Sono vivo, è stata una prova generale che uno non vorrebbe mai fare».
E ancora: «Gli amici del Corriere mi hanno ricordato che la stessa cosa è successa a Hemingway e a Moravia. Ma mi sento troppo piccolo per sostenere il paragone. E però mi preoccupa la facilità con cui i media danno alcune notizie senza verificarle». Insomma, il colto scrittore che ha un Premio Strega e un Viareggio nel curriculum e un libro in uscita a fine maggio, non l’ha presa poi tantissimo bene. E invece che risate si fece Monica Vitti, data per schiattata nel 1988 da Le Monde, che abboccò alla telefonata di un tipo qualificatosi come Roger Baume, agente dell’attrice. «Così mi allungate la vita», ringraziò la rossa i giornalisti. Idem per Alberto Sordi. Idem per la Loren. «Pare sia morta», disse un fotografo nel 1998 lasciando in fretta e furia una conferenza stampa a Napoli e sconvolgendo il mondo intero. «Da due settimane gira voce che sia in coma», constatò seccata la sua portavoce a Los Angeles. Verificate, gente, verificate.
Anche perché le bufale fioccano in rete. Lo scorso dicembre Wikipedia pensò di mettere paletti alla diffusione degli articoli dopo che sull’enciclopedia on-line Ted Kennedy e il collega senatore Robert Byrd furono dati per morti. C’è malizia in queste siderali balle? Sono detrattori politici, colleghi invidiosi a seppellire tizio o caio? Oppure - boccaccia mia statti zitta - sono i diretti interessati a darsi per defunti, per farsi pubblicità? Paolo Villaggio annunciò qualche anno fa il suidicio. E andò su tutti i giornali. Due futuristi degli anni Trenta, Pannaggi e Fillia, fecero scena disegnandosi il manifesto funebre (il primo lo attaccò pure sui muri cittadini). Debenedetti non c’entra con queste manovre.
Lidia Lombardi
18/05/2009

30/11/-1, 00:00:00
RECENSIONI INCROCIATE n. 8: Giorgio Morale, Roberto Plevano
Nuova puntata delle “recensioni incrociate†di Letteratitudine. Gli scrittori/ospiti coinvolti sono Giorgio Morale e Roberto Plevano. Entrambi gli autori fanno parte della redazione del blog “La poesia e lo spirito“. I libri oggetto delle recensioni sono ”Acasadidio“, di Giorgio Morale, e “100 miglia” di Roberto Plevano Due libri diversi, ma che - forse - hanno tratti in comune nella [...]

aNuova puntata delle “recensioni incrociate†di Letteratitudine. Gli scrittori/ospiti coinvolti sono Giorgio Morale e Roberto Plevano. Entrambi gli autori fanno parte della redazione del blog “La poesia e lo spirito“.

I libri oggetto delle recensioni sono ”Acasadidio“, di Giorgio Morale, e “100 miglia” di Roberto Plevano

Due libri diversi, ma che - forse - hanno tratti in comune nella gestione dei rapporti umani e famigliari.
100 miglia racconta il volo, il sogno, e nel volo… la libertà suprema, la scrittura. Acasadidio, fotografa - tra le altre cose - le ristrettezze dell’ufficio, una Milano chiusa e intabarrata nei soliti ritmi, l’oscurità di mura di uno “stabile vecchio, volutamente poveroâ€, “angustia dell’ingresso, oscurità delle scale, locali tutti ugualiâ€, “dappertutto crocifissi ai muri, madonne, frasi del vangelo e di madre Teresa di Calcuttaâ€. Una casa di Dio ben impiantata che però nasconde giochi truffaldini e impasti della solita Italia… e le distorsioni di alcune organizzazioni di volontariato.

Così vi domando:

Che rapporti avete con il “volo”?
Avete mai sognato di volare?
Cosa vuol dire sognare di volare: libertà o desideri inappagati? Cosa fu per Icaro?
E la scrittura - come il volo - è libertà o desiderio inappagato? Pienezza o mancanza?

E poi…

L’oscurità (rappresentata dalle angustie dell’ufficio) è solo smarrimento, dovere?
O anche il dovere è libertà?
Che rapporti avete con il mondo del volontariato?
Cosa ne pensate?

Di seguito potrete leggere le recensioni incrociate dei due scrittori/ospiti di questa puntata.

Vi chiedo di interagire con Giorgio Morale e Roberto Plevano, che parteciperanno alla discussione. Come dico sempre… che ciascuno di voi faccia il giornalista culturale e ponga delle domande per scoprire (insieme) cosa offrono questi due libri. Chi ha già avuto modo di leggerli è pure invitato a esprimere la propria opinione.

Massimo Maugeri

Extrapost: domani pomeriggio sarò ospite della trasmissione culturale condotta da Mariella Alì a Radio Catania: h. 17-19 circa. Sono previsti gli interventi di Roberto Alajmo e Simona Lo Iacono. La trasmissione si può ascoltare in diretta collegandosi al sito: www.radiocatania.it

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100 MIGLIA di Roberto Plevano
Recensione di Giorgio Morale

aCi sono sere d’estate in cui il mondo è in attesa di qualcosa che non arriva e s’invoca la cessazione di tutto. Ci si affaccia alla finestra e si guarda. È tutto pieno, di sostanze diverse ma ugualmente compatte: case, aria, nuvole. È come essere in un sommergibile o in una tenda a ossigeno. Né vivi né morti, sospesi fra due regni, come gli eroi greci morti senza sepoltura. Si anela al vuoto – chissà quando, chissà dove. Come soccorrerebbe allora un’immagine come questa:

“Era come sospeso a qualche filo invisibile che aveva come punto d’origine il puro nulla, e quel pendolo aereo privo di perno pareva comunque un muoversi con segreta regolarità di oscillazione. O era a tratti un galleggiare su polle e cascate create e disfatte a ogni istante nel silenzio dell’incerto e pur così continuo procedere†(p. 9).

Di tutti i sogni dell’uomo, il volo, pur da tempo tradotto dai sogni alla realtà, pare conservarsi inalterato: forse per essere legato al desiderio inesauribile di libertà, di acquisire una leggerezza che superi la gravità naturale. O forse perché è quello che più ci equipara agli uccelli, gli esseri felici per eccellenza, come ebbe a definirli l’operetta leopardiana. E anche qui c’è una sorta di elogio degli uccelli da parte di un istruttore di volo, strana figura di puro di cuore e truffaldino al contempo, in un discorso a metà tra Leopardi e Francesco d’Assisi:

“Gli uccelli… sono nostri amici. Sono come nostri fratelli. Fratelli maggiori. Ci mostrano l’aria, ci segnalano dove si sale, e dove c’è turbolenza. Osservare sempre! Gli uccelli sono allegri, cantano, e più sono contenti, meglio cantano e meglio volano! Si divertono quando volano. Nessun animale si diverte come loro, volano e cantano e ci insegnano! Aria buona, uccelli cantano!†(p. 133).

Tutto un immaginario mitico e mediterraneo si mescola ad arditezze poetiche e filosofiche, da Icaro a Baudelaire a Nietzsche, nel rinverdire continuamente questo sogno. Come si vorrebbe, noi stessi, poter dire così!

“I rumori, tutti, cessarono… E improvvisamente il mondo si srotolò davanti a me, prese a scorrere a una velocità ridicola… scorrevo anch’io incontro a esso. E non capivo, non sapevo che cos’era, il quadro di riferimenti spaziali che era nato con me e che mi aveva accompagnato fin dai primi miei passi era sconvolto… la terza dimensione era entrata in me con la vertigine e la meraviglia, e poi allargava la cavità del mio petto con una grande euforia†(p. 24).

La citazione di p. 9 è il primo contatto col parapendio, nel romanzo 100 miglia di Roberto Plevano, da parte del protagonista Luca; quella di p. 24 è la sua prima esperienza di volo.

Alcune delle pagine più felici del romanzo sono quelle dedicate al volo:

“È come un conflitto di naturali armonie, la gravità che ti blocca a terra dove sei nato, la spinta che porta in alto, che pare il compiersi di un’antica promessa. Cambia il respiro, cambia la percezione del tuo corpo, una liquida vibrazione comincia ad agitare i polmoni e lo stomaco… sentivo nel corpo la felicità dell’asino che raglia, la gioia del gallo all’alba, la completezza organica dei sensi nell’esercizio dell’azione perfetta e funzionanti in concordia. È una specie di vibrazione interna, il canto della carne†(p. 122).

E una delle scene più toccanti in assoluto è quella in cui uno spettatore non riesce a trattenere l’emozione al vedere uno stormo di cicogne che vola per un tratto appaiato a un gruppo di umani:

“Aprì la bocca, e d’improvviso il suo corpo fu preso da una specie di fremito convulso. Ero dietro di lui e pensai a una fitta di tosse. Erano singhiozzi invece. L’uomo piangeva, come chi non aveva più conosciuto lacrime dagli anni dei giochi e la chiusa delle acque dell’anima fosse andata in frantumi, per lunga usura, in un momento. ‘Ma dove vanno? Dove vanno? Le hai viste? Dove vanno?’. Non riuscì a dire altro, la voce rotta da singulti, un pianto dirotto†(p. 126).

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Lo spirito della gravità in 100 miglia è rappresentato dallo spirito del tempo, in cui “anche i più semplici rapporti personali sono avvelenati da interessi nascosti e da continue manipolazioni†(p. 41), da una “società spuria, che a lungo, nel disinteresse generale, ha incubate alcune malattie degenerative di diagnosi difficile e impossibile cura†(p. 34). In cui “tutti, tutti! Si lamentano che è dura, lavorano tanto, che non hanno tempo, che è sempre più complicato†(p. 53). È rappresentato da una società che presenta una realtà capovolta, in cui ci sono “McDonald’s e simili che vendono cibo che non nutre, delle canzoni che non sono musica, professori che non insegnano… medici che ammazzano… giudici che vendono sentenze per un appartamento in centro,… ricchi che sono poveri e viceversa… partiti che sono club… politica che non è più governo,… arte che è mera esibizione,… religioni fai-da-te con tessera d’iscrizione a scalare secondo il reddito e il livello di plagio,… storia che è diventata successione di eventi, e che è finita, a quanto pare†(pp. 55-56). E arrivano anche sentenze come: “Benessere? Quale benessere?… non c’è nessun benessere in Italia. Ci sono solo un po’ di soldi, e finiranno in fretta†(p. 53).

Ma nella dimensione umana pesantezza e levità si intersecano, comunicano come per osmosi. Così in questo romanzo avviene ai due amici. A Luca, che per la pratica del suo sport preferito potrebbe apparire spericolato, ma in realtà vive nella provincia rassicurante e sonnolenta con moglie e bambini che riempiono il suo mondo, e al cui equilibrio basta l’evasione del volo una volta la settimana. E a Renato, che, dopo l’illusione di un progetto di ricerca in America abortito per l’ignoranza e la corruzione degli ambienti universitari, è diventato agente di commercio, ma anche lui si scoprirà coltivare una sua via per la libertà.

Cento miglia di volo è il percorso che il protagonista Luca aspira a percorrere e la misura della sua libertà, mentre le cento miglia di Renato sono un volumone che Luca trova nell’abitazione, dopo la morte prematura dell’amico in un incidente automobilistico: è come se lo stesso soffio diventasse il vento che alimenta il volo di Renato e lo spirito che ispira la scrittura di Luca. Nel volumone, nonostante l’amarezza della sua esperienza del mondo, perennemente sulle soglie della disillusione e della tragedia, Renato ha salvato grazie alla scrittura la gioventù sua e del suo gruppo di amici. Proprio lui, che sembrava il più lontano dalla scrittura e mai aveva lasciato trapelare questa passione.

Anche se lo stesso Renato lo aveva dichiarato, parlando con l’amico: alla scrittura va affidata “la mia esperienza, quello che ho passato, amicizie, lavoro, amori, affetti, diventare adulti, e la fine della giovinezza… è stata tutta roba abbastanza inaspettata, cioè non l’ho riconosciuta in nessuna storia che ho letto finoraâ€. E anche Anna: “A sentire sulla carne certe verità, che cos’altro si può fare se non lasciare un segno, scrivere, se si può? Può essere una testimonianza… scrivere è una validazione dell’esperienza†(p. 209).

Fa da contraltare ai due amici Anna, l’amore giovanile di Renato, che “Fin da bambina era stata attenta a quello che la circondava. Se anche non capiva subito il mondo intorno, la fede nell’intelligenza delle cose non veniva meno, quasi mai… era sempre un pensare: perché le cose sono così? Perché le persone fanno così?… ‘Il dolore c’è, il male c’è, il male c’è!’. Non era più un pensiero, era un riscontro spassionato, la lettura di una cartella clinica, una mesta constatazione della prognosi infausta… C’era il suo dovere, solo il dovere†(pp. 25-29).

Ma anche lei: con il suo senso del dovere e la sua decisionalità, professionista in carriera e al contempo moglie e madre, colei che come una Parca recide definitivamente i fili con il passato rifiutando la pubblicazione postuma del manoscritto di Renato presso la casa editrice per cui lavora: anche lei è protagonista di una squallida relazione extraconiugale. Insomma, tutte le vite sembrano a metà e pare potersi applicare a tutti i personaggi la sentenza che nella vita non c’è relazione tra intenti e risultati. La fine della giovinezza pare capovolgere i sogni, e forse questo libro, questo 100 miglia, rappresenta per lo stesso autore Roberto Plevano il prolungamento della giovinezza con il compimento di un sogno.

E allora si capisce quanto afferma Luca, che la ricerca vera, nel volo, nonostante le comuni proiezioni e, confesso, anche le mie, non sia la nozione di libertà: “quella è rudimentale. La storia sta nel pilotaggio, che è un’idea di se stessi†(p. 150).

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Roberto Plevano è scrittore colto e ironico. Il suo testo fa rivivere figure mitiche e occhieggia ai classici della letteratura e della filosofia. Il romanzo si fa metaromanzo, dove la stessa penna dello scrittore esercita il suo spirito critico riflettendo sulla scrittura, ad esempio quando affida ad Anna una sorta di definizione della sua opera: “Non c’è una storia, una struttura, un’unità di proposito†(p. 211). In realtà la mancanza di una storia non è un problema. Nonostante gli strilli del mercato che la invoca, la tradizione novecentesca dovrebbe averci immunizzato dalla soggezione alla dittatura della storia – dovrebbe: anche se sappiamo che tuttora non è del tutto così.

Il problema in 100 miglia mi pare risiedere nella struttura. Le storie di Luca e Renato non sono ben intrecciate né procedono parallele, cosicché solo nelle ultime pagine si realizza pienamente la funzione del personaggio di Renato. Mentre la vicenda di Luca (il volo) è raccontata in presa diretta, quella di Renato emerge solo nei racconti in flash back, per cui il suo percorso perde in forza e immediatezza. Le note sullo Zeitgeist anziché essere fatte figura e storia sono affidate ai discorsi di Luca e Renato a tavolino e talvolta appaiono come digressioni non sempre necessarie.

Una maggiore sintesi e una migliore organizzazione della materia potrebbero permettere di gustare in pieno la scrittura sicura e curata e l’insieme dell’opera, in cui sono da ricordare, oltre alle già citate pagine sul volo e quelle su Jacek, quelle sulla corsa di Anna in bicicletta, quelle sulle montagne, sul primo bacio tra Renato e Anna, e quelle finali, che, malgrado l’intenzione parodistica della ripresa della petrarchesca ascesa al monte Ventoso, hanno la trasparenza e lo spessore delle migliori pagine di Plevano, quelle in cui è minore il controllo e l’autore riesce a coniugare armonicamente sensibilità e cultura.

Le critiche sono doverose. Tuttavia 100 miglia è un romanzo insolito, e forse l’intenzione dell’autore non era quella di confezionare un lavoro “riuscito”, calibrato, rispettoso di una certa organizzazione, di regole di costruzione del testo, ecc., bensì quello di presentare vario materiale narrativo e metterlo al servizio della comunicazione di un’esperienza assai particolare: a mia conoscenza, infatti, questa è la prima opera narrativa in assoluto che abbia il volo libero come tema principale. Dal momento però che il volo è materia preferibilmente trattata nel suo valore metaforico (anche se 100 miglia prende il suo materiale in termini molto letterali), rimane allora un interrogativo inevaso a proposito del destinatario implicito di questo testo, che non pare confinato nella cerchia di chi per sorte abbia condiviso questa esperienza.

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Acasadidio di Giorgio Morale
Recensione di Roberto Plevano

aOggetti umili, luoghi a margine, situazioni quotidiane, i piccoli piaceri soffocati nel fastidio delle abitudini moleste: una caffettiera pronta dalla sera sul fornello, l’ufficio nell’“estrema periferiaâ€, “alle spalle le macchine sulla tangenzialeâ€. Impiegate che arrivano alla spicciolata, stanche e incazzate già a metà mattina.
Il romanzo Acasadidio di Giorgio Morale (2008 Manni Editori) si apre con l’umore amaro di una consueta grigia mattina milanese, che sembra stendere una coltre di claustrofobia sopra ogni gesto e ogni ambiente.
E il racconto sembra via via fermarsi di proposito in luoghi circoscritti; non andare, con lo sguardo, oltre il chiuso dell’ufficio, e poi l’abitacolo del tramvai, qualche via cittadina sul cammino di casa, o il collegio di suore imposto per decoro piccolo borghese a una giovane inquieta, la vecchia casa di famiglia dalle stanze chiuse, che rimandano alle stanze chiuse della memoria che trattengono i ricordi, le cose salvate di una passata, inconsapevole, e non proprio rimpianta infanzia, affollati atrî e uffici di questura, o la luce fredda, compressa, di un obitorio, il dolore muto di una madre, che ammutolisce il narratore: “non mi lasciava una parola in boccaâ€.
L’ufficio, “stabile vecchio, volutamente poveroâ€, “angustia dell’ingresso, oscurità delle scale, locali tutti ugualiâ€, “dappertutto crocifissi ai muri, madonne, frasi del vangelo e di madre Teresa di Calcuttaâ€, è un centro di “volontariato†che ha in gestione l’accoglienza e l’avviamento al lavoro degli immigrati: le necessità e i drammi degli ultimi arrivati. In realtà un luogo che l’italico genio, e la retorica dell’impresa, ha trasformato in un pretesto, uno dei tanti in città, di speculare attraverso clientele, appropriazione di denaro pubblico e favori incrociati. La modestia esteriore, l’impronta confessionale, la finzione del volontariato e la locazione periferica, a casa di Dio appunto, sono gli studiati camuffamenti con cui si dissimula il fulcro della via lombarda, e italiana, sgangherata e truffaldina, alle politiche dell’immigrazione, dietro copertura di “servizio†e iniziativa privata: “indirizzano i poveretti da famiglie facoltose del loro partito o da aziende della Bassa della loro congrega – per essere più forti si sono messi in una Compagnia che ha sbaragliato la concorrenza. Così riforniscono i loro amici di manodopera a basso costo e per di più sono pagati dallo Stato perché trovano lavoro. Come se non bastasse, hanno il riconoscimento moraleâ€. Piana allusione alla struttura di potere della Compagnia delle Opere, e tuttavia Morale si concentra sui caratteri dei personaggi piuttosto che sulla descrizione dei meccanismi di malaffare e di connivenza delle istituzioni.
Il romanzo alterna, in modo un po’ schematico, due piani narrativi.
Molte le storie che si dipanano dalla racchiusa unità di luogo dell’ufficio. Da qui procede il racconto impersonale dell’andirivieni delle faccende di lavoro ed esistenziali dei vari personaggi. Teresa è l’impiegata (forse l’unica in autentica buona fede) che apre l’ufficio, e in un certo senso ne custodisce sempre le chiavi. Il direttore faccendiere, figlio di immigrati meridionali, passato da una gioventù di ristrettezze al caparbiamente e spregiudicatamente cercato successo economico e sociale. La vicecapa Martina (“ha preferenza per le mignotte nere da redimere e i cingalesi dall’aria cattolico-remissivaâ€), una vedova bulimica e bigotta, delusa di non vedere il figlio prete (e che vedrà assecondata, in modo imprevedibile e imbarazzante, la propria preferenza in fatto di immigrati dal figlio stesso). Ombretta, che “da ex femminista incallita, rifiuta belletti e profumi: «i deodoranti inquinano» diceâ€. Vanna, una chiusa, che va “diritta per la sua stradaâ€, ostenta senso del sacrificio ma non si è mai sicuri sull’effettivo rispetto degli impegni, e si fa ingannare “da un eterno fidanzato†che nasconde una moglie in Romania. Altri personaggi maschili aggiungono carattere alla vita dell’ufficio.
Teresa prende voce direttamente nel secondo piano narrativo, che occupa i capitoli resi in prima persona e contrassegnati dalla scelta tipografica (non necessaria, a mio parere) del corsivo. Qui il narratore fornisce un commento interposto alla vita dell’ufficio e porta il lettore ad immedesimarsi con la realtà esistenziale di una giovane donna alle prese con rapporti non facili con la famiglia, con la propria stessa crescita, i suoi luoghi dell’anima, con gli uomini, con una gravidanza inattesa. Qui Morale risolve il resoconto episodico in una solida unità di resa psicologica della vita di una donna e del suo incontro con il dolore altrui, da lei accolto con l’ospitalità offerta ad Anila, una prostituta albanese dal destino segnato, e poi alla madre File, venuta in Italia a reclamarne il corpo. File è una figura straordinaria di mater dolorosa che ha in sé le risorse di dare un senso e una tenue speranza in una vicenda che ha il pathos e i lutti di un dramma tragico. File riannoda un linea spezzata di umanità prendendosi cura di Teresa durante la gravidanza e il parto.
La concisione del lavoro di Morale (30 capitoli distribuiti in 130 pagine) non deve trarre in inganno: Acasadidio è un romanzo certosinamente preparato, in cui ogni paragrafo rivela una scrittura nitida e controllata, capace di annullare ogni distanza tra lettore e fatti descritti, tra costruzione dell’impianto narrativo e piacere della lettura. Ecco, questo è il merito del romanziere, di portare il manufatto di testo, con i suoi artifici e dispositivi, a essere come una lama di bisturi che affonda nella realtà politica e sociale della crisi italiana, nella vita delle coscienze distratte e appannate. Il romanzo prende vita sul suo doppio binario di registro narrativo ed è un’importante testimonianza sullo stato dell’umanità dell’Italia nel nuovo millennio, tra emigrazione e condizione speculare del precariato degli indigeni italiani, e le incertezze della vita di tutti. Ma c’è di più.
L’intento ironico, a tratti satirico, di Morale è in realtà uno sguardo politico, che tuttavia forma solo un primo, e forse non così rilevante, livello di lettura, perché la crisi, il fallimento delle classi dirigenti, in una parola la catastrofe italiana che viene da lontano, è davvero sotto gli occhi di tutti, ad ammettere un po’ di onestà intellettuale. La letteratura, oggi in Italia, se si può parlare di letteratura di impegno civile, aggiunge un valore conoscitivo importante ma tutto sommato marginale all’analisi della realtà (e credo che molti non saranno d’accordo con questo apodittico giudizio). Il testo di Morale allora ha la forza di evocare caratteri e strutture esemplari dell’esperienza umana. Si nota, ad esempio, una marcatissima asimmetria di giudizio morale tra personaggi maschili e femminili: il presidente, il padre spirituale nel ricordo della giovane Teresa, il padre che se va, gli approfittatori che lavorano nel centro, il fidanzato albanese, sono figure insicure, disonesti, ipocriti, traditori, detentori di un’autorità usurpata, vengono sistematicamente meno alla responsabilità vera: il romanzo illustra il collasso delle pretese morali dell’autorità maschile. A Teresa, a File, più che alle donne costrette dalle, e vittime delle, aspettativi maschili, viene affidato il compito di fare da levatrici dell’unico futuro possibile, quello incerto ma che, solo, può salvare della disumanità montante del presente. Presente provvisorio, presente sotto continua emergenza, e perenne condizione umana: “escono tutti dallo stesso buco e finiscono tutti sotto la stessa terra†(pag. 123). Quando coloro che guadagnano dalla sofferenza del prossimo non ci saranno più, quando i guadagni illeciti saranno stati spesi, gli uomini e le donne continueranno a nascere e a morire.
Sotto questo aspetto, il titolo del libro oltrepassa l’ironia dell’attualità, ed esprime una dolente, amara presa d’atto del mercimonio che gli uomini hanno fatto del dovere sacro, prima che etico, della relazione di ospitalità, e proprio in nome di quella religione che dello straniero fa il prossimo. Nel romanzo Dio non parla, non c’è, fugge dalle istituzioni che gli uomini fabbricano in suo nome per dissimulare miseria, la loro miseria, e sopraffazione. Sarebbe facile arrestarsi alle considerazioni di un umanesimo laicista, la religione come superstizione, strumento di dominio, imposizione sulle coscienze, e certo Morale condivide questo clima intellettuale, ma l’immediatezza delle sofferenze rappresentate in Acasadidio chiama il compito urgente della compassione, più che dell’analisi razionale. Compassione assente in tutti i volontari del centro, tranne che in Teresa, che accanto alla compassione per l’altro impara la compassione per se stessa.
Forte di questo sentimento, Teresa al termine del romanzo compie l’unico autentico atto di libertà, decidendo di lasciare l’impiego e portare a termine la gravidanza, pur senza la presenza di un compagno e di sicurezza economica. Teresa è testimone e custode del dolore dell’oggi e dell’attesa del domani. È una degna conclusione di un romanzo toccante, in cui Morale descrive con competenza, senza compiacimento né sensazionalismo, i meccanismi di sfruttamento “legale†degli “sfigati†così come quello illegale delle giovani nigeriane e albanesi (ma potrebbero provenire da tante altre parti del mondo) nel micidiale cozzo tra strutture familiari arcaiche e la seduzione pornografica predominante nella comunicazione sociale. È la persistente materia umana della violenza e dello sradicamento. Sono i paralleli dell’inganno, dell’ipocrisia perbenistica del “padre spirituale†per nulla devoto allo spirito, della preside del collegio di suore, e dei finti fidanzati delle ragazze mandate al mercato (che diventa macello) del sesso. Le famiglie, tutte, sono acquiescenti, corrive, impotenti di fronte al male.
Le famiglie tutte. Il romanzo descrive noi, e descrive gli altri che saranno noi nel tempo di una generazione, perché la società oggi si muove in fretta, e tutto assimila. La vita più intima di tutti i personaggi di Acasadidio è inestricabilmente intrecciata con lo straniero, con l’immigrato, che già straniero non è più.
Per chi ci sarà domani, saranno duri da affrontare i risentimenti, le scie di malcontento che la nostra cecità, le nostre furbizie stanno ora depositando, con la rinuncia preventiva, stupida, demagogica, autolesionistica, al tentativo di formare una società meno ingiusta di questa.
Dobbiamo essere grati a Giorgio Morale e al suo Acasadidio per ricordare, con sobrietà e molta fermezza, queste ovvie verità.

30/11/-1, 00:00:00
L’ignoranza dei “secchioni†(studiare troppo nuoce gravemente alla salute)

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“..poi un giorno ti alzerai da quella sedia scomoda,lasciando per un istante le sudate carte e affacciandoti dal balcone della vita,vedrai affranto il mondo di cui tanto avevi sentito parlare.Macchine,pedoni,vetrine addobbate ma soprattutto il cielo,le nuvole,il vento che soffiando ti scompiglia i capelli.Sentirai le gocce di pioggia bagnarti i piedi,consapevole però che la tempesta è altrove.Conosciuti quali sono i tuoi limiti,non vorrai altro che far parte di quella realtà conosciuta solo in teoria,ma prima dovrai riuscire a convincere te stesso di non appartenere a quella sedia,a quei libri su cui stai puntando tutto ma che rischiano di distrarti dalle cose davvero importanti..†E se fossero quelli che spesso soprannominiamo “secchioniâ€,in realtà i veri ignoranti?Sembra paradossale ma…partendo dal presupposto che il tempo è limitato e che quindi andrebbe ottimizzato,il rapporto ore di studio-risultato nel concreto,come crescita e formazione dell’individuo,è davvero così positivo?No,o almeno non lo è del tutto.Una premessa è doverosa,altrimenti sembra quasi che questa mia riflessione voglia lodare gli “sfaticatiâ€.Io sto parlando di quelle persone che pongono come “primo motore immobile†la scuola e non fanno altro che chiudersi in casa ad imparare nozioni su nozioni.Esagerano insomma..perchè anche studiare,come bere,mangiare e lavorare troppo,alla lunga è solamente controproduttivo.La vita è una continua prova di abilità pratiche,nella quale è fondamentale imparare a sapersi arrangiare e a scendere a compromessi.Per quanto si possa imparare sui libri,manuali o seguendo lunghi e noiosi corsi integrativi,non si va da nessuna parte senza aver fatto esperienze “sul campoâ€.E solo avendo una discreta “attività sociale†infatti,degli amici con cui parlare,litigare e sognare,facendo sport,uscendo la sera,si può aspirare ad avere quel bagaglio indispensabile per sopravvivere in questa giungla.Ho sempre apprezzato quindi coloro che per superare i compiti in classe,usavano fotocopie ridotte nascondendo gli appunti nei posti più disparati,poiché considero la furbizia nello specifico come una delle vette più alte della mente,e come prova tangibile di aver compreso buona parte delle leggi non scritte.Certo il presupposto è che un minimo indispensabile si sappia,si debba conoscere l’argomento e le sue linee generali poiché il menefreghismo è ancora più deleterio.E quando ho potuto,confesso di non esseremi mai tirato indietro,anche se stavo “imbrogliando†e i sensi di colpa avrebbero dovuto distruggermi.O almeno così dicono.La cultura è il primo fondamentale passo verso la libertà;conoscere e soprattutto elaborare uno spirito critico e dei punti di vista personali ti permettere di non essere pecora,semmai pastore.Ma se questo è indubbio è altresì vero l’aforisma di Aristotele “la virtù sta nel mezzoâ€,e il saper alternare divertimenti e momenti di svago a riflessioni e considerazioni sui testi più che imparare a memoria nomi e date che non serve a niente,è fondamentale e necessario nel mondo di oggi dove non sono solo i più colti,quelli che riescono a fare strada.Mi ricordo che fin dai tempi delle medie ho trovato perciò ridicoli e un po’ patetici coloro che stavano sempre a lamentarsi dei voti che prendevano,per due semplici motivi:manifesta presunzione,e poca elasticità mentale.Tutto è relativo e può essere messo in discussione, e anche le valutazioni,risentendo della soggettività e del metodo del professore, possono essere erronee.Perchè c’è il fattore c,(quante volte abbiamo pensato“Mi hanno chiesto proprio quello che non sapevoâ€) da mettere in conto,che si può sconfiggere con quelle doti “del sapersela cavareâ€che elogiavo prima e che possono influire molto sulla valutazione.Mi viene in mente lo stupendo film “The millionaire†a supporto della mia tesi.Un ragazzo di strada,nato tra le baracche di fango,riesce a conquistarsi l’opportunità per partecipare all’importante show televisivo,nonostante i pregiudizi,e a sorprendere tutti.Risponde con sicurezza ad ogni domanda,pur non avendo una vasta cultura,con l’aiuto dei ricordi di una vita difficile e a tratti drammatica ma certamente piena di emozioni e soddisfazioni.Il “ragazzo del thè†che ha saputo sfruttare l’attimo e conquistare un posto nella storia ma quel che più conta:l’amore.Questa è una favola è vero,una finzione,però non è detto che ognuno di noi non possa vivere la sua..Ed il primo passo perché si avveri è scendere per strada e respirare e vivere le altre persone,valutare le reazioni,le espressioni e poi..â€Carpe diemâ€.Tra un po’ ci sarà la maturità e già immagino la disperazione stampata a fuoco sul viso degli alunni,i siti web invasi da domande su questo e quel docente e consigli su quali autori studiare.Se posso dare un consiglio,dato che l’ho affrontata e vissuta intensamente l’anno scorso,tutto sta nel saper stare sereni e non farsi prendere dall’ansia.Quel numero che alla fine viene dato,non solo è poco utile (se non in rari casi nelle selezioni,e per una riduzione minima delle tasse) ma non attesta alcun che. E lo capisci quando entrando all’università,non ci sono aule per i sessanta,e altre per i cento,ma sedie scomode allo stesso modo per tutti.In definitiva i numeri,le formule,le correnti di pensiero sono utili solo se non vanno a riempire un contenitore vuoto.Fino a che non viviamo sulla pelle il dolore,il piacere e tutte le sensazioni forti che fanno crescere e maturare,non siamo altro che una pianta i cui frutti non sbocceranno mai,un potenziale inespresso.Espresso invece incredibilmente meglio da coloro per anni sono stati considerati discreti scolari ma che qualche anno dopo non solo hanno colmato “il gap†con i “secchioni†avendo acquisito consapevolezza delle proprio abilità,ma di fatto si sono più avvicinati all’obbiettivo primario di tutte le persone:essere felici,dimostrando per giunta che quell’idea che poteva sembrare strana inizialmente non è poi tanto paradossale infondo.“Ti volterai ancora un secondo,come un naufrago che osserva il mare in cui tanto ha penato,e guardando quella sedia,quei volumi accatastati l’uno sull’ altro,e quel voto appeso al frigo,capirai..e con le lacrime agli occhi correrai sotto quella pioggia come non avevi mai avuto il coraggio di fare.Sarà quello il tuo primo giorno da uomo libero"



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