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30/11/-1, 00:00:00
Eventi Segnalati da Punto a Capo

PROGRAMMA FEBBRAIO 2007 DEL PLANETARIO DI ROMA


PROGRAMMA PLANETARIO

30 gennaio – 4 febbraio 2007

 

 

MARTEDI  30  GENNAIO

9:30Spettacolo riservato scuole (materne, I-IV elementari)             

11:00Spettacolo riservato scuole (materne, I-IV elementari)

12:30 – ASTROCONCERT

Musica e immagini dallo spazio

“Musica per il profondo cielo”           

   Un commento sonoro alle più spettacolari immagini dell’universo

              

MERCOLEDI  31  GENNAIO

9:30Spettacolo riservato scuole (V elementari, medie)                                     

11:00Spettacolo riservato scuole (V elementari, medie)

12:30 - NOTTI ROMANE       

               La magia dei cieli di Roma tra cinema, storia e scienza                                                                       

 

GIOVEDI 1 FEBBRAIO

9:30 - Spettacolo riservato scuole (I-III superiori)

11:00 - Spettacolo riservato scuole (I-III superiori)

12:30 - SKYSHOWS

Spettacoli astronomici automatici

 “Vacanze marziane”

Anno 2014: una vacanza su Marte, anticipando l’era del turismo spaziale

 

VENERDI 2 FEBBRAIO

9:30 - Spettacolo riservato scuole (IV-V superiori, università)

11:00 - Spettacolo riservato scuole (IV-V superiori, università)

12:30 – SKYSHOWS

Spettacoli astronomici automatici

“Notti romane”

La magia dei cieli di Roma tra cinema, storia e scienza

 

SABATO 3 FEBBRAIO

9:30 – ASTROCONCERT

Musica e immagini dallo spazio

“Musica e immagini dal profondo cielo”

Un commento sonoro alle più spettacolari immagini dell’universo

11:00 - UNIVERSI APERTI

Approfondimenti astrofisici sulla natura dell’universo

“Espresso per Venere”

La bellezza svelata del pianeta più brillante del cielo. Dalla mitologia alla natura fisica di

un affascinante corpo celeste

12:30 – IMPATTI

Astronomia e dintorni

“Gli enigmi astrali di Mitra”

Sulle tracce dei misteri ritraici, un culto che guardava al cielo dal fondo di una grotta. Il puzzle delle testimonianze iconografiche allude davvero alla precessione degli equinozi?

15:00 - SKYSHOWS

Spettacoli astronomici automatici

“Notti romane”

La magia dei cieli di Roma tra cinema, storia e scienza

16:00 - PANORAMI CELESTI

Introduzione alla conoscenza del cielo

 “Le stagioni del cielo”

I mutamenti della volta celeste nel ciclo annuale delle stagioni. Rincorrendo il Sole tra le stelle dello Zodiaco

17:30 - STELLE PER GIOCARE

Spettacoli astronomici per bambini da 0 a 90 anni

“A spasso tra le costellazioni”

Un invito all’osservazione del cielo per i più piccoli e i più curiosi. Alla scoperta delle stelle, delle costellazioni e delle loro storie

 

DOMENICA 4 FEBBRAIO

9:30 – ASTROCONCERT

Musica e immagini dallo spazio

“Classico”

Sulle note di Strauss e Smetana, un’escursione panoramica sulle meraviglie del cielo

11:00 - PANORAMI CELESTI

Introduzione alla conoscenza del cielo

 “La danza dei pianeti”

I movimenti degli astri erranti sulla volta celeste. Il sistema solare visto da dentro e da fuori

12:30 - STELLE PER GIOCARE

Spettacoli astronomici per bambini da 0 a 90 anni

“In volo tra i pianeti” (per bambini)

Un’entusiasmante esplorazione spaziale, sorvolando da vicino i pianeti del sistema solare

15:00 - SKYSHOWS

Spettacoli astronomici automatici

 “Vacanze marziane”

Anno 2014: una vacanza su Marte, anticipando l’era del turismo spaziale

16:00 - UNIVERSI APERTI

Approfondimenti astrofisici sulla natura dell’universo

 “Verso mondi lontani”

La pluralità dei mondi quattro secoli dopo Giordano Bruno. Nuove prospettive sui pianeti extrasolari

17:30 - UNIVERSI APERTI

Approfondimenti astrofisici sulla natura dell’universo

 “Le comete, vagabonde del sistema solare”

Un viaggio tra i misteri e il fascino antico degli astri chiomati. Dalle apparizioni più famose a quelle future

 

Museo Astronomico e Planetario

Piazza G. Agnelli 10 - Roma

 

Info

06 82059127

www2.comune.roma.it/planetario


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DALLA CROCE ROSSA DI MARINO: Raccolta sangue a P.za San Barnaba – Marino


PERCHÉ DIVENTARE DONATORE DI SANGUE

Molto spesso la soluzione di un problema dipendente “non solo” ma “anche” da noi. Vi è certamente un problema la cui soluzione dipende soltanto da ciascuno di noi, ed è proprio quello della carenza di sangue in alcune., purtroppo l’offerta di sangue è inferiore alla richiesta.
Questo squilibrio del bilancio tra dare e avere crea frequentemente situazioni difficili che a volte diventano drammatiche.
Qualsiasi cittadino in buona salute può donare il sangue e fornire quindi senza fatica la materia prima dalla quale dipende la vita di un numero sempre maggiore di pazienti.
La necessità di disporre di sangue negli ospedali aumenta ogni giorno di più. Operazioni a cuore aperto, grossi traumi da incidenti stradali, da infortuni sul lavoro o da calamità naturali sono tra le cause più evidenti di utilizzo di sangue. Altrettanto drammatiche sono le necessità per la terapia di alcune malattie del sangue (come leucemie e microcitemie), che esigono trasfusioni periodiche per molto tempo. Tali terapie servono concretamente a mantenere in vita molti pazienti.
Pazienti affetti da tumore maligno che oggi, per fortuna, hanno possibilità di guarigione attraverso il trattamento chemioterapico necessitano di un supporto di trasfusione di componenti del sangue.
Diventare Donatore, quindi, vuol dire partecipare alla soluzione di un problema sociale e civile che dipende unicamente da noi.
Il dono del sangue non deve essere considerato un atto eroico, ma un diritto-dovere di ciascun cittadino.
Chi desidera diventare donatore di sangue può rivolgersi al Comitato Locale di Marino – Gruppo Volontari Donatori di Sangue - Via P. Nenni, 6 – Marino(Rm) Tel.: 06/9367167 Fax: 06/93662301 - 06/9387334 per informazione sulla campagna “PORTA UN AMICO …… E SALVA UNA VITA”di raccolta sangue 2007 già programmata e fissare la propria donazione.
DOMENICA 18 FEBBRAIO 2007
M A R I N O
PIAZZA SAN BARNABA
DALLE ORE 8:00 ALLA 12:00

Si ricorda: Prima della donazione è consentito bere solo tè, del caffé o del succo di frutta.
Vedere allegata locandina
Il Responsabile del Gruppo Volontari Donatori di Sangue C.R.I. - Comitato Locale di Marino Angelo Pazienza
Il Presidente C.R.I. - Comitato Locale di Marino Carlo Giorgi


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ASTRAGALI TEATRO ULYSSES’ GRAMOPHONE
preparing the wake
appunti teatrali per una critica della violenza
di fabio tolledi
1-11 febbraio 2006
NICOSIA
Castiliotissa palace (Cyprus)

Ulysses’ gramophone- preparing the wake  è un’azione del progetto LE ROTTE DI ULISSE PER UNA CRITICA DELLA VIOLENZA sostenuto dal Programma Cultura 2000 dell’Unione Europea

Dopo “Il corpo dell’arte”, “Sulle tracce di Dioniso-i porti del Mediterraneo”, “Teatri di guerra-pratiche di pace”, Astràgali Teatro realizza inItalia, Grecia, Cipro, Malta, Turchia, Albaniaun nuovo progetto  sostenuto dal programma “Cultura 2000”  dell’Unione Europea
Info: Astragali Teatro
via G. Candido 23-Lecce
Tel. 0832-306194
astragali@libero.it - www.astragali.org


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TERRA MADRE

Debutta martedì 30 gennaio alla Casa delle Culture di Roma, lo spettacolo “Terra… Madre” di Anna Rita Luongo. Si tratta del terzo lavoro che la regista e autrice dedica ai quattro elementi. Nelle due precedenti stagioni la “Compagnia dei Terrazzi di Ada” (www.terrazzidiada.it) con “Tutte le cose sono acqua” ha portato in scena l’Acqua, legata alla letteratura, poi è stata la volta di “Angeli carezze d’aria” dove l’elemento aria è stato raccontato attraverso gli Angeli. Questo è l’anno della Terra “vista come mamma, colei che genera e produce frutto, colei che può essere paragonata alla donna fertile e madre“.

“Terra… Madre” è anche un omaggio che Anna Rita Luongo fa alle sua terra di origine, la Lucania, una terra, una madre, che ha visto partire i suoi figli verso terre lontane al punto che “oggi - haspiegato Antonio Pilieri, presidente del Centro Studi Lucani nel Mondo, che patrocinato lo spettacolo - ci sono più lucani all’estero che nella stessa Lucania”. Questa piece teatrale vuole, infatti, essere anche un’occasione per parlare dell’emigrazione e del ruolo che le donne del nostro Meridione hanno avuto nella storia di questo fenomeno migratorio.

“La realtà dell’emigrazione al femminile - spiega Anna Rita Luongo - sfugge alle cronache, alle statistiche …. Le donne nella storia non ci sono … è come se gli eventi siano mossi solo da uomini“… ed è proprio questa realtà che non trova il dovuto spazio nei libri di storia, che ha ispirato l’ultimo lavorodi Anna Rita Luongo.

L’autrice e regista aveva già affrontato, seppur marginalmente,il tema dell’emigrazione italiana in “Tutte le cose sono acqua” ed ora con “Terra… Madre” torna a farlo prepotentemente.

“Terra madre e radici“. Queste le parole chiave di questo spettacolo, spiega la regista, “perché la Terra è madre, ma è anche radice” a volte gli eventi ci portano lontano da casa ma, aggiunge la Luongo “ se hai le radici ben forti, hai sempre un posto dove ritornare”. Anna Rita Luongo in questo spettacolo vuole ricordare il sacrificio fatto da quelle persone che costrettedalla situazione di miseria in cui, nei primi del ’900 versava l’Italia e in particolare il sud, sono partite e a volte non sono mai più tornate, mentre “chi torna trova le antiche radici, trova che il mondo lì non è cambiato”, una continuità con il passato che nel finale dello spettacolo la regista rende con la figura delle prefiche.

“Terra … Madre - prosegue la Luongo - anche in questo senso, origine, tradizione, attaccamento a tutto ciò che ci rende quello che siamo … le nostre radici, quindi come emigrati in Patria patiamo la sofferenza deldistacco dai nostri cari … come mele mature strappate dalla loro pianta ma costrette a trovare requie in un nuovo e prospero porto.

Emigranti che portano con se, ovunque vanno, tutto ciò che la terra madre ha loro insegnato e donato … il rispetto per il passato, per le tradizioni e l’amore per il nuovo sito che nuova casa diviene.

Questa ricchezza radicata nei nostri animi viene restituita a tutti coloro che entrano in contatto con noi con semplici racconti, ricordi, musica, piatti tradizionali e colori … Terra Madre e figli della Terra … cittadini del Mondo“.

L’uomo che parte e si allontana con dolore dalla famiglia è ilprotagonista della storia dell’emigrazione ma la donna? Colei che resta e si sacrifica nell’attesa di un biglietto di ricongiungimento? Coleiche porta avanti la famiglia gettando sangue e sudore nel poderetto? Colei che rischia di rimanere una vedova bianca? Colei che parte lasciando tutto alle spalle ricominciando in una nuova terra dove non conosce la lingua, dove le è impossibile anche parlare con gli insegnanti dei figli … soffrono poiché tuttociò che era sinonimo di sicurezza è ora lontano ma, nonostante tutto, si sentono forti nella speranza di un futuro migliore e nell’amore per la propria famiglia.

Sono donne dure … tenaci … intraprendenti … e per questo hanno diritto di entrare a far parte della storia anche loro“.

In questo spettacolo, così come nei due precedenti (Tutte le cose sono acqua e Angeli carezze d’aria), grande importanza è datanon solo alle parole, ma anche la gesto e al movimento. Ho voluto inserire anche alcuni lati tradizionali della terra lucana, dalla Taranta che con la sua musica e le sue danze dona il calore delle sagre estive che riportano a lieti ricordi e Santa Borriello, documentatasi per un intero anno, ha elaborato delle coreografie molto forti, nulla di spettacolare ed eccessivamente colorato, solo pura tradizione.

Nella realizzazione di questo lavoro l’autrice, ha fatto un serio lavoro di ricerca storica per poter riproporre sulla scena una pagina importante della storia lucana e italiana, quella dell’emigrazione verso terre lontane.

“Il mio lavoro di ricerca - spiega Anna Rita Luogno - è partito da qui, da queste tre parole … Terra … Madre … Radice, così memore dei miei passati studi storici universitari sono andata a spolverare vecchi testi di storia del mezzogiorno, ad esempio: Chiesa ed emigrazione a Caltanissetta e in Sicilia nel novecento a cura di Pietro Borzomati, che parlavano di emigrazione e distacco dove ho notato che l’uomo era sempre l’unico protagonista ma della donna non si parlava mai o poco, troppo poco. La mia testa è tornata alla mia tesi di laurea sulla Lucania, ricordavo testi di Rocco Scotellaro, Ernesto De Martino del quale ad esempio ho letto, anzi divorato, il libro Morte e pianto rituale, dal lamento funebre antico al pianto di Maria testo meraviglioso chemi ha tolto ogni dubbio e curiosità che avevo sulla figura delle prefiche che , nello spettacolo, sono presenti.

Il libro che però è stato fonte di maggiore ispirazione - prosegue la regista e autrice- è stato Storie di Donne Lucane “racconti di figlie, madri e nonne” di Maria Schirone … immagini, storie, volti a me noti poiché appartengono all’album dei ricordi della mia famiglia, delle mie radici ed, infine, Ann Cornelinsen la canadese, una delle protagoniste dello spettacolo, con il suo libro Torregreca, dove vi sono diversi spaccati di storie di donne e di emigrazione nella propria terra, come la storia di Suor Clemente, ancora in vita“.

Lo spettacolo andrà in scena dal 30 gennaio al 4 febbraio alla Casa delle Culture di Roma, in via San Crisogno, 45 tutte le sere alle 21,00 e la domenica doppio spettacolo con una pomeridiana alle 18.


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ASSOCIAZIONE NAZIONALE DEL LIBERO PENSIERO “GIORDANO BRUNO”

Aderente all'Union Mondiale des Libres Penseurs e all’International Humanist and Ethical Union Presidenza nazionale: avv. Bruno Segre, Via della Consolata,11 -10122 Torino
Telefax: 0115212000 - e.mail: linc@marte.aerre.it www.liberopensiero.20m.com

invita

sabato 17 febbraio 2007 - ore 16.30 - a Piazza Campo dei Fiori (davanti al monumento del Nolano)

Libertà ed autodeterminazione: valori laici

Deposizione corone e discorsi commemorativi del rappresentante del Comune di Roma e del Presidente dell’Associazione Nazionale del Libero Pensiero “Giordano Bruno”, avv. Bruno Segre

Interventi di: Maria Mantello, Giulio Giorello, Federico Coen, Nuccio Ordine

Letture bruniane a cura di: Marialivia Franceschini , Fabiola Perna, Camilla Scrugli, Carlotta Spizzichino, Arianna Zapelloni Pavia,

performance art di Maria Teresa Lubrano, Alessandra De Angelis e Giulio Mollica

partecipazione artistica: Pietro Bontempo e Salvatore Gioncardi
poetessa Mara de Mercurio


Centro Studi Enrico Maria Salerno
Silvio Fiorelli e Ass. Culturale 321 JAGAD - Artisti & lavoratori dello spettacolo
Intermezzi per voce, chitarra ed armonica di Geovani Ciconte e Filippo Bizzaglia
presenta: Antonella Cristofaro


Assessorato alle Politiche Culturali - Istituto Italiano per gli Studi Filosofici - Centro Internazionale di Studi Bruniani "Giovanni Aquilecchia"(CISB)

Per informazioni: 3297481111; liberopensiero.giordanobruno@fastwebnet.it


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Il Naufragarmedolce presenta "Pesci fuor d'acqua?"
dal 7 all'11 febbraio 2007 (tutti i giorni alle 21 e domenica ore 19)

TEATRO TINTADIROSSO
Napoli
Via S. Biagio Dei Librai, 39
80138 Napoli (NA)
info: tel. 081 7901270

Scritto, diretto e interpretato da Chiara Casarico e Tiziana Scrocca

NOTE SUL TESTO
lo spettacolo nasce da un progetto di ricerca sulla commistione dei linguaggi: il clown, la drammaturgia classica, i modelli contemporanei e dall’esigenza di recuperare un rapporto col pubblico attraverso la semplicità, la sincerità e la leggerezza, fondendo forme immediate con contenuti complessi. La scrittura procede su un doppio binario, il testo viene costantemente arricchito e tradito integrando le potenzialità del recitare a soggetto con un testo chiuso.

LA STORIA

“Non c’è niente di più stupido,
che un uomo possa fare,
che ammalarsi di malinconia…”


E’ la storia di un incontro: Grattacapo l’intellettuale disincantato e fallito e Vallelappesca il contastorie. L’iniziale diffidenza si trasforma in amicizia. Nasce nei due una volontà per rimettersi in movimento, di fare qualcosa per il mondo che sembra andare a rotoli. La prima azione concreta è quella di scrivere un giornale di strada che metta in evidenza i paradossi del nostro vivere quotidiano… Si discute di diritti e bisogni… e si individua nell’acqua il problema centrale della nostra epoca. Da qui la decisione di ripulire il fiume su cui vivono e lo scoramento per l’impossibilità dell’impresa. Ma la speranza è l’ultima a morire e lo spettacolo si chiude con la proposizione di tornare nel mondo di lassù a cercare “altri pesci fuor d’acqua come noi… che si mettono insieme, che amano insieme, che lottano insieme… e insieme cominciano a respirare!”

Chiara Casarico
Compagnia Teatrale
Associazione Culturale
IL NAUFRAGARMEDOLCE
tel. 06.636201 -
fax 06.9725.8006
cell. 335.6077284
info@ilnaufragarmedolce.it www.ilnaufragarmedolce.it


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Allegati:
---> Locandina raccolta sangue della Croce Rossa di Marino
---> Presentazione del libro di Roberto Pallocca a cura dell'Associazione Assenzio ad Acilia



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30/11/-1, 00:00:00
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DAL TEATRO FÀRÀ NUME


Il 12 gennaio 2007 presso il Teatro Fara Nume di Roma Lido di Ponente, si è tenuta la prima dello spettacolo teatrale “Milongas”, la regista Donatella Zapelloni al temine della performance ha ringraziato il numeroso pubblico presente e l’autrice dei testi, Monica Baldacchino.
Quest’ultima dietro invito della regista è salita sul palco e con la sua caratteristica timidezza ha raccolto il prolungarsi degli applausi.
Il senso di quello che vuole comunicare la storia di Ventura può essere scoperto tramite lo stesso testo della Baldacchino, che dall’inizio alla fine ripercorre le avventure della bella milonguera. Tramite questo percorso l’autrice riesce a rappresentare le tappe della vita, quei traguardi che conferiscono significato all’ esistenza di ognuno di noi.
Un tema centrale, che viene messo in risalto consiste nella straordinarietà della vita di chiunque, ciò viene espresso dalla risposta che Luis dà alla sua amata Ventura in uno dei loro dialoghi iniziali. Infatti quando proprio lei si lamenta della banalità della sua storia l’innamorato dichiara: “ Nessuna storia lo è!...anche nei luoghi più impensabili si nascondono storie che sono storie…Clara…Pauleta…sono forse banali le loro? Ogni donna, ogni uomo può insegnarti qualcosa, qualcosa che può essere brutale o dolce”.
Poi l’arrivo dell’amore, la felicità, la libertà e il coraggio che esso porta con sé è espresso bene da Ventura: “le tue mani che scivolano sulla mia testa, che mi sfiorano le guance di bambina, finalmente non ho più paura di queste mani il buio è meno tetro, si sta diradando le nebbia degli spettri…Una luce densa di altro calore”
Infine la rivelazione di ciò che è stata, del suo percorso e dei risultati che ha raggiunto, finalmente la protagonista è consapevole di aver realizzato in fondo ciò che voleva: mettersi alla prova, essere amata e ballare. Può sentirsi realizzata come donna e come essere umano: “Il tango sarà la scala e la Milonga e chi la dimora lo specchio in cui ritroverò tutto ciò che ero e che sono…mi lascerò assopire nel sogno, nel ricordo, nella musica…”
Milongas è presentato dall’ Associazione Culturale “Isabella Ossicini”, lo spettacolo verrà replicato fino al 28 gennaio tutti i venerdì, sabato (alle ore 21:00) e domenica (alle ore 18:00) al Teatro Fàrà Nume in collaborazione con la Lidauto S.p.A.- Progetto Cultura. Gli attori sono Antonella Baldacchino, Giovanni Di Lonardo, Luisa Iacurti, Ciro Melillo, Carlotta Piratino e Donatella Zapelloni. Le due coppie di ballerini sono composte da Flavia Pulejo, Marco Trasciani, Gustavo Zanzi e Daniela Lauri.
Le due coppie di ballerini sono composte da Flavia Pulejo, Marco Trasciani, Gustavo Zanzi, Daniela Lauri. La scenografia è di Marco d’Alberti. I due fisarmonicisti che suonano dal vivo sono Davide Mengarelli e Annamaria Caccavale.
Per informazioni e prenotazioni si può contattare il numero 065612207, e-mail: botteghino@teatrofaranume.it; sito: http://www.teatrofaranume.it. Il costo dei biglietti è Intero € 10,00 Ridotto: € 8,00; Clienti Lidauto ForLife: € 7,00; Riduzioni previste: Ragazzi sotto i 14 anni: € 8,00; Adulti sopra i 60 anni: € 8,00; Possessori Bibliocard: € 8,00; Soci Unitrè: € 7,00.


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Patrizio Rispo da “Un posto al Sole” al teatro di Ostia con “La morte di carnevale”


Patrizio Rispo sarà di scena al Teatro Manfredi di Ostia con “la morte di carnevale”, dal 23 gennaio al 4 di Febbraio, con Dalia Frediani e Gino Cogliandro, ex del famoso gruppo comico “TRETRE”. Rispo, volto noto del cinema e protagonista del serial televisivo “Un posto al sole”, forte di undici anni di programmazione sulla Rai, per la cifra record di oltre 1700 puntate, si presenterà al pubblico romano in tutta la sua espressività partenopea con “La morte di Carnevale”, un classico della commedia comica napoletana di Raffaele Viviani.
Al suo fianco ci sarà un’altra attrice napoletana di talento come Dalia Frediani, che ha lavorato con grandi nomi del teatro italiano, come Rosalia Maggio, Lando Buzzanca, Sergio Rubini, Massimo Ranieri, Isa Danieli, Ida Di Benedetto, Tato Russo. Da sottolineare la partecipazione straordinaria di Gino Cogliandro, anch’egli napoletano ed ex del gruppo comico dei "TRETRE". In breve la trama: Carnevale è un vecchio usuraio che sta per morire; l'amante ed il nipote spiano gli ultimi momenti del vecchio, lo sollecitano con cure ed amorevolezze per via dell'eredità.
Tutto il rione partecipa a questa commedia dei tre, direttamente ed indirettamente. Morto il vecchio, l'amante ed il nipote scoprono che non ha lasciato loro nulla: la sostanza accumulata con tante tirchierie è destinata alle opere pie. I due decidono di sposarsi ugualmente: si erano già promessi quando ancora ignoravano la loro sorte. Ma, colpo di scena, giunge un custode del cimitero ad annunciare un caso di morte apparente: il defunto non era morto ed è in attesa di tornarsene a casa! In Viviani è prepotente il senso del teatro, unito ad una facoltà di penetrazione dell’animo umano davvero singolare.
I personaggi, i tipi sono disegnati a larghi tratti e, poi, ricavati nelle sfumature con sottile abilità. Il suo segreto di teatrante è una foga irresistibile nel suscitare da ogni movimento scenico, da contrasti melodrammatici o colti sul vivo, da atteggiamenti psicologici o da macchie di colore, un ininterrotto divertimento di sorprese, di emozioni e di fantasia. Ed in “Morte di Carnevale” si passa da momenti divertenti a momenti esilaranti!


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Sulla Home Page di Punto a Capo: GROTTAFERRATA: Come nel 2006, Associazioni in Movimento ripropone per il 27 di gennaio la giornata della memoria in città. con locandina da scaricare.


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Allegati:
---> Lunedì 22 febbraio alle ore 17.30 presso la sezione Ds di Frascati (Via dell'Asilo 4) all'iniziativa "Scuola e Territorio"
---> Mostra fotografica per il Giorno della Memoria presso il Liceo Scientifico 'Cannizzaro' all'EUR, con il patrocinio della Regione Lazio "Sarai scelto tu, sarò escluso io"



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30/11/-1, 00:00:00
Videomarta: seconda stagione

Ci siamo, la nuova stagione di veltroni videomarta è iniziata, una serie di 14 puntate che ci accompagneranno con scadenza settimanale sino ad Aprile.

Insomma il primo video è online, ma a dirla tutta (dato che noi siamo gente avanti) abbiamo già girato la terza e vi dico solo che è uno “spettacolo“…

Guardandomi un po’ indietro, [...]

Ci siamo, la nuova stagione di veltroni videomarta è iniziata, una serie di 14 puntate che ci accompagneranno con scadenza settimanale sino ad Aprile.

Insomma il primo video è online, ma a dirla tutta (dato che noi siamo gente avanti) abbiamo già girato la terza e vi dico solo che è uno “spettacolo“…

Guardandomi un po’ indietro, posso dire che ho trovato molto gratificante partecipare a questa avventura, che da semplice esperimento si è trasformato giorno dopo giorno in qualcosa di più.

Pur rimanendo solo un gioco è stato bello vedere l’interesse in quello che abbiamo fatto da parte di molte persone, ed è stato bello anche illudersi che non fosse difficile monetizzare questo tipo di attività tramite delle sponsorizzazioni.

Infatti il momentaneo boom di visibilità regalatoci da youtube ed i numerosi contatti che ci hanno chiesto informazioni non sono stati sufficienti a trovare persone che capiscano la quantità di lavoro che c’è dietro.

Nonostante tutto rimane la soddisfazione di vedere il video su skype con oltre 720.000 visualizzazioni…

Prima di lasciarvi, voglio ringraziare ancora Federico per aver curato i testi della puntata.

…ancora una cosa: se volete spargere un po’ la voce per me va bene spettacolo

Technorati: , , , ,
BlogBabel: , , , ,

spettacolo

spettacolo spettacolo
spettacolo
30/11/-1, 00:00:00
Un vero programma politico: quello della CEI

Devo chiedere scusa: io laico chiedo scusa. Non sono nè ammattito nè sono stato folgorato sulla via di damasco, semplicemente ho capito che nel nostro paese l'unica che sa fare politica sul serio e sa scrivere un serio programma politico è la CEI: d'altronde non poteva essere altrimenti con duemila e rotti anni di storia se non la sanno fare loro chi altri? Ieri è stata dettata l'agenda della politica italiana ed è stato fatto nel modo giusto per giunta: modi e tempi ineccepibili, cose da un'altro pianeta a cui credo i miei concittadini da decenni non vi erano più abituati, alta scuola della Politica (con la "P" maiuscola) Aristotele e soci andrebbero orgogliosi. Non si potrà mai più parlare di "ingerenza" della gerarchia ecclesiastica nella società italiana, sarà la società italiana, nel suo segmento politico, che si ingerisce degli affari interni della società vaticana: e forse è meglio così, perchè a parte il piccolo particolare che diventeremmo l'IRAN dell'Occidente (chissà se reintrodurranno la Santa Inquisizione) con annessi e connessi, saremmo sicuramente gestiti meglio della classe dirigente uscita da tangentopoli. Poche cose chiare e precise, nessuna battuta da incantatore di serpenti, percorsi sociali ed economici definiti e personale politico di prima qualità: cosa vogliamo di più? Non ne sono contento ma da pragmatico prendo atto che fra le due caste quella religiosa prepara meglio il proprio personale e ha le idee chiare, non ha bisogno di rincorrere la folla oppressa dai sondaggi e dai media, e soprattutto ha dalla sua la FEDE che gli da quella forza morale e personale per fare quello che si propongono di fare, che ai laici ora manca completamente e che una volta era data dalle ideologie, e che invece l'attuale classe dirigente non potrebbe mai avere perchè è tutta orientata al profitto proprio e delle lobby che li sostengono e di cui spesso come classe sociale fanno parte: questo lo dico come cittadino che si sente prigioniero in casa sua, libero solo sulla carta ma in realtà legato mani e piedi alle decisioni altrui che non lo riguardano per nulla e che nn vede all'orizzonte un diverso andazzo delel cose, semmai un peggioramento anche, come qualità stessa del personale politico, e vista la sua provenienza anche dal mondo dello spettacolo, della prorpia qualità della vita e del futuro dei propri e altrui figli. Se ne sono accorti persino i pochi osservatori che non si sono accodati al pensiero ora dominante debole e ondeggiante (toh, ho fatto una rima spettacolo) e ne sono allarmati: io sostengo invece di non allarmarsi eccessivamente perchè lor signori sanno fare il loro mestiere bene e, a parte un certo integralismo su alcune cose, mi pare che se potessero esercitare in prima persona staremmo sicuramente meglio di come stiamo ora vista la fine che abbiamo fatto dopo decenni di II° Repubblica. Davanti anoi abbiamo due scelte: o tenerci l'attuale personale politico che pro froma votiamo ma che è relametne nominato dalle segreterie di partito, oppure fare uno sforzo di fantasia e, Montanelli sarà d'accordo spero, "turarci il naso" e nominare la "nuova" DC, emersa ieri, a governarci nei prossimi anni con il VERO programma sociale e politico con il quale i laici, ormai liberi dalle pastoie plutocratiche dei partiti, possono liberamente confrontarsi.

30/11/-1, 00:00:00
Richard Stallman e Bruce Perence il 7 Giugno a Roma
I padri fondatori del software libero alla Sapienza. Lectio Magistralis di Bruce Perens e Richard Stallman all’Università di Roma Presso la cattedra di Comunicazione mediata dal computer della facoltà di Scienze della Comunicazione alla Sapienza di Roma, professore Arturo Di Corinto, il giorno 7 giugno alle ore 9:30, Richard Stallman, il fondatore del movimento del Free Software e Bruce Perens, il [...]

I padri fondatori del software libero alla Sapienza.

Lectio Magistralis di Bruce Perens e Richard Stallman all’Università di Roma

Presso la cattedra di Comunicazione mediata dal computer della facoltà
di Scienze della
Comunicazione alla Sapienza di Roma, professore Arturo Di Corinto, il
giorno 7 giugno alle ore 9:30, Richard Stallman, il fondatore del
movimento del Free Software e Bruce Perens, il padre dell’Open Source,
terranno una lezione magistrale sull’etica e la pratica del software
libero.

L’evento, in collaborazione con la Free Software Foundation Europe,
l’Associazione per il
Software Libero, il Linux User Group della Sapienza, Wikimedia Italia,
sarà l’occasione per
discutere con studenti, esperti e appassionati, per ascoltare dalla
voce dei suoi protagonisti la storia e l’evoluzione del free, open
source software, concetti e pratiche che negli ultimi anni hanno
influenzato tutto il comparto delle tecnologie basate sul software e
trasformato radicalmente la percezione dell’informatica presso il
general public, offrendosi come antagonisti ai grandi produttori di
software non libero come Microsoft.

Durante la giornata, in cui si discuteranno le differenze fra il
software libero e il software
proprietario, gli avanzamenti tecnici e legali delle licenze con cui
viene distribuito, e anche gli
aggiornamenti alle dispute relative ai brevetti degli algoritmi
matematici che ne sono alla base, le associazioni presenti terranno
degli stand informativi sulle loro attività e l’Associazione per il
Software Libero presenterà un’analisi critica del recente accordo fra
la Microsoft e il Governo italiano.

Per l’occasione saranno presenti l’assessore regionale alla Cultura,
Sport e Spettacolo del Lazio, on.Giulia Rodano, il presidente della
Commissione Cultura della Camera dei Deputati, on. Pietro Folena e
l’Assessore alle politiche culturali, della comunicazione e dei
sistemi informativi della provincia di Roma, on. Vincenzo Vita.

E’ stato invitato anche il Ministro per l’Università Fabio Mussi.

Dopo un breve saluto delle istituzioni, Richard Stallman avvierà la
sua lezione che terminerà con una sessione di domande e risposte da
parte del pubblico. In seguito, secondo lo stesso schema, anche Bruce
Perens terrà la sua lezione magistrale. Al termine della lezione le
associazioni si presenteranno, dichiarando le loro finalità.

L’evento, gratuito e aperto al pubblico, avrà luogo giovedì 7 giugno
dalle 9:30 alle 13:30 presso l’Aula Magna della Caserma Sani in via
Via Principe Amedeo, 184. Il luogo è raggiungibile a piedi dalla
Stazione Termini oppure dalla fermata della Metropolitana di Piazza
Vittorio Emanuele.

Negli spazi del convegno, fino alle 18:30, sarà allestita la mostra Il
segno della pace, 140 artisti contro la guerra e per la nonviolenza.
La mostra, partita da Los Angeles ospita opere di Winston Smith, Emek,
Sten, Molder e altri, ed è curata da John Carr e Marco Delli Santi, è
stata offerta dalla galleria d’arte Love and Dissent di Roma.

Altre informazioni:
www.dicorinto.it
http://fsfe.org/
http://softwarelibero.it/node
http://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Wikimedia_Italia
http://www.ls-lug.org/
http://www.loveanddissent.com

Il giorno 8 giugno alle ore 19:30 Stallman e Perens saranno ospiti del
Festival dell’Innovazione di Roma organizzato da Laitspa.it:
http://www.laitspa.it/laitweb/festival_innovazione

30/11/-1, 00:00:00
"Musical è"su youtube
Siamo sbarcati su Youtube finalmente anche la compagnia teatrale amatoriale Musical è è disponibile sul portale di condivisione video.
Per chi ci segue da tempo è un occasione di approfondire la nostra conoscenza infatti sono disponibili due Backstage uno del festival di Pescia e uno della sera della prima al Casinò di Sanremo. inoltre è a disposizione per chi non ci ha mai visto un pezzo dello spettacolo " Aggiungi un posto a tavola".
http://it.youtube.com/watch?v=VuopWV-K3i0
Ciao Marco
30/11/-1, 00:00:00
Renzo Arbore a Sanremo

COMUNICATO STAMPA

 

RENZO ARBORE E L'ORCHESTRA ITALIANA,

ULTIME TRE DATE DEL TOUR ESTIVO

 

 

 

Sta per concludersi il tour di Renzo Arbore e L’Orchestra Italiana, partito il 28 luglio dall’isola di Malta, cuore del Mediterraneo, dove lo showman italiano è da sempre una delle star internazionali più richieste ed è noto come “l’ambasciatore della musica napoletana in Italia e nel mondo”.

Il tour 2007 ha toccato alcune delle località e dei siti all’aperto più belli in Italia (come per esempio la “Valle dei Templi” di Agrigento, il “Teatro Romano” di Minturno e il “Teatro della Verdura” a Palermo).

Le ultime date saranno ospitate, invece, da alcuni dei teatri più importanti della penisola: il 19 settembre, al Teatro Smeraldo di Milano; il 20, al Teatro Verdi di Pordenone; il 22, chiusura all’Ariston di Sanremo.

Dopo il successo senza precedenti in Cina lo scorso febbraio, dopo 48 “sold out” su 48 date di un anno fa e dopo i recenti consensi raccolti nei teatri italiani, Renzo Arbore e L’Orchestra Italiana sono pronti a chiudere in bellezza anche questo tour.

Lo

Sul palco con Arbore i 15 elementi dell’Orchestra, 15 grandi solisti e specialisti del proprio strumento (tra cui l’inseparabile Gegè Telesforo) ed alcuni “ispirati omaggi” a Totò (con il montaggio degli sketch tratti dai suoi film e l’immancabile “Malafemmena”), a Murolo, con alcune “chicche” tratte dal repertorio, e naturalmente a Napoli, con le immagini dei siti paesaggistici più suggestivi.

Il tour è prodotto dalla “Gazebo Giallo” e dalla “Galileo Galilei Production”.

spettacolo di Arbore presenta un perfetto mix di musica napoletana, grandi successi televisivi, e quelle sonorità che l'artista stesso chiama le “canzoni della memoria”, con escursioni verso le musiche del sud del mondo.
30/11/-1, 00:00:00
Il nuovo che avanza
Riemergo dopo mesi (sabbatici?) dalle ceneri di questo blogghe per comunicarvi le mie impressioni sul comizio di Uòlter, avvenuto nella tiepida giornata di oggi ad Alessandria City in un tripudio di cartelloni, bandiere, fans sfegatati e demagogia. Innanzitutto è stato confortante notare come ad accogliere il leader di un partito innovatore e che intende rompere tutti [...]

Riemergo dopo mesi (sabbatici?) dalle ceneri di questo blogghe per comunicarvi le mie impressioni sul comizio di Uòlter, avvenuto nella tiepida giornata di oggi ad Alessandria City in un tripudio di cartelloni, bandiere, fans sfegatati e demagogia.

Innanzitutto è stato confortante notare come ad accogliere il leader di un partito innovatore e che intende rompere tutti i legami col passato ci fosse un pubblico con l’età media di 85 anni. Ben metà degli astanti è infatti deceduta prima della fine dello spettacolo, nelle concitate fasi riguardanti il tema delle pensioni. Vabbè, capita.

Ma oltre a ciò mi è piaciuto il modo in cui “er Barack de noantri”, osannato dai vecchietti agonizzanti con grida quali “Si può fare!” oppure “Ies ui chen” (giuro), si è lanciato in un panegirico delle virtù dei lavoratori italiani, da ognuno dei quali - a giudicare dai suoi racconti - è stato invitato a pranzo, a bere una birra, ad una cena in osteria, ad un rinfresco nuziale. Un vero scroccone, ’sto Walter.

Il nostro, va sottolineato, è ormai talmente orientato all’americanismo dall’indirizzare l’intero comizio in tal senso, mediante - oltre agli effetti scenografici da vero e proprio rally a stelle e strisce - frequenti riferimenti alla situazione oltreoceano.

Senza contare le continue frecciatine ad una “destra” non meglio specificata (con cui però ha precisato di “non voler polemizzare”), Veltroni se l’è comunque cavicchiata con l’ars oratoria, a tratti capace di spunti interessanti, frasi efficaci e battute riuscite. Ma di soluzioni concrete poche, ahimè.

Dopo la chiusura in bellezza dedicata allo screditamento dell’avversario (nessuna polemica si era detto, eh), parte l’inno (americano) e giù tutti a cantarlo, ebbri di gioia. Poi una canzone di Jovanotti che ritengo essere l’inno del nuovo partito (vecchie che ballano nelle Cadillac), ed il ritorno alla vita normale.

Alla prossima Uòlter (ma io a pranzo non ti invito, sia chiaro).

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30/11/-1, 00:00:00
Roberto del Grande Fratello è un nuovo vecchio-povero
Anteprima del pezzo sull’Opinione di domani, sullo sputtanamente del concorrente cumenda del Grande Fratello 8. Novità di livello attendevano gli appassionati all’atteggiamento da milanese benestante di Roberto Mercandalli, una volta eliminato dal Grande Fratello e dato in pasto, da una parte, ad Alfonso Signorini (opinionista nello stesso show) e dall’altra a Valerio Staffelli di Striscia la [...]

spettacolo

Anteprima del pezzo sull’Opinione di domani, sullo sputtanamente del concorrente cumenda del Grande Fratello 8.

Novità di livello attendevano gli appassionati all’atteggiamento da milanese benestante di Roberto Mercandalli, una volta eliminato dal Grande Fratello e dato in pasto, da una parte, ad Alfonso Signorini (opinionista nello stesso show) e dall’altra a Valerio Staffelli di Striscia la Notizia.

Prima su tutte: il noto Roberto, detto Cumenda per via del suo modo molto ripetitivo e sospetto di vantarsi delle sue ricchezze nella vita mentre era bloccato nella reality televisiva, e per giunta per mezzo di guanti in pelle infilati nel taschino della giacca, non sarebbe affatto uno fra i tanti lombardi arricchiti male degli ultimi decenni ma, molto probabilmente, il primo milanese cazzaro della storia della tv. Risultato decisamente più originale e, in definitiva, più passibile di longevità televisiva, ma forse troppo per alcune migliaia di italiani che lo avevano additato come un modello e che avevano cominciato ad imitarne il modo di approcciare le donne del popolo o di indossare il cappotto in casa.

Effettivamente, l’essere cazzari è una categoria dello spirito (o della mancanza di esso) per anni ed anni prettamente di competenza dei romani o dei napoletani (attribuzione che nemmeno lo spessore di certi film “sociologici†con Renato Pozzetto e Christian De Sica osava sfidare). Finalmente, un giovane uomo l’affranca da una denominazione di origine che cominciava ad andarle stretta.

In buona sostanza, Roberto Mercandalli non solo è stato ed è vittima dell’euro come la maggior parte dei suoi estimatori passata, da poco - ahinoi, nel novero dei nuovi poveri, ma è forse molto più prosaicamente povero e basta. Almeno, questo è quello che emerge dalla fondamentale consegna del Tapiro d’Oro di mercoledì sera.

Ma procediamo con ordine. Le prime difficoltà per il benessere economico di Roberto sono sorte subito dopo l’eliminazione dalla casa, lunedì, non appena è stato accolta dalla Marcuzzi e da Signorini, come si diceva. Ma le obiezioni al giovane cumenda mosse dal direttore di Chi vertevano soprattutto sulla sua condizione di adultero e di rovina-dottoresse, girando alcune dita nella piaga dell’affaire di Roberto con Lina il medico campano.

Staffelli e Striscia hanno mosso il colpo di grazia alla vita del vecchio Roberto, per come i suoi fan erano abituati a conoscerlo o i suoi detrattori a detestarlo. Dapprima, intervista-rivelazione a tale Roberto Farello, altro cumenda a sua volta, ma socio del padre di Roberto, che attesta la totale indigenza della famiglia Mercandalli con alcuni esempi da Cortina anni ’80 dei fratelli Vanzina.
Mette in ridicolo non solo l’esistenza di un cavallo Mercandalli, ma ha anche un accento da maestro cattivo di Amarcord. Dichiara che il padre del concorrente presterebbe servizio come rappresentante di mobili su una Lancia Y vecchia. Prima che la parola passi a Roberto per la difesa, l’ultima ferita inferta riguarda dei mobili per ufficio che comparirebbero in una delle interviste rilasciate in precedenza a Roberto, e che sarebbero stati sottratti al Farello indebitamente.

Alle accuse, il giovane risponde dichiarando leasing ovunque, facendo battute poco riuscite sul fatto che potrebbe aver preso a noleggio più di quanto non solo non potesse permettersi di acquistare, ma anche di noleggiare. In poche parole, dopo qualche minuto è come un bambino pescato con le mani nella marmellata – scaduta –di un altro.
Tutto questo è ovviamente orribile, ma i sospetti che le nuove rivelazioni sul suo stato patrimoniale possano più che altro giovare alla parabola ascendente di Roberto Mercandalli nel mondo dello spettacolo sono legittimi, atroci, insopportabili.

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30/11/-1, 00:00:00
Vacanze già finite?
Hola. Sono in ufficio. Non ho nulla da fare. Questa settimana devo lavorare dalle 8 alle 20 e fino ad adesso ho ricevuto solo 9 chiamate. In tutta l’azienda siamo solo in tre persone e gli altri sono in altre 2 stanze differenti. Ho passato tutto il giorno davanti ad un portatile ed un telefono nell’attesa [...]

Hola. Sono in ufficio. Non ho nulla da fare. Questa settimana devo lavorare dalle 8 alle 20 e fino ad adesso ho ricevuto solo 9 chiamate. In tutta l’azienda siamo solo in tre persone e gli altri sono in altre 2 stanze differenti. Ho passato tutto il giorno davanti ad un portatile ed un telefono nell’attesa che squilli… Mi sono persino addormentato, che noia…

La settimana scorsa sono stato a LLoret De Mar, altro che Rimini; io l’ho trovato davvero un bel posto, l’acqua era pulita, la movida era divertente, c’era proprio tutto quello che serve per passare una bella vacanza. La civiltà delle persone era impressionante, solo i “Mossos d’Esquadra” erano un pò eccessivi, io la Polizia che fà i gestacci alle macchine perchè non li fanno passare non li avevo mai visti. Grossi, muscolosi, cattivi, due ragazzi che si stavano attaccando hanno preso la più grande dose di botte della loro vita, tra manganelli e gomitate in faccia tutta LLoret era ferma a guardare la Polizia quando un bestione si avvicina e dice una cosa del tipo “Nos es uno spettacolo” e la gente impaurita da questo colosso si è dileguata (compresi noi). Ma il bello della medaglia e che si stava davvero bene e la gente si vedeva che era lì per divertirsi in maniera normale e non rovinandosi di alchol e droghe. Per puro caso abbiamo trovato il parcheggio dove è stata trovata Federica, la ragazza italiana uccisa un mese fà, siamo rimasti un pò lì, e  l’emozione era così forte che tornado a casa quella sera mi sono sentito un pò in colpa. 

 Poi la gita a Barcellona che ho trovato stupenda, soprattutto il Parco Guell! La Sagrada Familia è stata una delusione totale, dentro era piena di cantieri e non si riusciva a vedere nulla, 10€ e un’ora di coda sotto il sole cocente non li vale per nulla. E Poi il porto, la gente che gira nuda per strada con solo tatuate le mutande, la Ramblas dove hanno rubato il portafoglio ad un amico, l’Hard Rock Cafè, gli artisti di strada e quella sensazione di vivere in una società multietnica e solidale mi ha fatto pensare a quanto la nostra amata Italia sia davvero troppo indietro rispetto ad altri.

Ma purtroppo sono giàin ufficio, e mi tocca restare quì per altri tre giorni.

Se vi avanza una scheda per collegarsi ad internet non è che me la prestereste per un paio di settimane? Mi risolvete un sacco di problemi…

Adios

30/11/-1, 00:00:00
Io voglio studiare!
spettacolo Dalla protesta alla controprotesta (a mio avviso giusta!), gli studenti che vogliono studiare e che sono la MAGGIORANZA in Italia hanno iniziato una controprotesta per le strade , ma soprattutto online attraverso il sito Facebook.com.
Sono oltre 2000 i sostenitori del messaggio (ed il numero aumenta di ora in ora) di cui un estratto qui riportato:


"...Università occupate a Roma, Torino e Napoli!VERGOGNA!In Italia gli studenti sono 9 milioni , quelli che protestano solo poche migliaia.Chi protesta blocca il futuro di chi vuole studiare, laurearsi e lavorare, questo non è un esercizio di democrazia ma di prepotenza. Il 68 è finito.La facoltà di Fisica dell’Università di Roma Sapienza è stato chiuso con catenaccio e lucchetti, occupate anche le facoltà di Chimica e Lettere. Uno spettacolo ridicolo! Ciò che dovrebbe essere pubblico viene occupato da questi dementi che non lasciano lavorare e studiare gli altri.La maggior parte della gente non sa neanche perchè si trova lì!..."
Comunque é giusto che chi non é d'accordo protesti, ma a patto che lo faccia pacificamente e civilmente e SENZA impedire di poterlo fare a chi desidera entrare a scuola.


Continuate a leggere su Facebook.com e partecipate!
Notizia e foto Via corriere.it

spettacolo

spettacolo
30/11/-1, 00:00:00
subIta Bleach 193 Irresistibile, lo spettacolo di marionette del terrore
30/11/-1, 00:00:00
Facebook: “Ti sposo, ma non troppoâ€
Facebook continua ad essere un tormentone, divenendo musa ispiratrice per scrittori e sceneggiatori: facebook diventa “lovebook†e poi va in scena con “ti sposo, ma non troppoâ€. Proprio così, sbarca pure in teatro ed è subito un grande successo; spettacolo scritto e diretto e interpretato da Gabriele Pignotta. Tratto da una storia vera, il racconto ironico [...]

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30/11/-1, 00:00:00
Frammenti di Divergenti

Venerdì 17 e Sabato 18 Luglio l’Associazione Trans Genere e il Priscilla Caffè, in collaborazione con il M.I.T. Movimento-Identità-Transessuale, presenteranno un resumè di Divergenti Festival internazionale di cinema trans, l’unico festival cinematografico in Italia, e tra i pochi in tutto il mondo, dedicato al tema del transessualismo e transgenderismo. Il festival la [...]

spettacoloVenerdì 17 e Sabato 18 Luglio l’Associazione Trans Genere e il Priscilla Caffè, in collaborazione con il M.I.T. Movimento-Identità-Transessuale, presenteranno un resumè di Divergenti Festival internazionale di cinema trans, l’unico festival cinematografico in Italia, e tra i pochi in tutto il mondo, dedicato al tema del transessualismo e transgenderismo. Il festival la cui seconda edizione si è svolta ufficialmente a Bologna dal 14 al 17 Maggio porterà a Torre del Lago una selezione rappresentativa dei film in programma.

I film in programmazione

GIORGIO/A storia di una voce di Gianfranco Mingozzi, Italia 2008, 54’
Nata a Palermo come Giorgio Montana, Giorgia OʼBrien era dotata di una voce dalla gamma estesissima (dal do di basso al si di soprano). Fin dallʼadolescenza aveva studiato canto, tentando prima di dedicarsi alla lirica e debuttando poi come “fantasista†sulle scene minori italiane dellʼavanspettacolo e del varietà: negli anni sessanta diventa presto celebre in tutta Europa, una vera “diva†per le sue doppie impersonificazioni visive e canore, un fenomeno unico di trasformismo sessuale e vocale.

METAMORFOSI di Veet Sandeh, Italia 2005, 34’
La strada dell’eccesso porta al palazzo della saggezza.Il docu-drama racconta le “trasformazioni†di un transgender, attraverso le esperienze di prostituzione, droga, Hiv e meditazione…vissuti negli eccessi. Prodotto dalla Dwami Event Meditation Promoter, fondata da Veet Sandeh nel 1998 con l’intento di promuovere la meditazione e la sensibilizzazione sul tema dell’Hiv attraverso l’arte e le sue espressioni.

DALLA TESTA AI PIEDI di Simone Cangelosi Italia 2007, 28’
In questo documentario Simone (produttore e regista del video) racconta la storia della sua transizione da donna a uomo; un diario disincantato e toccante della trasformazione fisica e psicologica che ha coinvolto il protagonista nel periodo trascorso tra la fine degli anni Novanta e il 2005.

CERASELLA ovvero estinzione della femminella di Massimo Andrei, Italia 2007, 40’
Cerasella è il nome di un Femminièllo. Nella lingua napoletana questa parola è comunemente declinata al maschile, ma nel gergo degli omosessuali stessi viene usata declinandola al femminile: la femminèlla, così come nella realtà spagnola esiste el mariquita e gergalmente diventa la mariquita. Questo film-documento, nato da una proposta del Prof. Paolo Valerio è prodotto dall’Università degli Studi Federico II di Napoli e scritto e diretto da Massimo Andrei, si propone di documentare e raccontare questa figura tipicamente napoletana e assai interessante da un punto di vista sia comportamentale che antropologico. Andrei intervista Mina ‘a russulella, Ciro ‘a campagnola, Michelino ‘e Resina e Manuela Miano, ovvero Cerasella. Divina come sempre la partecipazione di Ciro Cascina.

NO BIKINI di Claudia Morgado Escanilla, Canada 2007, 9’
A sette anni, Robin decide di andare senza la sua parte superiore di bikini ad un campeggio estivo. I risultati saranno sorprendenti!

A PRESENT FOR SYLVIA di Porpora Marcasciano e Luki Massa, Italia 2008, 10’
Il documentario propone momenti inediti del viaggio di Sylvia Rivera in Italia invitata dal MIT in occasione del Convegno Transiti e del Pride2000 a Roma. Un omaggio a una delle protagoniste della rivolta di Stonewall, attivista pioniera dei movimenti che si battono per i diritti di lesbiche, trans e gay. Scomparsa pochi anni fa, nel 2005 durante l’annuale Day of Remembrance in cui la comunità transgender ricorda i propri morti, New York le ha dedicato una strada.

EN SOAP di Pernille Ficher Christensen, Danimarca 2006, 104’.
Un debutto che ha emozionato e lasciato quasi stupiti pubblico e giuria della Berlinale 2006. E’ la messa in scena del rapporto fra due persone, una giovane donna che ha appena lasciato il compagno e cerca di darsi una nuova forma di vita e un giovane uomo in attesa dell’autorizzazione a operarsi per cambiare sesso. Entrando a contatto, malgrado le difficoltà e le difese istintive, scoprono tutti e due un mondo prima nemmeno sfiorato, e insieme la tenerezza, l’affetto, una nuova problematica forma di attrazione. Durante il sorgere e il progredire dell’intimità fra i due sembra di essere lì con loro, nei loro piccoli appartamenti, ma non come voyeur, anzi, come partecipi di uno smarrimento e di una ricerca: una partecipazione possibile grazie a una delicatezza di tocco e a un’intensità che fanno di questa autrice un’autentica scoperta.
Gran Premio della Giuria, Migliore Opera Prima Festival di Berlino 2006

La rassegna è curata da Porpora Marcasciano e Luki Massa

PRISCILLA CAFFE’
Marina di Torre del Lago
Venerdì 17 e sabato 18 Luglio ore 21.15

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30/11/-1, 00:00:00
ISOLE SENZA MARE, di Antonella Cilento
“Isole senza mare” è il nuovo romanzo di Antonella Cilento, ma è anche la storia parallela di due donne che attraversano l’Otto e il Novecento: Aquila, nobile caduta in povertà e costretta a lasciare la Spagna, vende se stessa e tenta il riscatto diventando l’amante del marchese Campana, collezionista di arte e di vite altrui, [...]

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“Isole senza mare” è il nuovo romanzo di Antonella Cilento, ma è anche la storia parallela di due donne che attraversano l’Otto e il Novecento: Aquila, nobile caduta in povertà e costretta a lasciare la Spagna, vende se stessa e tenta il riscatto diventando l’amante del marchese Campana, collezionista di arte e di vite altrui, un amore che la trascinerà in una trama di ossessioni, vendette e fantasmi. Nina, ultima erede di una catena di donne che dalla Spagna sono fuggite, ha più di ottant’anni, ha vissuto il Fascismo e una difficile intimità famigliare percorsa da molti nodi silenziosi: orfana di padre, sposa tardiva, madre mancata. Aquila e Nina amano con infelicità, entrambe sono esiliate: legate a doppio filo da rimandi, coincidenze ed eredità, le loro vicende si intrecciano con un coro di indimenticabili personaggi sullo sfondo del Mediterraneo.
Un romanzo sulla solitudine, sull’isolamento, sull’esilio. Sull’amore deluso. Un’opera letteraria che ha impegnato Antonella Cilento per ben dieci anni e che finalmente vede la luce.
Ce ne parlano Luigi La Rosa e Simona Lo Iacono.
Vi invito a discuterne con loro e con l’autrice.
Di seguito pongo alcune domande/riflessioni - ispirate al romanzo - con l’intento di favorire la discussione.

1 -Isole senza mare. Isole senza amore.
Siamo isole quando amiamo? E quando scriviamo?

2 - Isole senza approdo, anche. Perchè se non c’è mare, non c’è riva. Se scriviamo come isole siamo, anche, viaggiatori senza ritorno?

3 - Isole senza tempo. Le generazioni che sfalsano e scombinano destini.
Il tempo che scorre è solitudine? È compimento?

4 - Isole senza viaggio.
Un viaggio, per scrivere, è necessario? E quale viaggio?

Di seguito, gli ottimi contributi di Luigi La Rosa e Simona Lo Iacono.
Massimo Maugeri

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Isolitudine e racconto nell’opera di Antonella Cilento

di Luigi La Rosa (nella foto)

pC’è un orizzonte frastagliato, visionario, dove le ombre si mescolano al crudo realismo del quotidiano e i sogni hanno lunga durata. Vita e morte dialogano, consonano, intrecciano relazioni, suggeriscono prospettive dello sguardo. Mi riferisco al luogo fantastico, metaletterario per eccellenza, nel quale Antonella Cilento fa muovere i primi passi di Aquila - forse il più intenso dei personaggi del suo nuovo libro: Isole senza mare (Guanda, pp. 368, 17 euro).
Aquila ha il pianto nella voce e la capacità magica di leggere nell’oblio, richiamando presenze misteriose. Dalla sua culla di bambina delicate dita di fumo la sfiorano, le passano sensazioni che la piccola porta con sé, crescendo, come una specie di irrinunciabile segreto. Forse, la traccia di una consapevolezza, l’impronta di una precoce predestinazione al dolore.
La scrittrice ritaglia intorno a questa amabile figura lo spettro di una vera e propria epopea sentimentale, una sorta di solenne splendore: il declino della nobiltà originaria, la decadenza della famiglia nella Spagna di fine Ottocento, la fuga in Italia, la miseria, la prostituzione e poi l’innamoramento per il marchese Campana, eccentrico collezionista e funambolico interprete di tutta una stagione di soprusi e follie.
La Spagna del mistico e dell’invisibile si sostituisce pian piano alla Roma sensuale e follemente cortigiana che fa da sfondo alle esperienze della giovane espatriata, mentre la realtà si traveste da spettacolo, il quotidiano si carica di inganno, il desiderio di tentazione, e il crescendo dipana con avveduta maestria misfatti e colpi di scena lungo orbite surreali e stravaganti.
Ma questo è solo uno dei due grandi temi che risalgono la carne del romanzo: sulle fibre coinvolgenti di tali vicende germogliano in fretta nuovi spiriti, e una nuova toccante umanità fa irruzione sotto il fuoco dell’obiettivo narrativo: quella di Nina, “angelo grasso†con aspirazioni suicide, che apre l’incipit del romanzo spiccando il volo dal balcone di casa e innestando le sue ferite personali a quelle della sorella Maddalena, o della madre Maria Azara, in una formidabile teoria di rifrazioni, sublimate in storia, in cronaca, in destino.
I perimetri esistenziali di queste donne si legano a quello di Aquila, le loro ansie alle sue peripezie in un’Italia animata da fervidi ideali rivoluzionari, e la narrazione diviene il punto di confluenza, il luogo nel quale i perimetri vengono miracolosamente a coincidere, a confrontarsi, a sovrapporsi.
Come i grandi musicisti del passato, Antonella Cilento ci offre una prova di indiscussa bravura compositiva: Isole senza mare rappresenta infatti un pregiatissimo esempio di romanzo bipartito, di partitura che muove i suoi due canoni strutturali in un’alternanza consapevole di tempi e luoghi armonicamente predisposti: l’Ottocento, documentato dalla splendida saga di Aquila e dei suoi amori infelici, e il più crudele Novecento, che sembra ancora spingere a fatica i suoi polverosi ingranaggi, chiamandoci a una profonda interrogazione sulla memoria e sul vissuto.
Aquila, Nina, Maddalena, Maria Azara, ma pure Aldo, Giampietro, Giacomo, e tutti quanti gli altri personaggi evocati dalla penna dell’autrice si tramutano in isole: è accaduto un prodigio, ed eccoli punti di luce smaniosa nella nevralgica solitudine di ogni esistere, isole nel mare dei giorni, degli anni, degli attimi, cui adattare la dolente prerogativa dell’isolitudine, coscienza dell’essere “isola†in un mare svanito, prosciugato, strappato alla pelle delle cose.
In epoca di minimalismi e di più o meno conclamate poetiche del disimpegno Antonella Cilento ci offre un romanzo avvincente, colto, raffinato, che si muove secondo una direzione assolutamente libera, spregiudicata. Un libro estraneo a mode e squallidi compiacimenti di stagione, che sperimenta, che seduce, e che punta in alto, con coraggio, con ostinazione direi, scommettendo a pieno la sua abbondante materia raccontativa e regalando al lettore un viaggio poderoso, straordinario, che emoziona dalla prima all’ultima pagina.
I miei omaggi a una scrittrice che non fugge davanti alle minacce della trama, alle preoccupazioni della struttura, alle remore dell’articolazione, e che accetta invece la complessità con la fierezza di chi è cosciente di padroneggiare al meglio la propria materia, di chi ha ancora il gusto plastico del raccontare, della fabula amena, e l’ambizione all’affresco, all’intreccio di casi, uomini, situazioni, nella costruzione di un’opera in grado di superare il tempo.
Isole senza mare è un libro davvero importante, uno di quelli che uno scrittore scrive una sola volta nella vita, lasciandosi dietro tutto un mondo di viscere e di risonanze: di pensieri, caratteri, sembianze. Forme accorate e veritiere, piene di struggimento, che ci chiamano dal loro fondo di buia e crepitante malinconia, per chiederci la complicità di una nuova occasione. Forse l’ultima. Le stesse alle quali la letteratura ha il potere di ridare forma, anima, spessore. E il cui fascino oscuro ci accompagnerà per giorni, infinitamente, anche dopo aver chiuso l’ultima pagina del romanzo.
Luigi La Rosa

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Antonella Cilento: Isole senza mare.
recensione e intervista di Simona Lo Iacono.

pTracce di isola sono in noi tutti.
Siamo isole quando ci cerchiamo senza trovarci. Quando percorriamo secoli con la nostra storia sulle spalle, il passato a precederci, il futuro dietro - sempre.
Siamo isole di occhi e di cuore quando tentiamo di finire e non riusciamo a dire basta, quando la storia che pure accompagna il viaggio trascolora solo per ferirci, quando un amore ci compra e ci vende. O quando, silenziosamente, non può che lasciarci.
Isole senza mare di Antonella Cilento. Due donne a cavallo di secoli. Due galoppi e due incroci di destini. Isole senza mare non è come dire solitudine, o non solo. E’ non avere neanche il mare a cingerti. Un attraversamento. Onde da solcare e sguardi da ricongiungere. Mani tese. Uno scampolo, almeno, di noi.
Così Nina, che fende gli anni dei fasci e della guerra, che perde il padre e si sposa tardi, quando i figli non sono che un vuoto preannunciato e la sorella Maddalena rimane a custodirne la vecchiaia. E’ già una donna in fuga, Nina, prima dalla Spagna e poi da se stessa, come Aquila un secolo addietro, approdata a Roma senza splendori e costretta a prostituirsi.
A unirle, il paesino di Azara sui Pirenei e secoli che avviluppano e tornano indietro, e poi avanti e poi indietro, che stanno lì a sussurrarti all’orecchio che persino il tempo, e il suo incedere a strappi, non è che un’illusione.
E forse è questo tempo che Nina cerca di dimenticare mentre tenta il suo salto nel vuoto, a ottant’anni, e la memoria non è che un bandolo o una lunga coda di drago che chiama i morti a raccolta, li interroga e li consola. Li afferra tra venti sospirosi che non adempiono mai del tutto un destino, una storia, una verità.
Il romanzo affiora da qui. Da questa coda che non impiglia che resti e rimedia agli assalti del buio inventando altre ombre, scolorando dalle vetrate di ballatoi e saloni ottocenteschi, o di bordelli odorosi di cipria e acqua di rose, in cui i soldi lasciati sul comodino non assolvono mai a un riscatto.
Corpi che si vendono e corpi che si perdono, famiglie con segreti e segreti senza famiglia, anche questo – e molto altro – è un’isola che rinuncia a vedersi lambita dall’acqua.
Antonella svia la morte, cataloga e assesta, rimedia a smangiature , all’incedere delle scadenze. Lo fa con lingua che scava e brilla, che si staglia netta e viva, attingendo a inflessioni, a cantilene, chiamando a convitto i fantasmi.
Un viaggio e – forse - un ritorno, un attraversamento che non si rassegna a perdersi. Che incede come solo la scrittura sa fare: restituendo un passato.

-Antonella, cos’è la scrittura? Memoria, malinconia, trasfigurazione?
Tutte queste cose insieme. E’ sopra e prima di ogni altra cosa invenzione, nel senso antico del termine, inventio, ovvero cercare per trovare o cercando, non si sa bene cosa, scoprire di aver trovato oggetti che non si era partiti per cercare. Scrivere è come setacciare una spiaggia con il colino da thé: può darsi che sia un’impresa da pazzi, anzi lo è senz’altro, però se la si compie e la si fa durare per il tempo necessario (tutta la vita, da quando siamo bambini a quando moriamo) è possibile che ci riservi qualche sorpresa. Come scrive Natalia Ginzburg, che in Isole senza mare è citata in un esergo, scriviamo con la fantasia quando siamo felici e di memoria quando siamo infelici. Questo romanzo ha entrambe le condizioni dentro e mi sono accorta nei dieci anni che è durata la lavorazione, dal ’98 al 2008, che le due fasi dentro di me si sono del tutto mescolate, perché così è la vita e così è anche la scrittura: molte parti del romanzo autobiografico di Nina sono inventate di sana pianta e molte aree del romanzo storico e d’invenzione di Aquila sono decisamente autobiografiche. Dunque, scrivere è trasfigurarsi in modi così complessi e inaspettati, ma scientemente cercati, che poi l’opera finita viaggia davvero oltre noi, molto lontano dalla nostra condizione “terrestre†che, come scrive la Ginzburg, ci condiziona mentre narriamo.

-E quella coda di drago? Perché serve a impigliare le ombre?
Una delle cose straordinarie che ci capita dopo aver scritto un libro è che altri libri o la realtà ci rispondano o ci confermino nelle “scoperte†che abbiamo fatto scrivendo: ieri su una bancarella a Port’Alba ho trovato un romanzo di Hector Bianciotti (Senza la misericordia di Cristo, Sellerio, Premio Goncourt negli anni Ottanta) dove si legge: “Non so bene a cosa obbedisco cercando di preservare scrivendo una vita i cui giorni non si illuminarono di alcuna gloria (…), tanto più che sono portato a credere che se una certa cosa in questo mondo è esemplare, tutte lo sono: o tutti i fasti della memoria sono meritati o non lo è nessuno. Non sappiamo perché agiamo; la vita si serve di noi per fare scambi che sono oltre la nostra comprensione.(…) Non esiste memoria allo stato puro; per raccontare la propria vita, bisognerebbe già cancellare tutte le versioni che noi stessi ce ne siamo fatti e che in un certo senso, costituiscono le nostre azioni. (…) Scrivere su una persona che abbiamo conosciuto significa accomiatarsene.†Ho amato molto di Bianciotti un romanzo edito da Feltrinelli che s’intitola “Quel che la notte racconta al giorno†(tanto che un prossimo stage che terrò a luglio porta questo titolo): scriviamo per impigliare le ombre, come tu dici, per trattenere e per congedarci anche, come scrive Bianciotti. Ho impiegato questi dieci anni, ma in realtà tanti di più, per congedarmi dalla mia infanzia e da Nina e Maddalena, cioè la mia prozia morta suicida e mia nonna (che invece fra un anno ne compie cento e non mi pare abbia intenzione di lasciare questo mondo, è una roccia di granito sardo). La coda di drago che ci segue l’ho praticata una volta durante un training corporeo: s’immagina di avere la coda e ci si muove tenendo presente di questa protesi lussureggiante dietro di noi. Si diventa lenti e vanitosi e attenti a non inciampare. I morti sono il nostro patrimonio di memoria e la spiegazione di quel che siamo oggi. Una volta scritti li esorcizziamo, diamo loro una nuova vita, li trasfiguriamo con la parole. Cercare le parole giuste per fissare fuori dal mio corpo le sensazioni impresse in una vita è stato lo sforzo più grande e assurdo di Isole senza mare.

-Le ombre poi. Fragili e ostinate. Quanta parte hanno nella donna che scrive? E nella donna che ama?
Questa storia della donna in quanto autore è davvero seccante (scherzo): sono proprio stanca di dover ogni volta partire dalla mia condizione biologica per motivare la scrittura, un po’ come quando mi tocca partire dalla mia identità napoletana. Vengono sempre prima loro, la donna e la città, e poi io che scrivo. Comincio a diventare invidiosa: come si permettono questa donna e questa città di stare sempre in mezzo quando poi tutta la fatica la faccio io? Scherzi a parte, la questione che sollevi è relativa ai due aggettivi che hai usato giustamente: Nina e Aquila sono fragili anche se non lo sembrano. Nina non lo sembra perché trascorre una vita a ridere e far ridere, mentre il suo intimo non coincide a questa giocosità esterna. Aquila si costruisce una corazza per sopravvivere al mondo esterno e conserva le sue grandi fragilità dentro, le trattiene, le protegge, preferisce sdoppiarsi in Secunda, la sua sorellina mai nata, in un fantasma dell’anima, per non dover rinunciare del tutto a se stessa. Però entrambe hanno un fondo di resistenza, un nucleo solido. Nina lo perde, ma Aquila lo ritrova. Qualsiasi cosa ci accada, anche la più terribile, c’è un fondo bancario di resistenza umana in noi che si fatica a distruggere. La realtà ci si può accanire quanto si vuole contro, ma noi, a costa di fuggire nella follia, come un po’ accade a queste due donne, ci aggrappiamo al nostro intimo.

-Donne che amano. Uomini che si negano. Il destino di Aquila è, in fondo, lo stesso di Nina. Sono isole senza mare per questo? Sono isole senza amore?
Il primo a farmi notare questo gioco di parole nascosto nel titolo è stato Generoso Picone, che con Francesco Durante, Giuseppe Montesano mi hanno restituito finora le letture più precise e belle di questo romanzo e cui sono molto grata per la comprensione. Poiché la frase è tratta, non so più da dove, ma dall’Ortese, non ci si può stupire che contenga questo senso. Nina e Aquila non sono fortunate in amore: Nina ha un uomo accanto, non quello che forse aveva desiderato, ma non è sola. Pure, deve sentirsi molto sola. Aquila gli uomini li frequenta per mestiere e s’innamora di quelli sbagliati, fra cui del fantastico Giovanni Pietro Campana, che è una sintesi del fascino ma anche della pochezza maschile italiana. Quando s’innamora dell’uomo “giustoâ€, lo perde. Fanno insomma quel che molte donne fanno nella loro vita: proiettano la realizzazione di sé, anche quando si tratta di donne intelligenti e impegnate, realizzate in altri ambiti, sulla figura dell’Amato. L’Amato Bene le tradisce, scompare, si rivela un lestofante: e loro continuano a stargli dietro. Anzi si distruggono per lui. Ma il mare che è scomparso intorno alle isole di questo libro, Aquila e Nina ma anche tutti gli altri personaggi: Maddalena, Giacomo, La Rana, Egizia, la narratrice stessa, ecc…, è il mare della comunicazione. Sono svaniti i ponti che legano le persone in un destino comune. E’ svanita la comunità. Questa è forse una delle ragioni per cui il romanzo si dipana proprio dal Risorgimento ad oggi: un paese nasce mentre è già morto. E noi oggi assistiamo a questo scempio, impotenti.

-Uno sguardo alla lingua e ai modelli letterari. Nel progetto originario le isole erano Elsa Morante e Anna Maria Ortese. Chi delle due è Nina e chi è Aquila?
Il progetto originario era uno spettacolo teatrale, breve, che è andato più volte in scena: lì c’era un’ipotesi di incontro mai avvenuta fra le due maggiori narratrici del nostro Novecento (e fra le maggiori d’Europa), entrambe autrici di romanzi in controtendenza rispetto alle mode del secolo. Poi, di queste due autrici così amate, in Isole senza mare non c’è più traccia narrativa, al limite ispirativi. Però se volessimo giocare a questo gioco che proponi, Aquila è Elsa, più battagliera e calata nel reale, e Nina è Anna Maria, persa dentro di sé, sola.

- La poesia di Angel Crespo che apre il romanzo : “ Misi le mani nell’acqua per assomigliare alle isole. Passava il mare tra le dita come aria tra le crepe. E s’inseguivano da sotto le mie parole le sirene. Quando volli tornare a terra, già non c’era più rivaâ€. Antonella, un’isola senza mare è una terra ( o un destino) senza approdo?
Questo è un romanzo picaresco sull’esilio: l’esilio dalla Spagna cui è destinata Aquila, l’esilio dalla Sardegna che deriva da un esilio dalla Spagna cui sono destinate le sorelle Azara, Nina e Maddalena. L’esilio dell’anima di due donne minori per la storia e senza importanza nella quotidianità ma pure vive e bisognose di essere riconosciute e viste. Tutte corrono verso il loro esilio, che è anche già raggiunto. E’ dentro di loro. Il bello della vita è diventare ciò che già siamo, realizzare il nostro destino: Nina se ne spaventa, Aquila sfrontatamente va avanti. Chi di noi non è così un giorno e nell’altro modo in un altro? Una volta raggiunta l’isola che siamo noi vorremmo tanto fuggire al nostro destino, pure non ci è possibile. Trasformare, trasfigurare è l’arma, fuggire è la morte.

30/11/-1, 00:00:00
SOLO! (e non solo), di Sergio Rilletti
Riporto su questo post dedicato a Sergio Rilletti. Questo post non è più solo… nel senso che in coda troverete un nuovo racconto di Rilletti (alias Mr. Noir). Si tratta di un racconto che fa parte dell’antologia “CRIMINI DI REGIME” (Editrice Laurum). Sergio si autodefinisce diversamente abile. Per me è abile. Solo… abile. Bravo, Sergio! Massimo Maugeri ———— post del 16 [...]

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Riporto su questo post dedicato a Sergio Rilletti.
Questo post non è più solo… nel senso che in coda troverete un nuovo racconto di Rilletti (alias Mr. Noir). Si tratta di un racconto che fa parte dell’antologia “CRIMINI DI REGIME” (Editrice Laurum).
Sergio si autodefinisce diversamente abile. Per me è abile. Solo… abile.
Bravo, Sergio!
Massimo Maugeri

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post del 16 marzo 2007p

Giorni fa scrissi un post dal titolo: Quando un “diversamente abile”… è solo”.

Il protagonista di quel post è lo scrittore Sergio Rilletti (nella foto). Quello che vi propongo qui di seguito è una breve presentazione del racconto “Solo!” scritto dallo stesso Rilletti in occasione di un’esperienza non particolarmente piacevole che è stato costretto a subire. Seguirà il racconto. Il post è un po’ lungo ma vi invito a leggerlo da cima a fondo. Ci tengo molto. Magari salvate la pagina sul vostro pc e leggete off-line. Poi tornate qui e, se vi va, lasciate le vostre impressioni come commento.

Vi ringrazio molto per l’attenzione.

(Massimo Maugeri).

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Un autore di thriller crea i propri alter ego proprio per far vivere loro delle esperienze da brivido, che ovviamente auspica di non dover vivere mai.

   Non può certo immaginare che, un giorno, una persona di sua conoscenza lo scambi per il suo eroe seriale e decida di metterlo in una situazione assolutamente poco confortevole!

   E’ quanto accaduto a me – creatore di Mister Noir, detective privato in carrozzina -, il 9 aprile scorso al parco di Monza, quando, come avevo brevemente narrato nell’appello pubblicato sullo scorso numero di M-Rivista del mistero, un “branco di amici†mi ha mollato in mezzo al parco di Monza, a bordo della mia piccola carrozzina elettrica, per farsi un giro in risciò. Senza voltarsi più. Costringendomi a cavarmela, e a ritrovarli, da solo.

   Sì, Solo!, come il titolo di questo racconto, il primo sequel narrativo di una rubrica della posta.

   E, come in tutti i sequel che si rispettano, vengono svelate (parzialmente) le identità professionali di alcuni personaggi, tutte le strategie che ho dovuto attuare, tutte le mie emozioni, e lo stretto rapporto – breve ma intenso – con i due ragazzi che alla fine mi hanno aiutato in modo ottimale e che, come ho scritto nello scorso numero, vorrei assolutamente ritrovare e ringraziare.

   Non solo. Ma, come in un enorme gioco dei paradossi, che mi piace tanto sviluppare nei miei racconti, i ruoli si confondono, e chi ufficialmente è considerato un handicappato si dimostra improvvisamente un “super-dotatoâ€, surclassando in capacità chi, invece, deve accontentarsi della sua perenne condizione di “normodotatoâ€.

   Oltre 90 minuti di autentica tensione, narrati onestamente in soggettiva, in cui ogni lettore non potrà fare a meno di essere me!

   Un racconto che determina la nascita di un nuovo genere letterario: il reality novel!
    Sergio Rilletti

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SOLO!

Racconto di Sergio Rilletti

Quest’anno ho scoperto che il Destino è un mio grandissimo fan; un fan un po’ apprensivo, a dir la verità, che, ingiustamente preoccupato che rimanga senza ispirazioni per i miei thriller, me ne fa capitare di tutti i colori. La storia che state per leggere è assolutamente vera. Dopo una lunga e attenta meditazione ho deciso di scriverla “in soggettivaâ€, telecamera immaginaria alla mano, per portarvi con me, a bordo della mia carrozzina elettrica, e farvi vivere quello che ho vissuto io, esattamente come l’ho vissuto io: pensieri compresi. La data e i luoghi sono veri, i nomi dei personaggi sono ovviamente modificati per salvaguardare la loro privacy. Solo i nomi di Lisa e, mi pare, Mauro (ho una certa idiosincrasia con i nomi maschili), protagonisti assoluti del terzo capitolo, sono veri; e ho voluto mantenerli tali in modo che loro si possano riconoscere e io possa ringraziarli. Ma ora basta con le chiacchiere, e seguitemi nei meandri del parco di Monza e della mia mente. (Sergio Rilletti) .

*

Domenica 9 aprile 2006, Ore 13.10 circa, Parco di Monza

Vanno. Loro vanno. E io, rimango sempre più indietro.

Certo che seguire due risciò con una carrozzina elettrica di modeste dimensioni e di scarsa potenza come la mia, non mi sembra un’idea proprio geniale, anche perché il terreno qui è sconnesso. Ma come potevo impedire agli altri di andarci? Ora dovrò fare la passeggiata da solo, e accontentarmi dei momenti di contatto che avrò quando si fermeranno ad aspettarmi. Accontentarmi e gustarmeli. Fino in fondo.

Già, accontentarmi. Loro davanti, tutti assieme, che si divertono; e io qui dietro, da solo, che arranco. D’altronde, non potevo certo oppormi, non potevo impedire agli altri di fare questa bell’esperienza.

Ma come ha potuto Carletto fare una proposta del genere?

Speriamo almeno che si fermino. Qui il terreno è accidentato, e la carrozzina traballa.

Sì, sì; sicuramente si fermeranno. Carletto è un professionista: sa quello che fa. Sì, ecco, si fermano. Bravo, Carletto: sapevo di poter contare su di te! Ora vi raggiungo. Ancora qualche metro su questo terreno sconnesso, e sono da voi. Una buca, due buche, una pozzanghera di fango, un dosso di terra battuta, e ancora una buca. La carrozzina traballa per tutto il tempo, ma alla fine vi raggiungo. Sorrido. Anche Carletto sorride, e poi mi fa: “Senti… Possiamo andare avanti?â€

A me si raggela il sangue e non dico nulla, paralizzato, sbalordito; ma Carletto non si accorge di niente e prosegue: “Ti fai una bella passeggiata da solo nel parco fino alla cascina. Tanto la strada è facile: vai avanti fino all’autodromo e poi giri a sinistra, costeggiandolo.â€

Sconcertato, rispondo di sì. Io non sopporto l’idea di rimanere da solo in un luogo pubblico, soprattutto in un parco; un parco non mi dà alcun senso di sicurezza: si può incontrare chiunque, in un parco, assolutamente chiunque. Ma che diritto ho io di limitare agli altri questa bell’esperienza? Domando di nuovo la strada, con espressione estremamente titubante, per far capire che non sono affatto sicuro, Carletto me la ripete, e io, sempre titubante, li saluto. Tanto, penso, si gireranno. Non mi perderanno certo di vista!

Vanno. Loro vanno. Senza voltarsi.

E mi distanziano sempre più.

Io arranco con la mia piccola carrozzina elettrica. Qui il terreno è asfaltato, procedo abbastanza bene. Li vedo allontanarsi. Già, si allontanano. E non si voltano.

Cazzo, ma voltatevi!

Niente. Non si voltano.

Vedo, lontano, una curva; una curva che devono intraprendere. Sarei tentato di tagliare per il prato, per avere almeno una piccola possibilità di raggiungerli, ma se mi ribalto che faccio? Il terreno erboso è il più insidioso di tutti, perché l’erba copre, e, sotto l’apparenza di un terreno verde e pianeggiante, si cela sempre un terreno accidentato, pieno di dune, pendenze, e avvallamenti. E le possibilità di ribaltarsi sarebbero infinitamente superiori! Non mi fido, e decido di proseguire per la strada principale; anche se sono consapevole che non li raggiungerò mai.

Continuo, senza perderli di vista.

Finché posso.

Poi salgono su una montagnetta; su, su, fino in cima.

Li guardo, per vedere se si girano. Si gireranno sicuramente per salutarmi. Si girano? No, se ne vanno: proseguono. Lasciandomi definitivamente solo.

Oh, cazzo! Speriamo in bene! Avanti fino all’autodromo e poi giri a sinistra, mi hanno detto. Devo costeggiare l’autodromo. Ma dov’è l’autodromo? Speriamo almeno che la batteria della carrozzina duri fino alla cascina, che non si scarichi prima. Proseguo, tesissimo. Maledico il momento in cui ho accettato. Maledetta generosità! Ora loro (Carletto, i due assistenti dell’Organizzazione, e i tre miei compagni) sono tutti insieme a divertirsi, mentre io sono qui a girare da solo come un pirla! Mi impongo di calmarmi, ci riesco; tanto ormai è inutile: sono da solo! Quindi, ho due alternative: o continuare a recriminare o godermi il panorama. Opto per la seconda. Intanto proseguo sempre dritto, per un bel po’. Dritto, e poi all’autodromo a sinistra, costeggiandolo, mi ripeto. Meno male almeno che il tempo è bello. Pensa un po’ se minacciasse di piovere…

Continuo la mia marcia forzata ostentando un interesse particolare per tutto il verde che mi circonda. Laggiù, lontano, vedo anche le montagne innevate. Non che mi interessi in modo particolare un panorama che, andando a questa velocità, cambia poco; ma almeno mi aiuta a distrarmi e a non pensare che sono solo… e che devo trovare la strada per tornare alla cascina. A proposito: dove cazzo è l’autodromo? Ormai è da un po’ che sto camminando. Possibile che sia così avanti? Possibile che siano andati così avanti? Mi fermo, scruto l’orizzonte, ma dell’autodromo non si vede neanche l’ombra. Eppure non è piccolino. È un autodromo, voglio dire: se ci fosse, lo vedrei! Anche lontano, magari, ma lo vedrei! Rischio di farmi prendere dal panico; invece no, non devo!

Aziono la cloche della mia carrozzina, e procedo. Se ti hanno detto vai avanti fino all’autodromo, e non vedi ancora l’autodromo, vuol dire che non sei ancora arrivato. Semplice, no?

Semplice un corno! Se sei in un posto sconosciuto, hai solo una vaga idea di dove dover andare (sperando, tra l’altro, di aver capito bene), non vedi mai arrivare questo cazzo di punto di riferimento (peraltro neanche tanto piccolo), ti guardi intorno e ti sembra tutto uguale, e non puoi neanche chiedere una conferma a qualcuno perché le tue difficoltà motorie ti creano qualche problemino nel farlo, allora no, non è affatto semplice essere sicuri di non aver sbagliato strada. Ma proprio neanche un po’. E comunque non ti preoccupare, mi dico. Appena non ti vedranno arrivare, ti verranno sicuramente a cercare! Ora non devi fare altro che andare avanti fino…

Mi blocco.

Mi raggelo.

Ma no… non è possibile!

E mo’, dove vado?

MA DOVE CAZZO E’ L’AUTODROMO?!

Sono arrivato a un incrocio a T. Davanti a me la strada è sbarrata da un paio di panettoni. O meglio: non è che sia proprio sbarrata, ma comunque il passaggio non è abbastanza largo per un risciò. E poi, al di là dei panettoni, il terreno sembra sabbioso. Evidentemente è qui che devo girare a sinistra. Sì, ma… Dove è l’autodromo?

Vado. Ma le cose non stanno andando come previsto. E questo non mi piace neanche un po’. Sto abbandonando il viale principale. Non è prudente, lo so, ma per un po’ rimarrò comunque ben visibile: se ripassassero, mi vedrebbero sicuramente! E poi, loro mi aspettano in cascina. L’appuntamento è là!

Arrivo a un altro incrocio. Ora ho tre possibilità: o attraversare la strada e proseguire diritto (però quella mi sembra una zona un po’ troppo boscosa), o immettermi in questa strada dove scorrazzano le auto (e non ci penso proprio!), oppure seguire questo controviale pedonale che costeggia la carreggiata delle auto. Sì, questa terza soluzione mi sembra la migliore: la seguo. Anche perché, in effetti, quelle auto devono pur fermarsi da qualche parte. Non è detto, ma magari vanno proprio all’autodromo. Procedo lungo il controviale, mentre le auto continuano a sfrecciare alla mia sinistra. Ecco. Ora ho completamente abbandonato il viale principale, non lo vedo più; e per ogni metro che faccio su questa strada, la tensione aumenta. Speriamo in bene, speriamo di aver fatto la scelta giusta!

No!…

Rallento.

No!…

Rallento.

No!…

Mi fermo.

Di nuovo. Per forza.

Nooo!… Ma porcaputtana! Ma non è possibile!… E che è?!

La strada è sbarrata, di nuovo. E questa volta non si tratta di semplici panettoni, tra cui, magari, potrei passare; no, è proprio sbarrata, chiusa!

Ansimo. Sento un brivido corrermi lungo la schiena: parte dalla cervicale e si snoda in tutto il corpo. Dondolo la testa da una parte e dall’altra, per sgranchire i muscoli del collo e scaricare la tensione. Scoppio in una risata isterica, giro la carrozzina, e mi affretto a tornare indietro. Ecco, ora sono proprio nei guai. Ma proprio Guai Guai Guai! Non vedo l’ora di tornare sul viale principale. Cazzo, adesso come faccio? Magari mi si scarica pure la batteria della carrozzina! Ma che coglioni!

Sono tornato sul viale principale, finalmente. Giro fiducioso la testa a destra e a sinistra, ma di Carletto & Co. neanche l’ombra. Ma che coglioni! Vado a destra e poi torno indietro, mantenendo una posizione ben centrale. Vedo scorrazzare molti risciò, ma nessuno con tre persone a bordo. Finalmente ne vedo uno con tre passeggeri. Mi sento sollevato. Alzo la mano sinistra e preparo un bel sorriso, pronto a fare un allegro cazziatone; ma quando il risciò si avvicina… devo ritirare tutto: mano e sorriso. Non sono loro! Ma che cosa aspettano a venirmi a cercare? Non si sono accorti che non ci sono? Qui devo razionalizzare i movimenti, non posso continuare così! Se mi si scarica la carrozzina, sono guai! E sì che Carletto è un professionista: dovrebbe ben sapere che potrebbe scaricarsi la batteria. Ma che coglione! Torno indietro, fino alla mappa del parco che avevo notato, e guardo dov’è la cascina. È un po’ lontana, ma decido di riprovarci.

Parto. Comincio a ripercorrere la stessa strada di prima, ma la tensione e la rabbia hanno raggiunto livelli ormai incontrollabili. Ma guarda un po’ cosa mi doveva capitare: il professionista coglione! Ma quando arrivo a casa, quelli dell’Organizzazione mi sentono! Che poi loro, quelli dell’Organizzazione, in effetti non hanno colpa: Carletto ha un curriculum favoloso, è normale che scegliessero lui! Chi poteva immaginare che, uno con un curriculum favoloso come il suo, potesse combinare una stronzata del genere? E ora, che faccio? Sto percorrendo di nuovo questa strada, e loro non ci sono ancora! Non posso continuare a girare così a caso: la carrozzina rischia di scaricarsi! Devo chiedere aiuto. Ma a chi? Anche ammesso di riuscire a parlare in modo abbastanza chiaro da farmi comprendere, a chi chiedo informazioni? Qui è pieno di gente, è vero, ma sono comunque tutti dei passanti: non è detto che sappiano dove è la cascina. Mentre cerco invano la figura di Carletto & Co., uno spiraglio si apre. Uno spiraglio di speranza. A forma di entrata. A circa venti metri da me, sulla destra, c’è una deviazione che porta a due colonne che delimitano l’entrata di un rione. Mentre mi avvicino guardo meglio: sembra un quartiere agricolo, e ci sono delle case. Sono un po’ in dubbio se entrare o no: si tratta comunque di abbandonare di nuovo il viale principale; consumerei batteria, il terreno lì è molto sconnesso, e il risultato è incerto. Ma comunque, se voglio chiedere aiuto, è lì che devo andare.

Varco l’entrata, e mi sembra di ritrovarmi in aperta campagna. Vado avanti per il sentiero sterrato stando ben attento a dove metto le ruote, per non ribaltarmi. Alla mia sinistra vedo un vecchio contadino raccogliere legna, qualche metro dietro a lui c’è un bel fuoco, e, un po’ più lontano, quasi di fronte a me, leggermente alla mia destra, una donna bruna sbuca dal cortile del rione, camminando a passo spedito. Sarà per l’aspetto giovane ed eretto, sarà perché, per esperienza, so che le donne sono spesso più sveglie di noi uomini, sarà per la mia naturale propensione verso il sesso femminile, ma opto per lei. Io opto per lei ma lei non opta per me, e devia verso un altro sentiero. Rimango stupito: pensavo che la mia fosse l’unica strada per entrare e uscire da quel rione; e invece, a quanto pare, no. Capisco subito che non la raggiungerò più e mi dirigo verso l’agglomerato di case, disposte a ferro di cavallo. Entro nel cortile e mi colloco nel centro. Lo spettacolo è deprimente e angosciante; mi sembra di essere capitato in una città fantasma. Case bianche e fatiscenti, con persiane verdi e porte marroni. Forse, una volta, erano belle, ma ormai i muri sono sporchi e scrostati, logorati dal tempo, e le porte, anche se chiuse a chiave, non danno certo l’idea di sicurezza e protezione.

Comincio a gridare (“Aiuto! Aiuto! Aiuto!â€), ma la parola Aiuto ha una combinazione di lettere davvero ostica per me, quindi riesco a pronunciare solo la A, mentre tutte le altre lettere mi muoiono in gola.

Nessuno si affaccia. È inutile rimanere oltre.

Decido di tentare con il contadino. Torno indietro, ma… No! Dov’è?… Dov’è finito il contadino? Mi dirigo nell’esatto punto dove l’avevo visto prima; mi guardo intorno: il fuoco c’è ancora… ma il contadino no. No, non è possibile! Ho perso l’unico contatto che avevo! Calma, calma. Sta’ calmo e ragiona. Se ha preso della legna e al fuoco non c’è, vuol dire che l’ha portata da qualche altra parte. Ma dove?… A casa, certo: è andato a casa! Torno nel cortile, e scruto tutte le porte delle case. Laggiù, in fondo, ce n’è una aperta. Il contadino dev’essere là! Mi avvicino. Il contadino esce, mi guarda incuriosito, e mi viene incontro. “Hai bisogno di aiuto?“ mi chiede.

La sua voce fessa non promette nulla di buono, ma io faccio cenno di sì.

“Ti sei perso?â€

La risposta esatta sarebbe “No, mi hanno persoâ€, ma, per semplificare, taglio corto e rispondo di sì.

Eh-eh! E mo’ viene il bello! In casi come questo, quando devi spiegare una tua impellente necessità ad un estraneo, devi proprio dimenticarti qualsiasi forma di preambolo, di sintassi, e di educazione, che impegnerebbero l’attenzione e il tempo dell’altro inutilmente, e concentrarti solo sull’informazione primaria in sé. Sono un po’ incerto sull’informazione da chiedere. Indicargli la borsa, per fargli prendere la mia agenda e telefonare a qualcuno, mi sembra troppo complicato; quindi, mi rimangono due possibilità: Cascina o Autodromo? ‘Fanculo l’autodromo!, mi rispondo. Lo guardo fisso negli occhi, e, scadendo bene le parole, dico semplicemente: “Cascina Costa Alta.â€

“Cascina Costa Alta?! mi ripete. Come, mi ha capito? Sono sinceramente stupito: non mi aspettavo che ci saremmo capiti così, al primo colpo; mi affretto a dire di sì. Lui mi guarda un po’ perplesso. “Sei un po’ lontano: la cascina che dici tu è a due chilometri da qui.â€

Io lo guardo sbigottito. Rimango senza parole, anche nella mente.

“Guarda: Tu, uscito da qui, vai a sinistra; poi, a un certo punto, vedrai un cartello con l’indicazione ‘Bocciodromo’. – Il contadino mi spiega tutta la strada, sembra facile, ma poi conclude: - Comunque, secondo me, non ce la fai ad arrivare, perché alla fine c’è una salita così. Hai capito?â€

Dentro rabbrividisco, ma comunque non posso chiedergli di più: rispondo di sì, lo ringrazio, e, anche se insicuro, vado. Incontro di nuovo la donna bruna; sarei tentato di chiederle aiuto, ma ho paura che il contadino, vedendomi, possa rimaner male. Proseguo senza dir niente.

Esco dal rione e comincio a cercare febbrilmente l’indicazione per il bocciodromo, sperando sempre che la carrozzina non si scarichi. Finalmente la trovo, esulto, e la seguo. Ma anche quella strada porta da nessuna parte. Torno indietro sul viale principale, e mi guardo intorno. Ci sono? No, macché! Ma che gruppo di coglioni!… Ma che branco di handicappati! Decido di andare ancora alla mappa, per chiedere aiuto da lì. Ma che imbecilli! La mappa, oltre alla cartina del parco, mostra, in basso, sei cerchi con i luoghi più importanti del parco. Io mi posiziono il più vicino possibile, in modo da poter indicare con facilità Cascina Costa Alta. Comincio a gridare agitando le braccia, per attirare l’attenzione; le persone, però, non mi degnano neppure e tirano dritto.

Dopo un po’ vedo arrivare una famigliola – papà, mamma, e bambino -, e io, avendo una fiducia smodata nelle famiglie, gesticolo ancora di più. L’uomo mi vede sbracciarmi e gesticolare, mi guarda, e, con lo sguardo assente come il suo cervello, mi risponde: “Ciao!â€

“Eh, Buonanotte!†lo saluto io.

Finalmente arriva un giovane pattinatore, castano e riccioluto; arriva sparato sui rollerblade, e, dopo qualche giravolta di rallentamento, si ferma proprio accanto a me. Io gli indico la cascina, e lui mi indica la strada; si assicura che abbia capito, e poi se ne va, sparato com’era arrivato. Vado, ricordandomi che a un certo punto devo girare a sinistra. Io vado, ma qui è tutto uguale. Dov’è che devo girare? Sono depresso, angosciato, non ce la faccio più. Il mio sguardo vaga alla ricerca di Carletto & Co., oppure, in alternativa, di qualche vigile o poliziotto a cavallo (so che esistono). Avrei voluto evitarlo, ma dopotutto… Cazzi loro: a mali estremi, estremi rimedi!

Non vedo nessuno.

C’è un viale a sinistra: lo prendo; ma mi sembra dannatamente uguale a quello che mi aveva portato alla strada carreggiata e al controviale pedonale senza uscita, e mi faccio prendere dal panico. Sono sull’orlo d’una crisi di nervi. Incrocio un uomo; vorrei chiedergli aiuto, ma è troppo impegnato con il suo cellulare. Proseguo.

Pochi metri davanti a me compaiono due ragazzi: lei è una deliziosa biondina, con i capelli lunghi e il viso rotondo, pieno di nei ma “pulitoâ€; lui è bruno, capelli corti, viso tendente al rotondo ma con lineamenti più marcati. Mi vengono incontro. Io devo avere un’espressione abbastanza spaventata, perché lei mi chiede subito se mi serve aiuto, senza bisogno che io dica A: io mi affretto ad annuire.

“Ma è da solo?†si chiede lei con stupore e voce carezzevole, guardandosi intorno. E poi, rivolgendosi a me: “Ma eri con qualcuno?â€

“Con un gruppo.â€

“Vedi, era con un gruppo!†esclama, rivolta al ragazzo.

“Ma io non vedo nessunoâ€, risponde lui, scrutando l’orizzonte.

“Neanch’io†ribadisce lei.

Io scoppio in una piccola risatina isterica. Eh! Non ditelo a me!

“Guarda nella sua borsa, magari ha un numero da chiamareâ€, dice lei.

Io sto per assentire, ma lui, con un tono dolce e imbarazzato, dice: “No… Non me la sento di mettergli le mani in borsa .â€

“Vabbe’… Andiamo in là, vedrai che li troviamo!†dice la ragazza, rivolgendosi a me. Io non sono proprio così ottimista, ma capisco che non mi abbandoneranno, e mi sento al sicuro. Li identifico subito come due angeli custodi mandati da Dio, e lo ringrazio. Sul serio! Io non sono particolarmente avvezzo a questo tipo di pensieri, non mi capita molto spesso di ringraziare Dio, e quasi mai lo faccio tempestivamente; ma, questa volta sì.

C’incamminiamo, e io mi mantengo qualche metro davanti a loro; abbastanza vicino perché capiscano che sono sempre con loro, ma abbastanza lontano perché possano continuare a godersi un po’ di intimità. Li sento ridere e scambiarsi paroline affettuose. È un piacere sentirli: mi fanno andare indietro nel tempo; agli amori giovanili dei miei primi amici. Sì, è proprio un piacere sentirli. Parlano tra loro, ma so che sono con me. Sì, loro sono con me, e sento lei dire: “Ma l’hanno lasciato solo? Ma che gente è?… Ma come si fa a lasciarlo solo?â€

Sogghigno, con soddisfazione e sollievo. La tipa è sveglia, ha colto proprio nel segno: non pensa che mi sono perso, pensa che mi hanno perso!

Arriviamo al viale principale, ci guardiamo intorno, ma… Toh, che strano. Non c’è nessuno.

“Io non vedo nessun gruppo. Se ci fosse un gruppo, lo vedremmoâ€, dice lei con aria smarrita e stupefatta.

“Che facciamo, chiamiamo i vigili?†propone lui.

“No, aspetta. Magari in borsa ha un numero da chiamare!â€

“Ma a me non va di mettere le mani nella sua borsaâ€, ribadisce lui, timido e imbarazzato al tempo stesso. Mi fa proprio una bella impressione: il rispetto, quasi reverenziale, che ha per me e per la mia privacy mi colpisce e mi commuove. Ma questo non è il momento della riservatezza, e faccio chiaramente capire che non deve farsi problemi e di guardare pure nella mia borsa.

“Ecco, vedi, vuole che guardiamo nella sua borsa; giusto?â€

Annuisco con veemenza. “Ho una agenda†mi dico, scandendo bene le parole.

“Hai un’agenda?†ripete lei. Poi, vedendo la mia espressione meravigliata, mi fa: “Sei stupito perché ho capito? Ma io sono abituata con i bambini, faccio la maestra. Eh sì: la maestra Lisa capisce sempre tutto!â€

Maestra? Ma come maestra? Io pensavo che andasse ancora a scuola.

Chiedendomi ancora una volta il permesso, il ragazzo comincia a frugare nella mia borsa, maneggiando ogni cosa come fosse una reliquia antica di immensa fragilità, finché trova la mia agenda.

“Chi dobbiamo chiamare?†mi chiede Lisa.

La cosa più facile sarebbe far aprire l’agenda alla prima pagina, dove ho i numeri dei miei familiari e parenti, e far chiamare i miei genitori. Ma, se lo faccio, mia madre si terrorizza. So di non avere il numero di quell’imbecille di Carletto, ma so di avere quello di Filomena, una delle assistenti che era rimasta in cascina con altri ragazzi. So di avere il suo numero di casa; spero di avere anche quello di cellulare. Dico di aprire l’agenda alla lettera F, indico il nome di Filomena, ma… Ho soltanto il suo numero di casa! Il cuore mi sale in gola, ma non dico niente. Lisa prende il mio cellulare, lo accende, ma si accorge che dovrebbe mettere il pin per attivarlo; e, anziché chiedermi il codice, mi rimette via il telefono, chiedendo al ragazzo di usare il suo. Io lo lascio tentare. C’è ancora una piccola possibilità, una fievole speranza: Asdrubale, il neo-ex fidanzato di Filomena, in quel momento potrebbe essere proprio lì, a raccogliere le sue cose.

Asdrubale risponde. Il ragazzo gli parla, e deve ripetergli due volte che mi hanno trovato a girare da solo in mezzo al parco di Monza, e che sono molto agitato; gli dà il suo numero di cellulare, di cui, purtroppo, memorizzo solo le prime tre cifre, e gli dice di richiamarlo per fargli sapere dove dobbiamo trovarci. Riattacca, e ci riferisce che Asdrubale si è incazzato e ha detto frasi del tipo: “Ma come da solo?… Ma sono impazziti?â€

Il cellulare suona: è Carletto. Il ragazzo non riesce fargli capire dove siamo, e allora gli dice che li aspetteremo all’incrocio dove c’è la mappa.

Ci avviamo. Io vorrei chiedere al ragazzo il suo numero di cellulare, per poterli richiamare, ringraziare bene, e magari, perché no, rivederli con un po’ più di tranquillità per chiacchierare un po’; vorrei proprio farlo, ma, invece, mi blocco: mi stanno aiutando, stiamo procedendo verso un obiettivo ben preciso, non voglio distogliere la loro attenzione, per magari agitarli o imbarazzarli. Tanto, penso, Carletto e Asdrubale ce l’hanno. Sicuramente me lo daranno. Do la precedenza a una parola, una soltanto, che devo per forza dire ora, se no poi, nella confusione, magari non riesco più a pronunciare: “Grazie.â€

“Di niente, figurati!†risponde prontamente lei.

Chiedo a lui come si chiama.

“Mauroâ€, dice sorridendo.

Lei si affretta a ridirmi che si chiama Lisa, ma in realtà il suo nome l’ho già memorizzato da prima. “E tu?†fa lei, con voce gioiosa.

“Sergio.â€

“Ah, Sergio.â€

Arriviamo all’incrocio, e ci mettiamo proprio accanto alla mappa; così, giusto per essere sicuri che ci vedano. Lisa e Mauro sono di fronte a me, e, mentre stiamo aspettando che arrivino, inaspettatamente, veloce come un lampo, tra loro schiocca e sboccia un bacio. È un bacio-lampo, reciproco e simultaneo, un bacio giocoso, uno di quelli che solo due fidanzatini possono scambiarsi. Un bacio fresco, giovane, primaverile, che si fonde perfettamente con i colori di questa bella giornata. Non posso trattenere un moto di contentezza. Loro se ne accorgono e scoppiano a ridere, creando tra noi un legame magico e indissolubile.

Arriva Carletto, incredibile ma vero, con il pulmino dell’Organizzazione. Scende e, anziché dire frasi del tipo Come stai?… Scusami. Ma che pirla sono stato! oppure Grazie, ragazzi! Davvero, grazie mille!, comincia a sfottermi dicendo che non ho il senso dell’orientamento; e quando Lisa gli dice “Guarda che era molto spaventato! “ lui rincara la dose, facendo i versi che di solito si riservano ai bebè, e sostenendo che mi stavano cercando dappertutto e che, comunque, era tutto sotto controllo.

Minchia! Lo mando subito, e più volte, affanculo. Non gli dico dove deve mettersi il pulmino solo perché sul pulmino devo salirci anch’io. Mentre uno degli assistenti, senza proferir parola, mi carica di gran carriera, ho solo il tempo di un ultimo fugace sorriso con i due ragazzi. Lisa e Mauro sono lì; probabilmente si aspettano che Carletto dica loro qualcosa. Io lo guardo con due occhi grandi così. Adesso li ringrazierà, sì. Arriverà a capire che deve ringraziarli! No, macché! Carletto non arriva a capire neanche questo! Sale sul pulmino, e parte.

Mi guardo intorno, e mi accorgo che la compagnia è cambiata, a parte Carletto e l’assistente che mi aveva caricato sul pulmino. Non sono quelli che erano partiti con me dalla cascina, sono quelli che erano rimasti dentro. E ci sono pure dei miei compagni in carrozzina! Sono scioccato. Ma come? Venite a cercare me, e, anziché organizzare un gruppo di soli assistenti in modo da poter essere più liberi nei movimenti, vi portate dietro le carrozzine? No, non è possibile! Non è proprio possibile!

Filomena, seduta accanto a me, è al telefono con Asdrubale. Mi dice che Asdrubale poi mi darà il numero di cellulare del ragazzo, e io, contento, lo ringrazio. Filomena comincia a farmi domande a raffica, come se potessi spiegare in cinque minuti cosa mi era accaduto, e alla fine, bella bella esclama: “Sai, Sergio, di questa storia potresti scrivere un racconto!â€

“Sì, sì… Contaci!â€

Cascina Costa Alta, Ore 15.30

Mi trovo qui, nel salone. Sono tornato da poco, e ora sto mangiando. Mi sento ancora un po’ scosso per quello che mi è accaduto. Tutti mi hanno accolto con un grande applauso, è vero, ma nessuno mi chiede niente. Perché? Neanche Guido e Viola, i due assistenti con cui ho più confidenza, mi chiedono niente; neanche come sto. Perché? Il cellulare di Carletto suona: è mia madre. Carletto le dice “che ho fatto una cosa…!â€, facendole supporre che si tratti di una bricconata.

La saluto, dicendole solo che ora sto bene. Tanto, penso, ho tutto il tempo per far rabbrividire familiari, parenti, e un nugolo di amici!…

Quando ho iniziato a scrivere questo racconto, non immaginavo che venisse così lungo. Il fatto è che nelle mie molteplici narrazioni orali, per quanto fossero dettagliate, ho sempre tagliato i particolari dei miei pensieri, delle sensazioni, e degli imprevisti che incontravo, parti fondamentali della vicenda, per non affaticare troppo l’ascoltatore; quindi, quella che mi ricordavo all’inizio, al momento della premessa, era solo la versione “oraleâ€, non quella “integraleâ€. Poi, scrivendo, mi è riaffiorato in mente tutto. E solo così, solo mettendo tutto quello che avevo visto e provato e pensato, espressioni da educanda infuriata comprese, potevo trasmettere esattamente quello che avevo vissuto, scandendo l’evoluzione della mia paura “momento per momentoâ€, che comunque ho sempre dominato. Ma se la paura non ha mai governato la mia mente, ha però dominato quella degli assistenti, che, accomunati da un malsano concetto di unione di gruppo, si sono fatti fagocitare tutti dal terrore. E questa vicenda, purtroppo, ha un epilogo delirante. Io, in cuor mio, so già che deciderò di non querelare Carletto, anche se potrei diventare ricco con estrema facilità; un po’ perché appartengo comunque a una famiglia di santi, e un po’ per non creare dei problemi all’Organizzazione, che, in fondo, non ha colpa. Però non mi va di dirlo subito, e lo tengo per me. Filomena mi scrive un’e-mail dove mi dice che mi ha visto un po’ agitato e di confidarmi pure con lei, se voglio. Io mi fido, le scrivo in due righe quello che penso di Carletto, e lei non mi dice più nulla, né per e-mail né a voce. Gli altri assistenti, anche quelli che credevo affezionati, non mi dicono più nulla al riguardo; e quando mi vedono, fanno finta che sia successo niente. Non solo. Ma non riesco neppure a ottenere il numero di cellulare di Mauro: né Carletto né Asdrubale, che oltretutto me l’aveva promesso, l’hanno tenuto, compiendo così un atto gravissimo, deplorevole e senza senso (senza senso in tutti i sensi!), degno di un racconto non giallo, ma noir. E pensare che io li volevo solo ringraziare, quei due ragazzi. E l’ho più volte specificato a Carletto, ad Asdrubale, e all’Organizzazione, che volevo solo ringraziarli… L’unica vera soddisfazione in questa vicenda è essere riuscito a cavarmela in una situazione difficile e imprevedibile, e di aver scoperto di possedere, forse, più capacità di quelle che sospettavo. Quest’anno il Destino si è dimostrato un mio grandissimo fan, procurandomi parecchi colpi di scena… tra cui l’incontro con Lisa e Mauro. Spero proprio che un giorno, magari con l’aiuto di qualcuno o la complicità di qualche appuntamento di Alacran Edizioni, possa procurarmi un altro colpo di scena e farmeli incontrare di nuovo.

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COME IN FAMIGLIA
di Sergio Rilletti

Zagarolo, ottobre 1943

pLisa, uno scricciolo biondo di appena otto anni, era là fuori, a guardare l’immensa distesa verde che si estendeva verso nord-ovest. Alla sua sinistra c’era il bosco; alle sue spalle, la casa; e, sparsi un po’ ovunque, compreso lungo il sentiero da dove arrivavano le persone, una moltitudine di filari di vigneti diversi.
Sì, Lisa era lì, immobile, a pochi metri dal bosco.
Ma lei non aveva paura del bosco; perché, dal bosco, non spuntavano i lupi. Almeno non per lei.
I lupi, per Lisa, avevano le ali.
Lei li sentiva arrivare quand’erano ancora lontani. Arrivavano rombando, e devastavano tutto l’ambiente con i loro proiettili e le loro bombe.
I lupi volanti non ululavano, ma facevano ululare le sirene d’allarme nelle città.
Lei, però, non era più in città, a Milano, vicina ai suoi genitori e alle sue sorelle; era a Zagarolo, una località agricola vicino alla capitale, dalla famiglia di zia Nella. L’aveva portata lì suo padre, circa due mesi prima - a causa degli incessanti bombardamenti che subivano le grandi città - lontano da loro, ma al sicuro tra le braccia accoglienti di zia Nella.
Erano passati due mesi, ormai, e lei era ancora lontana dalla sua famiglia: senza avere la possibilità di avere notizie, senza telefono. Ma lei, Lisa, era sempre in contatto con i suoi genitori: ogni giorno si metteva ai margini di quell’immenso prato verde, sempre a guardare nella medesima direzione, e con la forza dell’immaginazione lo percorreva fino all’orizzonte, fino a Milano.
Improvvisamente lo sentì arrivare, rombando.
Lei si paralizzò. La voce spiegata di Marta, che stava sopraggiungendo di corsa dalla casa, sovrastava il ringhio del lupo volante. Il rombo dell’aereo diventava sempre più forte, le grida concitate di Marta si avvicinavano. Il lupo si scaricò, e, mentre l’ordigno precipitava a meno di cinquanta metri da lei, Marta stava arrivando a tutta velocità.
La bomba precipitò, e si infossò nel terreno; non esplose, per fortuna, ma sollevò un’immensa coltre di scorie che offuscò il cielo. Marta, dall’alto dei suoi vent’anni, si tuffò sul corpicino dell’adorata cuginetta, proteggendolo dalla pioggia di detriti.
Quando la pioggia cessò e il rombo dell’aereo scomparve, Marta si sollevò, guardò Lisa, ed emise un profondo sospiro di sollievo.
Si avviarono verso casa. Zia Nella corse loro incontro con due braccia larghe così; le abbracciò.

Il pomeriggio, Lisa lo trascorse in compagnia di Marta e Guglielmo, in salotto, ad osservare i loro sguardi e ad ascoltare l’Italiano stentato di lui. Marta sorrideva, impegnandosi con caparbietà nel suo ruolo di maestra.
Era una scena divertente, per una bambina come Lisa, e anche Marta – con la sua lunga chioma riccia e nera – sembrava divertirsi; anche se in realtà, all’insaputa della piccola, le orecchie della ragazza erano ben tese verso l’esterno, pronte a captare qualunque segnale d’allarme. Non che Zia Nella avesse qualcosa da nascondere, non per il suo animo almeno, ma rispetto a certe persone che frequentavano la casa, sì, era meglio che non mostrasse quanto fosse grande il suo animo.
E i suoi figli, Dario e Marta, avevano preso da lei.
Dario in quel periodo era a letto ammalato, ma Marta si stava impegnando, da parecchi giorni, ad insegnare l’Italiano a Guglielmo. Non perché lui fosse analfabeta, ma perché non era italiano.
Né lui né Bruno e Franco, i suoi due compagni.
I loro veri nomi erano William, Frank, e Brown; lui e Frank erano americani, Brown era inglese.
Fuggiti da chissà dove, erano sopraggiunti qualche giorno prima e avevano chiesto di rifugiarsi lì; e Zia Nella, per la quale tutti gli esseri umani bisognosi d’aiuto erano un essere umano unico, aveva accettato.
Non era detto, però, che tutti quelli a cui prestava aiuto era opportuno che si incontrassero; specialmente in quel periodo, in cui i ruoli dei nemici e degli alleati non erano più ben definiti e si rischiava di essere mitragliati da aerei americani che fino a pochi giorni prima erano nostri nemici, o di essere uccisi da soldati tedeschi che fino a pochi giorni prima erano nostri alleati. Oppure, per non far morire un regime ormai agonizzante, di essere perseguitati da militi in camicia nera che erano addirittura nostri connazionali.
Zia Nella comunque aiutava sempre tutti. Molti anni prima che Fabrizio De André componesse la sua canzone-capolavoro Il pescatore, Zia Nella aiutava già tutti. Indistintamente.
E Marta non era da meno. Lì, bella sorridente e con tutti i sensi all’erta, stava insegnando l’Italiano ad un fuggiasco americano, con soldati tedeschi installati nel circondario che potevano venire da un momento all’altro.

Arrivò la sera, e Dario era ancora a letto con la febbre.
Lisa, Zia Nella, Marta, e altri due cugini dell’età di Lisa - ospiti anche loro di Zia Nella -, erano in salotto, quando arrivarono Hans e Fredric, due soldati tedeschi che ogni sera andavano a gustarsi un bel bicchiere di vino prodotto da quella famiglia.
Entrarono allegramente in quella casa, dove sapevano di trovare un po’ di calore umano, uniti da un senso di simpatia, da parte dei tedeschi, e di fraternità, da parte di Zia Nella.
Già, ma come avrebbero reagito i due simpatici tedeschi se avessero scoperto che quell’accogliente famiglia prestava attenzioni anche ad un gruppo di loro mortali nemici? La famiglia di Zia Nella non lo sapeva, ma era opportuno non scoprirlo. I due soldati erano simpatici, ma era meglio non scoprire fino a che punto erano stati condizionati dal loro esercito.
Hans depositò un sacco di arance sul tavolo, e scompigliò allegramente i capelli biondi di Lisa.
Zia Nella ringraziò mestamente per le arance, che dovevano essere trasformate in spremute per Dario, e le affidò a Marta, che andò subito in cucina.
Mentre Marta preparava la spremuta, Zia Nella riempiva i bicchieri col loro buon vino per riscaldare l’animo di quei due soldati che erano lontani da casa, e Hans aveva preso sulle ginocchia Lisa esclamando – Pella Pampina Pionda! Ja, ja! –, dal piano di sopra si udì un tramestio e una breve frase concitata.
I due tedeschi si guardarono. Né Hans né Fredric avevano capito le parole, ma non sembrava la stessa lingua di quella famiglia.
Il silenzio fu totale.
Hans e Fredric notarono anche quello. Fredric si alzò. Aveva ancora le mani sul tavolo, quando la vocina di Lisa lo fermò: — E’ Guglielmo –.
– Gugljelmo??? – le domandò Hans con espressione buffa.
Zia Nella decise di intervenire: — E’ un nostro cugino –.
Marta comparve sulla soglia, con un bicchiere di spremuta in mano. – Vado da Dario – disse con un sorriso che irradiava gioia di vivere.
Fredric si mosse.
– Vuoi venire anche tu? – disse, inarcando le sopracciglia in modo ospitale. – Dài, vieni! –
Marta era snella e graziosa, era bello seguirla.
Passarono davanti alla camera degli ospiti, ma da lì non proveniva più alcun rumore: Guglielmo e i suoi compagni si erano paralizzati.
– Gugljelmo? – chiese il soldato, fermandosi per puro caso davanti alla camera giusta.
Marta si girò. – No, è per Dario – disse mostrando il bicchiere e fingendo di non capire. Si avviò a passi lunghi verso la camera del fratello.
– Dove è Gugljelmo? – la bloccò di nuovo Fredric, scandendo bene le poche parole che sapeva.
Lei si voltò piano. – Boh!… Sarà in bagno – rispose, stando ben attenta a non guardare verso la stanza degli ospiti.
Bussò ed entrò da Dario. Andò subito dal fratello, porgendogli la spremuta. – Ciao, come stai? –
Lui grugnì qualcosa dondolando la testa, e bevve.
– Guarda, è venuto Fredric a trovarti! –
Lui si avvicinò e gli disse, in tono affettuoso, un’incomprensibile frase in tedesco.
– Ja, ja! – rispose Dario a qualunque cosa avesse detto Fredric. Il tedesco scoppiò a ridere, confidenzialmente, a denti stretti.
Marta si congedò dal fratello, muovendo le dita della mano per salutare, e uscì. Arrivò davanti alla stanza di Guglielmo & compagni e, senza alterare il passo, l’oltrepassò; Fredric la seguì.
Giunto di nuovo in sala, Fredric si sedette e, in compagnia del suo amico Hans e di quell’allegra famiglia, bevve quel bel bicchiere di buon vino che gli aveva versato la donna.
I minuti trascorsero inesorabili, e per i due soldati venne il momento di tornare dai loro commilitoni. Zia Nella li accompagnò fuori dalla porta, con Marta alla sua destra e Lisa al centro.
– Cjao, Pella Pampina Pionda! – disse Hans, scompigliandole i capelli. Lisa ricambiò con un bellissimo sorriso.
Improvvisamente, vedendo Marta, Fredric si rabbuiò un po’: c’era un fatto che non era stato chiarito. Alzò lo sguardo lasciandolo vagare al piano superiore, dove era stato con la ragazza dopo aver sentito il rumore e quelle strane parole.
I cuori di Marta e Zia Nella si fermarono, ma le due donne mantennero la loro compostezza, infondendo sicurezza e serenità a Lisa.
Hans, conoscendo bene l’amico, lo distolse dal suo pensiero spronandolo ad andare.
I due soldati tedeschi e la famiglia italiana si salutarono cordialmente, dandosi appuntamento per l’indomani sera. Come sempre.
Lisa li salutò con la manina, aspettandoli per il giorno dopo e spalancando, per sempre, il suo cuore verso gli altri. Verso tutti gli altri.

Sono passati tanti anni, e Lisa è diventata una donna (nonché mia mamma); anche se, in effetti, non sono ben sicuro che si chiami proprio così.
Zia Nella, Marta, e gli altri personaggi di quella famiglia non li ho mai conosciuti, ma sono sempre stati dei miti per me, protagonisti di tante storie incredibili. Questo racconto vuole essere un piccolo omaggio a loro, anche se nella realtà hanno nomi diversi, a cui sarò sempre molto grato per aver protetto così bene la mia futura mamma.
Sì, perché la storia che ho raccontato è basata su fatti realmente accaduti; il minimo di finzione che ho aggiunto serve soltanto ad esaltare in poche righe ciò che quella famiglia ha fatto per molti mesi.
E tutto è andato bene, per fortuna. Altrimenti non avrei potuto raccontarvi questa storia.
Né questa né altre storie.
Perché non sarei mai esistito.

©Sergio Rilletti, 2007

30/11/-1, 00:00:00
METTERE IN PIEGA UNA STORIA. “I racconti del parrucchiere†di Elvira Seminara
Che caratteristiche deve avere un racconto breve per “funzionare”? L’incipit di questo post coincide con una domanda (ovviamente vi invito a rispondere). Lo spunto per la discussione ce lo offre la nuova opera narrativa di Elvira Seminara: “I racconti del parrucchiere” (Gaffi, 2009). [Peraltro siete tutti invitati alla libreria Giunti, di Piazza Duomo, a Catania (giorno [...]

pChe caratteristiche deve avere un racconto breve per “funzionare”?
L’incipit di questo post coincide con una domanda (ovviamente vi invito a rispondere). Lo spunto per la discussione ce lo offre la nuova opera narrativa di Elvira Seminara: “I racconti del parrucchiere” (Gaffi, 2009). [Peraltro siete tutti invitati alla libreria Giunti, di Piazza Duomo, a Catania (giorno 5, intorno alle h. 18,30) dove la stessa Elvira, insieme al sottoscritto e a Luigi La Rosa offrirà una sorta di workshop sul racconto presentando - contestualmente -"I racconti del parrucchiere"].

In questi racconti l’autrice dimostra di essere eclettica: la scrittura e lo stile si trasmutano da racconto in racconto – da voce in voce - mantenendo una qualità narrativa molto elevata e mettendo in scena un campionario umano completo, complesso e perfetto nella sua differenziazione.
C’è una sciampista dotata di poteri arcani di cui non era consapevole e che le consentono di carpire i pensieri delle clienti ogni volta che, per fare lo shampoo, tocca con le sue dita l’altrui cuoio capelluto. C’è un’extra comunitaria che decide di farsi bionda e che immola la lunga e nera treccia - curata per anni sotto il burqa – sull’altare dell’integrazione in un mondo che è diversissimo da quello d’origine (il taglio della treccia può essere visto come metafora della recisione delle proprie radici). C’è un poeta transessuale che decide di tagliarsi i capelli e di cambiarne la tinta: (E poi perché ci chiamano trans? Vuol dire attraverso, l’ho cercato sul dizionario. Attraverso cosa, la materia e lo spirito, gli ormoni e il silicone? E allora perché non chiamarci mutanti, sconfinanti, o che ne so. Vivere sul bordo, sulla linea, sul margine, vivere in punta di piedi facendo un fracasso del diavolo. In modo furtivo e smaccato). C’è il marito che si apposta poco fuori la bottega del parrucchiere per fare una sorpresa alla moglie. C’è la figlia di un detenuto che scrive la propria storia per inviarla a una rivista (qui lo stile e la scrittura della Seminara si trasfigurano per uniformarsi a quello del personaggio a cui si presta la voce… in questo caso la penna, caratterizzata dalla punteggiatura un po’ bizzarra). C’è una donna che una mattina si risveglia con gli occhi di colore viola e che vive, con leggerezza, una sorta di provvisorio risveglio kafkiano (la donna asseconderà il cambiamento tagliando i capelli cortissimi e tingendoli di rosso; ma la mattina dopo gli occhi torneranno a essere castani). C’è una giovane suora, dalla fervida immaginazione, che – prima di entrare in convento – decide di passare dal parrucchiere: (Ho capelli castani lunghi, né belli né brutti. Ma per ficcarli tutti sotto il velo, e tenere la testa pulita senza perdere tempo e fantasia, devo per forza tagliarli).
C’è il racconto struggente di un padre separato che, in compagnia del figlio (che non riesce più a vedere ogni giorno come vorrebbe), attende in macchina l’ex moglie che sta per uscire dalla bottega del parrucchiere.
E c’è altro. Molto altro. Perché i capelli hanno anche un forte valore simbolico e, in fondo, esprimono noi stessi. La nostra personalità, la nostra cultura, le nostre origini. E attorno ai capelli e al parrucchiere si accavallano e si alternano storie, caratteri, esistenze, destini. Voci che si mischiano e confluiscono fino a formare un unico particolarissimo coro.
Di seguito potrete leggere la recensione di Sabina Corsaro, direttore editoriale del magazine Lo Schiaffo (chiedo a Sabina collaborazione per animare e moderare il post relativamente ai racconti di Elvira).
Invito Luigi La Rosa ad aiutarmi per portare avanti la discussione sui racconti in generale.
Naturalmente interverrà anche l’autrice della raccolta.

In coda al post potrete leggere una storia tratta da “I racconti del parrucchiere”. L’ho scelta perché è una delle più dolenti… e anche perché proverò a “interpretarla” alla libreria Giunti (Piazza Duomo, Catania) giorno 5. Vi aspettiamo!

Dunque: discuteremo sia di questi racconti della Seminara che dell’arte del racconto in generale.
Vi ri-formulo la domanda: Che caratteristiche deve avere un racconto breve per “funzionare”?
E aggiungo questa (in tema): che rapporto avete con i vostri capelli?
A voi!
Massimo Maugeri

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I racconti del parrucchiere di Elvira Seminara (Gaffi)
recensione di Sabina Corsaro

pCosa mai avranno in comune un libro di racconti sui capelli e la pittura di Edward Hopper? Al primo impatto nulla. Eppure dei riferimenti esistono.
Elvira Seminara (che aveva già catturato lo scorso anno l’attenzione del lettore e della critica con L’indecenza, edito dalla Mondadori), ci propone una serie di racconti accomunati dall’unica tematica rappresentata dai capelli. I protagonisti di questi racconti sono legati da questo destino comune: il loro rapporto inevitabile con i loro capelli.
Ma perché Hopper?
Nei dipinti del pittore le figure umane sembrano più essere delle comparse, mentre i protagonisti reali sono gli spazi all’interno dei quali essi si muovono. Gli edifici lungo la strada, la ferrovia nelle zone di periferia, le stanze degli uffici in Hopper sono i soggetti concreti e voluti e le figure umane vi si trovano inserite quasi casualmente.
La prospettiva è il risultato di uno sguardo che si alterna tra spazi chiusi e aperti; tra interni ed esterni. Ma sono le finestre e le vetrate a rendere accessibile lo sguardo del pittore; uno sguardo estraneo, distaccato, da voyeur: spazi non resi nella loro interezza, ma mediante tagli, tesi a cogliere la gente comune nello svolgimento dei suoi atti quotidiani.
Allo stesso modo nei racconti di Elvira Seminara vengono descritti spazi chiusi (l’interno dell’auto, di una sala, di una stanza) e in modo ridondante tornano finestre, vetri, tende, come se i personaggi dei racconti vedessero sempre attraverso un filtro e come se questi personaggi venissero osservati dall’autrice negli interni dei loro appartamenti e colti, a loro insaputa, in quei loro atti meccanici.
Così vediamo muovere i personaggi in luoghi familiari, rappresentati ora dalla sala del parrucchiere, ora da una stanza d’appartamento, in ogni caso sempre alle prese con il loro rapporto conflittuale col tempo e la realtà. E’ proprio il tempo uno degli elementi più significativi: ne I racconti del parrucchiere esso si traduce in attesa, rimpianto, memoria, speranza, quasi mai in presente. Ed è questo a miscelarsi con uno spazio rappresentato anche dal paesaggio: l’incertezza dei personaggi si esplica attraverso l’incertezza meteorologica; in molti racconti c’è l’attesa della pioggia come liberazione da uno stato di ansia, di inquietudine ma anche come riflesso di una luce cupa ed evanescente che si cela nell’animo dei protagonisti.
Sono personaggi da cui trapela una dirompente solitudine: il trans, l’insegnante zitellona, il padre separato dal figlio e altri. I personaggi si sentono a disagio nei loro spazi abituali e cercano una via di fuga nel tempo: passato o futuro che sia.
Il rapporto del personaggio col tempo è spesso lacunoso, riflesso della frattura nei confronti della vita che sta fuori dallo spazio in cui è rinchiuso.
E’ presente per intero la concezione che Norbert Elias aveva del tempo: “Simbolo di una sintesi sociale appresa†e non quindi un dono della ragione innata. La protagonista di Diario, ad esempio, non è in grado di scandire in modo corretto il suo tempo perché non è più in grado di comunicare col mondo, avendo spezzato il filo di quell’apprendimento delle sintesi sociali. Ma ecco che viene in soccorso la scrittura, che diviene necessaria nel tentativo di una riconciliazione tra individuo e ritmo del mondo. La scrittura come terapia, cura: c’è per intero Zeno Cosini. Sia per lui che per la protagonista del racconto la scrittura-terapia è imposta dall’elemento dell’autorità (il medico), è una costrizione al pari di un medicinale somministrato.
Il personaggio quindi si riconosce nella figura di un paziente, di un malato.
Quello della malattia, si sa, è un tema ricorrente che abbraccia la letteratura di una buona parte del Novecento: da Saba (con la sua paura di essere uomo tra gli uomini) a Pirandello (con la sua consapevolezza della frammentarietà dell’identità); da Joyce (con i suoi flussi di coscienza come riflesso della psicanalisi che in quegli anni varcava nuovi confini dell’inconscio nell’uomo moderno) a Proust (con la sofferta accettazione della natura debole e peccatrice dell’animo umano). Fino a comprendere Svevo (con il suo pericolo di esser uomo) e il critico narratore Debenedetti (con l’aver compreso che l’identità non può essere definibile poiché nasce plastica).
La malattia quindi è un elemento che riveste la funzione di minimo comune denominatore tra i vari fattori tematici della letteratura e nell’autrice di questi racconti la descrizione della malattia resta fedele a quel contesto tradizionale da cui proviene.
La diversità è messa in primo piano, ma una diversità che tenta disperatamente di non tramutarsi in silenzio, in assenza di comunicazione e che invece pone la necessità del richiamo alla coppia di termini che ne deriva: scrittura-esistenza.
La protagonista di Diario per riappropriarsi del tempo del mondo annota le sue azioni, i suoi pensieri. C’è in lei il timore di perdere la cognizione di questo tempo e quindi di se stessa; c’è la paura più grande di non essere percepita.
La scrittura crea memoria e quindi colma un vuoto. L’assenza di memoria coincide con l’assenza di vita, di esistenza: IO SONO QUA. E’ racchiuso in questa frase della protagonista tutta l’essenza della scrittura, e quindi della Letteratura: letteratura come testimonianza dell’esistere; letteratura come conferma dell’esistere.:
“Ed ora che cosa sono io? Non colui che visse ma colui che descrissi! L’unica parte importante della vita è il raccoglimento. Quando tutti lo comprenderanno con la chiarezza ch’io ho tutti scriveranno. La vita sarà letteraturizzata… Ognuno leggerà se stesso†(Svevo, Il vegliardo).

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Tergicristallo

da “I racconti del parrucchiere” di Elvira Seminara

Tic tac. Tic tac. Guarda come piove. Ascoltami, ti prego, conviene restare qui, non scendere dalla macchina.
Restiamo così, a guardare il mondo che s’inzuppa e sbriciola come un biscotto.
Vieni qui, vicino a me.
Attento al freno a mano, ti sei fatto male? Facciamo finta che è una magia: noi siamo nascosti, nel buio, e nessun pirata ci può trovare, perché ci sono le tende sui vetri, è la pioggia che le ricama.
Questa è una nave fantasma, e nessuno ci può vedere.
No, che non è notte, è pomeriggio. In autunno è così, fa buio talmente presto. Non te lo ricordi più?
Se vuoi ti racconto una storia. C’è tutto il tempo, davvero, credi a papà. Non lo sai che quando piove l’orologio s’incanta? E anche le stelle, guarda là. Non si muovono da lì, dietro quel campanile. Io ne ho contate sette, e tu?
Ho capito, a te i numeri non vanno giù.
Non piagnucolare, ti prego. Mezz’ora è tantissima per stare insieme quando piove. Tic tac, se lo guardi, il tergicristallo è un dito gigante che fa sì e no, è un piccolo corvo che impara a volare.
Senti, una volta è successo così. C’era un bambino come te che piangeva perché il suo palloncino era volato in cielo, e piangeva dal suo balcone, tutto solo, guardando il sole che se ne stava per i fatti suoi.
Nessuno lo consolava e le sue lacrime cadevano sotto, sulla biancheria stesa nei fili, e sulle macchine per strada.
Quante lacrime! Il bambino non riusciva a smettere, e in poco tempo la strada divenne un lago. Fu così che tutta la gente accese in macchina i tergicristalli, e tutti i finestrini all’improvviso si misero a fare tic tac sotto il sole, e il bimbo si divertì tanto a quello spettacolo che rimase imbambolato a guardare, senza pensare più al suo pallone. E non è finita. Il sole, guardando quella scena buffa, cominciò a ridere a crepapelle, e sbuffando sbuffando spinse giù il pallone, che volteggiando ritornò a casa dal bambino.
E adesso che fai, non parli più? Certo che te lo compro un palloncino, la prossima volta.
Tic e tac, splish e splash. Contiamo insieme i rintocchi, anzi giochiamo alla tabellina del tre. L’hai ripassata, questa settimana?
Ok, cambiamo gioco. Guarda l’acqua che si rotola laggiù sotto la grondaia, è la luna che fa le bolle di sapone.
Abbiamo ancora più di venti minuti, ma tu non chiedermelo più. Ti prego, non tirare fuori le lacrime, stavolta non si può fare quella magia del balcone, perché piove già.
E poi ci sono io con te. Guarda quel lampione, non sembra muoversi nel buio? Forse c’è una lucciola imprigionata nel raggio, che spinge su e giù per liberarsi. E il coperchio del cassonetto fa bum, perché la pioggia lo picchia e rimbalza, insomma. È una grande battaglia navale, e noi restiamo invisibili, al sicuro.
Tic e tac, tu apri gli occhi e li chiudi. Sei stanco, hai ragione, è una giornata che siamo in giro. Ma allo zoo è stato bello, ricordi l’elefante che faceva la pipì…
Anch’io sono stanco, anche la pioggia dev’essere stanca, scende furiosa da un’ora.
Ecco, adesso ti vedo meglio, avevo gli occhiali appannati, hai ragione, anche gli occhiali dovrebbero avere i tergicristalli, ma guarda che non sto mica piangendo, i papà non piangono mai.
Apri quel cassetto, ci sono delle caramelle alla menta.
Certo che puoi portarle a casa, sono per te.
Adesso sono nove, guarda. Come “che cosa?†Le stelle.
Tic e tac, splish e splash, ti metto una musica che ti piacerà. Lo senti, questo è il flauto… Sei andato martedì
scorso a lezione?
Tic e tac, un sabato sì e uno no. Non sono io che decido, lo sai, ma l’avvocato. Domenica sì o domenica no.
Tic tac, il cuore che batte o la pioggia sui vetri.
Tic tac. Apri gli occhi e li chiudi, ti sei addormentato.
Abbiamo ancora quindici minuti per farci cullare da questa pioggia, ora spengo il tergicristallo, così potremo
naufragare. Dormi qui, sulla mia spalla, così.
Dieci minuti.
Cinque.
Tre.
Devo farlo per forza. È così. Io ti devo svegliare.
Andiamo. Sei un poco sudato, dove è finita la sciarpa.
Forza, su, in piedi. La mamma avrà già finito col suo parrucchiere, è lì che ti aspetta, dietro quell’insegna azzurra, quella illuminata, non te la ricordi più?
Certo che ti accompagno io, adesso attraversiamo insieme, ma tu devi fare un salto se no ti bagni tutti i piedi.
Un balzo e abbandoni la nave, così.
Un attimo, vieni qui che ti abbottono. Le hai prese le caramelle? Guarda che domenica prossima ti verrò a prendere prima, devi svegliarti presto, andremo al lago.
E ci sarà il sole, te lo prometto. Ma non dimenticare il cannocchiale.
Hai visto, ha smesso di piovere. Attento a quella pozzanghera.
Bravo.
Ok, adesso guardami negli occhi.
Ciao capitano. Buona notte.

30/11/-1, 00:00:00
Ad un anno dalla maturità (gli esami non finiscono mai!)

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Un lungo déjà vu e,poi,rieccomi inciampare nelle torbide acque del passato. Ma questa volta è diverso e il mio viso disteso ne è la prova più evidente. Apro il rubinetto fino a riempire la vasca,prendo la paperella che ora,per fortuna,galleggia e,con calma,mi immergo nei pensieri,fino a ritrovare una serie incredibile di emozioni. Non è passato,poi,così tanto tempo,ma nemmeno così poco da dire “sembra ieriâ€. Cos’è un anno rispetto ad una vita,in fondo?Scavo come una talpa sotto terra,nei mie ricordi e la prima cosa che mi torna in mente di quell’esame di maturità è il caldo torrido. Un caldo così credo di non averlo mai sentito. Probabilmente la mia colonnina di mercurio si adeguava agli sbalzi di umore,ma,ne sono certo,tutto ciò non dipendeva solo dallo stress accumulato e da quelle contorsioni mentali a cui non ponevo fine:una cospirazione da parte dei produttori di condizionatori era in atto contro noi studenti in quel periodo,ci metto la mano sul fuoco. Non so come spiegarmi,altrimenti,il caso del mio nuovissimo ventilatore auto-distruttosi (tipo i messaggi che arrivavano all’agente di Mission Impossibile) nel momento stesso dell’accensione. Per fortuna era in garanzia e mi è stato sostituito e mandato gratuitamente a casa..dopo circa tre mesi:quando,ormai,Eolo soffiava venti più freschi.Tornando alle settimane prima degli esami,i pensieri confusi trovavano conforto solo rispecchiandosi nel disordine della mia scrivania di cui,però,rimaneva solo l’idea:troppi i fogli,i libri e gli appunti sparsi da quella brezza tanto voluta e mai trovata,se non attraverso un timido ventaglio cinese che,da lì a poco,avrebbe fatto la stessa fine del compatriota di metallo. E’ stato un periodo duro e ricordo che iniziai a rendermene conto quando tutti facevano il countdown delle ore che mancavano alla fine della scuola. L’idea che,a breve,tutto sarebbe finito,di certo,però,era un appiglio valido a non lasciarsi andare insieme a quelle pagine da sfogliare,  continuamente,ininterrottamente,una dopo l’altra. Assurdo,ho odiato per cinque anni quell’edificio,quelle quattro mura gialle e,poi,è successo che,proprio quando è arrivato il momento di andarsene,tutto quello che ho prima detestato,mi dispiaceva immensamente lasciarlo. È come quando ti accorgi di voler bene ad una persona solo quando ti è lontana. Con la differenza che a me sarebbe mancata solo la signora del bar che,di tanto in tanto,mi offriva le pizzette. In realtà avevo solo una grossa paura dell’esame e,ancora di più,delle scelte che,obbligatoriamente,ero costretto a fare,quel tipo di decisioni che prendi solamente perché sei stufo di rispondere “non lo so†alle domande sul futuro e,allora,giri la ruota e speri ti vada bene. Speri che tutte quelle fatiche non siano state inutili,speri di avere la meglio su chi credeva che mai e poi mai ce l’avresti fatta. Anche sul secchione del primo banco che ti guardava con la puzza sotto il naso solo perché lui sapeva già cosa voleva dalla sua vita e tu,tu accreditavi più opzioni,anziché optare per un’unica via con il paraocchi,a che serve poi? Io ho accumulato tutte le possibili eventualità e,solo alla fine,quando un briciolo di certezza ha iniziato a farsi strada dentro me,ho deciso. Mi infastidivano profondamente tutte quelle giustificazioni o spiegazioni da dare,riguardanti ogni singolo pensiero che potevo propormi. Era tutto finito,quasi. Questo mi consolava. Ma,prima della fine,oltre le tre prove scritte che avrei superato senza troppo timore trovando,soprattutto nella prima,pane per i miei denti,c’erano quelle imprevedibili incognite che mi avrebbero bacchettato durante gli scritti,da affrontare. Dopo Davide contro Golia e Achille contro Ettore non c’è sfida più epica degli alunni e i professori durante la maturità. C’è chi si premunisce di mazzette,chi di buone intenzioni e chi di saliva da utilizzare con decisione...io,invece, andai disarmato. Non mi aspettavo clemenza,né un trattamento di favore e,in effetti,senza troppe esitazioni,li ho visti schiantarsi contro di me. Ma non voglio parlare di voti. Che quelli non costruiscano le persone,lo sappiamo bene. Ma di quegli individui che,improvvisamente trovandosi col coltello dalla parte del manico si sentono in potere di qualsiasi sgambetto. Da me non hanno avuto alcun tipo di soddisfazione e,a parte qualche critica di troppo,mi sta bene com’è andata. Per il semplice fatto che so che nella mia vita,il loro parere conta meno di zero. Riemergendo dalla vasca e ritornando in contemporanea con il mondo,mi accorgo,guardando il calendario,che s’avvicina per molti altri la fatidica “notte prima degli esamiâ€.Della mia non ricordo “quattro ragazzi con la chitarra e un pianoforte sulla spalla†come dice la canzone,frase tra l’altro,da tradurre perché, ancora,non l’ho mica capita,eh! Ricordo quell’ansia e tutti che mi ripetevano “non preoccupartiâ€.Incitamento inutile perché, come fai a non essere nervoso?Per fortuna ho trovato te,lì,ad aspettarmi,o meglio,l’idea di sapere che qualcuno,seppur da lontano,mi capiva alla perfezione. Non m’hai chiesto di non temere perché quel balzo nel vuoto l’avremmo fatto entrambi. Non me l’hai chiesto perché, anche se non lo sapevamo,immaginavamo già quello che il futuro c’avrebbe riservato. Avremmo e stiamo lentamente tentando di disegnare i contorni di una scena in cui le luci sul palco illumineranno uno spettacolo tutto nostro,dall’esito soddisfacente,seguito da un applauso sicuro e scrosciante,si spera. Ci siamo,semplicemente,incoraggiati e sostenuti a vicenda,come facciamo già da tempo,ormai. E,poi,tutto è passato,così,volato. Certo,è un pò stupido dirlo dopo,ma è solamente quando aspetti,che i giorni sembrano non voler trascorrere mai. Eppure,mi correggo,ad un anno da allora,sembra volata via un’eternità,un mondo intero...E si cresce e si cambia affrontando anche questi tipi di soddisfazioni o sconfitte,dipende dal punto di vista,poi. Si cresce e si cambia anche preoccupandosi del proprio domani,anche perché,dopo di quella,le notti prima degli esami saranno continue e,francamente,non credo avremo mai il tempo di smaltirle tutte. Quindi,accontentiamoci di essere qui,a respirare aria sempre nuova...poi,chi vivrà,vedrà! (scritto con Jessica Mastroianni)

30/11/-1, 00:00:00
Cartoni animati Marvel su K2
Mentre ormai è quasi ufficiale l’edizione in DVD in italiano dei tanti pregevoli film di animazione dedicati ai personaggi della Marvel prodotti di recente dalla LionsGate, ho scoperto da un paio di settimane che anche in TV non mancano i cartoni animati sui super-eroi creati da Stan Lee. L’emittente Kids 2, disponibile gratuitamente su digitale terrestre e meglio conosciuta come K2, infatti, dedica buona parte del suo palinsesto proprio alle serie animate che hanno come protagonisti gli eroi della “Casa delle Ideeâ€.

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Tutti i giorni alle 20:30 viene trasmessa una puntata della classica serie "Spider-Man and his Amazing Friends", in cui
l'Uomo Ragno vive le sue avventure in compagnia dei mutanti Iceman e Firestar. La serie è stata distribuita negli Stati Uniti dal 1981 al 1983 dalla NBC e, sebbene sia tarata su un pubblico infantile, anche a distanza di anni riesce a mantenere la sua genuinità e freschezza, strappando più di un sorriso per le sue trovate. Attorno alle 21:20, poi, è il turno di "X-Men: The Animated Series", una delle più recenti serie dedicate agli eroi mutanti, prodotta nel 1992 dalla FOX, che di certo non brilla per la fluidità delle sue animazioni, ma presenta in ogni puntata numerose “guest star†e prova a ricostruire, sebbene in maniera molto compressa ed adattata al mezzo, le tappe più salienti del complesso ed affascinante affresco mutante.

Ma il momento clou è sicuramente il fine settimana, in cui tutta la programmazione serale è dedicata ai super-heroes. Lo spettacolo si svolge Sabato e Domenica e inizia alle 19:45, partendo nuovamente con gli “Uomini Xâ€, seguiti a ruota dalla storica “The Amazing Spider-Man†prodotta dalla FOX nel 1981. Anche lo stile di questa incarnazione a cartoni animati del Ragno è semplice e lineare, perfetta per istruire e formare la nuova generazione di “veri credentiâ€, così come ha fatto sin dai tempi della sua prima messa in onda. Subito dopo è il turno di una produzione più recente e leggermente più “adultaâ€, ovvero la serie dedicata a “The Avengers – United they standâ€. Distribuita fra la fine 1999 e gli inizi 2000 dalla 20th Century Fox, vanta un’animazione più moderna e l’utilizzo di elementi generati e gestiti con l’ausilio della computer grafica. L’atmosfera di fondo è leggermente più fantascientifica rispetto a quella che si respira nei fumetti e i personaggi sono interpretati in chiave tecnologica, elemento che si riflette anche nei loro costumi e nel design delle loro attrezzature. Ma anche questa volta vengono messi in mostra numerosi elementi e storyline che provengono direttamente dell’universo a fumetti.
Successivamente ci troviamo di fronte alla serie NBC del 1982 dedicata a “The Incredible Hulkâ€, realizzata con un’animazione “poveraâ€, ma dal discreto risultato finale, e alla fin fine simpatica nella sua infantile linearità. Ma, come al solito, il meglio arriva alla fine...

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La doppia serata con i super-eroi Marvel, infatti, si chiude con il cartone animato di “Silver Surfer†prodotto dalla FOX nel 1998. A differenza degli altri cartoon, che si rivelano datati e/o destinati esclusivamente ad un pubblico di bambini, questa serie è davvero un buon prodotto. Le sceneggiature riprendono l’aurea nostalgica e tormentata del fumetto originale di Stan Lee e John Buscema, recependone gli spunti più importanti. Norrin Radd resta sempre un’anima maledetta, che vaga nelle profondità dello spazio alla ricerca della sua amata Shalla Ball e del suo pianeta natio, quel Zenn-La che ha deciso di salvare, sacrificando la sua stessa esistenza trasformandosi nell’araldo di Galactus, il Divoratore di Mondo. Il cartoon esplora in pieno il lato cosmico della Marvel, presentando numerosi personaggi cari a tutti gli appassionati, da Warlock ai Kree, passando per l'Osservatore, sino ad arrivare agli Skrull ed a Thanos. Il design dei personaggi e degli ambienti è di tipico stampo kirbyano e rende la serie un vero e proprio esempio di “Marvel style†a cartoni animati. Il tutto è impreziosito da oculati inserimenti di materiale in computer grafica, che si amalgamano perfettamente all’animazione tradizionale e rendono ancora più affascinanti le energie planetarie e le astronavi, esaltando al momento opportuno l’aspetto tecnologico degli ambienti e di alcune figure.

Se ti capiterà di passare una serata a casa nel corso del weekend, ti consiglio di dare un’occhiata a questi cartoon, specialmente se, come me, li attendevi intensamente quando eri bambino ed hai voglia di fare un salto nel passato, meravigliandoti e divertendoti della loro semplice genuinità. Ma sono molto contento di riuscire già a presentarti nella seguente playlist il cartoon “The origin of the Silver Surferâ€, primo episodio in lingua originale della più interessante fra le varie animated series Marvel programmate su K2. E chiudo segnalando che tutti i 13 episodi della serie "Silver Surfer" in originale sono disponibili sul canale YouTube dell’utente RichardJ17, insieme a tutte le puntate della serie dei Vendicatori.



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30/11/-1, 00:00:00
Toshiba Regza 32 pollici? Si, grazie!
Erano parecchi mesi che meditavo l’acquisto di una televisione seria, che fosse all’altezza degli ultimi sviluppi della tecnologia. Negli ultimi anni, infatti, mi ero accontentato di un televisorino davvero "basic", per seguire qualche trasmissione e un po’ di sport in chiaro, ma mi ero specialmente affidato allo schermo del mio computer portatile, per consumare a ritmi serrati centinaia di film e decine di serie televisive in formato digitale.

Per un bel po’ di tempo mi è anche andata bene così. Mi sembrava già un miracolo il salto quantico dallo squallore dell’abituale programmazione TV, alla possibilità di poter sempre scegliere cosa vedere e quando vederlo, potendo attingere a qualsiasi tipo di contenuto video sia mai stato realizzato e condiviso. Inoltre “domanda & offerta†faticavano ad incontrarsi. Volendo “cambiare prospettivaâ€, infatti, di certo non mi interessavano televisori “old school†con tubo catodico, ma ho da subito puntato i più recenti modelli a schermo piatto. Come tecnologia ormai è diventata davvero “a portata di manoâ€, rispetto ai prezzi da capogiro di qualche anno fa, ma gli schermi che potevano essere di mio gusto costavano troppo o avevano specifiche tecniche non soddisfacenti, con “offerte speciali†che con un prezzo leggermente inferiore alla media in realtà mascheravano mancanze e “povertà†tecnologiche non accettabili. Ma ero fiducioso, perché notavo che da un po’ il rapporto fra prezzo e caratteristiche stava iniziando ad equilibrarsi, almeno secondo i miei desideri.

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E Martedì scorso la bilancia si è messa in pari. Insieme a Alessio, Marcello e Marco, infatti, mi sono recato in un centro commerciale specializzato in tecnologia e mi sono accaparrato uno splendido schermo piatto “a prezzo di costoâ€: un Toshiba modello Regza LCD a 32 pollici, HD ready, contrasto 18.000:1, risoluzione 1366 x 768 e un design moderno ed elegante. Dopo circa una settimana di utilizzo… costante e frenetico… devo dire che sono davvero soddisfatto!

L’impatto globale è ottimo. La visione su 32 pollici è un’esperienza splendida, grazie a cui si riescono a cogliere in maniera ben definita particolari e sfumature finora impensabili, rendendo ancora più appassionanti le scene spettacolari. La resa dei colori è perfetta. Anche i neri sono molto nitidi. Solo in scene quasi totalmente “oscure†si nota ogni tanto qualche tono “fuori postoâ€, ma probabilmente mi basterà settare meglio il bilanciamento del colore per ottenere un risultato perfetto. L’audio è all’altezza della situazione, con un effetto stereo dolby surround davvero impressionante. Il sistema di ricezione digitale terrestre è integrato, consentendo l’accesso a molti nuovi canali gratuiti, ma specialmente la ricezione del segnale delle emittenti nazionali in maniera molto più godibile. Davvero utile la funzione attraverso cui la visualizzazione dei programmi si adatta automaticamente al formato originale in cui vengono trasmessi, passando allo spettacolare widescreen non appena ce n’è la possibilità. Ma si può sempre modificare la visualizzazione a proprio piacimento, allargandola o ritagliandola, volendo anche “deformandolaâ€, sino a portarla a tutto schermo.

Naturalmente ho sperimentato questa mia nuova “finestra sul mondo†anche vedendo alcuni DVD in cui l’aspetto visivo è fondamentale e molto particolare (per la cronaca, “L’incredibile Hulkâ€, “The Cell†e “Sin Cityâ€). Anche questo test è stato superato a pieni voti. La resa dei film da DVD è “pulita†ed affascinante sotto tutti i punti di vista, con figure sempre nitide e definite, colori vivi e brillanti, neri impeccabili, che rendono la visione un vero e proprio “spettacolo casalingoâ€.

Sarà l’effetto novità… sarà che quando guardo la nuova televisione vicino alla vecchia, mi sembrano quasi una mamma a spasso mano nella mano con la figlia… sarà che televisione mi concede piacevoli ore di svago… ma penso proprio di aver azzeccato la scelta! Dunque… ora è proprio arrivato il momento di salutarti… vado a vedere un po’ di TV… :-)
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30/11/-1, 00:00:00
I watched the “Watchmen†(movie)
Un paio di giorni fa sono andato al cinema insieme ad Anna e Veronique per vedere il film di “Watchmenâ€.

Ma credo sia il caso di fare subito un passo indietro, premettendo che la lettura del fumetto originale è stato per me un momento molto importante, che in qualche maniera ha caratterizzato tutta la mia vita. Ero uno studente ai primi anni del liceo quando ho ammirato per la prima volta il capolavoro di Alan Moore e Dave Gibbons. L’avevo scoperto per caso sulle pagine degli allegati a “Corto Malteseâ€, attendendo con ansia che passassero trenta giorni per leggere il capitolo successivo e percependo immediatamente l’opera come qualcosa di diverso, innovativo, unico. Anche se l’impatto iniziale era ancora epidermico ed a un primo livello di lettura. Poi nel corso degli anni, specialmente da quando il capolavoro è stato raccolto in volume, ho riletto il blocco completo di storie quasi una volta all’anno, studiandolo attentamente e scoprendone ogni volta delle sfumature nuove.

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L’opera viene spesso considerata come il fumetto di super-eroi “revisionista†per antonomasia, quello che ha traghettato il mondo degli eroi “puriâ€, senza paura e senza macchia, verso un’era più buia e realistica, ma è anche qualcosa di più. Di certo non sono il primo a farlo, né sarò l’ultimo, ma a distanza di tutto questo tempo ed alla luce di tante letture approfondite, mi sento di ribadire che probabilmente “Watchmen†è il fumetto più importante di tutti i tempi, è l’esempio massimo di arte sequenziale, è l’opera in cui vengono sfruttate al massimo tutte le potenzialità e peculiarità del media fumetto. La storia è splendida, i dialoghi eccezionali, i disegni sono impeccabili e sempre capaci di raccontare alla perfezione per immagini. Ma è anche la struttura della narrazione ad essere incredibile. La grandezza del lavoro non sta “solo†nella storia che viene raccontata, ma anche nel “come†ciò viene fatto. “Watchmen†è un perfetto meccanismo ad orologeria, in cui tutti gli ingranaggi si incastrano senza possibilità di errore, grazie ad una sceneggiatura incredibilmente bella ed alle scelte variegate nella strutturazione delle pagine, che si forma e deforma in maniera funzionale al ritmo del racconto. La scansione in vignette, infatti, vive e si modula in base alle necessità del momento, con piani narrativi paralleli che si intersecano e si completano a vicenda. Così testi e disegni riescono a compenetrarsi, diventando un tutt’uno e dando vita ad un mondo a parte, una realtà coerente e perfettamente bilanciata. Il risultato è un lavoro immenso e curato nei minimi particolari, che dimostra, codifica e insegna cosa è possibile fare attraverso un linguaggio così complesso, affascinante e completo come il fumetto.

Tutto ciò premesso, probabilmente mi sono avvicinato all’adattamento cinematografico dell’opera con grandi aspettative, ma anche con una sostanziale tranquillità e serenità di fondo. Già sapevo che sarebbe stato impossibile per chiunque riproporre sul grande schermo la ricchezza e le peculiarità di un lavoro così complesso e così ancorato al mezzo di comunicazione per il quale è stato creato. Ma la presenza di Zack Snider alla regia, dopo l’ottima prova offerta sull’adattamento della graphic novel “300†di Frank Miller, mi ha fatto immediatamente pensare che l’impresa di portare “Watchmen†sul grande schermo non sarebbe riuscita a nessuno meglio che a lui. Ed all’uscita dalla sala cinematografica a visione avvenuta, sono state confermate quelle che prima potevano essere solo sensazioni. Il film, infatti, si è rivelato un prodotto discreto, in cui il paragone con l’opera originale a fumetti da cui è tratto è improponibile, ma probabilmente nessuno sarebbe riuscito ad adattarla meglio per il cinema.

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La storia ripropone fedelmente la trama principale del fumetto, scavando nella vita di alcuni ex super-vigilanti e di come la loro esistenza condizioni il percorso dell’umanità intera. Il racconto è ambientato all’inizio degli anni ’80 e si apre con il brutale assassinio del peggiore fra gli “eroiâ€, il sadico e violento Comico, per poi seguire le indagini dei suoi vecchi “compagni d’avventuraâ€, alla riscoperta dei segreti nascosti nel loro passato ed alla scoperta della cospirazione che sta dietro alla sua morte, che si rivelerà essere solo il primo tassello di un mosaico molto più vasto e che sembra preludere agghiaccianti scenari futuri. L’assoluto rispetto della storia originale e dei suoi indimenticabili dialoghi è uno degli aspetti positivi del film, ma non è il solo. La pellicola parte decisamente bene e, dopo il violento scontro corpo a corpo nella dinamica scena d’apertura, trovano spazio gli ottimi titoli di testa, un esperimento visivo tecnicamente interessante in cui, attraverso una serie di “istantanee animateâ€, viene introdotta la storia della prima generazione di “controlloriâ€: un coacervo di tizi scanzonati e dai costumi sgargianti, che affrontano il crimine con una certa spensieratezza e semplicità, diventando quasi delle stelle dello spettacolo rincorse dai paparazzi più che dei paladini della giustizia. La colonna sonora è ideale per riportarci nel periodo in cui è ambientata la storia e di volta in volta vengono scelti dei brani indimenticabili, capaci di “raccontare in musica†ciò che succede sullo schermo o “spezzare†con sottile ironia rispetto alla scene mostrate. Gli effetti speciali sono perfetti, riuscendo a rendere visivamente credibili ed affascinanti le scene ambientate su Marte, i poteri del Dottor Manhattan o le evoluzioni aeree di Archimede, il mezzo di trasporto volante del Gufo. Ma servono anche a rendere più truculente e incisive le punizioni inflitte dai vigilanti ai loro nemici, mostrate in tutta la loro “brutalità splatterâ€, senza diventare “protagonisti†della scena, ma anzi asservendosi in maniera funzionale allo sviluppo della trama. Il montaggio è cinetico e le inquadrature riprendono pedissequamente quelle del fumetto, con un ottimo lavoro di adattamento al diverso strumento mediatico. Anche l’effetto rallenty, vera e propria “cifra stilistica†del regista, viene usato con sapienza e senza stucchevoli esagerazioni.

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Gli attori non sono (ancora) stelle di primo piano della “fabbrica dei sogniâ€, ma tutti svolgono il loro compito in maniera egregia e, al di là delle studiate somiglianze fisiche, interpretano i rispettivi personaggi con estrema fedeltà ai caratteri del modello originale di riferimento. Specialmente il Rorschach, “voce narrante†della vicenda, che forse non può considerarsi il vero protagonista della storia, vista la sua naturale coralità, ma che di certo è il mio preferito. La realizzazione delle “macchie mobili†sul suo volto è ottima, così come è impeccabile la sua caratterizzazione. Forse solo la voce non è perfetta. Sia nella versione originale del film, sia nella sua edizione italiana, infatti, è stata scelta una voce roca e “cavernosaâ€, ma non fino al punto giusto. Ma probabilmente in questo mio giudizio sono condizionato dall’aver ascoltato la lettura del primo monologo di Rorschach realizzata proprio da Alan Moore in prima persona, che ti propongo qui di seguito: la voce del più “follemente lucido†fra i Watchmen me l’ero sempre immaginata così… un suono gutturale e profondo, quasi privo di emozioni oltre alla rabbia ed al disgusto, che fa scorrere immediatamente sulla mia pelle un brivido di angoscia mista a sconforto…



Sottolineando nuovamente che sarebbe stato difficile realizzare un migliore adattamento di “Watchmen†per il cinema, però, devo anche segnalare che a mio modo di vedere il film cade nella rappresentazione di uno degli aspetti fondamentali dell’opera originale, quello dell’atmosfera. Il film, infatti, risulta essere troppo “pulitoâ€. Intendiamoci, la storia raccontata è di per sé “pesanteâ€, piena di violenza, brutalità ed elementi catastrofici. Ma il fumetto è decisamente più “sporco†e leggendolo lo si percepisce anche a livello fisico. E’ come se tutte le pagine di “Watchmenâ€â€¦ ogni sequenza, ciascuna singola vignetta… siano ripassate da una patina di grasso, che rende le dita appiccicaticce, che annebbia lo sguardo, che disturba l’olfatto. La graphic novel di Moore e Gibbons trasuda ansia, disperazione e paura, emette un’aurea di angoscia e paranoia costanti, legata al periodo storico in cui la storia è stata concepita ed ambientata. Un momento in cui la guerra nucleare e l’inverno radioattivo erano LA paura per antonomasia. Anni in cui si viveva nella consapevolezza che la nostra civiltà si sarebbe potuta estinguere da un momento all’altro, con la pressione di un dito su un singolo bottone pronto a lanciare centinaia di testate nucleari oltre la cortina di ferro, senza possibilità di riscatto e redenzione per il genere umano e la sua ansia di autodistruzione. La costante paura della fine, insomma, non è solo il contesto in cui si svolgono le azioni dei protagonisti, ma è la loro causa scatenante e il fertile terreno in cui crescono le ansie di intere generazioni. Un elemento fondamentale, su cui l’opera getta le sue stesse basi e che finisce per “corroderne†le fondamenta, sino a diventare elemento pulsante nelle sue stesse vene ed a crearne l’atmosfera finale. Questo fattore, purtroppo, non traspare affatto dalla pellicola, in cui più che essere trattato come elemento “di fondoâ€, diventa quasi un impercettibile “sottofondoâ€, non riuscendo a coglierne e mostrarne l’importanza. Sebbene il gusto “retrò†e la cura dei dettagli nella scelta di ambientazioni e abbigliamento ci trasportino visivamente nel periodo più caldo della “guerra freddaâ€, purtroppo ci riescono solo a un livello immediato e non bastano affatto per catturarne l’essenza, compito che sarebbe spettato ad altri aspetti della pellicola. Forse scelte diverse di fotografia avrebbero potuto aiutare a “sporcare†il tutto, ma la stessa struttura del movie avrebbe dovuto essere modificata per lasciare più spazio a questo elemento.

Se il fumetto di “Watchmen†è un capolavoro assoluto, dunque, il film si ritrova purtroppo privo di un pezzo fondamentale della sua “animaâ€, ma si dimostra comunque una pellicola discreta e affascinante, probabilmente da riconsiderare anche quando sarà disponibile la sua “extended cutâ€, il montaggio originale e integrale del film, che dovrebbe durare circa quattro ore, contro le due ore e trenta della versione distribuita in sala. Magari questa versione “extra long†ci riserverà qualche altra bella sorpresa…

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30/11/-1, 00:00:00
Il volo dei falchi a Torre de'...

pIl volo dei falchi a Torre de' Passeri

Sarà il volo inaugurale del falco sacro Horus a dare inizio, con un’esibizione di 15 minuti, al meraviglioso spettacolo di mercoledì 6 gennaio 2010 e chiudere così in bellezza il cartellone degli appuntamenti organizzati a Torre de’ Passeri, (PE) da Pro loco, Comune e Parrocchia. La manifestazione (a ingresso libero) si terrà in piazza Giovanni XXIII, a partire dalle 15.
Allo spettacolo di falconeria, seguirà la sfilata del corteo storico, con figuranti e musici in costume medievale, per le principali vie del paese. Il rientro in piazza è previsto alle 17, quando si darà il via all’esibizione dei maestosi uccelli rapaci. Saranno le poiane di Harris ad aprire lo spettacolo volteggiando tra il pubblico e proponendo numeri di grande fascino. A seguire, si esibiranno musici e sbandieratori in costume medievale che introdurranno il volo dei rapaci notturni. Prima il barbagianni e a poi il gufo reale europeo, ogni volo di rapace precederà una breve presentazione con spiegazione e caratteristiche dell’esemplare. Alla fine dello spettacolo grandi e piccini potranno ammirare i nove rapaci protagonisti della giornata, che saranno sistemati su appositi posatoi. L’intero spettacolo sarà curato dai Falconieri del Rosone dell’associazione Borgo Santa Maria della Tomba di Sulmona.
“Sono certo che si potrà ammirare uno spettacolo formidabile - ha spiegato il presidente della Pro loco Nando Giuliani -, un’esibizione che rappresenta una novità assoluta nel nostro cartellone delle feste e che sarà emozionare grandi e piccini, ripercorrendo l’antica arte della falconeria e dello storico e forte legame tra uomini e rapaci”.

pTemplari convegno aperto a tutti

Fiuminata L'associazione culturale Massa Alta, di Fiuminata presieduta da Sebastiano Grandoni e l'associazione culturale Diversa-mente noi, di Garlasco (Pavia) presidente Luisa Beni, nata a Fiuminata, hanno in progetto di organizzare un convegno sui Templari nelle Marche. Verrà tenuto il 18 aprile prossimo nel relais di Villa Fornari a Camerino. Gli organizzatori invitano tutti a partecipare all'evento inviando notizie in loro possesso, informazioni utili all'arricchimento storico locale o fattivamente sulla base del principio: più siamo e meglio facciamo, con l'obiettivo di rivalutare patrimoni storico-culturali finora inesplorati. Si può fare riferimento inviando fax ai seguenti numeri: 0737 - 54427 Sebastiano Grandoni; 0382 - 822473 Luisa Beni. Comunicazioni anche via e-mail a: granseb@infinito.it o beni.gaspari.@email.it. Chi volesse saperne di più può consultare il sito: www.diversa-mente-noi.net. “Vogliamo ricordare - dicono gli organizzatori - che il famosissimo Mistrà fosse la bevanda preferita dai Templari”.

Pubblicato da italiamedievale | Commenti


Tag: templari, medioevo, medievale, castello, falconieri


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30/11/-1, 00:00:00
IL CAICCO, CHE SPETTACOLO!

Io ed il mio ragazzo, insieme ad altre 3 coppie eravamo in rete alla ricerca di una vacanza diversa, tra le tante offerte per l’estate abbiamo trovato un’alternativa a cui non avevamo mai pensato, il caicco!

 

Troviamo diverse offerte per una settimana, ma sicuramente quella più accattivante è quella proposta dal sito www.flywithus.it , ciò che colpisce  tutti noi è il rapporto qualità/prezzo.

 

Decidiamo di prenotare, il volo diretto per Bodrum c’è ogni venerdì notte, ci sembra ottimo.

Si parte, il volo è puntuale arrivati Bodrum troviamo il nostro caicco tutto per noi…uno spettacolo! Il personale a bordo è veramente gentile, da mangiare ottimo ed abbondante..in questa esperienza c’è spazio per tutto: c’è l’intimità della propria cabina, la tranquillità del caicco, la possibilità di vedere ogni giorno un posto diverso!

 

Consigliamo a tutti una vacanza in Turchia, una nazione dove si sposano, in una magica armonia, oriente ed occidente!

30/11/-1, 00:00:00
Bari: in bilico sul trespolo alla prima del Petruzzelli.
Gran bella interpretazione la «Turandot» di domenica sera: doveva esserci il 6 dicembre di un anno fa, c’è stata solo ora, ma la stagione lirica del Petruzzelli è finalmente partita. Grande spettacolo. Che fatica però. Tre ore in bilico su un trespolo ricoperto di raso nel palco 30 del secondo «girone» sono una esperienza da [...] Articoli correlati:
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30/11/-1, 00:00:00
Juve Stabia-Siracusa streaming della diretta alle 20:45
Juve Stabia-Siracusa in streaming. Gentili appassionati di calcio e del calcio da seguire in streaming anche oggi siamo di nuovo qui, a cercare di fornirvi le migliori dirette streaming di questa giornata del campionato italiano di serie Lega Pro.  Questo post è dedicato alla diretta streaming del match Juve Stabia-Siracusa che si giocherà alle ore 20:45. [...]

pJuve Stabia-Siracusa in streaming.
Gentili appassionati di calcio e del calcio da seguire in streaming anche oggi siamo di nuovo qui, a cercare di fornirvi le migliori dirette streaming di questa giornata del campionato italiano di serie Lega Pro. 
Questo post è dedicato alla diretta streaming del match Juve Stabia-Siracusa che si giocherà alle ore 20:45. Cercheremo di fornirvi i migliori link per seguire questa partita che si prospetta emozionante e piena di sorprese. Partita tutta da seguire, tutta da guardare che, come tutte le partite del campionato italiano di calcio, ha un esito per nulla scontato.
Il programma di oggi ci dice che alle ore 20:45 avremo, tra le altre di Lega Pro, Juve Stabia-Siracusa in streaming.
Le dirette streaming saranno di ottima qualità e, qualora fosse necessario, qualora ci fossero dei malfunzionamenti non mancheranno aggiornamenti. Faremo di tutti perché vi possiate godere la partita di campionato!
Noi vi forniremo i dettagli e i links per seguire la diretta di questo evento sportivo certi che sarà davvero uno spettacolo emozionante!
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30/11/-1, 00:00:00
Lecce-Piacenza streaming della diretta alle 20:45
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pLecce-Piacenza in streaming.
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30/11/-1, 00:00:00
Zambia-Nigeria streaming della diretta alle 19:00
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pZambia-Nigeria in streaming.
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30/11/-1, 00:00:00
Egitto-Camerun streaming della diretta alle 17:00
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pEgitto-Camerun in streaming.
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30/11/-1, 00:00:00
Inter-Milan streaming della diretta alle 20:45
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30/11/-1, 00:00:00
Udinese-Sampdoria streaming della diretta alle 15:00
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pUdinese-Sampdoria in streaming.
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30/11/-1, 00:00:00
Siena-Cagliari streaming della diretta alle 15:00
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30/11/-1, 00:00:00
Palermo-Fiorentina streaming della diretta alle 15:00
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pPalermo-Fiorentina in streaming.
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30/11/-1, 00:00:00
Livorno-Napoli streaming della diretta alle 15:00
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pLivorno-Napoli in streaming.
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30/11/-1, 00:00:00
Inter - Milan Streaming
l'Inter rimarrà davanti al Milan. Questo il pensiero che è uscito fuori dalla conferenza stampa pre-gara del tecnico nerazzurro Josè Mourinho il quale dicendo che "questa è stata una settimana che mi è piaciuta", ha poi fatto un confronto con il derby dell'andata, stravinto dall'Inter: "All'andata eravamo solo alla seconda giornata, l'Inter veniva da un pari casalingo, mentre i rossoneri venivano da una vittoria esterna. Allora avevano una filosofia diversa di gioco, mentre noi non abbiamo cambiato molto. Sulle formazioni a loro mancheranno Gianluca Zambrotta e Pato, mentre noi avremo una squadra completamente diversa". L'allenatore portoghese ha poi ammesso che al di là della classifica il derby è una partita a sè: "Milan-Inter è un derby e la classifica non è importante, anche se la differenza fosse di 20 punti sarebbe sempre una partita speciale con un grande punto interrogativo sul risultato finale". Chi è più forte? "Superiore è la squadra che ha più punti e alla fine del campionato finisce primo, si può dire che oggi siamo una squadra superiore, poi a maggio la squadra che vincerà lo scudetto sarà quella superiore, ma nel derby non conta chi è superiore". Mourinho, minimizzando sulle assenze della sua squadra - "non abbiamo Samuel Eto'o come alcuni infortunati, ma non parlo di loro, è come se non esistessero" -, ha poi sottolineato che al di là del risultato finale, questa gara comunque non sarà decisiva per il proseguimento del campionato: "Non sarà una gara decisiva per il campionato, anche se dovesse vincere l'Inter sarebbero sei punti di vantaggio ma mancherebbero ancora tantissime partite, certo ci sarebbe differenza tra 6, 3 o 0 punti domani dopo la partita". Sugli avversari: "I nemici hanno giocato nel silenzio, in maniera intelligente, con ammirazione". Marcello Lippi in settimana ha fatto visita a Milanello, ma il portoghese non fa polemiche: "Non è un problema, magari a Lippi non piace venire alla Pinetina perchè non ha un ricordo positivo". Sulla designazione dell'arbitro Gialuca Rocchi: "Nessun arbitro è un problema per me, prima della partita. Io penso che il responsabile degli arbitri sceglie quello che va a fare un grande lavoro. Dopo la partita esco con una sensazione diversa, arrabbiato o frustrato, ma prima mai. Mi auguro solo che lui esca dalla partita soddisfatto per quello che ha fatto. Gli arbitri italiani sono bravi, adattati alla cultura italiana e nelle ultime partite hanno sbagliato un pochino di più, ma è calcio e domani si dimentica tutto". Infine Mourinho ha commentato il fatto che secondo i media il Milan giochi in maniera più spettacolare dell'Inter: "I rossoneri più spettacolari? Vero, ma lo spettacolo per me sono le vittorie e i punti e ora noi abbiamo più vittori, più gol e più punti. Il miglior risultato per noi domani? La vittoria".

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30/11/-1, 00:00:00
Honda CBR 1000 RR Fireblade
Honda lancia sul mercato la prima moto con abs sportivo, tarato per l’uso in pista. La CBR gia è una moto estremamente sportiva, potenza ai vertici della categoria e una ciclistica svelta, precisa, capace di dare una certa confidenza fin da subito, ma con in piu’ da oggi il vantaggio e il pregio della sicurezza, della tranquillità di poter osare sempre. Potrete permettervi staccate al limite, precise, senza patemi di controllo della moto in situazioni limite: l’ABS infatti è di tipo COMBINATO, controllando entrambe le ruote con una sola leva. E’ un sistema ...

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Honda lancia sul mercato la prima moto con abs sportivo, tarato per l’uso in pista.

La CBR gia è una moto estremamente sportiva, potenza ai vertici della categoria e una ciclistica svelta, precisa, capace di dare una certa confidenza fin da subito, ma con in piu’ da oggi il vantaggio e il pregio della sicurezza, della tranquillità di poter osare sempre.

Potrete permettervi staccate al limite, precise, senza patemi di controllo della moto in situazioni limite: l’ABS infatti è di tipo COMBINATO, controllando entrambe le ruote con una sola leva.

E’ un sistema in grado di correggere per esempio il bloccaggio della ruota posteriore nel caso accompagnate la staccata a violente scalate di marcia, gestendo la spazzolata del posteriore e assistendovi nell’inserimento in curva. non dimentichiamoci che la CBR ha anche l’ammortizzatore di sterzo elettronico di serie! Il tutto contribuisce ad assistere il pilota in manovre critiche, evitando scivolate, cadute, “dritti”, sollevamento eccessivo ruota posteriore, infarti e sudori freddi!

Il sistema frenante si chiama C-ABS, e consiste non in una semplice servoattuazione dei pistoncini delle pinze, ma in controllo elettronico degli stessi freni.

Non accadra‘ mai, quindi, che la leva possa pulsare sotto la presa della vostra mano. voi semplicemente, con la pressione della leva, chiederete alla centralina c-abs QUANTO VOLETE frenare, non QUANTA pressione dare all’impianto e COME frenare per farlo. La centralina lo farà per voi. e nel miglior modo possibile: la CBR con il C-ABS è arrivata terza in pista, a Portimao, per pochi centesimi dalla prima, nella annuale prova comparativa delle 1000 di MOTOCICLISMO.

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Certo, il rovescio della medaglia c’è: peso della moto con C-ABS superiore di 8-10 kg circa (anche se ben piazzati sulla moto: sotto la sella del pilota: centralissimi e di minimo fastidio dinamico) e una necessaria dose di coraggio nel fidarsi di un sistema che, pur funzionando benissimo, sfida l’istinto di sopravvivenza del pilota, e, oltretutto, non lascia libero arbitrio nel distribuire la frenata o nel gestire la moto: è possibile preferire un ingresso curva meno preciso, per entrare piu’ intraversati e spazzolare l’infgresso curva, per far girare la moto nel tornantino, e questo sistema C-ABS limità un po’ questa manovra.

In ogni caso, ritengo che i pregi superino abbondantemente i difetti: non aver piu’ la paura di cadere (non è impossibile, ma ci si deve proprio impegnare apposta per riuscirci cosi…) andando in strada e tirando in pista (tirare sempre e solo in pista, mi raccomando), godendosi le pieghe eccezionali, la ciclistica svelta e un motore esagerato è veramente uno spettacolo!

Consiglio a tutti di provarlo almeno una volta

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30/11/-1, 00:00:00
Inter - Milan diretta live gratis
l'Inter rimarrà davanti al Milan. Questo il pensiero che è uscito fuori dalla conferenza stampa pre-gara del tecnico nerazzurro Josè Mourinho il quale dicendo che "questa è stata una settimana che mi è piaciuta", ha poi fatto un confronto con il derby dell'andata, stravinto dall'Inter: "All'andata eravamo solo alla seconda giornata, l'Inter veniva da un pari casalingo, mentre i rossoneri venivano da una vittoria esterna. Allora avevano una filosofia diversa di gioco, mentre noi non abbiamo cambiato molto. Sulle formazioni a loro mancheranno Gianluca Zambrotta e Pato, mentre noi avremo una squadra completamente diversa". L'allenatore portoghese ha poi ammesso che al di là della classifica il derby è una partita a sè: "Milan-Inter è un derby e la classifica non è importante, anche se la differenza fosse di 20 punti sarebbe sempre una partita speciale con un grande punto interrogativo sul risultato finale". Chi è più forte? "Superiore è la squadra che ha più punti e alla fine del campionato finisce primo, si può dire che oggi siamo una squadra superiore, poi a maggio la squadra che vincerà lo scudetto sarà quella superiore, ma nel derby non conta chi è superiore". Mourinho, minimizzando sulle assenze della sua squadra - "non abbiamo Samuel Eto'o come alcuni infortunati, ma non parlo di loro, è come se non esistessero" -, ha poi sottolineato che al di là del risultato finale, questa gara comunque non sarà decisiva per il proseguimento del campionato: "Non sarà una gara decisiva per il campionato, anche se dovesse vincere l'Inter sarebbero sei punti di vantaggio ma mancherebbero ancora tantissime partite, certo ci sarebbe differenza tra 6, 3 o 0 punti domani dopo la partita". Sugli avversari: "I nemici hanno giocato nel silenzio, in maniera intelligente, con ammirazione". Marcello Lippi in settimana ha fatto visita a Milanello, ma il portoghese non fa polemiche: "Non è un problema, magari a Lippi non piace venire alla Pinetina perchè non ha un ricordo positivo". Sulla designazione dell'arbitro Gialuca Rocchi: "Nessun arbitro è un problema per me, prima della partita. Io penso che il responsabile degli arbitri sceglie quello che va a fare un grande lavoro. Dopo la partita esco con una sensazione diversa, arrabbiato o frustrato, ma prima mai. Mi auguro solo che lui esca dalla partita soddisfatto per quello che ha fatto. Gli arbitri italiani sono bravi, adattati alla cultura italiana e nelle ultime partite hanno sbagliato un pochino di più, ma è calcio e domani si dimentica tutto". Infine Mourinho ha commentato il fatto che secondo i media il Milan giochi in maniera più spettacolare dell'Inter: "I rossoneri più spettacolari? Vero, ma lo spettacolo per me sono le vittorie e i punti e ora noi abbiamo più vittori, più gol e più punti. Il miglior risultato per noi domani? La vittoria".

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Guarda gratis in streaming questa partita scarica questo programma Ricordo che il link funzionante sara' messo a pochi minuti dall'inizio della gara,ed al termine della partita il Link verra' rimosso.


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